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Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino, il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush tramite il suo segretario di Stato James Baker, prometteva al premier sovietico Mikhail Gorbachev che in cambio della cooperazione per la riunificazione della Germania, la NATO non si sarebbe estese di “un pollice” ad est verso la Russia. Baker disse a Gorbaciov: “Guarda, se rimuovete le [300.000] truppe dalla Germania orientale e consentite la riunificazione della Germania (e il suo ingresso nella NATO), la NATO non si estenderà di un pollice verso est.”

L’anno successivo l’URSS ufficialmente si dissolse. La sua alleanza militare difensiva (comunemente nota come il “Patto di Varsavia”) chiuse i battenti. La guerra fredda era finita.

Ma allora perché anche la NATO non si é dissolta, ampliandosi invece in modo inesorabile, circondando di fatto la Russia europea? Perché non si tratta di questa questione essenziale con una sana discussione ed un dibattito in questo paese [N.d.T. gli USA]?

NATO: Un’alleanza anti-russa della Guerra Fredda

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Molti non concordano con l’opinione che l’impegno di Bush sia mai stato veramente dato, anche se Baker lo ripeté pubblicamente in Russia. Oppure sostengono che non fu mai messo per iscritto, e che sia quindi giuridicamente inesistente. O ancora, che ogni promessa fatta agli allora capi dell’Unione Sovietica (che cessò di esistere nel 1991), non sia applicabile alle successive relazioni USA-Russia. Ma appare evidente che gli Stati Uniti hanno, con costernazione della leadership russa, sostenuto una politica di opposizione al loro ex-nemico della Guerra Fredda, principalmente sotto la forma di espansione della NATO. Questa espansione è raramente oggetto di commenti nei mass media americani, che si tratti dell’ingresso di una nuova nazione nella NATO o dell’ammissione di un nuovo stato nell’ONU, come se tutto ciò fosse del tutto naturale e senza problematiche alcune.
Ma ritorniamo alla storia dall’inizio. L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico fu costituita il 4 aprile 1949, inizialmente composta da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Islanda, Norvegia e Portogallo, come un’alleanza militare contro l’Unione Sovietica , e principalmente la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.

Si formò appena quattro anni dopo che i sovietici avevano preso d’assalto Berlino, sconfiggendo i nazisti (Come sapete, la Germania invase la Russia sei mesi prima che il Giappone attaccasse Pearl Harbor; USA e URSS erano alleati durante seconda guerra mondiale contro i fascisti; le vittorie chiave nella guerra in Europa di Mosca, Stalingrado, Kursk, furono vittorie sovietiche sui nazisti; i soldati americani attraversarono il Reno solamente il 22 marzo 1945 quando l’Armata Rossa si stava avvicinando a Berlino, conquistandola tra il 16 aprile ed il 2 maggio e pagando un prezzo di circa 80.000 sovietici uccisi. Se non si sanno queste cose, vi hanno negato un’istruzione adeguata.)

Nei quattro anni tra il suicidio di Hitler e la formazione della NATO, i due grandi vincitori della guerra divisero l’Europa in sfere di influenza. La vicina Unione Sovietica aveva contribuito in modo sproporzionato alla sconfitta fascista: oltre otto milioni di militari e oltre 12 milioni di civili morti, rispetto ai lontani Stati Uniti, che ebbero perdite per circa 186.000 morti nel teatro europeo e 106.000 nel Pacifico.

Potrebbe sembrare strano che l’eroe “minore” in questo conflitto epocale contro il fascismo si sia attribuito tutto il “bottino” dopo la battaglia: gli Stati Uniti crearono un blocco che comprendeva la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la maggior parte della Germania, i Paesi Bassi, il Portogallo, e la maggior parte della Scandinavia, mentre i sovietici affermavano la loro egemonia (o tentarono) su stati-clienti generalmente meno abbienti. Ma i sovietici non erano interessati a mettere nella loro bisaccia le nazioni più ricche. Se così fosse stato, non avrebbero ritirato le loro truppe dall’Austria nel 1955.

