Durante la guerra russo-georgiana di agosto 2008, le operazioni della 58-esima Armata russa vennero definite “coercizione alla pace”. È una definizione appropriata se ci si ricorda come andarono le cose. I russi vinsero quella guerra e, in effetti, costrinsero la Georgia ad assumere un atteggiamento molto più pacifico. Per dirla con Von Clausewitz, i russi raggiunsero l’obiettivo principale della guerra, costringendo il nemico a conformarsi alla loro volontà. I russi, come hanno dimostrato gli eventi degli ultimi 19 anni, non nutrono più alcuna illusione riguardo alla possibilità di una condotta civile e ragionevole da parte di tutto l’Occidente nel suo insieme, meno che mai dagli Stati Uniti, che continuano a vivere nella propria bolla, isolati da qualunque richiamo esterno alla ragionevolezza e alla pacificazione. Ma l’insieme dei precedenti americani negli ultimi decenni non richiede elaborazioni speciali – è una sequenza di disastri militari e umanitari.

Il discorso dell’1 marzo che Vladimir Putin ha tenuto all’Assemblea Federale della Russia, non riguardava le prossime elezioni presidenziali russe, come sostengono molti nell’Occidente ossessionato dalle elezioni. Il discorso di Putin era concentrato su come costringere le élite americane, se non alla pace, almeno ad una forma di buonsenso, visto quanto sono completamente distaccate dalle realtà geopolitiche, militari ed economiche del nuovo mondo emergente. Come nel caso della Georgia nel 2008, la base della coercizione è stata posta sulla potenza militare. L’esercito russo pre-Shoigu, con tutti i suoi difetti reali e percepiti, si disfece in circa cinque giorni delle forze armate georgiane addestrate e parzialmente equipaggiate dagli Stati Uniti – la tecnologia dell’esercito russo, il personale e l’arte operativa erano semplicemente migliori. Ovviamente uno scenario di questo genere non è possibile tra Russia e Stati Uniti; questo a meno che il mito americano di superiorità tecnologica non venga definitivamente affondato.

Le élite al potere in America, fatte da persone che per la maggior parte non hanno portato la divisa neanche per un giorno, né hanno mai frequentato delle serie istituzioni militari accademiche e le cui competenze su gravi questioni tecnologico-militari e geopolitiche si limitano ad un paio di seminari sulle armi nucleari, e nel migliore dei casi, agli sforzi del Congressional Research Service, semplicemente non sono qualificate per afferrare la complessità, la natura e l’applicazione della forza militare. Semplicemente non hanno punti di riferimento. Eppure, pur essendo solo il prodotto della cultura militare-pop americana, nota anche come propaganda o military-porn, questa gente – questa schiera di avvocati “scienziati” politici, sociologi e giornalisti dominanti all’interno della cucina strategica americana che sforna ininterrottamente illusorie dottrine geopolitiche e militari, riuscirà sicuramente ad intendere una cosa – il momento in cui i loro poveri cari si ritrovano un bersaglio sulla schiena, o sulla fronte.

Il messaggio di Putin agli Stati Uniti è stato estremamente semplice: ha riportato alla loro memoria il loro condiscendente rifiuto anche solo di considerare la posizione della Russia sul Trattato Anti Missili Balistici (ABM). Come ha scritto Jeffrey Lewis, in un sorprendente momento di sobrietà nella rivista Foreign Policy: [in inglese]

La genesi reale della nuova generazione delle bizzarre armi nucleari della Russia non è da ricercare nella recente revisione della posizione degli Stati Uniti sulle armi nucleari, ma nella decisione dell’amministrazione di George W. Bush di ritirarsi [in inglese] nel 2001 dal Trattato Anti Missili Balistici, e dal fallimento bipartisan [in inglese] durante le amministrazioni Bush e Obama di impegnarsi significativamente coi russi in un confronto sulle loro preoccupazioni circa le difese missilistiche americane. Putin lo ha esplicitamente menzionato nelle sue considerazioni. “Nel corso di tutti questi anni, a partire dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Trattato ABM,” ha spiegato Putin, “abbiamo lavorato intensamente ad equipaggiamenti e armi di nuova generazione, che ci hanno consentito di fare un consistente balzo in avanti nello sviluppo di nuovi modelli di armamenti strategici.”  Questi sviluppi tecnologici sono arrivati a compimento. Purtroppo, non abbiamo mai avuto gli sviluppi diplomatici [in inglese] che ci servivano.

