Questo blog è dedicato all’idea di presentare il quadro generale – il più generale possibile – di ciò che sta succedendo nel mondo. Fra le linee d’interesse permanenti che lo compongono, possiamo elencare:

1. Il decadimento generalizzato e il collasso finale della civilizzazione industriale, legato al crescere dei costi di produzione delle quantità di combustibili fossili necessari ad alimentarla, al continuo peggioramento della qualità delle risorse energetiche e dell’energia netta che forniscono, e infine, alla continua diminuzione della loro quantità.

mkh_oilLa prima ipotesi di Hubbert, secondo la quale il picco storico della produzione di petrolio sarebbe da collocarsi negli anni settanta, era accurata; ma la successiva predizione di un picco globale, seguito da un rapido crollo attorno al 2000, era piuttosto sbagliata, visto che adesso, a quindici anni dalla data prevista, la produzione mondiale di petrolio non è mai stata così alta. I prezzi del petrolio, che per un certo periodo sono stati elevati, hanno avuto un temporaneo calo.  Comunque, osservando appena un po’ più in profondità la situazione del petrolio, si vede che il picco della sua produzione convenzionale, raggiunto nel 2005 – solo cinque anni dopo – da allora è in continua diminuzione, e il deficit è stato rimpiazzato da petrolio che è difficile e costoso da raggiungere (giacimenti sottomarini a grandi profondità, fracking) e da qualcosa che non è esattamente petrolio (sabbie bituminose).

Gli attuali prezzi non sono sufficientemente alti per sostenere ancora a lungo i costi di questa nuova tipologia di produzione, e l’attuale abbondanza, comincia ad assomigliare a un periodo di prosperità seguito inevitabilmente da carestia. La causa diretta di questa carestia non sarà tanto l’energia, ma piuttosto il debito; anche se questo, a sua volta, sarà da ricondurre all’energia: la crescita di un’economia industriale di successo richiede energia a prezzi bassi; prezzi alti ne interrompono la crescita e ne causano l’intrappolamento in una spirale di debito non ripagabile. Quando esplode la bolla del debito, non ci sarà abbastanza capitale da investire in un altro costoso ciclo di produzione energetica, e s’inizieranno a vedere gli effetti della decadenza finale.

2. L’interessantissimo processo grazie al quale gli USA si stanno trasformando nella propria nemesi: l’URSS 2.0, o, come li definiscono alcuni,  gli USSA [United Sovietic States of America, NdT].

25200_f260La miglior descrizione degli USA è: il cadavere in decomposizione di una nazione dominata da una ristretta cerchia di oligarchi che controllano le masse usando metodi Orwelliani di controllo mentale.  Finora hanno funzionato così bene che il popolino pensa che sia tutto a posto – non lo sai, c’è la ripresa! – ma qualcuno di loro si rende conto che in tanti hanno problemi personali con robette tipo violenza, abuso di alcol o di droga, o di cibo. Ma non azzardatevi a chiamarli una nazione di mangioni violenti e tossicodipendenti, perché sarebbe offensivo. In ogni caso, non li potreste chiamare in nessun modo, loro non ascoltano, presi come sono a giocherellare con i loro aggeggi elettronici, vere unità di supporto vitali di cui sono diventati dipendenti. Grazie a Facebook e simili, sono sprofondati così in basso nella caverna di Platone, che perfino le ombre che vedono non sono vere: sono simulazioni al computer di ombre di altre simulazioni.

