[Sto ancora recuperando dal tour di presentazione del libro (che è andato bene), perciò ecco una replica tempestiva. Trump ha appena vietato l’ingresso ai migranti da un elenco di paesi “terroristi” che era stato ideato dall’amministrazione Obama. Manca dalla lista il paese terrorista numero uno: l’Arabia Saudita. Ma sarebbe troppo sperare che Trump modifichi la lista di Obama; non importa chi è il presidente, Stati Uniti e Arabia Saudita sono praticamente uniti all’altezza dell’anca.]

[Appena nove giorni dopo che ho fatto notare che l’ultimo bombardamento “umanitario” di Obama mette in pericolo vite americane, ecco arrivare il video della decapitazione del giornalista James Foley per mano del Daesh, alias il Califfato Islamico, alias l’ISIS/ISIL. Beh, non ci è voluto molto! Ma c’è di più: chi sta dietro a questo evento, e ad altri, come l’11 settembre, l’attentato alla Maratona di Boston, il massacro di Bengasi e numerosi altri atti terroristici, non è altro che il migliore amico degli Stati Uniti, la Dinastia Saudita. Ecco un post dal mio amico Idris che spiega questo collegamento vitale.]

La recente ascesa dello Stato Islamico (IS) in Siria e in Iraq, insieme al suo compagno di letto Fronte al-Nusra viene vista con allarme in tutto il mondo. È l’ultimo di una serie di problemi legati all’estremismo islamico dei quali Al-Qaida è l’esempio tipico. Dalla Somalia allo Yemen passando per la Nigeria, la Siria, l’Afghanistan, il Pakistan, la Cecenia e lo Xinjiang, in Cina, e perfino tra le popolazioni dei paesi occidentali, Musulmani e non Musulmani si trovano ad affrontare le devastazioni della Connessione della Jihad Salafita/Takfirista.

Tuttavia, non ci si è riusciti a concentrare sulla causa principale di questi problemi con le loro varie manifestazioni internazionali. L’Arabia Saudita, con la competente assistenza di molti dei suoi vicini del Golfo (dei quali il Qatar è il più importante) ha fermamente promosso la crescita dell’estremismo Islamico. Il comportamento estremo ora manifestato è il risultato dell’ideologia estremista Wahhabita che l’Arabia Saudita promuove e dei miliardi di dollari che essa ha speso per convincere tutto il mondo Musulmano ad adottare la sua ideologia estremista o almeno a rimanere in silenzio mentre sparge il suo veleno, in particolare tra i giovani.

L’Arabia Saudita ha per decenni concesso borse di studio per le università nel regno dedite a indottrinare i futuri leader Musulmani. Essa ha finanziato Masjid, scuole e Centri Islamici, che hanno promosso le loro idee al vetriolo e che sono di solito gestiti da laureati delle sue istituzioni. Essa ha così preparato il terreno per quello che stiamo vedendo ora, come i giovani Musulmani provenienti da tutto il mondo che affollano la Siria per muovere la Jihad sotto la bandiera dei vari gruppi che i Sauditi hanno a lungo finanziato.

I Sauditi e i loro compagni cospiratori del Golfo non si sono limitati a promuovere la loro ideologia odiosa. Essi hanno fornito miliardi di Dollari di sostegno materiale ai Musulmani di tutto il mondo disposti ad intraprendere azioni estremiste in conformità ai principi Salafiti/Takfiristi. Ogni gruppo Musulmano in tutto il mondo disposto a compiere azioni violente che concordano con questa estrema visione del mondo Salafita/Takfirista trova facile sfruttare la rete internazionale saudita/del Golfo Persico per ricevere finanziamenti e altre forme di sostegno concreto per lanciare le sue campagne violente.

Così, la prossima volta che sentite che Boko Haram, o i Talebani, o Abu Sayyaf, o l’ISIL, o qualche altra organizzazione simile ad Al-Qaida ha perpetrato una qualche atrocità nel nome dell’Islam… state sicuri di poter ringraziare i Sauditi! Non è che non ci sono motivi per i quali i Musulmani possono sentirsi in dovere di ricorrere alla resistenza violenta… ma il problema è che l’ideologia Wahhabita, spinta da miliardi di petrodollari, ha pervertito quasi ogni angolo del mondo Musulmano con il suo fanatismo.