Il messaggio di Putin è stato chiaro: “Non avete voluto ascoltarci a suo tempo, ci ascolterete adesso”. Dopo di che ha proseguito con qualcosa che può essere descritto come Pearl-Harbor e Stalingrado combinate dal punto di vista militare-tecnologico. Le ramificazioni strategiche degli ultimi sistemi d’arma che Putin ha presentato sono immense. In effetti, sono storiche nella loro stessa natura. Naturalmente, molti sapientoni americani, prevedibilmente, le hanno respinte come spacconate – non c’è da aspettarsi altro dalla comunità degli “esperti” di affari militari statunitensi. Altri però non sono stati così sprezzanti, ed altri ancora, in effetti, ne sono stati profondamente scossi. L’impressione complessiva oggi, il giorno dopo la presentazione di Putin, può essere così descritta in parole semplici: il gap missilistico è reale e, in effetti non è un gap, ma un abisso tecnologico. Paradossalmente, quest’abisso non è dove molti ammettono che sia – per esempio nel missile balistico RS-28 Sarmat, la cui esistenza e caratteristiche erano con buona approssimazione note da anni.  Innegabilmente, quello di avere un missile balistico che abbia non solo una portata praticamente illimitata ma che sia anche in grado di compiere traiettorie che rendono inutile qualunque genere di Difesa Anti-Balistica è un risultato tecnologico impressionante. Alla fine, essere attaccati dal Polo Sud, attraverso l’America del Sud, è una circostanza che le forze armate statunitensi non sono in grado di affrontare. Probabilmente non per molti anni a venire.

Neanche il sistema d’arma russo costituito da un aliante supersonico Mach 20 + chiamato Avangardche viene già prodotto da anni su scala industriale [in inglese], è uno sviluppo inatteso – gli Stati Uniti hanno il loro programma di armi dello stesso genere, anche se ancora non altrettanto efficace, e queste idee giravano negli Stati Uniti già a metà degli anni 2000 nell’ambito del PGS (Prompt Global Strike). Sì, sono sviluppi tecnologici sbalorditivi da parte della Russia, e la parola “bizzarre” usata da Jeffrey Lewis non è altro che un eufemismo per “non abbiamo niente di paragonabile”, ma non è neanche per questo che si deve essere davvero scossi. Molti dei miei articoli su questo sito si concentravano precisamente nell’area in cui gli Stati Uniti erano ancora più indietro – i missili da crociera, di tutti i tipi [in inglese]. Prevedevo che il vero declino americano sarebbe arrivato precisamente da questa direzione già molti anni fa, oggi è palesemente chiaro che la Russia detiene una schiacciante superiorità militare-tecnologica sui missili da crociera e aero-balistici, e che sopravanza gli Stati Uniti di decenni in questi ambiti cruciali.

Mentre i sapientoni occidentali discutevano di tutti questi esotici e, indubbiamente sbalorditivi sistemi d’arma progettati per fare arrivare con grande precisione bombe nucleari in qualunque punto del globo, molti veri professionisti hanno boccheggiato alla ricerca d’aria quando è stato svelato il Pugnale (Kinzhal). Quest’arma è in grado di cambiare completamente il gioco dal punto di vista geopolitico, strategico, tattico e psicologico. Si sapeva da un po’ di tempo che la marina russa stava sviluppando un rivoluzionario missile anti nave 3M22 Zircon in grado di raggiungere i Mach 8. Per quanto impressionante e virtualmente non intercettabile da qualunque difesa aerea sia lo Zircon, il Kinzhal è semplicemente scioccante per le sue capacità. Quest’ultimo, molto probabilmente basato sulla struttura dell’Iskander, missile aero-balistico con caratteristiche Mach 10+ ad alta manovrabilità di 2000 chilometri di portata, trasportato dai MiG-31BM, ha appena costretto tutti a riscrivere i manuali di guerra navale. Ha reso obsolete le grandi flotte da combattimento di superficie. No, non state leggendo male. Al giorno d’oggi nel mondo non c’è sistema di difesa aerea o anti-missile (ad eccezione forse del prossimo S-500 progettato specificamente per l’intercettazione di bersagli supersonici) in grado di contrastarlo, nessun sistema di difesa moderno o in avvio sviluppato da una qualunque delle flotte della NATO è capace di intercettare anche un solo missile con tali caratteristiche. Una salva di 5 o 6 di questi missili garantisce la distruzione di qualunque gruppo da battaglia di una portaerei o altre formazioni di superficie, per quello che conta – il tutto senza fare uso di munizioni nucleari.