Piuttosto, la Russia, che storicamente ebbe più volte a subire invasioni ad ovest da Svezia, Lituania, Polonia, Francia e Germania, voleva principalmente assicurare i suoi confini occidentali. Per assicurare ciò, contribuì alla formazione di regimi “amici”, organizzando elezioni in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e altrove (questi regimi avevano altrettanta legittimità che le elezioni organizzate sotto occupazione americana in Iraq o in Afghanistan negli anni successivi, o in qualsiasi paese dell’America Latina). Di fatto facendo nascere le “repubbliche popolari” dell’Europa dell’Est.

Stati Uniti e Gran Bretagna brontolavano circa i progressi geopolitici del loro ex alleato dei tempi della guerra. Nel marzo 1946 l’ex primo ministro britannico Churchill durante una visita negli Stati Uniti faceva allusione ad una “cortina di ferro” caduta in tutta Europa (forse stava inconsapevolmente usando l’espressione che Josef Goebbels aveva usato appena tredici mesi prima). Il ministro della propaganda tedesca aveva dichiarato ad un giornale che “se il popolo tedesco deponesse le armi, i sovietici … occuperebbe tutta l’Europa … una cortina di ferro si sarebbe abbattuta su questo enorme territorio … “. Spaventoso!

Ma gli Stati Uniti stavano già da tempo lavorando alacremente alla consolidazione del proprio blocco in Europa. Nel maggio 1947 la CIA costrinse i governi italiano e francese ad eliminare i membri dei partiti comunisti dai governi formati in seguito ai successi elettorali dell’anno precedente. (Gli Stati Uniti avevano acquistato grande influenza, attraverso i 13 miliardi di dollari del Piano Marshall, iniziato nell’aprile del 1947 e progettato per rilanciare il capitalismo europeo e diminuire il ricorso al “richiamo marxista”).

Il capo della Cia a Roma si era poi addirittura vantato che “senza la CIA”, che aveva finanziato la campagna del “Terrore Rosso” e fomentato violenti scontri, taluni anche mortali, ” il partito comunista avrebbe sicuramente vinto le elezioni in Italia nel 1948″ (chiunque pensasse che i sovietici truccassero le elezioni mentre gli Stati Uniti facilitavano leggiadramente l’esercizio della democrazia facendone una questione di principio, è un ingenuo).

Nel frattempo, prima della costituzione della Nato nell’aprile 1949, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano combattuto nel 1946 una guerra in Grecia a favore dei monarchici, contro le forze guidate dal Partito Comuniste greco che era stato la spina dorsale del movimento anti-fascista durante la Seconda guerra mondiale. I comunisti avevano un ampio sostegno e avrebbero facilmente vinto la guerra civile se i sovietici li avessero sostenuti. Ma in seguito all’accettazione delle sfere di influenza di Yalta e Potsdam, Stalin respinse gli appelli di aiuto dei greci comunisti (e jugoslavi). I partigiani greci si arresero nell’ottobre 1949, sei mesi dopo la formazione della NATO. (La NATO in realtà non contribuì in questo intervento militare in Grecia in quanto tale, intervento visto come la prima operazione militare della Guerra Fredda degli Stati Uniti in linea con la “Dottrina Truman” anticomunista).
Appena un mese dopo che la NATO fu formata, i leader filo statunitensi in Germania occidentale unilateralmente annunciarono la costituzione della Repubblica Federale Tedesca. (La Repubblica Democratica Tedesca,  filo sovietica, fu proclamata solo sei mesi più tardi. Come in Corea, i sovietici sostenevano la riunificazione dei settori occupati. Ma gli Stati Uniti era intenti a mettere in piedi solo Stati-clienti, dividendo le nazioni, se necessario, per arginare ogni eventuale influenza sovietica. Questo fu il caso con il Vietnam).

