Siamo solo da pochi giorni nel 2017 e possiamo già affermare con un notevole grado di confidenza che il 2017 sarà un anno storico. Penso anche che il 2017 sarà l’“anno di Trump” perché accadrà una di queste tre cose: Trump manterrà in pieno le sue minacce e le sue promesse, Trump manterrà qualcuna, ma non tutte, delle sue minacce e delle sue promesse o, alla fine, Trump sarà neutralizzato da un Congresso controllato dai Neoconservatori, dai media e dalla comunità dell’intelligence. Potrebbe anche essere messo sotto impeachment, oppure ucciso. Naturalmente esiste una serie infinita di sub-possibilità ma, per poterne discutere, chiamerò la prima opzione “Trump pesante”, la seconda “Trump leggero” e la terza “Trump giù”. Prima di discutere le possibili implicazioni delle opzioni principali, dobbiamo almeno fare il punto, con una ripassata sul tipo di situazioni che dovrà affrontare il Presidente Trump. Ne ho evidenziato alcuni punti nella mia ultima analisi, intitolata “2016: l’anno del trionfo russo[in italiano], pertanto, in questa discussione, parlerò solo delle conclusioni più importanti relative all’anno scorso. Esse sono:

1. Gli Stati Uniti hanno perso la guerra contro la Siria. Qui sono stato molto attento con le parole: quella che all’inizio aveva molte caratteristiche di una guerra civile, si è tramutata quasi subito in una guerra di aggressione da parte di una coalizione molto vasta di nazioni, capeggiate dagli Stati Uniti. Dalla creazione degli “Amici della Siria”, al sostegno nascosto alle varie organizzazioni terroristiche, fino ai tentativi di isolare il governo siriano, gli Stati Uniti hanno rapidamente preso il controllo della “guerra contro Assad”, ed ora questa sconfitta “appartiene” a loro. Ora è la Russia che ha assunto il pieno controllo del futuro della Siria. Al principio, i Russi avevano cercato di collaborare con gli Stati Uniti, ma questo era diventato quasi subito impossibile e i Russi avevano concluso, con sommo disgusto, che la politica estera americana non veniva dettata dalla Casa Bianca o da Foggy Botton [quartiere di Washington dove ha sede il Dipartimento di Stato, diventato quindi sinonimo di quest’ultimo], ma dal Pentagono. In ogni caso, il Pentagono, in Siria, non era praticamente riuscito a concludere nulla, e sembra che ormai i Russi siano arrivati alla sorprendente conclusione di poter, d’ora in poi, semplicemente ignorare gli Stati Uniti. Per fermare la guerra [i Russi] si sono invece rivolti ai Turchi e agli Iraniani. Questo è uno sviluppo assolutamente stupefacente: per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti sono diventati irrilevanti sull’esito di un conflitto che essi stessi avevano contribuito in modo significativo a creare e a perpetuare. Dopo aver concluso che gli Americani sono “incapaci di tener fede agli accordi” (недоговороспособны) [in italiano], i Russi non cercheranno neanche di opporsi agli sforzi americani, semplicemente li ignoreranno. Credo che il caso siriano sia il primo e il più drammatico, ma (penso anche) che la stessa cosa accadrà in futuro altrove, probabilmente in Asia. Questa è una situazione che nessun [Presidente] Americano si è mai trovato ad affrontare, ed è difficile prevedere come Trump si adatterà a questa situazione completamente nuova. Sono cautamente ottimista sul fatto che Trump, da buon uomo d’affari, possa fare la cosa giusta ed accettare la realtà per quella che è, e focalizzare i suoi sforzi e le sue risorse su pochi problemi/regioni importanti, piuttosto che inseguire il sogno impossibile dei Neoconservatori di un “dominio a tutto spettro” mondiale. Ma ne parleremo ancora in seguito.