L’utilizzo di un’arma di questo genere, sapendo specialmente che è già schierata nel Distretto Militare Meridionale della Russia, è molto semplice – con grande probabilità il punto di lancio del missile da parte dei MiG-31 sarà collocato nelle acque internazionali del Mar Nero, in questo modo chiude l’intero Mediterraneo orientale a qualunque nave o formazione navale di superficie. La Russia può anche chiudere l’intero Golfo Persico. Inoltre crea una enorme zona di interdizione nel Pacifico, dove i MiG-31BM da Yelizovo in Kamchatka o dalla Base Aerea Centralnaya Uglovaya nella Primosrky Krai [in russo] saranno in grado di pattugliare aree di estensione molto ampia sull’oceano. In effetti, è da notare come l’attuale piattaforma per il Kinzhal sia il MiG-31 – forse il miglior intercettore della storia. Ovviamente, la capacità del MiG-31 di raggiungere velocità supersoniche molto alte (molto oltre i Mach 2) è un fattore chiave nel lancio. Ma non ha importanza quali siano le procedure di lancio per quest’arma terrificante, le immediate conseguenze strategiche dello schieramento operativo del Kinzhal sono le seguenti:

  • Rinchiude le portaerei nella nicchia della pura proiezione di potenza contro avversari deboli e senza difese, e lontani dalle remote zone marittime della Russia, che sia il Mediterraneo, il Pacifico o l’Atlantico del Nord. Ciò significa anche che crea una zona di totale interdizione per i 33 incrociatori e cacciatorpediniere equipaggiati con sistemi Aegis della marina statunitense, che sono cruciali per la Difesa da Missili Balistici americana [in inglese];
  • Rende i classici gruppi di battaglia delle portaerei completamente obsoleti ed inutili come principale forza d’urto contro un avversario di pari livello o quasi, rende inoltre qualunque nave da guerra completamente indifesa, sia dal punto di vista anti-aereo che anti-missile. Annulla del tutto centinaia di miliardi di dollari di investimenti in queste piattaforme e in queste armi, che improvvisamente diventano grossi bersagli indifesi. L’intero concetto di Battaglia Aeronavale, noto come Joint Concept for Access and Maneuver in the Global Commons (JAM-GC), che costituisce la pietra angolare del dominio globale americano diventa semplicemente inutile – una catastrofe dal punto di vista della dottrina militare e da quello fiscale.
  • Il Controllo dei Mari e l’Interdizione dei Mari cambiano la loro natura e si fondono. Chi possiede queste armi, possiede semplicemente vasti spazi di mare limitati dalle portate del Kinzhal e dei suoi vettori. Inoltre rimuove del tutto tutti gli essenziali supporti di superficie per i sottomarini in un’area, in questo modo esponendoli all’aviazione e alle navi di superficie di pattugliamento antisommergibile. L’effetto è moltiplicativo ed è profondo.

