Domenica scorsa, 25 settembre, Mosca ha ospitato la seconda conferenza internazionale di esperti “Il Dialogo delle Nazioni: Il Diritto all’Autodeterminazione e la Costruzione di un Mondo Multipolare”.

Organizzata dal Movimento No-Global russo, alla conferenza hanno partecipato rappresentanti dei movimenti per l’autodeterminazione di tutto il mondo, e anche se ogni movimento ha la propria storia, i conferenzieri avevano una preoccupazione comune – l’ordine mondiale esistente e l’egemonia unipolare americana.

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La conferenza è stata aperta dal Viceministro degli Esteri della Transnistria, Dmytri Palamarchuk, che ha detto che una settimana fa la sua repubblica ha festeggiato il 10° anniversario del referendum nazionale che ha confermato la volontà del popolo di essere indipendente e unirsi alla Federazione Russa: “Il referendum del 2006 è stato il nostro contributo per un nuovo mondo più giusto, i processi di autodeterminazione che stanno nascendo in tutto il mondo possono essere giustamente classificati come una nuova ondata di decolonizzazione”, ha detto Palamarchuk.

Ha evidenziato che l’autodeterminazione di una nazione è un principio legale riconosciuto in tutto il mondo: “E coloro che attualmente ignorano il diritto internazionale non sono i nuovi stati che cercano di esercitare questo principio, ma le vecchie “democrazie” americane ed europee, che hanno distrutto la Libia e la Siria, stanno alimentando le primavere arabe in Medio Oriente e stanno sponsorizzando e dirigendo le rivoluzioni colorate in tutta l’area ex Sovietica”, ha affermato Palamarchuk.

Il Direttore Esecutivo del Movimento Nazionalista del Texas Nate Smith ha detto che al giorno d’oggi molti governi locali in tutto il mondo stanno cercando l’autodeterminazione, e il Texas è uno di questi. Secondo Smith, esiste un modo pacifico per ottenere l’indipendenza.

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José Enrique Folch, Portavoce di Solidarietà catalana per l’Indipendenza, ha detto che l’estate prossima i Catalani organizzeranno un referendum sull’indipendenza. Folch si è lamentato del fatto che le autorità spagnole stanno attuando una politica apertamente discriminatoria nei confronti della Catalogna.

Il presidente della Campagna “Sì all’Indipendenza per la California” Louis Marinelli ha detto che i Californiani sono molto diversi dagli altri Americani, e hanno il diritto di perseguire l’indipendenza. Secondo Marinelli la California è separata dal resto degli Stati Uniti da migliaia di miglia di montagne e deserto, e che quindi, come risultato, ha la propria storia, il proprio retaggio, la propria mentalità e la propria cultura.

Non importa come finirà la corsa alla presidenza negli Stati Uniti: la campagna di Marinelli organizzerà un referendum sull’indipendenza. Marinelli si aspetta che i Californiani dicano ‘sì’ all’indipendenza, prima di tutto perché il Governo americano sta apertamente sfruttando il loro stato.

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Marinelli si è lamentato del fatto che la California sia costretta a sovvenzionare gli altri stati a spese dei Californiani, che sono obbligati a finanziare le aggressive campagne militari terroristiche di Washington all’estero, ma che non vogliono avere nulla a che fare con questa politica. Marinelli ha fatto notare che la California è la sesta economia mondiale, ha una popolazione di 40 milioni di individui e non ha alcuna rappresentanza a Washington.

Il Consigliere del Ministero degli Esteri della Repubblica del Nagorno Karabakh, Ruben Zargaryan, ha detto che il processo per il riconoscimento internazionale del Nagorno Karabakh è in corso. Ha fatto notare che gli attori chiave del conflitto in Nagorno Karabakh sono il Nagorno Karabakh e l’Azerbaigian, e che quindi anche il Nagorno Karabakh deve prendere parte ai negoziati. Secondo Zargaryan, il ritardo nel riconoscimento internazionale del Nagorno Karabakh e la politica aggressiva dell’Azerbaigian costituiscono le sfide più grandi per la sicurezza della regione.

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Membro del Partito Democratico Libanese e consigliere del leader del partito, Salim Hamadeh ha fatto notare che il diritto all’autodeterminazione comprende non solo il diritto alla secessione, ma anche il diritto di resistere alla secessione: “Questo è il nostro caso in Libano e Siria, dove noi non condividiamo l’idea di creare deboli mini-federazioni decentralizzate. Lo stato il cui presidente, Woodrow Wilson, si schierò un tempo a favore del diritto di autodeterminazione delle nazioni, non aderisce più a questa magnanima iniziativa. Oggi gli Stati Uniti si intromettono in modo scorretto nei sistemi politici di tutto il mondo, con l’obiettivo di mandare in rovina gli stati e usare le loro risorse”, ha detto Hamadeh.

