Introduzione: Oltre 30 anni fa, un esperto leader contadino colombiano mi disse, “Ogni volta che leggo la parola “accordi di pace” sento il governo che affila i coltelli”.

In tempi recenti, gli “accordi di pace” sono diventati un ritornello comune in tutto il mondo. In quasi ogni regione o paese che si trova nel bel mezzo di una guerra o di un’invasione, si sono aperte prospettive per negoziare “accordi di pace”. In molti casi questi accordi sono stati firmati, ma non sono riusciti a porre fine agli omicidi e alle devastazioni da parte degli interlocutori appoggiati dagli Stati Uniti.

In questa sede rivedremo brevemente alcuni negoziati e “accordi di pace” passati e presenti, per comprendere le dinamiche del “processo di pace” e i risultati successivi.

Il Processo di Pace

Ci sono diverse trattative in corso oggi, presumibilmente progettate per garantire accordi di pace. Fra gli altri  i colloqui tra (1) la giunta di Kiev appoggiata da USA e NATO ad ovest, e la leadership del “Donbass” ad est che si oppone al colpo di Stato e alla NATO; (2) i terroristi sauditi armati da USA e NATO in Siria, e il governo siriano e i suoi alleati russi, iraniani e di Hezbollah; (3) il regime coloniale israeliano sostenuto dagli USA, e le forze indipendentiste palestinesi della Cisgiordania e di Gaza; e (4) il regime colombiano spalleggiato dagli Stati Uniti del presidente Santos, e le Forze armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC).

Ci sono anche altri negoziati di pace che si stanno svolgendo, molti dei quali non hanno ricevuto l’attenzione del pubblico.

I risultati passati e presenti degli Accordi di Pace

Nel corso dell’ultimo quarto di secolo sono stati firmati diversi accordi di pace – che hanno portato alla resa virtuale di importanti gruppi armati antimperialisti e movimenti di massa popolari.

L’accordo di pace centroamericano, che coinvolse El Salvador e Guatemala, ha portato al disarmo unilaterale del movimento di resistenza, al consolidamento del controllo oligarchico sull’economia, alla crescita e proliferazione incontrollata delle narco-bande e degli squadroni della morte sponsorizzati dal governo. Di conseguenza, il terrore interno ha subito un’impennata, ai leader della resistenza è stato assicurato il voto, sono entrati nel Congresso come politici, e, nel caso di El Salvador, gli sono stati affidati alti incarichi. Le disuguaglianze sono rimaste le stesse o sono peggiorate e gli omicidi hanno raggiunto o superato i numeri registrati durante il periodo precedente all’accordo di pace. Numerosi immigrati, spesso rifugiati interni in fuga dalla violenza tra bande, sono entrati illegalmente negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno consolidato le proprie basi e le operazioni militari in America Centrale, mentre la popolazione ha continuato a soffrire.

I negoziati di pace Israelo-Palestinesi non hanno portato ad alcun accordo, le “trattative” sono invece diventate una sottile copertura per incrementare l’annessione di territorio palestinese e costruire enclave razziste “solo per Ebrei”, con conseguente insediamento illegale di oltre mezzo milione di coloni Ebrei. Gli USA hanno appoggiato l’intero farsesco processo di pace, finanziando dei corrotti leader-vassalli palestinesi e fornendo un incondizionato sostegno diplomatico, militare e politico ad Israele.

USA-Unione Sovietica: Accordo di Pace

Gli “accordi di pace” Reagan/Bush-Gorbachev avrebbero dovuto porre fine alla Guerra Fredda e assicurare la pace globale. Invece gli Stati Uniti e l’UE hanno istituito basi militari e regimi clientelari/alleati in tutta l’Europa orientale, il Baltico e i Balcani, saccheggiato i beni nazionali e preso il controllo delle economie denazionalizzate di questi paesi. Le élite statunitensi hanno dominato il regime vassallo di Eltsin e praticamente spogliato la Russia delle sue risorse e della ricchezza. Alleandosi con degli oligarchi-gangster, hanno saccheggiato l’economia.

Il regime post-Sovietico di Eltsin ha organizzato delle elezioni, promosso il multipartitismo e diretto una nazione desolata, isolata e sempre più circondata – almeno fino a quando Vladimir Putin non è stato eletto per “decolonizzare” l’apparato statale e ricostruire in parte l’economia e la società.

I Negoziati di Pace in Ucraina

Nel 2014 un colpo di Stato violento, sponsorizzato dagli USA, ha riunito fascisti, oligarchi, generali e sostenitori dell’UE perché prendessero il controllo di Kiev e della parte occidentale dell’Ucraina. Le regioni orientali del Donbass e la penisola di Crimea, a favore della democrazia, hanno organizzato la resistenza al putsch del regime. La Crimea ha votato in massa per riunirsi alla Russia, e i centri industriali nella parte orientale dell’Ucraina (il Donbass) hanno creato milizie popolari per resistere alle forze armate e paramilitari neonaziste della giunta finanziata dagli Stati Uniti. Dopo alcuni anni di caos e di stallo, è iniziato un “processo di negoziazione”, nonostante il regime di Kiev abbia continuato ad attaccare l’est. Il tentativo di “accordo di pace” è diventato la base per gli “Accordi di Minsk”, con la mediazione di Francia, Russia e Germania, dove la giunta di Kiev ha immaginato un disarmo del movimento di resistenza, la ri-occupazione del Donbass e della Crimea e la distruzione dell’autonomia culturale, politica, economica e militare dell’etnia russa dell’Ucraina orientale. Di conseguenza, gli “Accordi di Minsk” sono stati poco più di uno stratagemma fallito per garantirsi la resa. Nel frattempo, il massiccio saccheggio dell’economia della nazione ad opera della giunta di Kiev ha trasformato l’Ucraina in uno stato fallito, con 2,5 milioni di persone in fuga verso la Russia e molte migliaia che emigrano in Occidente per coltivare patate in Polonia, oppure lavorare nei bordelli di Londra e Tel Aviv. Ai giovani disoccupati rimasti non resta che vendere i loro servizi alle truppe d’assalto paramilitari fasciste di Kiev.

Colombia: Accordo di Pace o Cimitero?

Qualsiasi celebrazione dell’“Accordo di Pace” FARC colombiane-Presidente Santos sarebbe prematura se esaminiamo le sue personificazioni passate e le esperienze attuali.

Nel corso degli ultimi quattro decenni, i regimi oligarchici colombiani, sostenuti dai militari, dagli squadroni della morte e da Washington hanno invocato innumerevoli “commissioni di pace”, inaugurato negoziati con le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC) e proceduto ad interrompere le trattative e rilanciare al contempo guerre su vasta scala che utilizzavano gli “accordi di pace” come pretesto per decimare e demoralizzare gli attivisti politici.

Nel 1984, l’allora presidente Belisario Betancur Cuartas firmò un accordo di pace con le FARC, conosciuto come “Accordo di Uribe”. In base a questo accordo, migliaia di attivisti e sostenitori delle FARC smobilitarono, formarono l’Unione Patriottica (UP), un partito elettorale legale, e parteciparono alle elezioni. Nelle elezioni colombiane del 1986, i candidati dell’UP vennero eletti senatori, membri del Congresso, sindaci e membri dei consigli comunali, e il loro candidato presidenziale guadagnò oltre il 20% dei voti. Nel corso dei successivi 4 anni, il periodo del 1986-89, oltre 5.000 capi, funzionari eletti e candidati presidenziali dell’UP vennero assassinati in una campagna di terrore in tutta la nazione. Decine di migliaia di contadini, lavoratori del settore petrolifero, minatori e operai delle piantagioni vennero assassinati, torturati ed esiliati. Gli squadroni paramilitari della morte e gli eserciti privati ​dei latifondisti si allearono con le forze armate colombiane, assassinarono migliaia di sindacalisti, lavoratori e membri delle loro famiglie. La “strategia paramilitare” dei militari colombiani contro i non-combattenti e gli abitanti dei villaggi venne sviluppata negli anni ‘60 dal generale dell’esercito americano William Yarborough, comandante del John F. Kennedy Special Warfare Center and School e “padre dei Berretti Verdi”.

A cinque anni della sua formazione, l’Unione Patriottica non esisteva più: i suoi membri sopravvissuti erano fuggiti o operavano in clandestinità.

Nel 1990, l’appena eletto presidente César Gaviria proclamò nuovi negoziati di pace con le FARC. A pochi mesi del suo annuncio, il presidente ordinò il bombardamento dell’edificio dove venivano alloggiati i leader e il team di negoziazione delle FARC. Per fortuna, erano fuggiti prima dell’attacco a tradimento.