La Russia ha molti di questi vettori – il programma di modernizzazione dei MiG-31 alla versione BM è a pieno regime ormai da qualche anno, con le unità di prima linea dell’aeronautica che stanno vedendo un considerevole afflusso di questi velivoli [in russo]. Adesso è chiaro perché sia stata portata avanti questa modernizzazione – ha reso i MiG-31BM le piattaforme di lancio per i Kinzhal. Come ha dichiarato ufficialmente il Maggiore Generale dei Marines James L. Jones nel 1991, dopo la Prima Guerra del Golfo, “Tutto quello che serve per mandare nel panico un gruppo da battaglia è vedere qualcuno che butta in acqua un paio di barili da 50 galloni.” Il Kinzhal rimuove efficacemente qualunque forza di superficie non suicida a migliaia di miglia dalle coste della Russia, e rende irrilevanti le sue capacità. Usando termini profani ciò significa una cosa sola – tutta la componente di superficie della marina degli Stati Uniti diventa una forza del tutto vacua, buona solo per parate e per mostrare la bandiera in prossimità dei litorali di nazioni deboli e sottosviluppate. Tutto questo al prezzo di una piccola frazione dei costi astronomici delle piattaforme e dei sistemi d’arma americani.

Giunti a questo stadio è molto difficile prevedere le ricadute politiche che il discorso di Putin avrà negli Stati Uniti. Quello che è comunque facile da prevedere è l’uso del cliché dell’asimmetria, ribadito alla morte. L’uso di questo cliché è scorretto. Quello che è successo l’1 marzo di quest’anno con l’annuncio e la dimostrazione delle nuove armi russe non è asimmetria, è stato un riconoscimento del raggiungimento finale di un paradigma completamente nuovo nelle questioni belliche, nella tecnologia militare e, conseguentemente nell’arte strategica e operativa. Le vecchie regole e la vecchia sapienza non valgono più. Gli Stati Uniti non erano e non sono preparati per questo, nonostante molti veri professionisti, anche negli USA stessi, avvisassero circa il nuovo paradigma militare-tecnologico che si stava dispiegando e la completa miopia e hybris americana in tutto ciò che riguarda le forze armate. Come è stato costretto ad ammettere [in inglese] il Colonnello Daniel Davies:

Per quanto ai tempi possa essere stato giustificato quell’orgoglio, si è rapidamente trasformato in disgustosa arroganza. Adesso è un vero pericolo per la nazione. Forse niente esemplifica questa minaccia meglio del sistema disfunzionale di acquisizione del Pentagono.

Oggi è prudente prevedere, sullo sfondo dell’approccio americano alla guerra, che non ci sarà una sensata risposta tecnologica alla Russia nel futuro prossimo. Gli Stati Uniti semplicemente non ne hanno le risorse, a meno di non accendere le stampanti e andare in rovina, per contrastarlo. Ma la questione è proprio questa, i russi lo sanno, e il discorso di Putin non era centrato su minacciare direttamente gli Stati Uniti che, a tutti gli effetti, sono semplicemente indifesi contro questa pletora di armi supersoniche russe. La Russia non persegue l’obiettivo di distruggere gli Stati Uniti. Le azioni della Russia sono dettate da una sola ragione – puntare la pistola contro un bullo ubriaco, litigioso, che brandisce un coltello in un bar per attirarne l’attenzione riguardo a quello che gli altri hanno da dire. In altre parole, la Russia ha tirato fuori la pistola in una rissa a coltellate e questo sembra che sia l’unico modo per trattare oggi con gli Stati Uniti.

Se gli avvertimenti e le dimostrazioni della superiorità militare-tecnologica russa avranno un effetto, come sin dall’inizio era intenzione dei russi, potrebbe avere inizio qualche conversazione sensata sul nuovo ordine mondiale tra attori chiave della geopolitica. Il mondo non si può più permettere un bullo pretenzioso, auto-compiacente e vacuo che non sa quello che fa e minaccia la pace e la stabilità del mondo. L’auto-proclamata egemonia americana è finita lì dove veramente conta per qualunque egemone reale o percepito – l’ambito militare. Era finita già da un po’ di tempo, c’è voluto il discorso di Putin per dimostrare il buon vecchio truismo di Al Capone, secondo cui si ottiene molto di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola gentile. Dopotutto, la Russia ci ha provato ad utilizzare solo la parola gentile, non ha funzionato, e gli Stati Uniti hanno da incolpare solo se stessi per questo.

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Articolo di Andrei Martyanov pubblicato il 05/03/2018 su The Unz Review
Traduzione in italiano a cura di Mario B. per Sakeritalia.it

[Le note in questo formato sono del traduttore]

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