I segnali di questa decomposizione avanzata, sono inequivocabili ovunque si guardi: l’istruzione, la medicina, la cultura, o lo stato generale della società Americana, in cui una buona metà degli uomini in età lavorativa vede compromesse le proprie possibilità di guadagnare abbastanza per condurre un’esistenza dignitosa. Ma è particolarmente evidente nell’infinita sequenza di errori che costituiscono l’essenza della politica estera americana. Qualcuno ha cominciato a chiamarla l’”Impero del Caos”, trascurando che il caos è, per definizione, ingovernabile.
Un esempio particolarmente avvincente di errore è il Califfato Islamico, che controlla grosse porzioni di Siria e Iraq. Inizialmente fu creato con il sostegno americano al fine di rovesciare il governo siriano, ma ora minaccia la stabilità dell’Arabia Saudita. Questa situazione è peggiorata tantissimo in seguito alle tensioni con la Russia che, con il suo lungo confine nell’Asia centrale, è la nazione che più di tutte è interessata a combattere l’estremismo islamico.  Il meglio che gli Americani sono riusciti a fare contro il Califfato, è una costosa e inefficace campagna di bombardamenti.  In passato, bombardamenti costosi e inefficaci di questo genere, come quelli in Cambogia, hanno avuto conseguenze indesiderate, come il regime genocida di Pol Pot, ma perché preoccuparsi d’imparare dai propri sbagli, quando si può continuare a sbagliare a tempo indeterminato?

Un altro esempio è il caos militarizzato e il crollo economico conclamato in cui si ritrova l’Ucraina in seguito al rovesciamento violento del suo ultimo governo costituzionale, organizzato dagli Americani un anno fa.  La distruzione dell’Ucraina è stata motivata dal ragionamento semplicistico di  Zbignew Brzenziski secondo cui, trasformare l’Ucraina in una territorio antirusso sotto occupazione della NATO, avrebbe efficacemente contrastato le ambizioni imperiali di Mosca. Una grossa falla di questo ragionamento è che la Russia non ha ambizioni imperiali: ha già tutto il territorio che può desiderare, ma per farlo sviluppare ha bisogno di pace e liberi scambi. Un altro piccolo problema con “la scacchiera” di Zibì, è che la preoccupazione principale di Mosca è la protezione degli interessi dei Russi, ovunque essi vivano, e per ragioni di politica interna, agirà sempre in modo da difenderli, anche se ciò significasse violare la legge o affrontare il rischio di un conflitto militare a larga scala. La destabilizzazione americana dell’Ucraina quindi non ha ottenuto nulla di buono, ha anzi accresciuto la probabilità dell’autodistruzione nucleare. Ma se gli USA si organizzano in modo da scomparire dalla mappa politica mondiale senza scatenare un olocausto nucleare, abbiamo ancora un problema, che è…

3. Il clima della Terra, il nostro pianeta, è, per dirla il più educatamente possibile, completamente fottuto. Ora, c’è un numero ridotto di persone che pensa che alterare radicalmente l’atmosfera del pianeta, la biochimica e la fisica degli oceani, bruciando appena un po’ più della metà degli idrocarburi fossili che si possono estrarre con metodi industriali, non significhi nulla, e che quella che stiamo osservando è solo una naturale variabilità climatica. rising-temperatures-on-Earth.Queste persone sono degli idioti. Cancellerò ogni singolo commento che sottoporranno in risposta a questo post, ma a dispetto della mia promessa di farlo, vi assicuro che ci proveranno lo stesso, perché sono idioti [Aggiornamento: sì, in effetti ci hanno provato, QED]

Ciò a cui stiamo assistendo, è un episodio di estinzione causato dall’uomo, che certamente supererà qualunque altra cosa di cui gli umani abbiano avuto esperienza, e che potrà rivaleggiare con l’evento che causò la grande estinzione del Permiano-Triassico di 252 milioni di anni fa.  C’è addirittura la possibilità che la Terra divenga completamente sterile, con un’atmosfera surriscaldata e tossica come quella di Venere. Che questi avvenimenti avverranno non è una predizione, solo un’osservazione. I soli parametri che resta da determinare sono i seguenti:

1. Fino a che punto si spingerà questo processo?

Ci sarà ancora un habitat adatto alla sopravvivenza della specie umana? Gli umani non possono sopravvivere senza abbondanti quantità di acqua potabile e fonti di carboidrati, proteine e grassi, tutte cose che richiedono ecosistemi funzionanti. Gli umani possono sopravvivere con quasi tutti i tipi di dieta – perfino corteccia d’albero e insetti – ma se tutta la vegetazione muore, moriamo anche noi. Inoltre, non possiamo sopravvivere in un ambiente in cui la temperatura di bulbo umido (che tiene conto della nostra capacità di abbassare la temperatura corporea grazie al sudore) supera quella del nostro corpo: quando accade, moriamo di colpo di calore. Infine, abbiamo bisogno di aria da poter effettivamente respirare: se la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera diventa troppo bassa (perché la vegetazione è morta) e troppo alta la concentrazione di biossido di carbonio e di metano (perché la vegetazione è bruciata, il permafrost si è sciolto, e il metano attualmente intrappolato nei clatrati oceanici è stato rilasciato) allora moriremo tutti.
Sappiamo già che l’aumento della temperatura media globale ha superato 1 °C dai tempi preindustriali, e sulla base delle alterazioni chimiche dell’atmosfera, si prevede che alla fine superi i 2°C. Sappiamo anche che l’attività industriale, grazie agli aerosol che disperde nell’atmosfera, produce un effetto noto come oscuramento globale. Una volta iniziato, la temperatura farà un ulteriore salto di circa 1,1 °C. Questo ci porterebbe ad un intorno sorprendente di 3,5° sopra la baseline, e non ci sono mai stati esseri umani con una Terra a 3,5° sopra la baseline.  Ma si sa, c’è una prima volta per tutto. Magari possiamo inventare qualche diavoleria… Magari, se tutti ci mettessimo sombreri con aria condizionata, o qualcosa… (Qualcuno vuole fare un concorso per dei progetti?)

2. Quanto sarà veloce questo processo? 

La massa termica del pianeta è tale per cui c’è circa un intervallo di quarant’anni tra una variazione della chimica atmosferica e i suoi effetti sulla temperatura. Finora  due cose ci hanno protetto da alcuni di questi effetti: la fusione dei ghiacci dell’Artico, dell’Antartico e del permafrost, e la capacità dell’oceano di assorbire calore. La tua bibita ghiacciata rimane piacevolmente fresca finché non si è sciolto l’ultimo cubetto di ghiaccio, ma dopo diventa tiepida e sgradevole piuttosto velocemente. Alcuni scienziati dicono che, d’altra parte, ci vorranno cinquemila anni per esaurire tutti i cubetti di ghiaccio, provocando la fine della festa, ma le dinamiche degli enormi ghiacciai che forniscono i cubetti, non sono così ben comprese, e ci sono state continue sorprese su quanto sia veloce il distacco degli iceberg, che vanno alla deriva verso acque calde e rapidamente si sciolgono.
Melting-ice-in-the-Arctic-006Ma la sorpresa più grossa degli ultimi anni è stata la velocità di rilascio del metano artico. Forse per voi non è lo stesso, ma per me è impossibile ignorare tutti gli scienziati che lanciano allarmi su questo fenomeno. Quello che loro chiamano cannone a clatrati – che può rilasciare circa cinquanta Giga-tonnellate di metano in circa una ventina d’anni – sembra abbia sparato nel 2007, e oggi (solo pochi anni dopo) la variazione della concentrazione del metano artico è diventata preoccupante.  Ma dovremo aspettare almeno altri due anni per avere un parere autorevole. Complessivamente, il metano trattenuto nei clatrati è abbastanza da superare il potenziale di riscaldamento globale dei combustibili fossili per un fattore compreso tra quattro e quaranta. Il limite superiore di questo intervallo sembra porci piuttosto avanti su un percorso che ci conduce verso un’atmosfera simile a quella di Venere, in cui le specie viventi, se ce ne saranno, potrebbero essere limitate a degli strani batteri termofili, e di sicuro non comprenderanno nessuna delle specie di cui ci piace nutrirci, né tanto meno nessuno di noi.

