Secondo alcune fonti egiziane, il paese africano starebbe considerando la produzione su licenza di un certo numero di sistemi d’arma avanzati bielorussi. Questi acquisti saranno accompagnati da trasferimenti di tecnologia al settore della difesa egiziana, con in particolare sei sistemi d’arma allo studio. Sebbene l’Egitto sia stato un partner per la Difesa di lunga data degli Stati Uniti dagli anni ‘70, dopo aver concluso la sua partnership con il blocco sovietico e messo a disposizione dell’Occidente le sue armi più avanzate fornite dai sovietici per lo studio [in inglese], ha coltivato stretti legami con la Russia dal 2013. Quell’anno vide la rimozione di un governo Islamista allineato all’Occidente al Cairo, che fu seguita da vicino da ordini, tra gli altri, per caccia MiG-29M [in inglese], sistemi di difesa aerea S-300V4 e BuK-M2 ed elicotteri d’attacco Ka-52. Con i settori della Difesa della Bielorussia e della Russia altamente interdipendenti, risultato del fatto che in precedenza erano stati un unico paese nell’era sovietica e da allora hanno mantenuto stretti legami, la Bielorussia rappresentava un partner naturale della Difesa per l’Egitto, con armi altamente compatibili con quelle acquistate dalla Russia.

Sistemi di difesa aerei egiziani Buk-M2.

Forse il sistema bielorusso più notevole è il sistema di difesa aerea a medio raggio Buk-MB3K [in inglese], che è stato reso disponibile per l’esportazione e ha molte capacità simili e un ruolo paragonabile al BuK-M2 acquistato dalla Russia. Il sistema sottolinea l’elevata mobilità, e dispone di una formidabile suite di sensori in grado di rilevare bersagli delle dimensioni di un caccia a 130 Km di distanza – con i suoi missili in grado di agganciare bersagli fino a 70 Km. Il Buk-MB3K rappresenta un’alternativa più economica per la difesa aerea a medio raggio al BuK-M3 “Viking o all’S-350 russi [entrambi i link in inglese], ma la produzione su licenza di grandi numeri potrebbe rendere la rete di difesa aerea egiziana molto più fitta, e consentirle potenzialmente di eliminare gradualmente sistemi dell’era della Guerra Fredda come il MIM-23 americano e l’S-75 sovietico. Oltre al Buk-MB3K, secondo quanto riferito, l’Egitto sta anche prendendo in considerazione la produzione su licenza del sistema di artiglieria missilistico a lungo raggio Polonez che ha una formidabile gittata di 300 Km. I missili hanno una guida sia interna che satellitare, e ogni veicolo di lancio mobile trasporta otto proiettili da 300 mm. Secondo quanto riferito, sono anche in grado di dispiegare missili balistici, e potrebbero quindi consentire all’Egitto di sostituire i suoi arsenali di Scud-B e Hwasong-5. Il sistema d’arma è in servizio dal 2016, e si è dimostrato efficace nella guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 nelle mani dell’Azerbaigian. Altri sistemi d’arma in esame includono il pallone senza pilota EM UAS per il controllo a terra, la stazione di armi telecomandate “Adunok” che può trasportare una mitragliatrice pesante da 12,7 mm, droni non specificati, e un sistema rimorchiabile di gestione del fuoco per l’artiglieria missilistica. L’acquisizione di questi sistemi per le forze di terra del paese completerebbe l’acquisizione pianificata da parte del Cairo di 500 carri armati russi T-90MS [in inglese] per formare le sue unità corazzate più capaci.

*****

Pubblicato da Military Watch Magazine l’11 aprile 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

__________

La redazione di Saker Italia ribadisce il suo impegno nella lotta anti-mainstream e la sua volontà di animare il dibattito storico e politico. Questa che leggerete è l’opinione dell’autore; se desiderate rivolgere domande o critiche purtroppo questo è il posto sbagliato per formularle. L’autore è raggiungibile sul link dell’originale presente in calce.

L’opinione dell’autore non è necessariamente la nostra. Tuttavia qualsiasi commento indecente che non riguardi l’articolo ma l’autore, sarà moderato, come dalle regole in vigore su questo sito.

Condivisione: