INTRODUZIONE

Il Blogger Molonlabe opera nel settore del contro-terrorismo nel Caucaso Russo (più probabilmente in Inguscetia). In questo articolo descrive la vita dei guerriglieri.

Ho pensato che valesse la pena tradurlo, non tanto per condividere i suoi racconti, ma piuttosto per far vedere com’è miserabile in generale la vita dei guerriglieri/partigiani. Credo che sia stata più o meno la stessa in tutti i posti e in tutte le epoche, da Alfredo il Grande, re del Wessex, che si nascondeva dai Sassoni nelle paludi, ai coloni americani, fino ai Viet-Cong; magari potranno cambiare i dettagli, ma è comunque sempre (una vita) poco attraente.

BACKGROUND

Quello che bisogna sapere sulla guerra del Caucaso è che:

1) Da una parte, i Ceceni i gli altri islamisti sono stati ampiamente sconfitti e la popolazione locale ha già provato sulla propria pelle i piaceri del Califfato, e ne ha avuto abbastanza (il modo di governare degli islamisti in Cecenia era simile a quello dell’ISIS, mercato degli schiavi e tutto il resto, ma in modo ancora più sregolato).

2) D’altra parte c’è sempre qualche idiota un po’ lento di comprendonio, o appena arrivato da un pellegrinaggio alla Mecca, dove è stato “rieducato” dai Sauditi.

Per cui non esistono più nella regione formazioni grosse e ben organizzate. La situazione può essere paragonata in qualche modo a quella dell’IRA.


PARTE 1: “GLI SBANDATI”

A cura di Molonlabe.

Fare il guerrigliero ha i suoi lati negativi. Uno di questi è che non potete sperare che i vostri compagni non vi abbandonino in battaglia. Questo non perchè i banditi siano vigliacchi e senza scrupoli (anche se possono esserlo). Semplicemente perchè gli scontri a fuoco sono di solito improvvisi e cercare di salvare un compagno in difficoltà è normalmente impossibile. La scelta è semplice: scappare o morire con lui. Noi non abbiamo questa possibilità di scelta, l’eventualità di abbandonare qualcuno dei nostri sotto il fuoco non viene neanche presa in considerazione teoricamente. Ma i banditi hanno mentalità e priorità diverse. Tutto il loro parlare del “tanto agognato martirio” è sopratutto propaganda. I banditi non combattono mai per mantenere la posizione, se solo hanno l’opportunità di poter fuggire. Ma il più delle volte questa salvezza non è altro che un prolungamento della morte. Diciamo che tutto il gruppo è stato eliminato, e uno è riuscito a salvarsi. O che era andato in cerca di cibo e, al suo ritorno, ha trovato la base già distrutta dai malvagi infedeli. O sei stato abbandonato in battaglia, ma sei comunque riuscito a scappare. La banda è sparita nella foresta e tu sei rimasto solo. Che cosa succede poi?

Gli insorti sono nella condizione di non potersi scambiare informazioni importanti: chi del gruppo ha l’incarico di procurare il cibo, dove sono i nascondigli, i ricoveri d’emergenza, come comunicare con le altre formazioni e così via. E ai sopravvissuti, che devono cavarsela da soli, non rimane più nulla. Se si è così fortunati da sapere dov’è un nascondiglio con del cibo, si può sopravvivere per qualche tempo. Ma è sempre un modo di vivere al limite. Ti sloghi una caviglia? Morirai. Prendi un brutto raffreddore? Morirai. Esci dalla boscaglia? Ti spareranno addosso. In un conflitto a fuoco questi sbandati offrono poca resistenza. Anche scappare è un’impresa impossibile, sono troppo deboli. Di solito li troviamo con ferite e infezioni. In pratica assomigliano a dei vagabondi armati.

Qui si vede il contenuto dello zaino di uno di questi sbandati. Il dentifricio c’è, ma il tappo è bloccato, non è stato aperto da un bel po’. Solo due pastiglie di Neurofen…

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Il mitragliatore non è stato pulito, Dio solo sa da quanto tempo….