Quattro mesi dopo la creazione della NATO i Sovietici effettuarono con successo il loro primo test nucleare. La guerra fredda era iniziata sul serio.

La NATO fu così formata per affrontare in modo aggressivo l’URSS e sfruttare i timori di una supposta minaccia di un attacco sovietico verso l’ovest, mirato ad imporre un regime socialista-sovietico su popoli recalcitranti. Questa minaccia non si materializzò mai, naturalmente. I sovietici eressero un muro a Berlino Est separandola da Berlino Ovest nel 1961 per evitare imbarazzanti fughe di massa. Ma non hanno MAI cercato di invadere la Germania Ovest, o provocare scontri con una nazione membro NATO durante la Guerra Fredda. (In effetti, alla luce delle carneficine viste in Europa dal 1989 ad oggi, guerre civili nei Balcani e nel Caucaso, attentati terroristici a Londra, Madrid e Parigi, putsch neofascista teleguidato in Ucraina lo scorso anno, la Guerra Fredda appare in retrospettiva come un lungo periodo di relativa pace e prosperità del continente europeo).

Confronto tra aggressioni di Stati Uniti e Russia/Sovietica durante la Guerra Fredda

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La NATO fu ampliata nel 1952, con l’ammissione della Grecia, ormai “pacificata” e della sua rivale storica, la Turchia. Nel 1955 anche la Repubblica Federale Tedesca fu introdotta nella borsa della spesa. Solo allora, nel maggio 1956, sette anni dopo la formazione della NATO, i sovietici crearono, in risposta, la loro alleanza militare difensiva. Il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Assistenza Reciproca (Patto di Varsavia) comprendeva solo otto nazioni (contro 15 nella NATO): Unione Sovietica, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Ungheria, Polonia, Romania e Albania.

Le forze del Patto di Varsavia sono intervenute solo una volta durante la Guerra Fredda, per reprimere il movimento di riforma in Cecoslovacchia nel 1968 (le forze del patto non furono utilizzate durante la repressione della “rivoluzione ungherese” del 1956, che ebbe luogo cinque mesi dopo la fondazione dell’alleanza. Questa operazione fu eseguita da truppe sovietiche e dalle forze lealiste ungheresi. L’intervento cecoslovacco occasionò il ritiro dell’Albania dal Patto, mentre la Romania si limitò a protestare e rifiutò di contribuire con l’invio di truppe. Quindi, in pratica, il Patto di Varsavia si ritrovò con sei membri e la NATO con 15. L’alleanza occidentale fu portata a 16 membri quando la Spagna si unì nel 1982.

Tra il 1945 e il 1991 (quando il Patto di Varsavia e l’URSS si sciolsero), gli Stati Uniti si erano già impegnati in tre grandi guerre (in Corea, in Vietnam, e nel Golfo Persico); avevano invaso Grenada e Panama, ed erano intervenuti militarmente in Guatemala, Repubblica Dominicana, Libano, Cuba, Cambogia, Laos, Nicaragua, Haiti ed altri paesi.

Nello stesso periodo, i Sovietici invasero nazioni dell’Europa orientale due volte: Ungheria nel 1956 e Cecoslovacchia nel 1968, essenzialmente per mantenere lo status quo. Altrove ci fu un breve conflitto di confine con la Cina nel 1969, che fece circa 150 vittime su entrambi i lati. E i sovietici invasero l’Afghanistan, naturalmente, nel 1979 per sostenere il regime laico di fronte ad un’opposizione islamista. Questo è tutto. In realtà, se lo si confronta con quello totalizzato dagli Stati Uniti, abbiamo un quantitativo  di aggressioni piuttosto misero per una superpotenza.

