Alla fine di novembre è scoppiata una grave crisi in Yemen, quando il precedente presidente Ali Abdullah Saleh ha annunciato la sua intenzione di dare il via ai negoziati con la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che sta tentando di sottomettere lo Yemen a forza di bombardamenti. Questo ha portato il movimento Houthi ad accusare di tradimento il loro ex alleato, che avevano sostenuto nella lotta contro il presidente fuggitivo Abd-Rabbu Mansour Hadi. Il giorno prima che queste accuse fossero mosse dal movimento Houthi, avevano annunciato di essere riusciti a colpire con un missile un impianto nucleare costruito negli Emirati Arabi Uniti. Precedentemente, un missile simile aveva colpito un campo di aviazione a Riyadh, atto che ha fatto velocemente diffondere le accuse che gli Houthi usassero missile forniti da Teheran.

Nell’ambito del conflitto interno in Yemen, ogni tentativo di strumentalizzarlo per i propri interessi da parte dell’Arabia Saudita, Lega Araba o anche dall’Iran, potrebbe scatenare conseguenze disastrose. Dopo tutto, l’Arabia Saudita e Israele stanno cercando una scusa per far partire un attacco contro le truppe iraniane in Siria e contro gli impianti nucleari presenti molto all’interno del territorio della Repubblica Islamica dell’Iran. Ora ci si può aspettare che l’Arabia Saudita dia il via alla formazione di una coalizione anti-Iran con il pretesto di unire la Lega Araba. E’ anche possibile che le Nazioni Unite siano coinvolte in questo processo, accusando Teheran di azioni ostili contro certi stati arabi e di tentativi di sostenere l’espansione sciita in tutto il Medio Oriente.

Lo Yemen è uno stato in cui le tribù sono al centro della scena della politica interna. Ma se il sud del paese ha già assistito ad una parziale disgregazione del rigido sistema tribale, al nord questo non è accaduto. Non meraviglia che il cosiddetto movimento della Primavera Araba in Yemen sia stato caratterizzato da nord a sud soprattutto dalle proteste contro i passi indecisi e insufficienti fatti verso il cambiamento del tessuto sociale del paese, in modo tale che i capi tribali avessero meno controllo sulla vita delle persone. In questo senso le proteste non erano del tutto giustificate, in quanto Abdullah Saleh aveva fatto molti passi in avanti contro il sistema tribale. La divisione del paese tra nord e sud si è formata nel corso di decenni, e questa divisione è l’unica ragione importante del conflitto interno, il cui sviluppo non è in alcun modo collegato ad altre cause.  La situazione dello Yemen è così specifica nell’intero mondo arabo che, malgrado le catastrofiche condizioni sociali in cui molti yemeniti sono costretti a vivere, solo una parte marginale di essi sostiene di fatto Al-Qaeda e l’ISIS. L’ISIS continua con i suoi tentativi di conquistare il sostengo della popolazione attraverso l’uso delle sue capacità mediatiche, pubblicando i filmati e i report dei suoi attacchi terroristici, ma il seguito che sta ottenendo da queste attività non può essere paragonato a nessun altro stato della regione.

L’alleanza tra gli Houthi e il precedente leader yemenita Ali Abdullah Saleh è stato solo un fatto di circostanze, cosa che non era un segreto per coloro che seguono gli sviluppi in Yemen. E’ sufficiente notare che nel periodo in cui Saleh era ancora al potere, avrebbe inviato la forza aerea yemenita per dare la caccia agli Houthi nel nord del paese. Di certo, le forze esterne davvero hanno influenza sul corso del conflitto in Yemen, ma la gente del nord e del sud non si possono descrivere come forze di sostegno all’Iran e all’Arabia Saudita, dal momento che stanno provando a risolvere le loro stesse differenze e contraddizioni.

Non sarebbe esagerato affermare che Ali Abdullah Saleh è uno dei più intelligenti e astuti dittatori arabi del nostro tempo. Si può anche solo ricordare che la maggior parte degli esponenti di quest’area che erano soliti sedere insieme a Saleh allo stesso tavolo delle trattative, sono stati uccisi, rovesciati o resi delle marionette dagli attori globali, mentre Saleh ha continuato a fare il suo gioco. Potrebbe portare Teheran e Riyadh ad opporsi l’un l’altro in tutto lo Yemen, e allo stesso tempo esaminare attentamente entrambe le parti in attesa del miglior accordo possibile da mettere sul tavolo.

Il gruppo Ansar Allah, che costituisce la principale forza dietro alla resistenza degli Houthi, aveva disperato bisogno di un’alleanza con Saleh e le sue forze per una semplice ragione: nel periodo in cui Saleh è stato al potere, lo Yemen era un centro di commercio illegale di armi, e per lo più lo è rimasto. In parte Saleh ha controllato altre forme di commercio illegale, come il contrabbando di droga e di petrolio, il che garantiva alle sue forze un certo livello di indipendenza. La sola ragione per cui Saleh avrebbe convocato l’Iran e gli Houthi per aiutarlo, era perché voleva fare maggiore pressione sull’Arabia Saudita, ma si sarebbe fidato solo delle forze che aveva a disposizione per vincere il conflitto interno. In generale, lui era ancora il Comandate delle Forze Armate yemenite, poiché in un paese dove le tribù contano di più dell’esercito un signore della guerra locale può ignorare la catena di comando militare ufficiale.

L’obiettivo di Saleh era, dopo tutti questi anni, di tornare al potere. La guerra tra il nord e il sud potrebbe scoppiare prima o poi, anche se ci potrebbe volere molto tempo con l’alto tasso di disoccupazione che è comune in Yemen. Prima o poi l’idea che sia necessario unire il paese sarebbe potuta prevalere tra tutti i partiti, e da quel momento il clan di Saleh sarebbe stato la unica e più influente forza nel paese. Dopo essere stato buttato fuori dalla porta, Saleh avrebbe messo entrambi gli alleati gli uni contro gli altri per rientrare dalla finestra.

Le cose stanno cambiando velocemente in Yemen. Mansour Hadi, il presidente che è scappato e che ha abbandonato il suo incarico due anni fa, ha ordinato alle forze a lui ancora fedeli di aiutare i militanti pro-Saleh nella caccia agli Houthi. La situazione è nelle mani dell’Arabia Saudita, poiché ora può approfittare del brusco consolidamento delle elite yemenite.

Così, il 4 dicembre gli Houthi hanno superato la linea rossa e hanno ucciso Ali Abdullah Saleh, uno dei più influenti uomini in Yemen, mettendosi al di fuori dei limiti di ogni negoziato. Ora gli Houthi stanno provando a fornire una scusa per questo fatto. C’è qualche traccia iraniana dietro l’omicidio di Saleh? Non c’è alcuna traccia chiara, ma chi la vuole trovare è probabile che riesca a trovarla. Gli ultimi rapporti indicano che gli Houthi hanno ferito e catturato il figlio di Saleh, Ahmed, comandante della Guardia Repubblicana, ma non c’è ancora alcuna conferma ufficiale.

Ma quello che è già noto può portare il livello della tensione tra Iran e Arabia Saudita al massimo storico. Un attacco contro gli impianti nucleari lanciato dagli Houthi può portare ad una risposta simmetrica, cioè un attacco nucleare da parte dei paesi che posseggono tali armi. In una regione in cui tutti sono pronti alla guerra, questo può portare ad una transizione istantanea verso un impegno diretto su larga scala dei principali attori dell’area.

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Articolo di Alexander Orlov pubblicato su New Eastern Outlook il 5 dicembre 2017

Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

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