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Quanto la società dell’Occidente assomiglia a quella descritta nelle opere di Orwell?

Il modo in cui parliamo influenza profondamente il modo in cui pensiamo.

Anche un solo termine utilizzato a sproposito, o a cui attribuiamo un significato divergente rispetto a quello che dovrebbe essere il suo senso etimologico, può deviare i ragionamenti che facciamo e portare a conclusioni diverse da quelle che vorremmo raggiungere.

Se poi gli errori non sono casuali, e l’uso di determinate espressioni da parte dei media (o l’introduzione di nuove espressioni create ad hoc per sostituire quelle preesistenti) è volutamente distorto e finalizzato a provocare confusione, la forma in cui noi percepiamo la realtà che ci circonda può esserne gravemente pregiudicata.

Tale pratica è stata descritta in modo tanto brillante quanto infausto nel romanzo “1984” di George Orwell con l’esposizione del concetto di Neolingua. [ https://it.wikipedia.org/wiki/Neolingua ]

La neolingua orwelliana è una tipologia di comunicazione artificialmente inventata da un immaginario partito unico per rendere difficile ogni forma di pensiero articolato e quindi di dissenso. Proprio la mancanza di determinati vocaboli e l’uso intenzionalmente fuorviante di altri servono ad impedire alla popolazione di esprimere alcuni specifici concetti e di formulare persino idee compiute.

La summa della neolingua può essere individuata nei 3 slogan auto-contraddittori ai quali tutta la popolazione deve credere senza riserve:

“La Guerra è Pace”

“La libertà è schiavitù”

“L’ignoranza è forza”

Fortunatamente quello di Orwell è un romanzo distopico, e possiamo rallegrarci del fatto che i funesti scenari che vi sono previsti non si siano ancora realizzati nella società in cui viviamo.
O meglio: almeno non si sono realizzati per intero.
Almeno non nei tempi previsti dallo scrittore britannico.

Ad essere sinceri però, qualche traccia di neolingua la avremmo riscontrata anche nel nostro di mondo e così, un po’ per gioco e un po’ anche sul serio, abbiamo selezionato una lista di espressioni (e volendo ce ne sarebbero ancora tante altre) il cui uso, abuso o disuso sta iniziando a puzzarci un po’.

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Iniziamo ora la nostra esposizione, durante la quale ci aiuteremo con i tre slogan citati sopra, partendo dal primo: “LA GUERRA È PACE”.

Per quanto bizzarro possa sembrare, le analogie tra il mondo immaginato da Orwell e la nostra realtà in questo caso sono abbastanza evidenti.

Fino a qualche decennio fa infatti, quando spingevamo i nostri eserciti ad occupare militarmente un paese straniero e a bombardare le fazioni che si opponevano alla nostra occupazione, lo mandavamo in Guerra. Invece, da qualche tempo a questa parte, il termine guerra è stato sostituito dalla meno inquietante definizione di Missione di Pace.

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La missione di pace in Libia non è andata molto bene e i danni collaterali sono stati decisamente più del previsto.

Questa sostituzione comporta un beneficio immediato infatti, mentre in caso di guerra buona parte dell’opinione pubblica, in maggioranza pacifista, può organizzarsi e manifestare contro la guerra stessa, nessun senso avrebbe una manifestazione pacifista che ostacolasse una missione di pace.

Prova ne è che, mentre erano svariati milioni i cittadini occidentali che dimostravano contro la guerra del Vietnam, durante le recenti missioni di pace in Medio Oriente la quantità dei manifestanti si è ridotta drasticamente a poche migliaia di irriducibili testardi, nonché ignoranti dell’evoluzione del nostro linguaggio.

Lo scopo di una missione di pace non è, come qualche maldicente si ostina ad insinuare, quello di deporre un regime sgradito per sostituirlo con un regime vassallo che conceda accesso illimitato allo sfruttamento delle risorse locali (le missioni di pace infatti di solito avvengono in zone ricche di petrolio. Per le altre aree del pianeta, dove il petrolio non c’è, non sono previste missioni di pace. Se ad esempio gli Hutu decidono improvvisamente di tagliare a fette un milione di Tutsi [ https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_del_Ruanda ], le democrazie occidentali non provvedono all’invio di alcun paciere, ed ogni eventuale iniziativa di conciliazione è lasciata alla buona volontà delle due parti in lotta), bensì quello di Esportare Democrazia.