2. L’Europa è in uno stato di caos totale. Come ho già scritto molte volte, invece di essere l’Ucraina a diventare come l’Europa, è l’Europa ad essere diventata come l’Ucraina: semplicemente insostenibile e destinata al fallimento. La crisi europea è grande e pluri-stratificata. E’, naturalmente, una crisi economica, ma è peggiorata dalla crisi politica che, a sua volta, è aggravata da una profondo scompenso sociale e, come risultato, tutto il sistema dell’Unione Europea e le elites che la governano si trovano ora di fronte ad una profonda crisi di legittimità. Per quanto riguarda poi i politici europei, questi sono molto più impegnati a negare l’esistenza della crisi piuttosto che a risolverla. Gli Stati Uniti, che per decenni hanno amorevolmente incoraggiato e coccolato tutta una generazione di “leaders” europei smidollati, gretti, senza palle e completamente sottomessi, si trovano ora a dover affrontare lo spiacevole fatto che questi politici europei sono imbranati come gattini ciechi, e non hanno assolutamente nessuna politica o nessuna idea sul cosa fare: sono tutti concentrati su come sopravvivere a breve termine, caratterizzati da una visuale così limitata che impedisce loro di vedere l’ambiente in cui devono operare. Un continente che aveva dato i natali a gente come la Thatcher, de Gaulle o Schmidt, ora produce eteree non-entità come Hollande o Cameron. Trump erediterà praticamente una colonia completamente incapace di auto gestirsi. E, giusto per peggiorare le cose, le elites compradore di questa colonia, anche se non hanno progetti e politiche, sono però allo stesso tempo profondamente ostili a Donald Trump, e sostengono apertamente i suoi nemici neoconservatori. Ancora una volta, questa è una situazione che mai nessun Presidente americano si era mai trovato ad affrontare.

3. La Russia è ora la nazione più forte del pianeta. Lo so, lo so, l’economia russa è relativamente piccola, la Russia ha un sacco di problemi e, solo un anno fa, Obama ha relegato la Russia al rango di “potenza regionale”, mentre McCain la chiamava “una stazione di servizio mascherata da nazione”. Che cosa posso dire? Che questi due imbecilli hanno semplicemente torto e che c’è una buona ragione, anzi tante buone ragioni, se Forbes ha definito Putin, per quattro anni consecutivi [in inglese], come l’uomo più potente del mondo. Questo non solo perché le forze armate russe sono probabilmente le più potenti ed efficaci del pianeta (anche se non le più grandi) o perché la Russia ha sconfitto gli Stati Uniti in Siria e, in realtà, in tutto il Medio Oriente. No, la Russia è la più potente nazione sulla Terra per due motivi: perché la Russia si oppone e denuncia apertamente il sistema politico, economico ed ideologico mondiale che gli Stati Uniti continuano ad imporre al nostro pianeta sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e poi perché Putin ha il ferreo sostegno dell’80% e più della popolazione russa. La più grande forza della Russia per il 2017 è morale e politica, è la forza di una civiltà che rifiuta di piegarsi alle regole che l’Occidente è riuscito ad imporre al resto dell’umanità. Ed ora che la Russia ha “reagito” con successo, altri inevitabilmente seguiranno (ancora una volta, sopratutto in Asia). Anche questa è una situazione completamente nuova per il prossimo Presidente americano, che dovrà muoversi in un mondo dove ribellarsi allo Zio Sam non equivale più ad una sentenza di morte, ma potrebbe anche arrivare a fare tendenza.