Ha osservato che gli Stati Uniti hanno cominciato ad usare la religione per mettere le comunità una contro l’altra: “Queste guerre non convenzionali possono avere conseguenze catastrofiche per il sistema globale e per l’intera umanità. Il terrorismo è l’arma del mondo unipolare, e in questo momento gli Stati Uniti la stanno usando in Medio Oriente. Il loro obiettivo è prendere il controllo delle risorse locali, e non si curano dei diritti e dei desideri delle nazioni della zona, e quindi crediamo che il mondo unipolare debba essere rimpiazzato da uno multipolare, dove i diritti delle nazioni non saranno ignorati”, ha affermato Hamadeh. Ha aggiunto che il nuovo mondo debba essere basato sull’equilibrio di potere, dove la Russia deve essere uno dei leader visto che è l’unico paese che può sfidare gli Stati Uniti.

Il Vicepresidente dell’Associazione Culturale Lombardia Russia Gianmatteo Ferrari è sicuro che la Russia faccia parte dell’Europa, che non vuole perdere la propria identità, e che il resto dell’Europa debba seguire il suo esempio. Ferrari ha sollecitato l’Europa a smettere di utilizzare l’Euro, dato che rende più ricche solo le grandi banche transnazionali: “La prima cosa che devono fare le nazioni europee per ripristinare la vera Europa sovrana è seguire l’esempio del Regno Unito e uscire dall’Unione Europea, solo allora riusciranno a costruire l’Europa federale, dove tutte le nazioni avranno dei diritti”, ha detto Ferrari.

Il Segretario del partito Sinn Féin Diarmud McDouglas ha detto che i diritti degli Irlandesi nel Regno Unito vengono ancora violati, e che gli Inglesi stanno sopprimendo la religione irlandese e disseminando le loro dottrine settarie. Anche nel 21° secolo continuano a discriminare i Cattolici che vivono nell’Irlanda del Nord, e McDouglas ha fatto notare che il pregiudizio inglese contro i Cattolici è così forte che, prima del 2015, ai membri della famiglia reale inglese non era permesso sposare Cattolici.

Secondo lui l’Impero Britannico sta ancora combattendo gli Irlandesi: le autorità inglesi continuano a perseguitare i Repubblicani irlandesi e ad arrestarli senza fondamenti legali. Alla fine del suo discorso, McDouglas ha espresso solidarietà con gli Indiani d’America che stanno combattendo contro i tentativi delle compagnie americane di usare le loro terre per i loro progetti, e con i Palestinesi che stanno subendo da decenni un lento genocidio.

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La Novorossia era rappresentata dal leader del Movimento delle Guardie Slave Vladimir Rogov. Ha detto che oggi la Novorossiya e l’intera area post-ucraina stanno passando tempi duri. Secondo Rogov i movimenti per l’autodeterminazione sono nati soprattutto nelle repubbliche che si sono trovate a fare i conti con il controllo esterno dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e in modo più specifico l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia: “Questi paesi stanno subendo anche le recessioni economiche peggiori: negli ultimi 25 anni la produzione industriale in Ucraina è diminuita del 35%; in Moldavia è calata del 29%; in Georgia del 15,5%”, ha detto Rogov.

Ha ricordato ai conferenzieri che di recente gli Stati Uniti hanno approvato la fornitura di armi letali al regime di Kiev: “Facendo questo gli Americani hanno incoraggiato nuovi combattimenti e nuove morti nel Donbass. Le battaglie in corso oggi in Novorossiya sono decisive per il nostro futuro: o vinceremo e otterremo i diritti di cui godono le nazioni del mondo, o affronteremo il diritto del più forte imposto dagli Stati Uniti”, ha affermato Rogov.

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Tra i conferenzieri c’erano rappresentanti del Somaliland, di Borinquen [il nome che i nativi danno a Porto Rico], del Sahara Occidentale, e del movimento per la ricostituzione della Repubblica Autonoma Talysh-Mughan. Gli organizzatori della conferenza sperano che essa mostri al mondo che il diritto di una nazione all’autodeterminazione è importante tanto quanto il diritto di uno stato a decidere le proprie politiche e forme di governo.

Foto: Eurasia Daily

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Articolo di Kristina Melnikova pubblicato su Eurasia Daily il 27 settembre 2016.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]