Il comandante dell’ unità “Somalia” delle Forze Armate Mikhail Tolstykh (nome di battaglia “Givi”) è stato ucciso a Donetsk alle 6.12 di questa mattina. Givi era nato ad Ilovaisk nel 1980. Aveva servito nelle forze armate ucraine prima della guerra, e poi nella milizia della Repubblica di Donetsk dall’ inizio del conflitto. Aveva partecipato alla difesa di Slovyansk, alle battaglie di accerchiamento dell’ estate 2014 (c.d. battaglia di Ilovaysk) e poi a quelle per l’aeroporto di Donetsk fra la fine del 2014 e l’ inizio del 2015. Aveva il grado di Colonnello, ed era stato insignito di due croci di San Giorgio e della medaglia “per la difesa di Slovyansk”. Era stato più volte ferito in battaglia.

Le riprese dal luogo dell’ attentato mostrano segni di una violenta esplosione nel caseggiato dove si trovava Givi. Secondo i primi accertamenti l’ attentato sarebbe stato compiuto con un lanciarazzi portatile “Shmel”.

Il momento è di grande dolore per tutti i simpatizzanti della causa della Novorussia. Dolore ma anche rabbia. Ovviamente in primo luogo contro i mandanti ucraini ed atlantici di questi crimini. Ma anche contro le paurose falle che questo sanguinoso elenco denuncia: Mikhail Tolstoj (Givi) 8/2/17, Oleg Anaschenko 4/2/17, Arsenij Pavlov (Motorola) 16/10/2016, Evgenj Zhilin 20/9/16 (in un ristorante di Mosca), Pavel Dremov 12/12/15, Alexej Mozgovoj (Most) 23/5/15, Alexander Bednov (Batman) 1/1/15, Pavel Gubarev 12/10/14 (gravemente ferito). Con questa struggente lista fra le mani, è comprensibile la stanchezza nel sentire sempre gli stessi discorsi commemorativi senza che si riesca ad arginare un problema che ormai costituisce una minaccia mortale per Donetsk e Lugansk.

Scriveva Saker in un contestato post del 21 ottobre scorso:

“Quindi è davvero semplice. Se i Novorussi non riescono a fare il lavoro, allora serve che i Russi entrino in gioco e addestrino quelli del luogo. Io di sicuro non voglio sentire che Givi o Zakharchenko saranno i prossimi ad essere stati uccisi a causa dei fallimenti della “Babushka security”. Per questo faccio domande e continuerò a farle: perché voglio che le cose cambino. Quelli che non vogliono che si facciano domande, fondamentalmente votano per avere ancora lo stesso sistema, che lo capiscano o no.”

Le domande sono state fatte, ma le risposte non sono arrivate. Con le tragiche conseguenze sotto gli occhi di tutti.