Nel 1988, dopo trent’anni di forti tensioni, Cina e Unione Sovietica compiono i primi passi verso una normalizzazione delle relazioni. Con la fine della Guerra Fredda e l’economia sovietica in declino sotto la Perestrojka di Michail Gorbaciov, Mosca cercò di rafforzare le sue posizioni geopolitiche ed economiche e di ridurre le sue spese per le risorse militari rivolte a est riducendo le tensioni con il suo più grande vicino e dando inizio a una collaborazione costruttiva. Migliori relazioni vennero rapidamente seguite da discussioni sulla possibilità di vendere armi per modernizzare l’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA), che avrebbe fornito le entrate tanto necessarie al settore della difesa sovietico in seguito alle perdite della sua base di clienti del Patto di Varsavia come mezzo di consolidare ulteriormente i legami con Pechino. Nell’ultimo decennio la Cina aveva perseguito la cooperazione nella Difesa con gli Stati Uniti e gli stati dell’Europa occidentale per modernizzare le sue forze armate, in particolare la sua aeronautica, con gli Stati Uniti che sostennero gli sforzi cinesi per migliorare il suo travagliato programma dell’intercettore J-8 e la Francia che fornì missili aria-aria per l’integrazione sui vecchi caccia J-7 cinesi tra gli altri mezzi militari. La cooperazione iniziò alla fine degli anni ‘70 come mezzo per rafforzare la Cina contro l’Unione Sovietica, e si conclusero bruscamente alla fine del decennio, quando le relazioni sino-americane e sino-europee si deteriorarono [in inglese] drasticamente, con la conclusione della Guerra Fredda e il declino sovietico, che eliminarono la necessità percepita dell’Occidente di sostenere Pechino contro Mosca.

J-6 – MiG-19 di produzione cinese.

Quando in Cina si aprirono le discussioni sulla vendita di aerei da combattimento, l’Unione Sovietica offrì il velivolo medio MiG-29 Fulcrum, di quarta generazione, per soddisfare le esigenze del PLA. Il MiG-29 era tecnologicamente quasi tre decenni avanti rispetto a qualsiasi mezzo cinese in servizio e, entrato in servizio nel 1982, vantava prestazioni di volo a bassa velocità senza pari, e accesso a sensori e missili aria-aria che erano almeno alla pari con i più capaci aerei stranieri dalla sua fascia. Sebbene la Cina non avesse acquistato armamenti sovietici da diversi decenni, il paese aveva precedentemente acquisito centinaia di aerei da combattimento sovietici negli anni ‘50, quando Pechino e Mosca erano stati alleati per trattato. Nei primi anni della Guerra Fredda la Cina era stata il principale cliente straniero di aerei da combattimento sovietici, acquisendo bombardieri Tu-4, Il-28 e successivamente Tu-16, nonché caccia MiG-9, MiG-15, MiG-17 e MiG-19 e producendo Il-28, MiG-17 e MiG-19 su licenza a livello nazionale.

Quando il Partito Comunista Cinese salì al potere nel 1949, il paese era stato devastato da decenni di guerra, soffriva di diffusa malnutrizione, malattie e dipendenza dall’oppio, e aveva una base industriale trascurabile, il che significa che anche con una gestione efficace ci sarebbero voluti diversi decenni per colmare il divario industriale con le principali potenze. Così, quando la Crisi Sino-Sovietica causò un deterioramento delle relazioni nel 1960, interrompendo ulteriori invii di armi sovietiche o trasferimenti di tecnologia, la Cina lottò per sviluppare nuovi progetti di aerei da combattimento. Concentrò invece gli sforzi sul miglioramento delle capacità dei progetti esistenti, vale a dire il MiG-19, che avrebbe continuato a produrre per oltre due decenni, nonché il Tu-16 e il MiG-21, che alla fine sarebbe riuscita a produrre a livello nazionale sulla base dei documenti tecnici sovietici e un piccolo numero di cellule acquisite. Entro la fine della Guerra Fredda, tuttavia, l’Aviazione dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese era tecnologicamente indietro di diversi decenni rispetto all’URSS, con i MiG-19 modernizzati che formavano la grande maggioranza della sua flotta di caccia. Il MiG-19 e le varianti cinesi del MiG-21 erano almeno due generazioni indietro rispetto al MiG-29.