4. La Cina è ora stretta in un’alleanza strategica con la Russia, una cosa assolutamente unica nella storia. A differenza delle vecchie alleanze, che potevano essere infrante o da cui ci si poteva ritirare, quello che Putin e Xi hanno realizzato è stato la trasformazione delle loro nazioni in simbionti: in pratica la Russia dipende dalla Cina per merci e servizi, mentre la Cina è vincolata alla Russia per energia, Difesa, settore aerospaziale e tecnologie varie (per chi fosse interessato all’argomento, raccomando la lettura dell’eccellente articolo di Larchmonter 445 per il Saker blog, dal titolo: La doppia elica russo-cinese [in inglese]). Come risultato, la Russia e la Cina sono oggi come “gemelli siamesi”, con teste separate (indipendenza politica e propri governi), ma che, per entrambe le teste, hanno in comune un certo numero di organi vitali. Questo significa che anche se la Russia (o la Cina) volesse “disfarsi della Cina/Russia” in cambio di un riavvicinamento agli Stati Uniti, non potrebbe farlo. Per quel che ne so, nulla del genere è mai successo prima. Non è mai capitato che due (ex-) Imperi abbiano deciso di rimanere separati, ma completamente integrati l’uno nell’altro. Nessun pomposo documento, nessuna grande alleanza, nessun trattato solenne è mai stato firmato per fare in modo che ciò potesse avvenire; solo un gran numero di piccoli (si fa per dire) contratti ed accordi commerciali. E tuttavia, in silenzio, hanno conseguito un qualcosa di assolutamente unico nella storia. Quello che significa per gli Stati Uniti è che non potranno più contare sulla loro strategia preferita del divide et impera per cercare di dominare il pianeta, semplicemente perché questa tattica non funziona più: anche se i leaders russi e cinesi dovessero trovarsi in disaccordo su qualcosa, non potrebbero disfare quanto fatto fino ad ora. Il movimento di integrazione fra Cina e Russia potrebbe probabilmente essere arrestato da una guerra, un’eventualità assolutamente impensabile. Per adesso Trump sta lanciando tutta una serie di provocazioni nei confronti della Cina, probabilmente nella speranza che, in caso di normalizzazione dei rapporti fra Stati Uniti e Russia, la Cina si senta isolata. Ma isolare la Cina è impossibile, proprio come isolare la Russia e provocare la Cina è semplicemente una cosa destinata al fallimento. Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, il prossimo Presidente degli Stati Uniti dovrà rendersi conto che nel triangolo Russia, Cina, Stati Uniti, sono questi ultimi ad essere la componente più debole e più vulnerabile.

5. L’Iran è troppo potente per essere intimidito o sottomesso. E’ vero che l’Iran è molto più debole della Russia e della Cina, e che l’Iran non è uno dei maggiori attori sullo scacchiere internazionale. Però, a mio parere, l’Iran è una formidabile superpotenza regionale, che, probabilmente, può affrontare in tutta tranquillità ogni possibile alleanza delle nazioni della regione e prevalere contro di esse, anche se magari a caro prezzo. Proprio come la Russia, l’Iran è protetto da una combinazione di geografia e forze armate moderne. Oh, certo, le capacità iraniane non sono certo alla pari con quelle statunitensi o russe, ma sono abbastanza avanzate da rendere l’Iran un bersaglio estremamente coriaceo e pericoloso da attaccare. Molti anni fa, nel lontano 2007, scrissi un articolo intitolato “le opzioni dell’Iran per una risposta asimmetrica [in inglese]”, ormai chiaramente datato, sopratutto perché, dal 2007, l’Iran è diventato molto più pericoloso da attaccare, dagli Stati Uniti, da Israele o da una combinazione dei due. Scenderebbero in guerra la Russia e la Cina contro gli Stati Uniti nel caso di un attacco US/israeliano contro l’Iran?. No, ma gli Stati Uniti si troverebbero a dover scontare delle gravi conseguenze politiche: un veto sicuro al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (anche se le forze americane dovessero essere prese di mira in Arabia Saudita o nello Stretto di Hormuz), un sostegno politico, economico e possibilmente anche militare all’Iran, un supporto di intelligence alle operazioni iraniane, non solo in Iran, ma anche in Siria, Iraq, Afganistan e altrove, un potenziamento delle relazioni, attualmente semi-ufficiali, con Hezbollah e l’appoggio alla resistenza libanese. L’“arma” principale contro gli Stati Uniti sarebbe però quella informativa, ogni attacco verrebbe veementemente contrastato dai media russi e dalla blogosfera occidentale favorevole alla Russia: questo è esattamente lo scenario che Stati Uniti e NATO temono maggiormente: una campagna di critiche sui social media portata avanti da RT e Sputnik. Questa è la nuova realtà del 2017: non siamo abituati al fatto che la Russia dispone anche di “soft power”, in questo caso un “soft power” politico, ma, in ogni caso, queste (nuove) capacità russe sono reali e formidabili ed è per questo che i Neoconservatori danno la colpa del Brexit e della vittoria di Trump negli Stati Uniti alla “macchina propagandistica del Cremlino”. Anche se una simile “macchina” non esiste, su Internet ci sono una vivace blogosfera ed uno spazio mediatico non filo-americano che sembrano abbastanza potenti per incoraggiare almeno una qual sorta di “ribellione dei servi” dei leaders neoconservatori dell’Impero. Il sunto è questo: gli Stati Uniti hanno perso il monopolio dell’informazione mondiale e il prossimo Presidente americano dovrà competere, letteralmente darsi da fare, per convincere e portare adepti alle sue idee e al suo programma.