Guardando questi numeri, alcuni scienziati ipotizzano la possibilità dell’estinzione umana entro poco tempo.  Le stime variano, ma, in generale, se effettivamente è partito il colpo del cannone a clatrati, allora la maggior parte di noi, non dovrebbe avere piani di essere in giro oltre la metà di questo secolo. Ma la cosa divertente (l’umorismo non è mai di cattivo gusto, per quanto la situazione sia tremenda) è che in ogni caso nessuno di noi dovrebbe pensare di continuare a esserci oltre la metà del secolo. L’attuale sovrappopolamento umano è possibile grazie alla combustione degli idrocarburi fossili; una volta esauriti, la popolazione umana crollerà. Si chiama moria, ed è qualcosa che succede sempre: una popolazione (per esempio dei lieviti in un liquido zuccherino) esaurisce il proprio cibo e muore. Un gruppo ristretto d’individui più forti sopravvive, e una volta che si butta dentro una zolletta di zucchero, risorge a vita nuova, inizia a riprodursi, e il processo riparte un’altra volta.

Un altro aspetto divertente dell’estinzione umana a breve termine è che non sarà mai osservabile, perché non ci saranno mai scienziati in giro che possano osservarla, ed è quindi un concetto non-scientifico. Poiché non può essere usato per fare scienza, gli scienziati che ne parlano in giro, mirano a un effetto emotivo.  Questo contraddice una caratteristica tipica degli scienziati, che in genere si vantano della loro razionalità e preferiscono operare nel regno dell’osservabile e del misurabile. Dunque, per quale ragione gli scienziati ricercano un effetto emotivo? Ovviamente perché sentono di dover fare qualcosa. E se sentono di dover fare qualcosa, devono anche sentire che qualcosa possa essere fatta. Ma cosa?

Il primo posto in lista lo occupano sempre le azioni di lobbying nei confronti dei governi, per convincerli a limitare le emissioni di ossidi di carbonio.  Non ha avuto successo; se si vuole comprenderne il motivo, si consideri il punto 2 di cui sopra: gli USA sono uno dei maggiori colpevoli riguardo alle emissioni di ossidi di carbonio, ma quel cadavere in decomposizione che è il sistema politico americano è incapace di qualunque azione costruttiva. E’ troppo impegnato a distruggere altri paesi: Iraq, Libia, Siria, Ucraina…

La seconda posizione la occupa una roba che si chiama geoingegneria. Non preoccupatevi se non sapete cos’è: in gran parte è sinonimo di masturbazione mentale. L’idea consiste nell’aggiustare cose che non si capiscono, utilizzando tecnologie che non esistono. Ma, data la convinzione irrazionale da parte di molti umani, che tutti i problemi debbano avere una soluzione tecnologica, c’è sempre qualche stupido disposto a buttarci soldi. Precedenti esempi di tentativi conformi a queste linee guida, riguardavano idee tipo disseminare gli oceani di ferro per agevolare la crescita del plancton, o mandare in orbita pezzetti di stagnola per riflettere una parte della luce solare, o dipingere di bianco il Sahara. Tutti progetti divertenti cui pensare. E allora, perché non usare armi nucleari per sollevare un po’ di polvere nell’atmosfera, in modo da bloccare una parte della luce del sole?  O magari nuclearizzare qualche grosso vulcano, per ottenere lo stesso risultato, o qualcosa di veramente facile dal punto di vista politico: un conflitto atomico circoscritto? Oscurerebbe i cieli, causando un mini inverno nucleare, e inoltre ridurrebbe la popolazione, con la conseguente riduzione delle attività industriali. Ci sono abbastanza armi nucleari da tenere il pianeta al fresco per tutto il tempo che serve a noi per morire di intossicazione da radiazioni. Questa soluzione di geoingegneria, assieme a tutte le altre, segue il detto popolare: “Se non puoi risolvere un problema, peggioralo”.
E quindi mi sembra che tutto questo parlare di prossima estinzione umana, non sia nient’altro che un autistico sventolio delle mani, il cui unico scopo è che le persone si concentrino su cose che non funzionano. Comunque, credo che quest’argomento sia da tenere in considerazione per un semplice motivo: e se io non mi volessi estinguere? Abbiamo già stabilito che l’estinzione umana (quando si potrà dire che si verificherà) non sarà mai osservabile, perché non ci saranno umani che possano farlo. Sappiamo anche che le morie di intere popolazioni accadono continuamente. Quindi, chi è che più probabilmente morirà, e chi invece potrebbe farcela?