Questa espressione in realtà non ha avuto molta fortuna e persino i più fedeli paladini del sistema di potere euro-atlantico non riescono a trattenere un sorriso quando sentono parlare di esportazione di democrazia. Tanto più alla luce delle ultime esportazioni, in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, che non sono state proprio dei successi. Anzi, la qualità della democrazia esportata si è rivelata talmente scadente, che a Parigi sono iniziati ad arrivare con una certa regolarità i resi.

Prevediamo dunque un rapido declino per questo termine di neolingua che presto finirà in disuso e sarà sostituito da vocaboli con maggiore presa sul pubblico.

Durante una missione di pace e una esportazione di democrazia, capita di sovente che una delle parti in causa faccia uso di Armi di Distruzione di Massa. Di solito si tratta della parte più pacifica, che le scarica a tonnellate sulla parte più riottosa, non senza averla prima accusata di possedere essa stessa armi di distruzione di massa (dai tempi della favola del lupo e dell’agnello nulla sembra essere cambiato … )

Alla fine della contesa la parte che veramente possedeva armi di distruzione di massa rade al suolo quasi ogni forma di vita precedentemente esistente nei territori della parte avversa e poi dichiara solennemente al mondo che il pericolo delle armi di distruzione di massa è stato sventato. Almeno temporaneamente, fino a quando gli eccessi di produzione riempiranno di nuovo i magazzini e renderanno inevitabile lo smaltimento degli stock attraverso una nuova missione di pace.

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Un’immagine del Colonnello Gheddafi da giovane. Sotto Gheddafi la Libia aveva un tenore di vita superiore a quello di molti paesi europei. Istruzione e sanità erano gratuite. Il livello di scolarizzazione era passato in pochi anni dal 25% all’87% e 1 cittadino libico su 4, ragazze comprese, arrivava a conseguire una laurea. La casa era considerata un diritto e lo stato regalava 50.000 $ ad ogni giovane coppia al momento del matrimonio e ulteriori 5.000 $ alla nascita di ogni figlio. Le banche erano di proprietà dello stato e il debito pubblico era nullo, mentre la popolazione riceveva parte dei dividendi ricavati dallo stato dalla vendita del petrolio. Fino a quando l’Occidente non decise di esportarvi la propria democrazia …

Cambiando un po’ scenario e spostandoci dal sempre turbolento Medio Oriente fino alle pianure della Russia, è interessante soffermarsi a delineare il ruolo dei grandi industriali che siano attivi in politica e che finanzino questa o quella fazione o partito. Mentre in occidente si chiamano Uomini d’Affari e Attivisti Politici, quando svolgono la propria attività ad est della vecchia cortina di ferro, la loro denominazione cambia, e vengono indicati come Oligarchi. Gli oligarchi rappresentano la base di potere di tutti i regimi non democratici che governano i paesi creatisi dalla dissoluzione dell’URSS e sono per definizione stessa assai malvagi. Quando però un oligarca per caso entra in conflitto con il gruppo di potere del quale prima faceva parte e ne viene allontanato, allora immediatamente smette di chiamarsi oligarca, e diventa un Perseguitato Politico, accreditato a far parte dell’ Opposizione Democratica che si batte per contrastare tali regimi.

Non sempre però questa opposizione democratica, che spesso gode di un seguito minimo tra la popolazione ed è anche minata dai contrasti interni tra i vari ex-oligarchi (diventati poi perseguitati politici) è sufficiente ad abbattere i regimi ai quali si oppone.

In tal caso si rendono necessarie Rivoluzione Colorate e Primavere Arabe.

Bisogna ammettere che questa definizione rappresenta un’intuizione proprio geniale. Pensate se si chiamassero ancora Colpi di Stato. Con l’aggravante di essere organizzati dalla CIA e finanziati da Soros: saremmo tutti in piazza a protestare.

Invece chi non è pronto a simpatizzare per una rivoluzione colorata, o per una primavera araba?