Come affronterà Trump queste sfide sostanzialmente nuove?

Se fosse “Trump giù”, allora avremmo qualcosa di molto simile a quello che avevamo avuto con Obama: un mucchio di promesse infrante e di speranze perdute. In pratica gli Stati Uniti farebbero ritorno a quello che chiamerei il “consensus delle politiche dell’Impero Anglo-Sionista”, che è poi quello che abbiamo avuto da Bill Clinton in poi e che, ogni quattro anni, diventa “la stessa vecchia storia, solo peggiore”. Se Trump finisse sotto impeachment o (addirittura) ucciso, assisteremmo ad un’esplosione di violenza all’interno degli Stati Uniti, che assorbirebbe la maggior parte del tempo e delle energie di quelli che avevano cercato di toglierlo di mezzo. Se Trump dimostrasse di essere tutto parole e niente fatti, saremmo nuovamente nella situazione di Obama: una presidenza debole, con le varie agenzie che “si fanno gli affari loro”, senza neanche preoccuparsi di controllare che cosa stiano facendo gli altri. Questo sarebbe un disastro, sia all’interno degli Stati Uniti che all’estero. L’esito più probabile sarebbe un crollo piuttosto brutale, improvviso ed irreversibile dell’Impero Anglo-Sionista. Dovesse mai esserci una “presidenza Pence”, i rischi di una guerra termonucleare ritornerebbero ad assere elevati, così come lo erano prima delle elezioni. Questa è di gran lunga l’opzione peggiore per tutti.

“Trump leggero” è l’opzione che attualmente ha le maggiori probabilità di avverarsi. Attenzione, anche se la chiamo “Trump leggero”, grandi cose possono succedere in questa eventualità. Primo e più importante, Stati Uniti e Russia potrebbero decidere di trattare fra di loro sulla base dell’interesse comune, del buon senso, del realismo e del rispetto reciproco. Già solo questo potrebbe essere un allontanamento abbastanza rivoluzionario e radicale dalla politica anti-russa degli Stati Uniti dall’epoca di Bill Clinton (e, in realtà, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale). In ogni caso, la collaborazione fra Russia e Stati Uniti non sarebbe globale, ma limitata piuttosto a problematiche specifiche. Per esempio, Stati Uniti e Russia potrebbero arrivare ad un accordo per operazioni congiunte contro il Daesh in Siria, ma gli Stati Uniti non bloccherebbero l’attuale politica USA/NATO di escalation e confronto con la Russia in Europa. Allo stesso modo, un Congresso controllato dai Neoconservatori impedirebbe ogni vera collaborazione russo-americana sulla questione ucraina. Questa opzione sarebbe molto più riduttiva di quello che spererebbe lo zoccolo duro dei sostenitori di Trump, ma sarebbe comunque qualcosa di infinitamente meglio di Hillary alla casa Bianca.

Anche se forse meno probabile, è il “Trump pesante” che potrebbe veramente inaugurare un’era fondamentalmente nuova nelle relazioni internazionali. In questo caso, Russia e Stati Uniti potrebbero arrivare a concludere un certo numero di accordi di vasta portata, in modo da risolvere insieme le problematiche più scottanti. Le possibilità teoriche sono assolutamente stupefacenti.

Prima di tutto, Stati Uniti e Russia potrebbero riorganizzare completamente la sicurezza europea, ravvivando e modernizzando quella che è la pietra miliare della sicurezza europea: il Trattato sulle Forze Convenzionali in Europa (CFE). Stati Uniti e Russia potrebbero negoziare un nuovo trattato CFE-III e usarlo come base per sistemare tutte le principali problematiche connesse alla sicurezza in Europa, con questo, rendendo una guerra in Europa di fatto impossibile. Gli unici veri perdenti sarebbero il complesso militare industriale e alcuni staterelli rabbiosi e peraltro inutili (Lettonia, Polonia, ecc.), la cui unica merce da esportazione di un certo valore è la paranoia russofoba, In ogni caso, però, il fatto che la guerra, reale o potenziale che sia, venga sostituita dalla pace farebbe sì che la gran maggioranza dei popoli europei, da un simile accordo trarrebbe solo dei benefici. Sarebbero necessari dei negoziati delicati ma fermi per mettere a punto tutti i dettagli, ma sono sicuro che, se alla Russia venissero date delle garanzie reali e verificabili sulla sicurezza, il Cremlino ordinerebbe la smobilitazione delle forze russe ad ovest degli Urali.

