Il Movimento dei Paesi non Allineati fu creato nell’anno 1961 dall’iniziativa di alcuni stati che non appartenevano né alla NATO né al Patto di Varsavia. Divenne in fretta l’espressione dei giovani paesi che si erano appena resi indipendenti dalle allora potenze coloniali, Gran Bretagna e Francia in primis; le nazioni del “Terzo Mondo” divennero largamente maggioritarie all’interno di questo consesso. Lo scopo dell’organizzazione consisteva nel coordinare l’azione geopolitica delle nazioni che non si riconoscevano nel dualismo est-ovest, che non intendevano schierarsi con uno dei due contendenti della Guerra Fredda, che puntavano ad adottare modelli socioeconomici autonomi e indipendenti. In verità la fondazione del Movimento fu concepita da governi con evidenti posizioni critiche nei confronti dell’occidente: si pensi che l’iniziativa della sua creazione fu presa dall’Indonesia di Sukarno, dalla Jugoslavia di Tito, dall’India di Nehru e dall’Egitto di Nasser; al tempo stesso però questi paesi, per una serie di motivazioni contingenti, non ritennero di doversi schierare apertamente, sotto il profilo militare, con l’allora Unione Sovietica, tant’è vero che nel novero dei fondatori troviamo anche stati di indiscutibile fedeltà occidentale come l’Arabia Saudita, che ne è tuttora membro.

Il Movimento è sopravvissuto al crollo del muro di Berlino e alla fine della vecchia Guerra Fredda; anzi, si è allargato a nuove nazioni sorte dalla disgregazione dell’URSS quali la Bielorussia, l’Azerbaigian, il Turkmenistan e l’Uzbekistan. I primi due risultano oltretutto essere gli unici due paesi europei aderenti dopo la defezione di Malta e Cipro, che hanno rinunciato a seguito della loro adesione all’Unione Europea. Esiste anche una rosa di soggetti non aderenti ma coinvolti in veste di “osservatori”, tra cui il più importante è sicuramente la Cina.

Attualmente il Movimento risulta essere ancora attivo; nel 2020 la sua convocazione più significativa è stata promossa da Ilham Aliyev, il presidente dell’Azerbaigian, in occasione della guerra del Nagorno-Karabakh (27 settembre – 10 novembre 2020) che ha opposto il suo paese all’Armenia, forte del ruolo di Segretario Generale che il presidente riveste dal 2019 e che scadrà – trattandosi di un mandato triennale – nel 2022.

Durante la vecchia Guerra Fredda del secolo scorso questo Movimento possedeva una certa visibilità mediatica, la sua esistenza era nota a tutto il pubblico italiano e la sua presenza veniva citata anche nei testi e nei programmi scolastici. Oggi i Non Allineati sono completamente scomparsi dall’informazione in Occidente e segnatamente in Italia, l’istruzione scolastica non ne fa alcun cenno e va da sé che una larga parte, quasi sicuramente maggioritaria, del pubblico giovanile ne ignori completamente l’esistenza. Quali sono i motivi di tale occultamento informativo, se negli ultimi trenta anni questa associazione è cresciuta in numero di iscritti anziché ridursi?

Una prima giustificazione potrebbe essere lo scarso peso politico del Movimento stesso, che in effetti non è mai stato davvero risolutivo nelle crisi politico-militari che si sono succedute dal 1990 in poi. Si tratta di una critica giustificata, e il principale evento bellico dell’anno scorso, lo scontro Azerbaigian/Armenia, che si è risolto tramite la mediazione della Russia (non di certo un paese non-allineato) in effetti potrebbe esserne una dimostrazione. Tuttavia stiamo sempre parlando del più vasto consesso internazionale dopo l’ONU e tacerne completamente l’esistenza solo per la discutibilità dei suoi risultati appare comunque eccessivo.

Un’altra spiegazione risiede nell’immagine psicologica che tale Movimento potrebbe imprimere nell’opinione pubblica, qualora se ne discutesse con frequenza. L’idea che nel ventunesimo secolo si possa ancora essere neutrali, che una nazione possa posizionarsi come “non allineata” e quindi rendersi implicitamente – anche se non necessariamente – autonoma nelle proprie opzioni strategiche, dà evidentemente fastidio a chi propone una visione atlantista dello scacchiere geopolitico mondiale. Soprattutto, i media dominanti cercano di evitare che nel pubblico italiano si insinui l’idea che possa esistere un’alternativa alla partecipazione del nostro paese alla NATO che non comporti per forza un’alleanza militare con Cina o Russia. I media tacciono completamente l’esistenza di una vasta organizzazione di stati neutrali affinché nella mente dei cittadini sussitano solo le opzioni “con la democrazia occidentale o contro”, senza vie di mezzo o alternative imparziali, anche se queste ultime includono paesi perfettamente democratici.

Insomma, è il solito trucco del “lontano dagli occhi lontano dal cuore”: se i cittadini non sono a conoscenza di un fenomeno, ben difficilmente potranno maturarne un’opinione. I media e i programmi scolastici hanno lavorato molto bene per cancellare dalla mente dei giovani italiani l’idea che si possa essere democratici e non-atlantisti al tempo stesso. Ed è proprio per questo che è bene tornare a parlare dei Non Allineati: per riportare il Movimento, con le sue legittime intenzioni di neutralità e di pace, alla conoscenza e al libero giudizio di ciascuno di noi.

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Articolo a cura di Marco Trombino per SakerItalia.it

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