L’opposizione islamista in Afghanistan, come sappiamo, si trasformò nei Talebani, in Al Qaeda, e nel gruppo fondato in Iraq dal rivale di Bin Laden, Abu Musab al-Zarqawi, che è ora chiamato ISIL o Stato Islamico. Definiti, quasi con affetto, dalla stampa statunitense nel 1980 come “i mujahadeen” (“coloro che sono impegnati nella jihad”), questi militanti religiosi erano idolatrati all’epoca dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Jimmy Carter Zbigniew Brzezinski come santi guerrieri anti-comunisti. Brzezinski aveva suggerito a Carter, sei mesi prima che se i sovietici mandassero truppe contro i jihadisti appoggiati dagli Stati Uniti, che si sarebbe potuto indurre un intervento militare sovietico: “Gli Stati Uniti” dichiarò “avevano l’opportunità di dare all’URSS la sua guerra del Vietnam e fare sanguinare i sovietici come loro avevano dissanguato gli Stati Uniti in Vietnam.”.

(Soffermiamoci qui un attimo e fare un po’ di morale… I Sovietici aveva aiutato i vietnamiti a combattere un regime impopolare sostenuto dagli USA ed affrontare gli orrori di un’ aggressione statunitense del loro paese. Ora, per tornare al modo di vedere le cose di Brzezinski, gli Stati Uniti avrebbero dovuto aiutare estremisti islamici le cui menti erano rimaste nel Medioevo, per “indurre” un intervento sovietico, in modo da uccidere giovani sovietici di leva ed impedire l’avvento della modernità).

I jihadisti anti-sovietici furono accolti alla Casa Bianca dal presidente Ronald Reagan durante una visita nel 1985. Reagan, forse già mostrando i segni della malattia di Alzheimer, li strombazzò come “l’equivalente morale dei padri fondatori degli Stati Uniti”. Questo succedeva quando la grande massa degli aiuti USA (CIA) ai Mujahadin andavano nelle casse di Gulbuddin Hekmatyar, un feroce signore della guerra, ora allineato con i talebani. Uno dei molti ex protetti degli Stati Uniti (Saddam Hussein incluso) che, in seguito ad una litigata con il “capo”, fu il bersaglio di almeno un tentativo (fallito) con un drone della CIA nel 2002.

Così uno dei soli conflitti militari sovietici protrattosi durante la guerra fredda, durato dal dicembre 1979 al febbraio 1989 e che costò circa 14.000 vite sovietiche, fu un conflitto con quello che gli esperti degli Stati Uniti adesso chiamano “terrorismo islamico“.

I sovietici non stavano certamente affrontando combattenti anticomunisti per la “libertà” come questo potrebbe essere concettualizzato da qualche moderno ideologo.

Il nemico comprendeva capi tribali e religiosi che si opponevano a qualsiasi cambiamento dello statuto sociale di donne e bambine, in particolare il loro modi di vestirsi, e la sottomissione all’autorità patriarcale in questioni come, per esempio, il matrimonio.

Gli aspiranti rivoluzionari sostenuti dai sovietici affrontavano religiosi fanatici ed ignoranti sulle necessità mediche delle donne, ostili all’idea stessa di ospedali pubblici e contrari alla loro istruzione (in realtà i sovietici aumentarono il tasso di alfabetizzazione delle donne durante gli anni ottanta – un fatto non eguagliato dai nuovi occupanti a partire dal 2001- ma questo era dovuto principalmente al fatto che mantenevano il controllo su Kabul, dove le donne non solo potevano andare scuola, ma anche andare in giro senza velo).

Quei giorni finirono nel momento in cui il regime filo sovietico di Mohammad Najibullah venne rovesciato dalle forze dell’Alleanza del Nord nel mese di aprile 1992. Le cose peggiorarono. La guerra civile tra il pashtun Hekmatyar e i suoi rivali Tagiki scoppiò immediatamente e le forze di Hekmatyar bombardarono brutalmente la capitale, cosa che non era mai successo durante i peggiori giorni del periodo sovietico.