Il Presidente Andrés Pastrana Arango (1998-2001) chiese nuovi negoziati di pace con le FARC, da tenersi “in una zona demilitarizzata”. I colloqui di pace iniziarono nella regione di El Caguán nel novembre del 1998. Il presidente Pastrana Arango aveva fatto numerose promesse, concessioni e riforme a favore delle FARC e degli attivisti sociali, ma, allo stesso tempo, aveva firmato un accordo decennale e multimiliardario di aiuti militari con il Presidente degli Stati Uniti Clinton, noto come “Plan Colombia”. Questa pratica “doppiogiochista” culminò con le Forze Armate colombiane che lanciarono una “politica di terra bruciata” contro le “zone demilitarizzate” sotto il neoeletto (e legato agli squadroni della morte) presidente Álvaro Uribe Vélez. Nel corso dei successivi otto anni, il Presidente Uribe Vélez mandò al confino quasi quattro milioni di contadini colombiani. Con i finanziamenti multimiliardari di Washington, Uribe Vélez fu in grado di raddoppiare le dimensioni delle forze armate colombiane fino a oltre 350.000 soldati, incorporando i membri degli squadroni della morte nell’esercito. Supervisionò anche la creazione di nuove armate paramilitari. Entro il 2010 le FARC si erano ridotte da diciottomila a meno di diecimila combattenti – con centinaia di migliaia di vittime civili e milioni di senzatetto.

Nel 2010 l’ex Ministro della Difesa di Uribe Vélez, Juan Manuel Santos, è stato eletto presidente. Nel 2012 Santos avviò un altro “processo di pace” con le FARC, che venne firmato entro la fine del 2016. In base al nuovo “accordo di pace”, firmato a Cuba, è stata data l’immunità a centinaia di ufficiali implicati in torture, omicidi e trasferimenti forzati di contadini, mentre i guerriglieri delle FARC dovranno affrontare un processo. Il governo ha promesso una riforma agraria e il diritto di tornare a casa per gli agricoltori e le loro famiglie sfollate, ma quando i contadini sono tornati a rivendicare la loro terra sono stati cacciati via o addirittura uccisi.

I dirigenti delle FARC hanno accettato unilateralmente di smobilitare e disarmare a partire dal giugno 2017. I militari e i loro alleati paramilitari manterranno le armi e otterranno il controllo totale sulle zone liberate dalle FARC.

Il Presidente Santos ha assicurato che l’“accordo di pace” includerà una serie di Decreti Presidenziali – privatizzazione delle risorse minerarie e petrolifere del paese e conversione delle piccole aziende agricole familiari in piantagioni commerciali. Ai contadini-ribelli smobilitati sono stati offerti appezzamenti di terra marginali e sterili, senza il sostegno del governo o i finanziamenti per le strade, gli attrezzi, le sementi e i fertilizzanti o perfino per le scuole e le abitazioni, necessarie per la transizione. Anche se ad alcuni leader delle FARC sono stati garantiti seggi al Congresso e la libertà di candidarsi alle elezioni indisturbati, i giovani soldati e contadini delle FARC sono stati lasciati senza molte alternative, se non quella di unirsi alle bande dei “narcos” o dei paramilitari.

In sintesi, la storia dimostra che una serie di presidenti e regimi colombiani hanno sistematicamente violato tutti gli accordi di pace, assassinato i firmatari ribelli e mantenuto il controllo dell’elite sulla forza lavoro e l’economia. Prima della sua elezione, l’attuale presidente Santos ha presieduto il decennio più mortifero, quando era Ministro della Difesa di Uribe.

Per aver assicurato la pace del camposanto a decine di migliaia di contadini e attivisti colombiani, il Presidente Santos ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

A L’Avana, i leader e i negoziatori delle FARC sono stati elogiati dal presidente cubano Raúl Castro, dal Presidente Obama, dal presidente venezuelano Maduro e dalla stragrande maggioranza dei “progressisti” e dei politici di destra in Nord e Sud America e in Europa.

La sanguinosa storia della Colombia, inclusa la diffusa uccisione di attivisti per i diritti civili e leader contadini colombiani, è continuata anche dopo che i documenti degli Accordi di Pace sono stati firmati. Durante il primo mese del 2017, cinque attivisti per i diritti umani sono stati uccisi dagli squadroni della morte legati agli oligarchi e ai militari. Nel 2015, mentre le FARC stavano negoziando su più clausole dell’accordo, oltre 122 attivisti contadini e per i diritti umani sono stati assassinati da gruppi paramilitari che hanno continuato ad operare liberamente nelle zone controllate dall’esercito di Santos. La propaganda dei mass media continua a ripetere la menzogna che “200.000 persone sono state uccise dai guerriglieri (le FARC) e dal governo” quando la stragrande maggioranza degli omicidi sono stati commessi dal governo e dai suoi squadroni della morte; una calunnia che i leader della guerriglia non riescono a smentire. L’importante ricercatore Gesuita Javier Giraldo ha fornito un quadro concreto dettagliato che documenta che oltre tre quarti degli omicidi sono stati commessi dall’esercito e dai paramilitari.