In secondo luogo, Stati Uniti e Russia potrebbero fare fronte comune e fermare la guerra civile in Ucraina, trasformare l’Ucraina in uno stato federale, che garantisca una larga autonomia a tutte le sue regioni (non solo il Donbass) e che si impegni a far diventare un’Ucraina non-allineata e neutrale la pietra miliare del nuovo sistema di sicurezza europeo. Se Russia e Stati Uniti giungessero ad un accordo del genere, non c’è nulla che i nazisti ucraini o gli Europei potrebbero fare per impedirlo. In pratica, proprio come dei teenagers irresponsabili non partecipano ai processi decisionali degli adulti, agli Europei e alla giunta di Kiev bisognerebbe dire che hanno finito dei creare dei disastri e che adesso tocca ai grandi intervenire, per fare in modo che l’incubo non diventi ancora peggiore. Scommetto che un approccio del genere avrebbe il sostegno di molti, se non la maggioranza, degli Ucraini, che ne hanno fin sopra i capelli di come vanno attualmente le cose. La maggior parte degli Europei (eccetto le elites politiche, naturalmente) e quella dei Russi darebbe sicuramente il benvenuto alla fine del casino ucraino (mi dispiace, ma questa è la descrizione esatta).

L’importanza degli Stati Uniti in Medio Oriente è diminuita molto. Tuttavia, essi hanno ancora abbastanza forza per dare, anche oggi, un utile contributo alla distruzione del Daesh, specialmente in Iraq. Anche se Russia, Iran e Turchia potrebbero probabilmente imporre una sospensione delle operazioni belliche contro la Siria, avere il sostegno americano, magari anche limitato, potrebbe essere assai utile. Il CENTCOM è ancora molto potente e una campagna per schiacciare il Daesh che unisca Russi e Americani potrebbe essere di beneficio per l’intera regione. Russi e Americani che, finalmente, collaborano fra loro in maniera intelligente e sincera sarebbe una cosa nuova e affascinante da vedere, e sono sicuro che i militari di entrambe le parti accoglierebbero con molto favore questa eventualità. Il Medio Oriente non deve diventare un gioco a somma zero, ma il prossimo Presidente americano dovrà mettersi in testa che gli Stati Uniti sono ora un partner minoritario in una grossa coalizione. Questo è il prezzo che si paga per aver avuto per otto anni un idiota alla Casa Bianca.

Non c’è bisogno di dire che, se gli Americani e i Russi collaborassero con successo in Europa, in Ucraina e in Medio Oriente, questo segnerebbe un drastico distacco dalla “guerra tiepida” fra Russia e Stati Uniti durante la disastrosa presidenza Obama.

Ahimè, c’è però la spiacevole questione del servilismo di Trump nei confronti della lobby israeliana degli Stati Uniti, e della sua stupida e delirante retorica anti-iraniana. Se Trump continuerà con queste stupidaggini anche quando sarà alla Casa Bianca, si taglierà semplicemente fuori da ogni vero accordo che riguardi il Medio Oriente. Inoltre, conoscendo la rabbiosa russofobia dei Neoconservatori, se Trump si piegasse alle loro richieste sull’Iran, probabilmente dovrebbe poi anche ridimensionare moltissimo il progetto di una collaborazione russo-americana in Europa, in Ucraina e altrove. La stessa cosa si potrebbe dire per le continue provocazioni e i continui attacchi ai danni della Cina: se Trump pensa davvero e sinceramente che gli stati Uniti siano in una posizione tale da poter intimidire la Cina, allora è destinato a molte, dolorose delusioni. I tempi in cui gli Stati Uniti potevano fare i prepotenti o minacciare la Cina sono passati da un bel po’, e tutto quello che Trump potrebbe fare sarebbe di fallire con la Cina, proprio come Obama ha fallito con la Russia.