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La sua cucina. Di solito si impasta un cucchiaio di farina con acqua, si fa una pagnotta che si cuoce su un piccolo fuoco e la si mangia con un po’ di ketchup.

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Caricatori vuoti e uno pieno…

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Nello zaino anche munizioni alla rinfusa…

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La batteria del telefono era scarica. Il cibo scarso. Il bandito era smunto ed emaciato. Aveva solo cercato di nascondersi nella boscaglia, sperando che non lo trovassimo. Non ha avuto questa fortuna.

Gli esploratori talvolta trovano quelli che sono morti da soli. Praticamente si siedono, si appoggiano ad un albero e si lasciano morire. E’ evidente che questa non è una bella visione, perché di solito i resti vengono trovati qualche tempo dopo, e d’estate i corpi si decompongono rapidamente.

Uno di questi sbandati era stato trovato dalla gente del posto nella loro cantina, aveva la febbre e aveva cominciato a delirare, e così era stato scoperto. Non ce l’ha fatta.

Qual’è lo scopo di fuggire da uno scontro a fuoco per condannarsi a vagabondare soli e senza cibo in mezzo ai boschi? Ciascuno è responsabile del proprio inferno personale.

PARTE 2: UNA VITA DA TERRORISTA

A cura di Molonlabe.

Come promesso, vi parlerò di come i terroristi vivono in clandestinità.

Se vi è capitato di fare trekking seriamente, saprete che rimanere puliti tutto il tempo è un problema. Prima o poi si perdono le buone abitudini e si comincia a mangiare con le mani sporche, su piatti sudici e, in generale, non si è certo l’immagine della pulizia. Per quelli che devono vivere in pianta stabile nella foresta, lontano dalla civiltà, specialmente se sono costretti a nascondersi e a fuggire di continuo, l’igiene passa necessariamente al terzo posto nelle priorità della lotta contro la fame e il freddo. Naturalmente ci sono dei limiti. Quelli che vanno troppo oltre nelle loro disgustose abitudini vengono riportati dagli altri banditi ad uno standard di minimo decoro. Questo perché, anche se è possibile sopportare il fetore, i pidocchi, le cimici e le parti del corpo in decomposizione, possono essere un pericolo per gli altri, fisicamente e moralmente. Si sono anche verificati casi di esecuzione di guerriglieri che si erano trascurati troppo. Perché non si potevano lasciare andare in pace e non c’era speranza di riportarli a sembianza umana. Non c’era nient’altro da fare.

Vivere potendo contare solo su sé stessi è duro. Gli insorti cercano di crearsi un minimo di condizioni di vita, ma chi si nasconde come un topo finisce inevitabilmente con il fare una vita da topo.

Beh, nessuno ha mai detto che fare il terrorista sarebbe stato facile, fin dall’inizio i novellini vengono avvertiti della durezza e delle privazioni della “jihad”. E comunque, in pratica, è sempre molto più dura di come viene descritta. Prima o poi i “guerrieri di Dio” cessano di vedere la vita come qualcosa di prezioso, dal momento che il valore di una vissuta in tali condizioni, è praticamente pari a zero. Certo, nessuno vuole morire, e l’istinto di sopravvivenza ancora esiste. Personalmente non ho ancora assistito ad episodi in cui “un mujahidin si lancia contro una moltitudine di nemici, scatenando il panico fra di loro con il suo coraggio”, come la loro propaganda è solita a dire. Di regola, lo scopo principale dei guerriglieri, durante uno scontro a fuoco, è quello di defilarsi il più velocemente possibile. E, a differenza nostra, fra loro abbandonare gente in combattimento non è considerato un comportamento biasimevole.

Gli insorti durante l’inverno vivono in ricoveri e bunker sotterranei. Nelle altre stagioni è impossibile risiedervi perchè bisogna costantemente tenere acceso un fuoco a causa dell’umidità. Se non si facesse così, un nascondiglio umido li porterebbe alla tomba più velocemente di quanto potrbbero fare i “dannati infedeli”. Molto raramente riescono a costruire ricoveri confortevoli. Ho visto un paio di scavi dove si poteva camminare eretti, isolati alla meno peggio per poter trattenere il calore durante l’inverno. Eccone uno, per esempio.