A dire il vero in Ucraina all’inizio erano in pochi (e solo se ben remunerati) quelli che avevano aderito ai moti cosiddetti di Maidan. La stragrande maggioranza degli ucraini guardava con sospetto a quei forsennati che ricordavano loro la fallimentare rivoluzione arancione di 10 anni prima. Qualcuno aveva purtroppo anche previsto che la rivoluzione colorata avrebbe presto assunto una tonalità rosso sangue. Ma le Cassandre, come sempre avviene, non sono state ascoltate e in Ucraina è finita come tutti sappiamo.

Ancora peggio è andata la primavera araba in Libia. Quando c’era ancora Gheddafi ed era inverno pieno e della primavera non si intravedeva neanche un bocciolo, la Libia aveva un tenore di vita superiore a quello di parecchi paesi europei. Poi improvvisamente è esplosa (nel vero senso della parola) la primavera. Adesso è estate inoltrata e la Libia è regredita al Medio Evo. Forse i libici hanno imparato la lezione, e aspettano che finalmente cali l’autunno. E dire che già nel lontano 1981 Loretta Goggi cantava “Maledetta Primavera”… a darle retta per tempo!

Passando alla fase successiva, dopo il buon esito di una rivoluzione colorata quello che era un Regime Autocratico (anche se eletto democraticamente dal popolo) viene rimpiazzato da un Governo Democratico Filo Europeo (anche se non eletto dal popolo ma imposto da tumulti di piazza).

Ciò avviene a prescindere da chi sia la guida del nuovo governo. Per restare al caso ucraino, Poroshenko, prima di essere folgorato sulla via di Damasco dai dollari americani, era un ministro di Janukovič, dunque era a tutti gli effetti un oligarca membro di un regime autocratico. Solo ora, a seguito del repentino cambio di casacca effettuato con perfetto tempismo è diventato un uomo d’affari alla guida di un governo democratico.

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Pacifici manifestanti democratici filo-occidentali in Ucraina danno fuoco ai poliziotti del regime autocratico di Janukovič che avevano iniziato la repressione pur essendo disarmati.

Allo stesso modo, coloro che si opponevano al regime autocratico (eletto dal popolo) di Janukovič erano Manifestanti Pacifici Filo Occidentali, anche quando manifestavano pacificamente con bombe molotov e lanciafiamme.

Coloro che si oppongono invece al governo democratico (frutto di un colpo di stato) di Poroshenko sono Ribelli Separatisti Filo Russi, anche quando affrontano a mani nude i carri armati.

E’ conseguenza logica di tutto ciò dunque definire Repressione Sanguinaria l’azione delle forze dell’ordine che (disarmate e senza causare vittime) cercavano di opporsi ai manifestanti filo occidentali finendo loro stesse frequentemente arrosto.

Al contrario, l’azione di un governo che manda aerei e carri armati a bombardare le città e le popolazioni che non lo riconoscono (in quanto illegittimo) causando decine di migliaia di vittime, principalmente tra la popolazione civile, verrà chiamata Operazione Anti Terrorismo. Il termine Guerra Civile infatti è ormai in disuso, a maggior ragione perchè presuppone l’esistenza di due fazioni in conflitto tra loro, mentre la nostra neolingua preferisce evitare di concedere ogni minima legittimazione, anche solo lessicale, alla fazione refrattaria ad assorbire i principi democratici occidentali.

Va di per sè dunque, che quei mezzi di informazione che, grazie ai generosi finanziamenti delle lobbies e delle ONG europee e americane, sostengono le posizioni democratiche e atlantiste vengono chiamati Giornali Liberi o Televisioni Libere, mentre quelli che non si associano al coro assordante dei media occidentali e osano proporre interpretazioni della realtà diverse, vengono liquidati come Organi di Propaganda di questo o quel regime.

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Terroristi separatisti filo-russi dell’Est Ucraina affrontano a mani nude l’esercito che il governo democratico filo-europeo di Poroshenko ha inviato in missione di pace per liberarli.

Esistono infine, sparsi qua e là per il mappamondo, come cumuli di monnezza in un prato inglese, i cosiddetti Stati Canaglia.

