L’umiliazione pubblica della nuotatrice russa Julija Efimova da parte delle rivali americane è stato un brutto, sciovinista sfoggio di ipocrisia. È stata anche un’espressione inquietante della geopolitica bellicista di Washington da parte di atleti che dovrebbero celebrare l’umanità comune.

La squadra americana, guidata dal 23 volte medaglia d’oro Michael Phelps, è stata certamente in una forma vincente eccezionale alle Olimpiadi di Rio, dato che comanda il medagliere con un ampio distacco.

Ma a che serve tutto questo metallo prezioso quando gli atleti mostrano una tale bassezza d’animo, e la volontà di essere tirapiedi della propaganda di guerra sciovinista del loro governo?

È stata la finale femminile dei 100 metri rana, all’inizio di questa settimana, l’evento in cui ha avuto luogo l’azione più dura. La vincitrice dell’oro è stata la 19enne americana Lilly King che ha relegato la Russa Julija Efimova al secondo posto, facendole vincere l’argento.

Il rozzo schizzo d’acqua della King in faccia alla rivale russa per festeggiare la vittoria è stato poi seguito da un brusco rifiuto di stringere la mano della Efimova durante la successiva cerimonia di premiazione.

“È un’imbrogliona dopata”ha detto la King [in inglese]. “Questa è una vittoria per lo sport pulito”. L’Americana ha aggiunto anche di ritenere che la Efimova non avrebbe dovuto nemmeno partecipare, a causa di una passata squalifica per doping.

L’aggressiva Americana non ha nemmeno fatto marcia indietro, rifiutandosi di fare qualsiasi ritrattazione o richiesta di riconciliazione. I membri della sua squadra, tra i quali il leggendario Michael Phelps, hanno espresso sostegno [in inglese] per la messa alla gogna della Efimova da parte della King. Anche gli spettatori nella sezione americana della piscina si sono uniti alla mischia fischiando con forza la russa, che a un certo punto è scoppiata in lacrime.

Il Presidente della Federazione Nuoto della Russia Vladimir Sal’nikov ha dichiarato che l’atmosfera a Rio è stata un inquietante ricordo dei giorni della Guerra Fredda [in inglese] negli anni ’80, quando Stati Uniti e Unione Sovietica boicottarono l’uno le Olimpiadi dell’altro.

Sal’nikov, che è stato quattro volte medaglia d’oro, ha detto che l’ostilità verso la Efimova è stata imperdonabile. Ha deplorato la mancanza di onore nella squadra americana.

“La Efimova ha attraversato una prova durissima, e penso che in un clima di sfiducia e incertezza abbia mostrato un carattere molto forte – resilienza e concentrazione – e quindi penso che si sia meritata la sua medaglia”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters.

I media statunitensi si sono divertiti ad indulgere in una commedia sulla moralità. I sottotitoli della narrazione dicono che gli Americani decorosi e rispettosi della legge hanno mostrato a sé stessi di essere superiori, moralmente e fisicamente, a quei Russi buoni a nulla e bari. Dio davvero “benedica l’America” ​​per i suoi modi giusti ed eccezionali.

Secondo questa prospettiva sciovinista, le Olimpiadi sono il corollario sportivo della geopolitica. L’America, così è andata, ha il diritto di appioppare sanzioni economiche alla Russia perché ha offeso il diritto internazionale in Ucraina; l’America ha il diritto di aumentare le forze della NATO ai confini della Russia perché minaccia l’Europa; l’America ha il diritto di condannare il presidente russo Vladimir Putin perché sta aiutando un tiranno in Siria a bombardare “ribelli moderati” e civili.

Il problema è che è sono tutte insinuazioni avventate e prive di fondamento, se non impudenti inversioni della realtà.

Il bando da parte del Comitato Olimpico Internazionale, imposto a circa 100 atleti russi in arrivo a Rio – un terzo di tutta la squadra – segue la stessa dinamica propagandistica. Le affermazioni roboanti di doping russo “sponsorizzato dallo stato” non soddisfano alcuno standard legale di prova. È tutto basato sul sentito dire e sulle esagerazioni dei media occidentali, così come per le altre rivendicazioni geopolitiche.

In questo vortice è finita la 24enne Julija Efimova. È stato patetico vedere gli altri atleti gettarsi contro di lei con un tale feroce slancio.

Cerchiamo di affrontare alcuni fatti. La Efimova abita negli Stati Uniti, dove si è allenata per diversi anni. E tanti saluti alle accuse di “doping russo sponsorizzato dallo stato”.

È stata squalificata nel 2013, dopo essere risultata positiva a tracce dello steroide anabolizzante DHEA. Tuttavia, la squalifica è stato ridotta dai due anni prescritti dalla legge a 16 mesi, perché è stato accettato il suo ricorso basato sul fatto che lei non fosse a conoscenza che un integratore alimentare da lei assunto contenesse tracce della sostanza ormonale incriminata.

