Fino a soli due anni fa, le armi ipersoniche erano appena dibattute negli ambienti della sicurezza nazionale statunitense.

Oggi queste armi sono sulla bocca di tutti. Che cosa ha portato questo improvviso aumento d’interesse da parte statunitense in questa categoria di armi, e alla ricerca e sviluppo di differenti sistemi d’arma che entreranno in servizio nel prossimo decennio?

E quali sono le implicazioni quando entreranno in servizio?

 

Il campo di battaglia siriano

La ragione scatenante è molto probabilmente il fallimento delle armi lanciate da distanza statunitensi, francesi e britanniche, specialmente contro obiettivi protetti dai moderni sistemi di difesa aerea. I sistemi missilistici e con cannoni antiaerei russi e siriani hanno abbattuto una quantità impressionante di missili da crociera Tomahawk, che tuttora rappresentano la componente più importante dell’arsenale a distanza statunitense.

Anche i presunti missili “invisibili” come lo SCALP-ER francese, lo Storm Shadow britannico e il JASSM-ER hanno dimostrato di avere una scarsa capacità di sopravvivenza contro i sistemi moderni di difesa aerea. Le equivalenti munizioni israeliane non rappresentano un’eccezione a questa regola poiché anch’esse, per funzionare, si devono affidare ad attacchi di saturazione o, più probabilmente, si devono limitare a colpire obiettivi al di fuori della bolla di difesa aerea. Ad aggiungersi al problema c’è anche la mancanza di missili balistici sub-strategici, con l’eccezione del sistema ATACM a breve raggio che, pur  essendo un’arma formidabile, è troppo lento per evitare di essere intercettato da sistemi anti balistici tattici.

E le difese  “hard kill” non sono state le uniche valide contro l’ampia gamma di missili da crociera lanciati sia dal mare che dal cielo. Anche se è difficile ottenere dati affidabili, ci sono prove che suggeriscono come i mezzi di guerra elettronica, cosiddetti “soft kill”, siano stati piuttosto efficaci nel fronteggiare una ampia varietà di munizioni lanciate da lontano.

Nel complesso, queste esperienze hanno scosso la fiducia di NATO e Stati Uniti nell’approccio tecnologico scelto, che enfatizza la bassa osservabilità per ogni veicolo aereo nel proprio arsenale, inclusi i velivoli, con e senza pilota, e i missili da crociera.

Anche se i missili invisibili come il JASSM e la sua versione antinave, lo LRASM possono riuscire ad evitare di essere individuati da armi a guida radar a lungo raggio, il fatto che siano  dotati di motori a reazione implica che sono inquadrabili nel breve raggio da sistemi di difesa ad infrarosso.

L’imponente campagna portata avanti dai paesi NATO contro il sistema di difesa aerea a breve raggio Pantsir-S è un riflesso della sua efficacia contro missili, bombe e droni killer.

 

Il bisogno di velocità

Mentre l’ambiente militare statunitense abbracciava la bassa osservabilità come soluzione finale tecnologica, la “pallottola d’argento”, per risolvere tutti i problemi tattici e perfino quelli strategici, l’approccio russo è stato più misurato. Mentre gli studi che hanno portato a questa conclusione rimarranno probabilmente segreti per un lungo periodo, le forze armate russe sono giunte alla ragionevole conclusione che, dal momento che non ci può essere garanzia all’evitare di essere individuati, il miglior modo per fronteggiare le difese aeree è di diminuire il tempo di esposizione rendendo i missili ancora più veloci. Questa tendenza era evidente anche durante la Guerra Fredda, quando la NATO decise di utilizzare missili antinave subsonici come gli Exocet, gli Harpoon, gli Otomat, i Penguin,  e infine il Tomahawk, con le sue applicazioni sia antinave che per l’attacco a terra, tutti missili che si affidavano ad una sorta di invisibilità, volando ad altitudini estremamente ridotte. L’Unione Sovietica, d’altro canto, già sul finire degli anni ‘60 stava investendo pesantemente in missili altamente supersonici, sia lanciati da terra, che dall’aria e da sottomarini. Per gli anni ‘80, le armi sovietiche utilizzavano sempre più la propulsione RamJet [la quale utilizza il flusso d’aria senza parti mobili] che avvicinava la loro velocità sempre più al regno dell’ipersonico. L’utilizzo della propulsione con RamJet tra i paesi NATO, era al tempo limitata a missili terra-aria come il Sea Dart britannico e il Talos statunitense, mentre i missili da crociera erano quasi esclusivamente con propulsione jet.