MiG-29 spara un missile R-27.

Nel settembre 1989, il sovietico “Stella Rossa” pubblicò un’intervista esclusiva con il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate sovietiche, che disse ai giornalisti che se la Cina avesse cercato di ottenere il MiG-29 o altri jet sovietici ad alte prestazioni “il governo sovietico crede che non ci sia nessun ostacolo politico”. Il MiG-29 era in produzione su vasta scala in URSS ad un ritmo di quasi 100 cellule all’anno, ed era già stato ampiamente esportato negli stati del Patto di Varsavia, Iraq, Siria, Corea del Nord e India. Considerando la ritrovata importanza geopolitica a Mosca di un riavvicinamento con la Cina, consentire la vendita del MiG-29 era tutt’altro che inaspettato. Il 23 aprile 1990, il premier cinese Li Peng si recò in visita ufficiale a Mosca e propose un ripristino della cooperazione nel settore dell’aviazione. Offrì inoltre accordi di scambio di beni cinesi, inclusi alimenti, in cambio di equipaggiamento per l’aviazione. Il 31 maggio il vicepresidente della Commissione Militare Centrale cinese Liu Huaqing guidò una delegazione militare a Mosca che raggiunse un accordo sulla cooperazione tecnico-militare, e aprì la strada a negoziati procedurali per l’acquisizione di caccia sovietici. La delegazione cinese all’epoca venne a conoscenza dei progetti di caccia sovietici esistenti, inclusi modelli che non erano stati precedentemente offerti per l’esportazione. Si fece in modo che la delegazione cinese osservasse in volo i caccia MiG-29 e gli elicotteri da combattimento Mi-28 e Mi-35. Si vide anche il caccia pesante Su-27 Flanker, che all’epoca era ampiamente considerato il più capace al mondo. Il Flanker era entrato in servizio dal 1985 con schieramenti concentrati sul fronte occidentale dell’URSS.

MiG-29 dell’ex Patto di Varsavia.

L’Unione Sovietica aveva a lungo impedito l’esportazione dei suoi armamenti più capaci, non solo nel campo dell’aviazione, ma anche nel campo dei corazzati, con i carri armati T-64 e T-80 che non erano mai stati venduti all’estero. Ciò era dovuto in parte a causa della lunga storia di clienti che vendevano armi sovietiche all’Occidente [in inglese] per motivi di studio, con l’Egitto e l’Indonesia che erano gli esempi più notevoli. Come risultato di questa politica di lunga data, quando il PLA espresse interesse ad acquisire il Su-27 dopo aver appreso di più sulle sue specifiche, l’URSS rifiutò. Il MiG-29 e il Su-27 erano stati sviluppati in parallelo come caccia complementari, con il primo destinato ad essere venduto ampiamente all’estero, prodotto in numero maggiore e schierato più vicino al fronte mentre il secondo avrebbe svolto missioni a lungo raggio e avrebbe affrontato l’élite di una forza aerea nemica. Il nemico all’epoca era l’F-15 Eagle della US Air Force, che il Flanker era stato progettato specificamente per neutralizzare. Il Su-27 era considerevolmente più costoso sia da manutenere che da acquisire, ma era più manovrabile alle alte velocità, schierava sensori molto più potenti, missili R-27ER/ET a lungo raggio e utilizzava motori AL-31F considerevolmente più efficienti. Nonostante il MiG-29 superasse di gran lunga le prestazioni di qualsiasi altro nella flotta del PLA e superasse le capacità dei caccia più leggeri F-16 e Mirage 2000 che aveva precedentemente considerato di acquisire dagli Stati Uniti e dalla Francia, l’esistenza del Su-27 frenò l’interesse dei cinesi per gli aerei più leggeri. Un fattore che influenzò tale scelta era che il caccia leggero cinese J-10 [in inglese] in fase di sviluppo all’epoca avrebbe dovuto svolgere un ruolo simile al MiG-29, dove il Su-27 avrebbe fornito capacità uniche che nessun altro caccia aveva. Un altro fattore era che le specifiche del MiG-29 erano state in gran parte comprese nelle esportazioni verso gli stati dell’Europa orientale, che in seguito alla caduta del Patto di Varsavia misero i loro segreti tecnologici a disposizione dell’Occidente.