Poi, all’inizio di quest’anno, la Efimova è stata trovata positiva al farmaco cardiaco Meldonium. Questo è lo stesso farmaco che ha fatto rimanere a casa la star del tennis russa Marija Šarapova e molti altri atleti. Il problema è sorto dopo che il Meldonium è stato inserito nella lista dei farmaci per migliorare le prestazioni, solo nel gennaio di quest’anno. Comunemente considerato come un farmaco per proteggere il cuore, molti atleti come la Efimova e la Šarapova sono stati poi trovati con tracce della sostanza ancora nel loro corpo dopo che il divieto è stato introdotto.

Tre giorni prima dell’inizio dei giochi di Rio, l’appello della Efimova è stato accettato dal Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) con sede a Ginevra, ed è stata reintegrata in quanto “pulita” per gareggiare. Così, il più alto tribunale di appello sportivo ha giudicato la Russa ammissibile alla partecipazione alle Olimpiadi.

Il che rende le umiliazioni degli Americani contro di lei non solo antisportive – ma anche legalmente ingiustificate.

Giorni dopo la finale dei 100 metri rana, la Efimova è arrivata a vincere un secondo argento nei 200 metri. La sua rivale americana, Lilly King, non è riuscita a qualificarsi [in inglese] per quella finale.

La Efimova ha esplicitamente detto che è contro il doping nello sport. Ha detto “tutti meritano una seconda possibilità”. È difficile essere in disaccordo con quest’opinione. Non solo nello sport, ma nella vita in generale, sicuramente tutti meritano la possibilità di riscattarsi.

Questa settimana a prendersi il trionfo a Rio è stato anche il nuotatore americano Anthony Ervin [in inglese], soprannominato il “re del ritorno”. Ha vinto l’oro nei 50 metri stile libero maschili. A 35 anni, è diventato il più vecchio nuotatore di sempre a vincere la medaglia più preziosa.

Ancora più degna di nota è la storia personale di redenzione di Ervin. Sedici anni fa, il Californiano ha vinto l’oro alle Olimpiadi di Sydney alla tenera età di 19 anni Tre anni dopo, la sua vita è crollata in un abisso di depressione, abuso di droga e alcolismo. Per un lungo periodo, l’eroe olimpico è rimasto senza casa e sconosciuto, a farsi di LSD.

Poi in qualche modo Ervin ha sconfitto i suoi demoni e ha rivoluzionato la sua vita. Dopo anni lontano dalle piscine, ha ricominciato ad allenarsi. Questa settimana ha visto il suo ritorno alle Olimpiadi e la conquista della sua seconda medaglia d’oro. Aveva messo all’asta la sua prima medaglia nel 2004, a quanto riferito da lui per aiutare le vittime dello tsunami di quell’anno in Asia.

Per citare di nuovo la Russa Efimova: “Tutti meritano una seconda possibilità”. Amen.

Sicuramente, la nobile arte dello sport narra di sconfitte e vittorie, grandi sforzi umani, perseveranza e fede. E in quei tentativi comprendiamo e condividiamo la nostra comune umanità.

Ciò che è dolorosamente deplorevole riguardo gli attuali giochi è il modo in cui l’umanità comune è stata modellata per adempiere ad un programma di geopolitica ideato da Washington per demonizzare e diffamare la Russia. Questo programma è a dir poco un colpo di tamburo a favore della guerra. È riprovevole e criminale.

Altrettanto deplorevole è che alcuni grandi sportivi vadano al passo con questo rullo di tamburi sciovinista, a favore della guerra.

Il modo in cui la squadra americana ha cercato di fare a pezzi Julija Efimova in pubblico è l’odiosa testimonianza di come la propaganda di guerra abbia contaminato le Olimpiadi – 25 anni dopo la presunta fine della Guerra Fredda.

Lilly King, Michael Phelps e altri si sarebbero coalizzati contro la Efimova in questa maniera spaventosa se fossero persistite normali e amichevoli relazioni USA-Russia? Perché la squadra americana non ha preso una posizione giusta e coerente inveendo contro gli atleti provenienti da altri paesi implicati nello scandalo doping?

L’apice della qualità sportiva non è un pezzo di metallo. Si tratta di qualcosa di molto più duraturo nello spirito umano. La squadra americana – i nuotatori in ogni caso – può aver vinto la partita, ma in termini di dignità e umanità, si sta dimostrando una pessima perdente.

*****

Articolo di Finian Cunningham pubblicato su Russia Today il 14 agosto 2016.

Traduzione in Italiano di Raffaele Ucci per SakerItalia.it

[le note in questo formato sono del traduttore]