Gli stati canaglia, nel panorama della comunità internazionale, recitano più o meno lo stesso ruolo che impersonava Franti nel libro Cuore di De Amicis. Sono inoltre caratterizzati dalla singolare particolarità di essere praticamente gli unici stati al mondo che non hanno ancora accettato una Banca Centrale controllata dai Rotschild.

Per voler sintetizzare in breve la differenza tra uno degli stati canaglia per eccellenza, la Corea del Nord e lo stato per definizione paladino delle libertà e della democrazia, gli USA, il primo negli ultimi 50 anni non ha dichiarato guerra, non ha invaso, bombardato nessun altro paese del mondo. Il secondo invece, nello stesso periodo, ha portato guerra, distruzione e morte in decine di paesi diversi, in tutti gli angoli del pianeta, causando milioni di vittime. Tutti Effetti Collaterali, delle esportazioni di democrazia, si intende.

Lo stato canaglia è il penultimo livello nella graduatoria che discende verso l’inferno dell’aberrazione geopolitica. Più in basso, nella Giudecca, esiste solo il Terrorismo: il male assoluto, il vero antagonista globale della nostra epoca.

Trattasi di una vera e propria Spectre della comunità mondiale, per conto della quale svolge comunque anche funzioni di notevole, seppur controversa, utilità.

Nel panorama della politica internazionale infatti, dopo la dissoluzione dell’URSS, era venuto a mancare un blocco contrapposto che giustificasse la decisione di dare continuità ad un’organizzazione militare come la NATO e il perdurare (anzi la progressiva moltiplicazione) delle sue missioni di pace ed esportazioni di democrazia.

Dal punto di vista della politica interna invece, a causa della minaccia crescente del terrorismo e della percezione di pericolo che essa comporta per tutti noi, abbiamo accettato di buon grado l’inevitabile compressione dei nostri diritti, delle libertà, della privacy pretese da coloro che si ergono a nostri protettori contro il terrorismo.

Senza il terrorismo la NATO non avrebbe più senso di esistere e le basi militari americane sparse per tutto il pianeta perderebbero la propria funzione.

Per nostra fortuna però l’avverarsi di questo scenario è per ora assai remoto, visto che il fenomeno del terrorismo invece di risolversi, si aggrava di anno in anno.

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Osama Bin Laden in un’immagine d’epoca (1993) su “The Independent”. A quei tempi non era ancora un terribile terrorista. Era invece un guerrigliero filo-occidentale che aveva combattuto il regime afgano alleato dei sovietici, e quindi era ben visto dalla stampa libera dell’Occidente. Era ancora naturalmente incline a trovare una soluzione pacifica ad ogni conflitto.

Infine, chi osi mettere in dubbio tutte le inconfutabili verità che ogni giorno la stampa libera ci propina, altri non è se non un vile Complottista. Dall’analisi etimologica del termine si potrebbe erroneamente dedurre che complottista dovrebbe essere chi i complotti li fa (il suffisso –ista, derivato dal latino, infatti indica la persona che svolge una determinata attività) invece, secondo l’uso corretto della neolingua, complottista non è colui che ordisce i complotti, bensì colui che li denuncia.

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Fino ad ora abbiamo esposto alcune applicazioni della neolingua nel contesto della politica internazionale. Anche la nostra vita di tutti i giorni però può essere osservata dal punto di vista delle modifiche avvenute negli ultimi decenni nel lessico.

In questo caso ci tornerà comodo il secondo slogan: “LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ”.

Liberismo e liberalizzazioni sono infatti le parole chiave, ed entrambe condividono la radice con quella della parola libertà.

Perché una Liberalizzazione abbia luogo, innanzitutto bisogna provvedere ad una Deregulation. Tutti noi siamo abituati ad accettare passivamente l’accezione positiva che il termine deregulation ha acquisito nell’uso quotidiano dei media: significa che si smantellano le oberanti regole e procedure che ostacolano il funzionamento del Libero Mercato.