Questa, secondo me, è LA domanda-chiave della presidenza Trump: accetteranno gli Stati Uniti, con Trump, il fatto che l’egemonia mondiale americana è finita una volta per tutte e che, da ora in poi, saranno solo un grosso giocatore, in mezzo ad altri grossi giocatori? Si, l’America, la nazione non l’Impero, può essere resa “nuovamente grande”, ma solo rinunciando all’Impero e accettando di diventare una, pur grande, “normale” nazione.

Se la classe dirigente americana continua ad operare con il presupposto che “noi siamo il N°1”, “l’esercito americano è il più potente di tutta la storia” o che “gli Stati Uniti sono la nazione indispensabile” che deve “guidare il mondo”, allora la presidenza Trump finirà con un disastro. Ideali messianici e imperialisti hanno sempre portato i loro seguaci a fallimenti catastrofici e gli Stati Uniti non fanno eccezione. Da un lato, la mentalità messianica ed imperialista è sempre profondamente visionaria, dal momento che da sempre più importanza all’ideologia piuttosto che alla realtà. E, come dice il proverbio, se hai la testa nella sabbia, vuol dire che il tuo culo è per aria. Uno dei grossi vantaggi che Russia e Cina hanno sugli Stati Uniti è che si rendono pienamente conto di essere assai più deboli degli Stati Uniti. E, paradossalmente, è proprio questa consapevolezza che le rende, alla fine, più forti.

Perciò dovrebbe diventare una delle priorità principali del Presidente Trump l’abbandono del modo di fare, tipicamente arrogante, dei Neoconservatori e dei loro antenati (biologici e ideologici) trotskisti, e sostituirlo con la necessità consapevole di impegnarsi solo in attività politiche commensurate alle attuali capacità degli Stati Uniti. Una politica realista, basata sui fatti, deve soppiantare l’attuale arroganza imperiale.

Allo stesso modo, dovrebbe essere una priorità fondamentale per il Presidente Trump purgare le elites americane da quella velenosa congrega che è salita al potere: proprio come la minaccia principale per il Presidente Putin è la 5° colonna russa, sono assolutamente convinto che il pericolo maggiore per il Presidente Trump provenga dalla 5° colonna americana controllata dai Neoconservatori, sopratutto al Congresso, nei media, ad Hollywood e nella comunità dell’intelligence. I Neoconservatori non accetteranno mai di perdere con signorilità e mai riconosceranno il fatto che il popolo americano li ha messi alla porta. Al contrario, faranno quello che hanno sempre fatto: istigheranno una rabbiosa campagna di odio contro lo stesso Trump e contro tutti quelli che che avevano osato votare per lui. Per adesso, Trump sta chiaramente cercando di accattivarseli gettando qualche osso qua e là (Pence, Priebus, Friedman, gli attacchi all’Iran, ecc.), cosa che, secondo me, è abbastanza giusta. Ma se, quando sarà alla casa Bianca, continuerà a tentennare così, contro di loro non avrà nessuna possibilità.

Michael Moore, ha appena invocato “100 giorni di resistenza[in inglese] dopo l’insediamento di Trump. Anche se Moore stesso non è altro che un pagliaccio (anche se di talento), un’iniziativa del genere potrebbe anche fare tendenza, specialmente fra i Millennials americani, ormai completamente zombificati, e fra i permalosi pseudo-liberali che, semplicemente, non possono e non vogliono accettare il fatto che Hillary ha perso. Non dovremmo mai sottovalutare le capacità degli agenti di Soros di dar vita ad una rivoluzione colorata all’interno degli Stati Uniti.

Lo “Stato Profondo” americano è anche un nemico potente ed immensamente pericoloso, le cui opzioni per opporsi ad un esito del tipo “Trup pesante” comprendono non solo l’uccisione dello stesso Trump, ma anche l’esecuzione di un altro “false flag” , come l’11 settembre, all’inteno degli Stati Uniti, magari con l’utilizzo di materiale radioattivo, da usarsi come pretesto per imporre una qualche sorta di stato di emergenza.