Lo sviluppo evolutivo di queste tecnologie da parte russa, ha portato sia a sistemi d’arma già in servizio, come i missili da crociera Onyks e Kalibr (la versione antinave di quest’ultimo utilizza una fase terminale con velocità altamente supersonica), che saranno presto raggiunti dallo Zirkon, missile da crociera genuinamente ipersonico, il veicolo di rientro manovrabile Avangard da installare su ICBM [i missili balistici intercontinentali], il missile aerobalistico Kinzhal, derivato dal missile Iskander, che rispettava la soglia dei 500 chilometri del trattato INF.

 

Il programma Prompt Global Strike

L’interesse degli Stati Uniti per le armi d’attacco ipersoniche non è esattamente nuovo. L’amministrazione di George W. Bush ha iniziato il  programma Prompt Global Strike, che fece la sua prima apparizione nella Nuclear Posture Review del 2001, appena prima che gli Usa si ritirassero dal trattato ABM [i missili anti-balistici, trattato che limitava i mezzi di difesa missilistica]; nonostante ciò gli Stati Uniti del dopo l’11 Settembre hanno spostato l’attenzione e il budget dalle armi strategiche verso la controguerriglia, quindi mentre l’interesse verso queste armi non è stato mai abbandonato, non era minimamente in cima alle priorità della difesa americana. Nemmeno il rapido deterioramento delle relazioni Russia-NATO nel 2014 e negli anni seguenti ha portato a un visibile maggior interesse per queste armi.

Le due incursioni di attacco con missili da crociera contro la Siria da parte dell’amministrazione Trump, paiono invece avere sortito quell’effetto. Come risultato, ogni branca della difesa statunitense si è interessata allo sviluppo di almeno un sistema d’arma che la dotasse di capacità di attacco ipersonica. Con l’eccezione dell’Avangard, per ogni sistema russo menzionato vi è un corrispondente sistema americano in un qualche stadio di sviluppo.

 

Il Precision Strike Missile (PrSM)

Il PrSM è quasi letteralmente l’equivalente statunitense dell’Iskander, possedendo una gittata e capacità simili. Ci sono in via di sviluppo due versioni di quest’arma, una a cura della Lockheed Martin che ha condotto il primo test di lancio nel 2019, e un’altra a cura della Raytheon che appare essere in ritardo. Mentre l’arma s’intende per essere usata dagli stessi lanciatori HIMARS utilizzati dai sistemi ATACMS, il missile stesso ha una gittata considerevolmente maggiore, appena sotto ai 500 chilometri, anche se è ampiamente ritenuto che possa essere estesa sino a 700 chilometri. La gittata ufficiale di 500 chilometri che compariva in origine era stata decisa quando il trattato INF era ancora in vigore ma, da allora, l’abbandono del trattato era già stato pianificato dalla Casa Bianca e quindi è piuttosto probabile che i due produttori contendenti siano stati informati del desiderio di una gittata maggiore di quella specificata.

