IA REGNUM: Dopo la disfatta delle forze ucraine nella sacca di Debalzevo un anno fa, già siamo in grado di considerare gli eventi in modo più pacato. Come può valutare il significato di questa vittoria per la Repubblica Popolare di Donetsk, magari non solo da un punto di vista strettamente militare, ma anche simbolico?

Zakharchenko: L’operazione per la liberazione della città di Debalzevo è unica ed è carica di significato per la Repubblica Popolare di Donetsk per tutta una serie di ragioni. Prima di tutto, in ogni caso, dal punto di vista bellico. Nella storia mondiale ci sono state assai poche battaglie simili a quelle che noi combattemmo a Uglegorsk e Debalzevo. La dottrina militare afferma che chi va all’attacco deve essere in superiorità numerica. Questa è la regola.
Secondo il regolamento dell’esercito sovietico, tale superiorità deve consistere come minimo di un rapporto di tre a uno. Secondo quello americano, di sei a uno. Nel nostro caso tutto era a rovescio: noi eravamo in meno.
A Uglegorsk, che venne attaccata dai reparti della Guardia Repubblicana, i nostri combattenti erano tre volte e mezzo meno numerosi dei soldati delle Forze Armate Ucraine (VSU) che si difendevano. Prendemmo quella città in sei ore. Debalzevo, che è sette volte più grande di Uglegorsk, la prendemmo nel giro di tre giorni. A difenderla c’erano circa cinquemila uomini. Noi, senza i reparti di appoggio, eravamo circa milletrecento. Le truppe d’assalto consistevano di seicentoottanta soldati dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk. Inoltre c’erano quasi quattrocento cosacchi, mentre duecento uomini fu in grado di schierarli il corpo di armata di Lugansk. Per quanto riguarda i carri armati, quelli delle Forze Armate Ucraine (VSU) erano cinque volte di più.
Debalzevo è diventata la città, il campo di battaglia, in cui l’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk ha acquisito piena consapevolezza di sé. Si è trasformato in un esercito pienamente capace di combattere. Nell’inno dell’Unione Sovietica, nella sua prima versione, c’è la strofa: ‘Abbiamo fatto crescere il nostro esercito nelle battaglie.‘ Questa strofa è per noi. Proprio per tale ragione l’attacco di Debalzevo fu per noi un evento cruciale. Fino all’attacco di Debalzevo il nostro esercito aveva fondamentalmente condotto una guerra di difesa. In pratica mancava del tutto l’esperienza di attività offensive. I soldati non andavano all’attacco. Avevano paura. Quando la situazione è cambiata, è sorta la necessità di andare all’attacco. Si è arrivati alla consapevolezza che di ventimila all’attacco ce ne possono andare soltanto duecentoottanta.
Ed ecco che, dopo che l’esercito si è reso conto, a Uglegorsk, che duecentoottanta possono attaccarne mille e vincere, allora in Debalzevo all’offensiva già ci andarono seicentoottanta combattenti. Mentre dopo Debalzevo all’attacco ci andarono tutti. Questa fu la svolta. Proprio per tale ragione l’operazione di Debalzevo, la sua memoria, è così importante per la Repubblica Popolare di Donetsk.
Oltre a ciò, la liberazione di Debalzevo ha anche un aspetto simbolico e mentale. Qui prendemmo piena coscienza del fatto che questa è la nostra terra e che stiamo combattendo per la nostra madre patria. Si capisce che la maggior parte dei soldati, ancor di più i comandanti, questo lo comprendevano anche in precedenza. Ma qui tale nozione si trasformò in autentica furia, in odio per il nemico. Come si dice in un’altra canzone sovietica, questa guerra divenne per noi santa.915699

IA REGNUM: Che effetto ha avuto, secondo lei, la disfatta di Debalzevo sulle Forze Armate e sulle autorità ucraine? In che misura possiamo possiamo dire che questa sconfitta ha messo fine alle operazioni su vasta scala delle VSU contro le Repubbliche Popolari?

Zakarchenko: Può darsi. L’operazione di Debalzevo è avvenuta sullo sfondo della firma degli accordi di Minsk. A Minsk noi abbiamo inflitto all’Ucraina una schiacciante sconfitta diplomatica. A Debalzevo abbiamo battuto Kiev con una disfatta militare. In quel momento, né le Forze Armate Ucraine, né i politici ucraini, avevano la forza e la volontà di continuare una guerra su vasta scala. La popolazione ucraina si trovava anch’essa in uno stato di shock. Del resto, per tutta una  serie di ragioni, non sembrava possibile in quel momento sviluppare ulteriormente il nostro successo militare. Cosicché incominciò l’epopea di Minsk.
Per quanto riguarda i soldati dell’esercito ucraino, a loro i commissari politici facevano credere che qui combattono i membri di una milizia di alcolizzati e drogati, che si possono mangiare in un sol boccone. Ma quando queste stesse milizie crearono la sacca di Debalzevo, le Forze Armate Ucraine si frantumarono. Proprio qui, a Debalzevo, noi abbiamo stroncato il morale al nostro nemico.

IA REGNUM: Qualche episodio di questa battaglia che lei rammenta più di tutti, considerando che lei vi ha preso direttamente parte?