Infine, come al solito, ci sono le banche (intese in senso generale, comprendendo assicurazioni, fondi di investimento, ecc., praticamente tutta la finanza) che lotteranno con tutte le loro forze contro una re-sovranizzazione degli Stati Uniti. Di solito, io uso l’espressione “re-sovranizzazione” per descrivere ciò che Putin ha tentato di fare in Russia fin dal 2000: strappare il potere reale da una piccola elite transnazionale e restituirlo al popolo russo, in modo da rendere la Russia una nazione veramente indipendente e sovrana. Lo stesso concetto, naturalmente, può essere applicato agli Stati Uniti, la cui popolazione è chiaramente diventata ostaggio e serva di una piccola elite, in pratica meno dell’1%, che ha il controllo totale dei veri centri del potere. Molto di questo controllo, in realtà la maggior parte, è concentrato in diverse istituzioni finanziarie, che poi sono quelle che hanno il vero potere su tutti i rami del governo degli Stati Uniti. Alcuni le chiamano “Corporate USA” o “USA, Inc”, ma in realtà abbiamo a che fare con poteri finanziari e non con multinazionali che esistono solo perché vendono beni e servizi. Il vero livello di corruzione negli Stati Uniti è probabilmente il più alto al mondo, proprio per l’enormità delle somme di denaro in gioco. I corrotti parassiti (nel vero senso della parola) che gestiscono questa macchina da soldi faranno tutto quello che potranno per impedire il ritorno al potere del popolo americano e non permetteranno mai che “un uomo, un voto” sostituisca l’attuale “un dollaro, un voto”.

Naturalmente, è ironico che Trump stesso e tutto il suo entourage provengano da queste elites finanziarie. Ma sarebbe un errore dare semplicemente per scontato che, se una persona proviene da uno specifico ambiente, lo preferirà e lo sosterrà sempre. Che Guevara era un medico che proveniva da una famiglia benestante della borghesia argentina. Non sto certo paragonando Trump al Che! Sto solo dicendo che la teoria della coscienza di classe, alle volte fa delle eccezioni interessanti. Come minimo, Trump questa gente la conosce molto bene e potrebbe essere l’uomo ideale per spezzare il loro attuale monopolio del potere.

Conclusione

Fare previsioni per un anno come il 2017, quando la maggior parte degli eventi dipende da ciò che una singola persona potrebbe fare o non fare, è abbastanza inutile. Nella migliore delle ipotesi, un esercizio del genere è puramente un colpo di fortuna statistico. Quelli che avranno fatto le previsioni giuste faranno bella figura, e quelli che non le avranno azzeccate ne faranno una pessima. Ma, in realtà, in questo momento tutti quanti non sanno che pesci pigliare. Questo è il motivo per cui ho scelto di parlare di rischi e di opportunità e di considerare almeno tre, approssimative, “varianti Trump”. Ci sono certamente dei processi in cui Trump e gli Stati Uniti sono di cruciale o, almeno, di notevole importanza, ma ce ne sono altri in cui essi contano molto meno. Perciò, in conclusione, azzarderò qualche ipotesi e ve la sottoporrò, con tutti gli avvertimenti del caso sul fatto che potrei sbagliarmi. Detto questo, andiamo avanti.

Primo, penso che ci siano buone possibilità che Russia, Iran e Turchia riescano a porre fine alla guerra contro la Siria. La nazione rimarrà unita, ma con precise zone di influenza e con un governo che comprenderà Assad, ma anche esponenti del’opposizione. La Siria è troppo grande e troppo diversificata per poter usufruire di quel genere di pace di cui gode oggi la Cecenia, per cui possiamo sperare al meglio in quel tipo di semi-pace che ha avuto il Dagestan negli ultimi anni. Non sarà perfetto, neanche un po’, ma non sarà più un orrore totale.

