La Russia ha venduto silenziosamente al Myanmar attrezzature militari per un valore di 15 milioni di dollari, inclusi droni di sorveglianza Orlan-10E e missili Pantsir all’inizio di quest’anno.

Apparentemente, il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu ha accettato di fornire al Myanmar sistemi missilistici terra-aria Pantsir-S1, droni di sorveglianza Orlan-10E e apparecchiature radar durante una visita alla capitale Naypyidaw a gennaio.

L’accordo è stato concluso una settimana prima del colpo di Stato militare, con la cacciata di Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint, che ha posto fine ad un decennio di governo civile.

Tuttavia, dal punto di vista del business degli armamenti, ciò che è più significativo è che vendendo i droni Orlan-10E al Myanmar, la Russia ha fatto il primo passo nel mercato dei velivoli senza pilota.

In effetti, così facendo, la Russia sembra aver cambiato la sua politica passata sulla vendita di droni nel mercato internazionale.

Poiché un drone è un “robot volante” con un sistema di propulsione, una riserva di energia e diversi sistemi di controllo, nonché con elementi di comunicazione remota con una base e le persone che la gestiscono, la Russia, nel 2017, aveva dichiarato il suo sostegno alla campagna “Fermate i Robot Assassini”.

Questa campagna era basata sulla logica che, poiché i sistemi letali autonomi armati erano un problema complesso che sollevava molte questioni, i paesi dovevano trattenersi dal produrli prima di comprendere appieno la situazione.

Tuttavia, nel novembre 2018, alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle Armi Convenzionali Sicure (CCW), la Russia ha modificato la sua posizione affermando che le discussioni sulle armi completamente autonome erano una minaccia per il progresso scientifico e tecnologico, e che qualsiasi proposta di divieto di queste armi era alquanto infondata e controproducente.

La Russia ha mantenuto questa posizione ambigua sui droni durante gli incontri CCW nel 2019. Pur non contemplando ancora l’esportazione di armi autonome come i droni, ha incoraggiato i complessi militari russi a collaborare con i centri di ricerca per lo sviluppo di sistemi d’arma con crescente autonomia in varie funzioni. E questi includevano i droni.

I droni russi

Oltre all’Orlan, negli ultimi anni i droni prodotti dalla Russia includono la serie Lantset (Lantset-1 e Lantset-3), il KUB-BLA29, l’Eleron-3, il Sukhoi S-70 (noto diversamente come Okhotnik-B o Hunter), il Karnivora e l’Orion-E (MALE).

Tuttavia, si può notare che tutti questi droni, tranne l’Orlan, si trovano in diverse fasi di sviluppo, alcuni di loro come la serie Lantset e gli Hunter, sono nelle fasi avanzate della produzione di massa. Naturalmente, molte delle loro versioni pilota sono state provate o sperimentate non solo in Russia, ma anche in Siria e sui campi di battaglia iracheni. Alcuni di loro sono stati esposti anche in varie fiere aeronautiche e mostre della Difesa.

In secondo luogo, la maggior parte di essi verrà utilizzata per la prima volta dalle forze armate russe prima di essere presa in considerazione per le esportazioni. Gli analisti che monitorano la stampa russa affermano che la consegna su larga scala dei droni, in particolare di quei droni da combattimento dotati di missili sofisticati e potenti, sarà necessaria, poiché si ritiene che la Russia sia in ritardo rispetto agli Stati Uniti in questo campo.

Sembra che l’esercito russo stia cercando di sviluppare la tecnologia UAV per riempire una nicchia tattica nello spazio di battaglia per competere con missili da crociera e aerei con equipaggio. Se maggiormente sviluppati, gli UAV saranno in grado di offrire una soluzione più efficiente e meno costosa al compito di ingaggiare un’ampia gamma di bersagli nemici terrestri e di superficie.

Questo spiega perché la modernizzazione in corso delle forze armate russe sta attribuendo grande importanza allo sviluppo e allo sfruttamento di veicoli aerei senza pilota (UAV) e veicoli aerei da combattimento senza pilota (UCAV). Nelle esercitazioni militari russe e sul campo di battaglia in Ucraina e Siria, l’uso massiccio degli UAV si è concentrato sulla ricognizione, per consentire una migliore acquisizione del bersaglio.

Il potenziale di esportazione

Per quanto riguarda le esportazioni, l’enfasi, per cominciare, è ora sugli Orlan, in quanto simili al Predator XP degli Stati Uniti e all’Heron israeliano, nella loro versione da ricognizione disarmata.

Ma con gli Stati Uniti, Israele e Cina che esportano versioni da combattimento di Heron TP, droni Hermes 900, Predator B, CH-5 e Wing Loong II in diversi paesi in Medio Oriente, Africa e Asia centrale, è probabile che anche la Russia cambi questa tendenza, data l’importanza delle esportazioni di armi per la sua economia.

Così com’è, il calendario 2021 che è stato rilasciato dal Ministero della Difesa russo include un’immagine fortemente ritoccata dell’Orion-E che trasporta bombe guidate KAB-20 – un’arma da 20 chili.

Si può notare che l’Orion-E equipaggiato con armi è stato messo in mostra da Rosoboronexport all’expo IDEX 2021 ad Abu Dhabi a marzo. Questa è stata la prima presentazione ufficiale di questo drone in configurazione armata all’expo estero.

Che la Russia sia ora pronta per esportare l’UAV (con un peso lordo di circa 1 tonnellata, un’autonomia fino a 24 ore e una velocità fino a 200 Km all’ora) anche per scopi di combattimento è diventato evidente con Rosoboronexport e Kronshtadt, il produttore dell’Orion–E, che hanno espresso la loro “disponibilità a promuoverlo ai partner della regione Asia-Pacifico, Medio Oriente e Nord Africa”.

All’IDEX di Abu Dhabi, la Russia aveva anche promosso il sistema UAV Orlan-10E.

Tornando all’Orlan-10 pronto per l’esportazione, esso ha un’apertura alare di 3 metri e un peso massimo al decollo di circa 16 chili, incluso un carico utile di 5 chili. Può navigare fino a 18 ore a 110 Km/h e può essere controllato da circa 140 Km di distanza. Sebbene i russi affermino che questo drone può sganciare bombe, non è stato ancora dimostrato dagli esperti.

Si tratta di un veicolo aereo senza pilota (UAV) multiuso a medio raggio sviluppato dalla società russa Special Technology Center LLC di San Pietroburgo. Può eseguire una varietà di missioni, tra cui ricognizione aerea, osservazione, monitoraggio, ricerca e soccorso, addestramento al combattimento, interferenza elettronica, rilevamento di segnali radio e tracciamento del bersaglio in terreni difficili da raggiungere.

In effetti, l’Orlan-10 è stato ampiamente utilizzato in Siria, Armenia, Ucraina e altrove nel ruolo di ricognitore.

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Articolo di Prakash Nanda pubblicato su Eurasian Times il 15 maggio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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