Peccato che, dai tempi del Codice di Hammurabi [ https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Hammurabi ] ad oggi, l’uomo abbia cercato di darsi delle leggi e delle regole che rendano possibile la convivenza civile. A volte si è trattato di regole stupide, sbagliate o ridondanti. Più spesso le leggi esistenti sono state via via superate dal cambio dei costumi e della realtà sociale che le avevano originate, e si è reso necessario un aggiornamento delle stesse. Ma mai fino ad ora era stata imposta alla società una filosofia che mettesse in dubbio l’esistenza stessa delle regole e promuovesse la loro riduzione e rimozione indiscriminata.

In assenza di regole di convivenza infatti si regredisce alla legge della giungla, alla legge del più forte (che nella società moderna è il più’ ricco), e prima i diritti dei più deboli e poi via via quelli di tutta la collettività vengono compressi a favore degli interessi dei pochi che detengono le leve del potere. Per fare un esempio “riuscito” di deregulation, l’eliminazione della distinzione tra banche di credito e banche d’affari ha permesso quei colossali fenomeni di speculazione che negli ultimi anni hanno portato alla rovina milioni di piccoli risparmiatori e mandato in crisi l’intera economia mondiale.

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Il Codice di Hammurabi, risalente a quasi 4000 anni fa, tra l’altro prevedeva: “I poveri, le vedove e gli orfani sono posti sotto la tutela dello Stato. In favore dei lavoratori viene alzato il salario e sono stabiliti i giorni di riposo annuali”. Che dal punto di vista sociale fosse più evoluto delle odierne legislazioni neo-liberiste occidentali?

Subito dopo la deregulation, il passo successivo per portare a compimento la liberalizzazione è un processo di Privatizzazioni. Anche per il termine privatizzazione nella nostra società è stato imposto un significato di valore positivo.

Adducendo il pretesto che tutto ciò che è pubblico non funziona, beni che appartenevano alla collettività, e che erano stati realizzati con il denaro pubblico (quindi con le tasse di tutti i cittadini) vengono svenduti, spesso a prezzi simbolici che rappresentano solo una percentuale insignificante di quello che erano costati, a dei privati, che acquisiscono così il diritto di utilizzarli per ricavarne un profitto personale.

I costi dunque sono pubblici e a carico dei cittadini, mentre i guadagni sono privati.

Senza considerare che la storiella secondo cui il settore pubblico è per definizione inefficiente andrebbe finalmente rivista alla luce di quello che è successo ad esempio in Italia negli ultimi decenni. Da quando il robusto apparato industriale pubblico è stato smantellato e regalato alle banche, alle multinazionali e ai privati, l’economia italiana è andata a rotoli e il tenore di vita della popolazione è precipitato. Magari qualcuno comincia a capire che si stava meglio quando si stava peggio …

Lo stesso termine Capitalismo è stato ormai sdoganato. Non che proprio tutti vi riconoscano ancora un’accezione pienamente positiva, ma è anche vero che quando sentiamo qualche vetero-comunista incallito che osi ancora inveire contro i capitalisti e i padroni, non possiamo evitare un moto di compatimento per il povero sopravvissuto, simile a quei giapponesi che, a Seconda Guerra Mondiale finita, rifugiatisi nelle foreste tropicali di qualche isola sperduta, ancora non deponevano le armi.

La stragrande maggioranza di noi ha accettato ormai come normale il fatto di vivere in una società dominata dal capitale, e non ha niente da contestare se qualche singolo individuo arriva a possedere beni e ricchezze superiori a quelli di cui possano disporre decine o centinaia di milioni di suoi simili. (Proprio di ieri la notizia che i 62 uomini più ricchi del mondo possiedono averi pari a quelli a disposizione dei 3.600.000.000 più poveri. La Francia di Maria Antonietta prima della Rivoluzione al confronto era un paese socialista!)

Non mi soffermerò troppo su altri termini che abbiamo, volenti o nolenti, accettato come caratterizzanti la società in cui viviamo: da Individualismo e Consumismo fino a Usa e Getta e Shopping, né su altri termini che abbiamo finito per accantonare e relegare in un cantuccio: Stato Sociale, Diritti dei Lavoratori, Ruolo dello Stato nell’Economia, Uguaglianza, Solidarietà, Coscienza di Classe.