I primi nella lista sono le invisibili vittime di guerra. Ormai molte persone hanno visto fotografie di pile di cadaveri di soldati ucraini lasciati a decomporsi dopo un altro attacco fallito, o filmati di abitanti di Donetsk in punto di morte sul marciapiede dopo essere stati colpiti dall’artiglieria o da un mortaio delle forze governative. Ma non sappiamo quante donne e bambini stanno morendo di parto perché il governo ha bombardato le cliniche di maternità e gli ospedali: queste vittime di guerra sono invisibili. Ne ci verrà mostrato un filmato di tutti i pensionati ucraini che si spengono prematuramente perché non riescono più a sostenere le spese per cibo, medicine, e riscaldamento: possiamo essere sicuri che molti di loro non ci saranno più di qui a un anno.  Quando si parla di guerra, ci sono solo due strategie di sopravvivenza percorribili: rifiutarsi di prenderne parte; e fuggire. In effetti, quel milione più o meno di Ucraini che adesso si trovano in Russia, o il milione più o meno di Siriani, che non sono più in Siria , sono i furbi. Gli Ucraini che si offrono volontari per combattere, sono gli idioti; quelli che fuggono in Russia per stare lontani dalla guerra, sono gli intelligenti. (Ma i Russi che si offrono volontari per proteggere le loro terre e le loro famiglie da ciò che equivale ad un’invasione americana, ovviamente non sono idioti. Stanno anche vincendo). Da questo punto di vista, la guerra è un processo darwiniano, porta all’estinzione degli stupidi.

Nella lista degli episodi di estinzione da evitare, il posto successivo è occupato da ciò che accade nelle grandi città durante un’ondata di caldo. E’ successo in Europa nel 2003, ed ha causato 70.000 vittime. Nel 2010, un’ondata di caldo nella regione di Mosca (che è piuttosto a nord), ha causato 14.000 morti nella sola Mosca.  L’effetto isola di calore urbano, che è causato dalla luce solare assorbita dalla pavimentazione stradale e dalle costruzioni, produce delle temperature localmente molto alte, oltre la soglia del colpo di calore. Finché l’economia dei combustibili fossili continua a funzionare, le città continuano ad essere vivibili per la disponibilità di aria condizionata; una volta che non sarà più disponibile, si diffonderanno gli episodi di estinzione per calore urbano. Poiché il 50% delle persone vive in città, metà della popolazione umana è a rischio di estinzione per colpo di calore. Per questo, se non ti vuoi estinguere, non passare le tue estati in città.

california-palm-desertLa lista di posti in cui è meglio non trovarsi, se si vuole evitare l’estinzione, è piuttosto lunga. Per esempio, non si dovrebbe vivere in California, o negli Stati aridi del sud-ovest, perché lì non ci sarà acqua. Non si deve vivere lungo le coste, perché è probabile che saranno inondate in seguito all’innalzamento degli oceani (alla fine il loro livello salirà oltre i 100 metri,  tutte le città costiere saranno sommerse). Non si dovrebbe vivere nella metà orientale del Nord America perchè, paradossalmente, una regione artica drammaticamente più calda, causerà l’interruzione della corrente del golfo, dando luogo a inverni sempre più duri che, a causa della mancanza di combustibili fossili, provocheranno la diffusione di casi di morte per assideramento. Già oggi, un po’ di neve in più, che probabilmente sarà nella norma da oggi in poi, ha mandato a rotoli l’intera infrastruttura dei trasporti del New England (per fortuna, non abito lì). Non si dovrebbe vivere in posti in cui le sorgenti d’acqua derivano da ghiaccio fuso, perché presto ghiacciai non ce ne saranno più. Ciò include una buona parte del Pakistan, grandi zone di India, Bangladesh, Tailandia, Vietnam e così via. L’elenco di posti dove non si dovrebbe vivere per non andare incontro all’estinzione per questa ragione diventa piuttosto lunga.

Ma tutta la metà settentrionale dell’Eurasia ha davanti a sé prevedibilmente un futuro più tranquillo; quindi, se non vuoi andare incontro all’estinzione, meglio che inizi ad insegnare il Russo ai tuoi bambini.