Gli Stati Uniti, insieme ad alcuni dei suoi principali alleati, stanno al gioco per diversi motivi. Cosa importantissima, i miliardi di petrodollari riciclati attraverso le economie del Golfo hanno dato loro un vantaggio economico esorbitante. In secondo luogo, essi godono della possibilità di utilizzare i folli jihadisti contro i loro nemici del momento. Vogliono cacciare la Russia dall’Afghanistan? Inviano i jihadisti. Vogliono rovesciare Assad? Mandano i jihadisti. C’è bisogno di rovesciare Gheddafi? Inviano i jihadisti. C’è bisogno di far sì che la Somalia continui a produrre i suoi 100 miliardi di barili di petrolio e abbattere il prezzo del petrolio a livelli che renderebbero la fratturazione idraulica [“fracking”] antieconomica? Inviano i jihadisti (di al-Shabaab). C’è bisogno di evitare che il petrolio russo raggiunga il Mar Caspio attraverso la Cecenia e il Daghestan? Beh, avete capito.

Prima l’Arabia passa anni ad inculcare nei gruppi Musulmani l’arretrata e nichilistica ideologia Wahhabita. Poi, quando la frustrazione causata dalla loro incapacità di raggiungere il successo (come risultato della loro arretrata ideologia nichilista) rende questi gruppi pronti ad azioni radicali, arrivano i fornitori di denaro, armi, addestramento e supporto logistico per rendere reali i loro sogni di Jihad. È una formula provata e testata che continuerà a funzionare fino a quando la gente non si renderà conto che…

Sono i Sauditi, stupido!

Naturalmente ci sono macchinazioni maliziose da parte delle potenze imperiali ed ex coloniali per soggiogare il mondo Musulmano e, in particolare, il Medio Oriente ricco di idrocarburi. Ma sia i Musulmani che i non Musulmani devono rendersi conto che nulla di quello che stiamo vedendo oggi sarebbe stato possibile senza l’influenza corruttrice del Wahhabismo/Salafismo/Takfirismo sponsorizzato dai Sauditi e dalle monarchie del Golfo. I Musulmani in particolare devono smetterla di ignorare il pugnale puntato verso il cuore della loro religione da questi sponsor del fanatismo. Devono smetterla di accettare i loro soldi, i loro libri e le loro borse di studio. Sono tutti bocconi avvelenati!

Nemmeno al costume di modernità usato da chi, come il Qatar, ha così fortemente sostenuto Morsi in Egitto, dovrebbe essere permesso nascondere il loro comportamento nefasto. Sono semplicemente dei Wahhabiti in giacca e cravatta. Solo una settimana prima della deposizione di Morsi, hanno chiamato pubblicamente i giovani egiziani ad unirsi alla Jihad Takfirista in Siria. I Musulmani hanno bisogno di recuperare il loro vero patrimonio da questi usurpatori.

Gli Occidentali, invece, dovrebbero esigere che i loro governi smettano di giocare con il fuoco impiegando dei “berserkr” Islamici perché facciano il loro sporco lavoro. I contraccolpi della complicità dei loro governi con i Sauditi sono stati ampi e comprendono momenti culminanti come l’11 settembre, l’attentato ceceno alla Maratona di Boston, le uccisioni al Consolato di Bengasi e la recente decapitazione di James Foley. Ora, con a disposizione un intero stato ben armato e riccamente finanziato, che attraversa i confini di Siria e Iraq, e reclute provenienti da tutto il mondo che accorrono a sostenere la loro causa, ci si possono aspettare frutti ancora più velenosi da questo albero piantato e nutrito dai Sauditi e dai loro aiutanti.

Il primo passo per risolvere un problema è individuare la sua natura. Da qui l’importanza di comprendere il ruolo essenziale che l’Arabia Saudita e i suoi alleati arabi del Golfo hanno svolto nella creazione del problema di sicurezza numero uno al mondo. Finora i Sauditi, il Qatar e i loro altri alleati arabi del Golfo sono riusciti a nascondere la centralità del loro ruolo nella deposizione delle uova di Al-Qaida, dell’ISIS/IS e dei loro simili. Questo deve finire!

Alcune persone ipotizzano che il mostro di Frankenstein ISIS/IS che ha dato alla luce può ancora consumare il Regno Saudita al suo interno, ma questo sarebbe di poco conforto per un mondo costretto a fronteggiare le furie che ha scatenato.

Obama si inchina davanti a Re Abd Allah dell’Arabia Saudita.

*****

Articolo di Dmitry Orlov pubblicato su Club Orlov il 31 Gennaio 2017.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.