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Normalmente, il ricovero sotterraneo non è abbastanza grande e ci si può muovere solo a carponi. Niente di carino, già rimanere vivi è una bella cosa. Il fetore in queste buche è intollerabile e impregna tutto quanto. Non ci può fare nulla, d’inverno non c’è nessun posto dove potersi fare una doccia..

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D’estate i banditi vivono sotto le tende o addirittura dormono all’aria aperta. Questo perchè bisogna preservare le proprie basi per l’inverno. La perdita di un rifugio, realizzato con grandi sacrifici, è per loro una vera tragedia. Specialmente d’inverno, quando costruire anche un riparo temporaneo diventa molto difficoltoso. Piangete terroristi: “i diabolici infedeli apostati” hanno trovato e bruciato la vostra “casa, dolce casa”.

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Dove vivere ora? Dove andare? Che cosa fare? Tutto il cibo e tutto il bottino andati persi!

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In breve, la perdita di una base è un serio motivo per essere tristi… Per questo motivo è necessario liberare i ricoveri e in primavera, estate e autunno i guerriglieri vagano sulle montagne, fermandosi per la notte dove capita. Alle volte sembrano abbastanza civilizzati, campeggiando come dei turisti.

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Ma il più delle volte come i cani, sdraiati su una stuoia a dormire.

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E qui sorge la domanda se accendere o meno un fuoco. Certo, devono nascondersi e tutto il resto. Ma, per esempio, quanto cibo si riesce a cuocere su un fornellino? E quanto tempo si può andare avanti a pane secco e gallette? Allora si accetta il rischio e si accende il fuoco.

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Qualche volta improvvisano anche un forno. Cuociono il pane (non ci sono negozi nella foresta). Sopra ci si asciugano i calzoni, in modo da non sprecare il calore.

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C’è bisogno del fuoco non solo per asciugarsi e scaldarsi, ma anche per prepararsi la zuppa calda.

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Ma qualche volta non c’è proprio nulla da cucinare. Se, per esempio, il complice che li rifornisce di cibo viene arrestato, questo vuol dire fare la fame. Bisogna ritornare allo stadio di cacciatori-raccoglitori, bacche, funghi, caccia e pesca. Questo tizio ha preso pesci per la zuppa.

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E se riescono ad ammazzare un cervo o a rubare un agnellino, allora è festa grossa. La carne avanzata dev’essere affumicata, altrimenti andrà a male.

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Una volta sono stati attaccati da un elicottero mentre mangiavano carne. Noi non lo sapevamo e quando siamo arrivati abbiamo trovato brandelli di carne fin sui rami degli alberi. All’inizio pensavamo fossero i resti dei banditi dopo un colpo centrato in pieno. Da vomitare…

A proposito, per quanto riguarda ancora l’igiene, ecco come si cucinano i pasti:

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La bottiglia non è granchè, ma guardate di fianco alla pentola.

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E che dire delle mani “pulite” dei cuochi?

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Ma almeno questi tizi avranno una zuppa calda. La maggior parte dovrà mangiarsi il cibo, di qualunque genere, mentre scappa.

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Attualmente è proprio questo stile di vita che impedisce a molti potenziali guerriglieri di passare alla clandestinità. Quelli che lo fanno, di solito sono già compromessi in qualche modo e lasciano il proprio paese quando capiscono che stanno per essere presi. A questo punto le loro scelte sono limitate: prigione o nascondiglio.

Questi signori si rendono ben conto del problema. Una volta hanno deciso di girare un documentario sulla meravigliosa vita che conducono. Tipo, “non abbiamo bisogno di nulla e viviamo da re”. E comunque l’idea si è rivelata un fallimento. Dopo qualche giorno, operatori ed attori si sono resi conto dell’inutilità di un tale tipo di vita. Ma almeno non sono morti di fame.

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Pubblicato da Thesaker.is il 2 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario per Sakeritalia.it