MiG-29 (in alto) e Su-27.

I rapporti su come i funzionari sovietici accettarono di esportare il Su-27 sono molteplici. Uno affermava che durante i colloqui i funzionari cinesi che avevano studiato in Unione Sovietica ricordarono gli anni di cooperazione fraterna negli anni ‘50, influenzando i funzionari sovietici con il sentimento di approvare in linea di principio le vendite di Su-27 alla Cina. Un altro sottolineva che la situazione geopolitica dell’URSS e la necessità di cooperazione con la Cina l’hanno portata a dire sì. Una fonte cinese ha persino affermato che l’interesse cinese per il Su-27 fin dall’inizio è nato quando gli ufficiali dei due paesi stavano bevendo insieme, e un ufficiale sovietico, dopo diversi bicchierini, ha accidentalmente rivelato che il Su-27 sarebbe stato messo a disposizione per l’esportazione, cosa che ha sorpreso la delegazione cinese e ha portato alla fine dell’interesse per il MiG-29. Il 28 dicembre 1990 venne firmato un accordo per l’esportazione di 24 Su-27 in Cina. I primi tre furono successivamente consegnati prima del crollo dell’URSS, nel dicembre 1991. Ciò rese la Cina il primo paese autorizzato ad acquisire i caccia e l’unico in assoluto a riceverli dall’URSS. Secondo quanto riferito, il settanta percento del valore del contratto venne pagato in transazioni di scambio. Si pensa che anche il modello di governo simile abbia influenzato i sovietici a percepirla come una partner più affidabile, dov’era molto più probabile che le richieste di altri clienti come l’Iraq o l’Iran per un aereo così sensibile venissero rifiutate. Il MiG-29 avrebbe avuto un’autonomia sufficiente per le operazioni su Taiwan se venduto al PLA, e avrebbe superato tutti i caccia occidentali venduti a Taipei, ma il Su-27 garantiva la capacità di affrontare gli F-15 degli Stati Uniti e del Giappone [in inglese] e consentito all’aviazione cinese di poter operare in un campionato molto superiore.

Caccia cinesi Su-27.

Si può solo ipotizzare se, se avesse acquistato il MiG-29, il PLA avrebbe effettuato altri ordini e avrebbe cercato di ottenere la licenza la produzione come ha fatto in seguito con il Su-27. Una possibilità significativa sarebbe stata che dopo il crollo sovietico, quando alla Russia furono offerte tutte le armi tattiche per l’esportazione e revocate le restrizioni precedenti, il PLA avrebbe annullato ulteriori acquisizioni di MiG-29 a favore del Su-27, forse anche restituendo o vendendo i suoi MiG-29 per evitare di diversificare eccessivamente la sua flotta. Se l’URSS avesse offerto il MiG-29 alla Cina all’inizio degli anni ‘80, tuttavia, quando iniziò ad esportare il caccia nel 1985, ci sarebbe stata una maggiore possibilità di acquisizioni su larga scala da parte della Cina. Il MiG-29 nel decennio successivo ha visto le sue prestazioni notevolmente migliorate [in inglese] con un’autonomia maggiore e nuovi motori, sensori e avionica che hanno aumentato drasticamente l’interesse straniero per il progetto. La Cina ha piazzato due ulteriori ordini per il Su-27 di fabbricazione russa, e ha prodotto oltre 100 caccia su licenza a livello nazionale, anche se con miglioramenti significativi apportati al design, poiché il proprio settore della difesa è avanzato rapidamente. Il Flanker rimane oggi in produzione in Cina, in particolare col nome di J-16 [in inglese]. I moderni Flanker cinesi beneficiano di cellule composite più leggere e resistenti e sensori e armamenti più moderni rispetto ai Flanker prodotti in Russia, riflettendo la grande inversione di tendenza sia nel settore della difesa cinese che nell’economia russa post-sovietica nei 30 anni successivi al crollo sovietico.

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Pubblicato da Military Watch Magazine il 29 gennaio 2022
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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