Forse, se ci fossimo opposti per tempo all’accettazione passiva del primo gruppo, e avessimo combattuto per salvare il secondo, la qualità della nostra vita sarebbe oggi un po’ migliore, come lo era quella della generazione che ci ha preceduto, che certe distinzioni le conosceva ancora.

Invece prosegue da decenni lo smantellamento dello Stato a favore di tutto ciò che sia privato. E nessuno sembra più in grado di obiettare che lo Stato, nel bene e nel male, rappresenta e comprende tutti noi, mentre il privato rappresenta solo sè stesso e i propri interessi.

Ci viene chiesto di accettare una progressiva Cessione di Sovranità, ma tale cessione non avviene da parte dello Stato Nazionale a favore di uno Stato Europeo che lo sostituisca nelle sue funzioni e che rappresenti tutti i cittadini d’Europa, bensì nei confronti o di una potenza straniera che da 70 anni occupa militarmente i territori europei, o nei confronti di istituzioni (Banche Centrali, Fondi Monetari Internazionali, Banche Mondiali) che questa stessa potenza e le lobbies di privati che la controllano hanno contribuito a creare.

Completiamo finalmente questa analisi con il termine che più di tutti ci ricollega alla “schiavitù” di cui sopra: il Debito.

Ogni persona onesta (e sono la maggioranza, nonostante tutto) se si trovi ad avere un debito si sentirà in dovere di fare tutto il possibile per saldarlo. Ed ecco che da alcuni anni i media ci ricordano con insistenza assai sospetta che siamo tutti in debito.

In pochi hanno compreso che si tratta di una delle più grandi truffe della storia umana.

Il debito attraverso il quale veniamo messi quotidianamente in soggezione infatti altro non è che la Moneta stessa.

Questo è il vero capolavoro della neolingua! Avere una stessa, unica, quantità numerica ed esprimerla con due termini differenti e dai significati opposti: moneta nella sua accezione positiva e debito in quella negativa.

(Alcuni tra coloro che hanno capito l’inganno hanno coniato il termine Moneta-Debito. Ma attenzione, in questo caso non si tratta di un vocabolo della nostra neolingua, e sui media tradizionali non ne troverete traccia. Il termine è in uso solo presso i soliti incorreggibili complottisti.)

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La differenza tra una Moneta Sovrana e una Moneta-Debito. La prima appartiene allo Stato, e non comporta interessi. La seconda invece appartiene alla Banca Centrale (controllata da banche private) e anche quando la guadagniamo onestamente e si trova nelle nostre tasche, la abbiamo solo in prestito, e dobbiamo pagare interessi per il solo fatto di detenerla o usarla.

In definitiva, avendo l’Europa delegato l’emissione di moneta ad una Banca Centrale posseduta da privati, questa stampa le banconote e ce le da in prestito. E noi ogni anno paghiamo miliardi di interessi a chi ci presta … i nostri soldi.

Il debito quindi è tecnicamente impossibile da estinguere, almeno fino a quando non riuscissimo a sostituire la moneta-debito con una Moneta Sovrana (altra espressione di cui è sconsigliato l’uso, altrimenti troppa gente inizierebbe a chiedersi perché la nostra moneta non sia sovrana), come era la Lira fino al momento della separazione tra Banca d’Italia e Tesoro.

Henry Ford ebbe ad affermare: Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.

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La cinica ammissione di Ford si congiunge con le tristi previsioni di Orwell proprio sul terzo ed ultimo slogan della neolingua: L’IGNORANZA E’ FORZA.

Non è certo forza per gli ignoranti, ma lo è per coloro che li controllano, li ingannano e ne manipolano il pensiero, anche attraverso l’uso intenzionalmente fuorviante dei vocaboli.

Purtroppo l’ignoranza, soprattutto sui temi politici, sta diventando un vanto. Definirsi apolitici e disinteressati alla politica va sempre più di moda.

Concludiamo dunque dedicando a tutti coloro che ostentano la propria ignoranza e trascurano di cercare di comprendere ciò che avviene nel Mondo in cui vivono, questo aforisma, sempre attuale di Bertolt Brecht:

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
né s’importa degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

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Articolo di Cesare Corda per SakerItalia.it