Zakharchenko: È molto difficile isolare un singolo episodio. Furono tre giorni d’inferno. Senza sonno. Senza riposo. Qualche volta, di rado, facevi in tempo a bere un sorso d’acqua. Tutto ciò è rimasto impresso come un intero caleidoscopio di eventi. Gli attacchi, i contrattacchi, la bonifica degli oggetti conquistati, la ferita…
Effettivamente, se pensate che tali operazioni militari sono il risultato di attività perfettamente calibrate, vi sbagliate di grosso. Tutti i piani cominciarono ad infrangersi sin dai primi minuti di combattimento. L’assenza di collegamenti affidabili contribuisce a far aumentare la confusione. Tutto intorno c’è un autentico caos. Mentre l’unica via d’uscita è cercare di raggiungere lo scopo militare nonostante tutto. In alcuni momenti è stata una cosa orribile. Chi non prova terrore in battaglia, o mente, o è uno stupido. Tutti hanno paura. Sebbene si ha paura non soltanto, né così tanto, della morte, quanto di morire invano. Succedeva che i soldati feriti a morte mi dicessero: “Porta a termine quello che hai iniziato! Non mi far morire invano!”. Tutti noi nutrivamo un sentimento simile. In certi casi nell’essere umano si risvegliano grandi riserve interiori. Viene fuori una cattiveria così primordiale e selvaggia, che non si va più a cercare la vittoria, si va a fare a pezzi il nemico. Vedi  davanti a te non il nemico, ma una vittima. Quando percepisci il nemico come vittima, per te tutto funziona in modo diverso. Mentre da questa furia ti viene una tale carica di temerarietà…
Io ho preso personalmente parte in quella battaglia, ho addirittura servito come sostituto al lanciagranate. Quando gli uomini videro che anche il Presidente della RPD svolgeva una semplice mansione di soldato, piuttosto che restarsene a sedere nelle retrovie, si caricarono di coraggio. Il nemico tutto questo lo sente. A livello subconscio comincia a capire che adesso non è più guerriero, ma vittima, che presto o tardi verrà uccisa. Qualsiasi azione lui compia, resta comunque un animale braccato e questo lo spezza.995135396_3354257

IA REGNUM: Cosa è che lei ricorda adesso, quando si reca a Debalzevo, o quando incomincia a parlarne?

Zakharchenko: Dopo la liberazione di Debalzevo, ho incominciato a capitare spesso in questa città. Può darsi che sia proprio perché è diventato un luogo a me particolarmente caro. Si capisce che i ricordi sono vividi. Ma non sono ricordi molto belli: case distrutte, con abitanti infelici, bambini con occhi che non avevano proprio niente di infantile, tutti avvolti negli scialli, che spuntavano fuori dalle  macerie. Non possiamo dimenticarci di tali eventi, ma adesso bisogna pensare ad altro. Non al passato, ma al futuro.
Bisogna fare di tutto affinché questi bambini dimentichino quei giorni terribili, affinché vadano a scuola, crescano e diventino degni cittadini della Repubblica Popolare di Donetsk. Oggi ricostruiamo Debalzevo, pian piano ripuliamo le tracce della guerra, demoliamo le abitazioni e le infrastrutture rovinate, prepariamo tutto per una vita normale.
Tale compito è all’ordine del giorno per tutte le città del nostro stato. Anche per quelle che ci siamo appena accinti a liberare. Anche in questo senso Debalzevo ha un alto valore simbolico: essa era il simbolo di una città distrutta dalla guerra ed adesso deve diventare il simbolo di una città ricostruita e moderna, che si sviluppa in modo dinamico. Si sta lavorando in questa direzione.

IA REGNUM: Potrebbe raccontarci qualche episodio della vita civile, piuttosto che militare, relativo a questi eventi della storia della RPD?

Zakharchenko. Effettivamente non vi sono episodi che siano più civili di quelli militari. È proprio in guerra che l’individuo si apre a se stesso, ai compagni, a Dio. Là non esiste falsità c’è sempre chiarezza. Vengono fuori il codardo, il traditore, o l’alleato affidabile, sul quale si può contare comunque, che ti copre sempre le spalle. Debalzevo è una città eroica. Gli abitanti del luogo sono degli eroi. Senza l’aiuto dei suoi abitanti non avremmo potuto in nessun modo portare vittoriosamente a termine una tale operazione. Essi ci rifornivano di generi alimentari, di acqua. I soldati delle Forze Armate Ucraine occupavano i loro appartamenti, trasformandoli in distaccamenti e postazioni militari.
Gli abitanti di Debalzevo venivano da noi e ci informavano sulle posizioni del nemico, spesso loro stessi ci chiedevano di far fuoco sul proprio appartamento… Le persone del luogo avevano sofferto già così tanto per causa delle truppe di occupazione, che molti di essi non avevano più nulla da perdere, tutti i beni materiali passavano in secondo piano. Ogni storia del genere è sia militare che civile. Grazie agli abitanti di Debalzevo siamo divenuti inequivocabilmente consapevoli del fatto che combattiamo sulla nostra terra. Quando siamo a casa, come è risaputo, anche i muri ci danno una mano. Quando esiste una tale consapevolezza, la parola “impossibile” perde tutto il suo significato. Resta soltanto un’unica cosa: vincere. Per questo sostegno mi inchino fino a terra agli abitanti di Debalzevo.

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Articolo comparso su Novorus.info il 21 febbraio 2016

Tradotto da Pueno Italiani per Saker Italia il 25 ottobre 2016