Mentre la guerra civile andava peggiorando, i Talebani cominciarono ad emergere, presentandosi come una leadership moralmente retta in base alla Sharia. L’acquisizione di una larga base sociale permise loro la presa di Kabul nel settembre 1996. Tra i loro primi atti fu quello di prendere Najibullah, che si era rifugiato nel complesso delle Nazioni Unite nella città tre anni prima, castrarlo, ed impiccarlo pubblicamente, negandogli un vera sepoltura musulmana.

Proprio mentre i neocon cantavano il trionfo del capitalismo sul comunismo, e la presunta “fine della storia,” il mostro di Frankenstein dell’islamismo eresse la sua brutta testa. Non ci furono lacrime versate nelle capitali occidentali per Najibullah. Ma i Talebani furono visti con preoccupazione e disgusto e il seggio afgano all’ONU fu occupato dal regime dell’Alleanza del Nord che controllava solo il 10% del paese.

Come la guerra fredda ha incoraggiato “l’islam radicale”
Sicuramente gli Stati Uniti, che avevano fatto le valigie dopo il ritiro sovietico lasciando i Pakistani con un enorme problema di profughi e l’Afghanistan in uno stato di caos, avevano salassato i sovietici e chi avesse osato allearsi con loro. E sicuramente questa esperienza contribuì alla realizzazione del desiderio più ardente di Brzezinski: il crollo dell’Unione Sovietica.

Ma ciò produsse anche (in grande scala) un terrorismo islamico, mentre gli Stati Uniti, una volta organizzato il reclutamento e la formazione di legioni di jihadisti provenienti da tutto il mondo musulmano, venuti per salassare i sovietici, erano e sono tuttora alle prese con un ritorno di fiamma, e le loro risposte invitano a sempre più terrore.

Non è forse evidente che le azioni militari degli Stati Uniti contro i vari obiettivi “terroristici” nel Grande Medio Oriente, tra cui l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, lo Yemen e la Libia hanno notevolmente ingrossato le fila dei rami di Al-Qaeda, nonché dell’ISIL?

E il corso degli eventi in Afghanistan (dove il governo di Kabul rimane paralizzato e inetto, i signori della guerra governano le città di provincia, la Corte Suprema afgana condanna a morte per reati religiosi, gran parte della campagna é stata concessa ai talebani e le loro milizie si stanno facendo strada nel nord) non ci convincono forse del fatto che gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto sostenere e armare i jihadisti contro le forze laiche sostenute dai sovietici trentacinque anni fa?

In un’intervista del 1998 Jeffrey St. Clair e Alexander Cockburn chiesero a Brzezinski se fosse pentito di “aver armato e consigliato i futuri terroristi [islamici] “.

Brzezinski: Cos’è più importante per la storia del mondo? I Talebani o il collasso dell’impero Sovietico? Qualche musulmano agitato o la liberazione dell’Europa centrale e la fine della guerra fredda? (n.d.t. non ridete, é roba seria!).

D: Alcuni musulmani agitati? Ma è stato detto e ripetuto: il fondamentalismo islamico rappresenta una minaccia per il mondo di oggi.

Brzezinski: Sciocchezze! Si é detto che l’Occidente ha avuto una politica globale in materia di Islam. É stupido. Non esiste un Islam globale. Guardate all’Islam in modo razionale e senza demagogia o emozione. É la religione principale del mondo con 1,5 miliardi di seguaci. Ma cosa c’è in comune tra il fondamentalismo dell’ Arabia Saudita, il moderato Marocco, il militarismo Pakistano, l’Egitto pro-occidentale o il laicismo centro-asiatico? Niente di più di ciò che unisce i paesi cristiani.

In altre parole, vincere la gara con la Russia, farla sanguinare fino al collasso, era più importante di qualsiasi altro rischio, compreso quello di promuovere un fondamentalismo islamico militante. È evidente che questa mentalità esiste tuttora, quando, anche nel mondo post 11/9, alcuni funzionari del Dipartimento di Stato preferirebbero fare cadere Damasco nelle mani sell’ISIS piuttosto che vedere i Russi sostenere un regime laico.