Ci viene chiesto di credere a dei regimi presidenziali che hanno ucciso e continuano a uccidere oltre 150.000 lavoratori, contadini, leader indigeni e professionisti colombiani e che si sono improvvisamente trasformati in amanti della giustizia e della pace. Durante i primi tre mesi di quest’anno, gli attivisti che simpatizzano per l’accordo di pace con le FARC continuano ad essere presi di mira e uccisi da presunti paramilitari smobilitati.

I leader del movimento sociale riferiscono di un aumento della violenza politica da parte delle forze militari e dei loro alleati. Anche gli osservatori di pace e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ammettono che la violenza dei paramilitari e dello stato stanno distruggendo qualsiasi struttura sulla quale il Presidente Santos poteva fare affidamento per attuare le riforme. Mentre le FARC si ritirano dalle regioni sotto il controllo popolare, i contadini che aspirano alla riforma agraria sono presi di mira dagli eserciti privati. Il regime di Santos è più preoccupato a proteggere il massiccio accaparramento di terre da parte dei grandi consorzi minerari.

Con le uccisioni dei sostenitori delle FARC e degli attivisti dei diritti umani in aumento e il Presidente Santos e Washington che cercano di approfittare di un esercito di guerriglieri disarmati e smobilitati, lo “storico accordo di pace” diventa un grande inganno progettato per espandere il potere imperiale.

Conclusione: Epitaffio per gli Accordi di Pace

Di volta in volta e in tutto il mondo, le trattative e gli accordi di pace mediati dall’Impero hanno avuto un solo obiettivo: disarmare, smobilitare, sconfiggere e demoralizzare i combattenti della resistenza e i loro alleati.

Gli “accordi di pace” come li conosciamo sono serviti a riarmare e riorganizzare le forze appoggiate dagli USA in seguito a sconfitte tattiche nella loro guerriglia. Gli “accordi di pace” vengono incoraggiati per dividere l’opposizione (“la tattica del salame”) e facilitare la conquista. La retorica della “pace” e dei “negoziati di pace” sono termini che in realtà significano “disarmo unilaterale” dei combattenti della resistenza, cessione del territorio e abbandono dei simpatizzanti civili. Le cosiddette “zone di guerra” che contengono terre fertili e giacimenti di minerali preziosi vengono “pacificate” per essere assorbite dal regime “amante della pace”. Questo serve i loro programmi di privatizzazione e promuovono il saccheggio dello “stato sviluppista”. Gli accordi di pace negoziati vengono supervisionati da funzionari statunitensi, che lodano ed esaltano i capi dei ribelli mentre firmano accordi da attuare dai regimi vassalli degli Stati Uniti… Questi ultimi garantiranno il rifiuto di qualsiasi riallineamento della politica estera ed eventuali cambiamenti socioeconomici strutturali.

Alcuni accordi di pace possono permettere ad ex leader della guerriglia di candidarsi e, in alcuni casi, vincere le elezioni come rappresentanti marginali, mentre la loro base viene decimata.

Nella maggior parte dei casi, durante il processo di pace, e soprattutto dopo la firma degli “accordi di pace”, le organizzazioni sociali, i movimenti e i loro sostenitori tra i contadini e la classe operaia, così come gli attivisti dei diritti umani, finiscono per essere presi di mira dai militari e dagli squadroni della morte paramilitari che operano in tutte le basi militari governative.

Spesso, gli alleati internazionali dei movimenti di resistenza li incoraggiano a negoziare gli accordi di pace, al fine di dimostrare agli Stati Uniti che “sono responsabili” – sperando di assicurarsi relazioni diplomatiche e commerciali migliori. Inutile dire che i “negoziati responsabili” si limiteranno a rafforzare la volontà imperiale di premere per ulteriori concessioni e incoraggiare l’aggressione militare e nuove conquiste.

Gli “accordi di pace” giusti si basano sul disarmo reciproco, sul riconoscimento dell’autonomia territoriale e dell’autorità dell’amministrazione locale degli insorti su riforme agrarie concordate, e sul mantenimento dei diritti minerari e della sicurezza militare-pubblica.

Gli accordi di pace dovrebbero essere il primo passo per delle agende politiche realizzate sotto il controllo di militari ribelli indipendenti e controllori civili.

L’esito disastroso del disarmo unilaterale è dovuto alla mancata attuazione di una politica estera indipendente e progressista e di cambiamenti strutturali.

I negoziati di pace passati e presenti, basati sul riconoscimento della sovranità di uno stato indipendente legato a movimenti di massa, sono sempre terminati con gli Stati Uniti che rompevano gli accordi. I veri “accordi di pace” sono in contraddizione con l’obiettivo imperiale di conquistare attraverso il tavolo dei negoziati ciò che non può essere conquistato attraverso la guerra.

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Articolo di James Petras pubblicato su The Greanville Post il 4 aprile 2017.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

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