Secondo, penso che quest’anno Poroshenko perderà il potere. L’Ucraina sotto occupazione nazista è potuta sopravvivere grazie ad una combinazione di inerzia (rimanevano ancora parecchi beni dell’epoca sovietica) e di assistenza occidentale. Ma entrambi si sono completamente arrestati. Inoltre, ci sono sempre più segnali di come le forze armate siano ora così impegnate nella mera sopravvivenza sul campo, da essere diventate praticamente inabili ad ogni significativa azione di combattimento. Se qualche battaglione di volontari nazionalisti o qualche leader politico particolarmente convinto dovessero ordinare un attacco contro la Novorussia, è probabile che gli Ucraini vadano incontro ad una grossa sconfitta, seguita dalla liberazione dei territori delle regioni di Donetsk e Lugansk attualmente occupate dai nazisti. In questo momento, se ciò dovesse accadere, i Novorussi hanno i mezzi per liberare e tenere Mariupol, senza essere tagliati fuori dal Donbass da un contrattacco ucraino sui fianchi. Infine, se Poroshenko fosse rimpiazzato da personaggi ancora più lunatici, i Russi potrebbero decidere di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche di Lugansk e Donetsk, cosa che inevitabilmente porterebbe in queste due repubbliche ad un referendum per la riunificazione con la Russia. Ai politici europei verrebbe un colpo, la Polonia e l’Estonia dichiarerebbero che un’invasione russa è imminente, ma la Russia, semplicemente, li ignorerebbe tutti. Per quanto riguarda Trump, è assai improbabile che possa farci molto, sopratutto considerando il fatto che i nazisti ucraini erano al 100% con Hillary e lo consideravano al pari di una barzelletta. L’unica ed ultima possibilità che rimane al “Banderastan indipendente” per evitare questo risultato è, alla fine, quella di rispettare, in pieno e senza sgarrare, gli Accordi di Minsk-2, in pratica auto-dissolvendosi. I pazzi di Kiev avranno la lungimiranza per capirlo? Ne dubito assai. Ma, chi lo sa, magari Dio avrà pietà della gente in Ucraina e darà loro la forza per liberarsi del marciume banderista che così tanta miseria ha portato loro.

Il che mi lascia con un’area che mi preoccupa molto: l’America Latina.

Non lo si è notato spesso, ma l’America Latina è uno dei reami della politica estera americana dove Obama ha avuto abbastanza successo, almeno se voi siete di quelli che approvano la dominazione americana sull’America Latina: Castro è andato, Chavez è andato, probabilmente assassinato, Christina Kirchner è andata, la Presidentessa Dilma Rousseff è stata spodestata da un golpe parlamentare e sembra che la stessa sorte toccherà adesso a Nicholas Maduro. E’ molto significativo il fatto che Cuba abbia accettato un accordo che darà agli Stati Uniti un’influenza ancora maggiore sul futuro dello stato-isola. Certo, Evo Morales, Rafael Correa e Daniel Ortega sono ancora al potere, ma rimane il fatto innegabile che i pesi massimi politici dell’America Latina sono caduti. Trump cambierà la politica americana nei confronti dell’America Latina? Ne dubito molto, anche solo perché “se non è rotto, non aggiustarlo”. E, dal punto di vista dell’imperialismo americano, la politica attuale non è affatto rotta, anzi è piuttosto di successo. Io, semplicemente, non vedo ragioni per cui Trump potrebbe decidere di permettere all’America Latina di essere libera e sovrana, rovesciando così almeno 200 anni della vecchia Dottina Monroe [in italiano]. La libertà per l’America Latina arriverà solo alla fine di una lunga lotta, indipendentemente da chi siede alla Casa Bianca.

Per cui, no, la vita nel 2017 non sarà affatto quella di un mondo perfetto, ma ci sono probabilità oltre la media che il 2017 possa assistere a qualche miglioramento molto significativo e assai ambito rispetto agli anni passati, francamente disastrosi. C’è ancora speranza che Trump possa mantenere le promesse e, se dovesse farlo, potrebbe diventare uno dei migliori Presidenti in tanti, tanti anni. Che Trump le rispetti o no, il mondo si allontanerà comunque sempre di più dall’unipolarità, a favore della multipolarità, e questa è un’evoluzione assai desiderabile. In ogni caso, per la prima volta dopo decenni, mi sento abbastanza ottimista. Questo è per me un sentimento così strano e innaturale che, quasi quasi, mi sento colpevole. Ma talvolta un gioioso senso di colpa può anche essere un grosso divertimento!

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 12 gennaio 2017

Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it