 

Le armi ipersoniche a lunga gittata (LRHW)

La LRHW partono da dove arriva il PrSM e, inoltre, sono uno dei disegni missilistici utilizzanti il Common Hypersonic Glide Body (C-HGB) sviluppato dai Laboratori Sandia. Il C-HGB è simile all’Avangard, anche se più piccolo, ed è un corpo planante ipersonico in grado di manovrare a velocità ipersoniche, ed è stato testato a velocità sino a mach 8 a distanze di oltre 6000 chilometri come parte dello sviluppo di armi ipersoniche dell’Esercito, che poi è stato coinvolto in questo e in altri progetti. Ma, dato che il trattato START  [sulla limitazione delle armi strategiche] definisce come ICBM un missile con oltre 5500 chilometri di gittata, se l’LRHW avesse prestazioni paragonabili all’AHW, sarebbe di fatto un ICBM su base mobile. Anche se è stato pianificato come veicolo utilizzante una testata convenzionale, nulla gli impedisce di montare testate nucleari. Lo LRHW e altre armi ipersoniche a lungo raggio lanciate da terra potrebbero essere la ragione per cui gli Stati Uniti non hanno mostrato interesse nell’estendere il nuovo trattato START che utilizza le stesse definizioni e che scade nel 2021. L’Esercito americano spera di avere le prime batterie dell’LRHW in servizio per il 2023, anche se la data sarà probabilmente posticipata , se non altro a causa della pandemia da Covid-19.

 

Gli Intermediate Range Conventional Prompt Global Strike (IRCPS)

IRCPS è l’equivalente dell’LRHW della US Navy, nel senso che utlizza il C-GHB. Però, diversamente dai missili menzionati sopra, sembra che non avrà un veicolo di lancio disegnato apposta, ma utilizzerà i missili SLBM [missili balistici lanciati da sottomarino] Trident riadattati, più probabilmente i Trident I di gittata intermedia. Un punto a favore del Trident I è che la sua taglia inferiore lo rende compatibile con i Virginia Payload Tubes dei sottomarini d’attacco di classe Virginia Block III, che normalmente utilizzano i Tomahawk in pacchetti da sei, ma che sono grandi abbastanza per ospitare un singolo IRCPS basato sul  Trident I. Quindi anche qui si sfiora volontariamente il confine tra le armi strategiche e quelle non strategiche. Visto che il H-CGB può essere usato come veicolo per testate nucleari, questo trasformerebbe i futuri sottomarini d’attacco della Marina statunitense dotati di tubi di lancio adatti, in sottomarini balistici nucleari.

 

L’Air Lauched Rapid Response Weapon (ARRW)

Diversamente dall’LRHW e dal IRCPGS, l’ARRW non usa il C-HGB. Quell’arma doveva essere la Hypersonic Conventional Strike Weapon ( HCSW) che tuttora compare sul sito della Lockheed Martin, insieme all’ARRW, all’IRCPS e al LRHW, ma che è stata rifiutata in favore della ARRW, un veicolo più piccolo con un differente corpo planante. La USAF ha scelto l’ARRW al posto dell’HCSW per via delle minori dimensioni che consentirebbero ai B52 e ai B1 di caricare un maggior numero di questi missili, e permetterebbero anche agli F15 di portarli.

 

Attacco rapido convenzionale o nucleare?

Dal momento che tutte queste armi hanno gittate che confinano o superano il limite delle armi strategiche fissato a 5500 km  e inoltre possono avere testate nucleari, dovrebbero essere denominate giustamente come armi strategiche. Con l’eccezione del PrSM, le loro capacità vanno ben oltre la necessità di lanciare attacchi sui campi di battaglia o di colpire strutture chiave nelle retrovie. Le capacità di questi missili in alcuni aspetti eccedono anche quelli degli IRBM [i missili balistici di gittata intermedia, fino a 5.500 chilometri] della Guerra  Fredda come i Pershing II. Inoltre, anche se equipaggiate con testate convenzionali, la loro alta velocità li rende molto efficaci come bunker buster, capaci di minacciare i silos di lancio degli ICBM e i centri di comando sotterranei. Questo li rende armi ideali per un attacco preventivo, da utilizzare contro i siti di armamenti e i vertici di un paese, con la risposta nucleare del paese colpito degradata e poi limitata o impedita dal sistema statunitense anti missile che si sta sviluppando in parallelo con le capacità di attacco ipersoniche, oltre all’ancora intoccato arsenale nucleare statunitense.

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 Articolo di Jeff Hawk pubblicato su South Front il 10 aprile 2020
Traduzione in italiano di Eros Zagaglia per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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