La NATO alla riscossa nel mondo post-Guerra Fredda

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Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e la scomparsa del Patto di Varsavia, che cosa ha fatto la NATO? Prima di tutto, si è data da fare per colmare un vuoto di potere nei Balcani. La Jugoslavia stava cadendo a pezzi. Era stata neutrale durante la Guerra Fredda: né membro della NATO né del Patto di Varsavia. Mentre i governi cadevano in tutta l’Europa orientale, movimenti secessionisti nella repubblica multietnica producevano conflitti diffusi. Il segretario di Stato US James Baker preoccupato che la disgregazione della Jugoslavia avrebbe prodotto instabilità regionale si oppose all’indipendenza della Slovenia.

Ma il ministro degli Esteri tedesco, Hans-Dietrich Genscher, e il cancelliere Helmut Kohl, gargarizzandosi orgogliosamente della riunificazione della Germania e intenti a svolgere un ruolo geo-politico più importante, premettero per lo smantellamento della Jugoslavia (vi era un profondo interesse storico tedesco per questo paese. La Germania nazista aveva occupato la Slovenia dal 1941-1945, formando una Guardia Nazionale slovena forte di 21.000 unità e creando imprese industriali. La Germania diventava quindi e di gran lunga il principale partner commerciale della Slovenia).

La linea di Kohl prevalse.

La Jugoslavia, che era stato un modello di armonia interetnica, venne lacerata da conflitti etnici nel 1990. In Croazia, Croati combatterono i Serbi sostenuti dall’Esercito Popolare Yugoslavo; in Bosnia-Erzegovina, Bosniaci, Croati e Serbi cominciarono a litigare su come dividersi la terra. Nella stessa Serbia il ritiro dell’autonomia delle province del Kosovo e della Vojvodina produsse indignazione in seno all’etnia albanese. Nel 1995 immagini di uomini e ragazzi bosniaci emaciati nei campi di prigionia serbi furono ampiamente pubblicizzati dai media del mondo intero e siccome Bill Clinton non voleva un Ruanda bis (leggi: “genocidio”!), almeno non sotto il suo mandato, questa volta l’America “avrebbe salvato la faccia”.

O meglio: la NATO gliela avrebbe salvata! Lungi dall’essere meno attiva dopo la Guerra Fredda, la NATO, sosteneva Clinton, era la sola forza internationale in grado di gestire questo tipo di sfida. E così la NATO bombardò, e bombardò così tanto, per la prima volta in assoluto in una vera e propria guerra, fino a che i serbi bosniaci supplicarono pietà. L’attuale configurazione della Bosnia-Erzegovina, una federazione disfunzionale nella quale é inserita una mini-repubblica serba, è stata dettata dal segretario di Stato Warren Christopher e dal suo vice Richard Holbrooke nel corso della riunione a Dayton, Ohio, nel novembre 1995.

La Russia, tradizionale alleata dei serbi, fu costretta a guardare passivamente mentre Stati Uniti e NATO rimappavano l’ex Jugoslavia. La Russia (si era nel 1990, sotto quel buffone ubriaco di Boris Eltsin), era allora in stato di disastro totale. L’economia era in picchiata, la disperazione la regola, la speranza di vita maschile era crollata. Il nuovo sistema politico era tutt’altro che stabile. Durante la “Crisi Costituzionale” di settembre-ottobre 1993, il presidente-buffone aveva persino ordinato all’esercito di bombardare il palazzo della Duma e costringere i parlamentari ad ascoltare il suo decreto di scioglimento.

In preda a oligarchi corrotti e capitalismo da Far West, la popolazione russa cadde in un pozzo di delusione e demoralizzazione.

In seguito arrivarono ulteriori insulti dall’ovest. Nel corso dell’ultimo anno di Eltsin, nel marzo 1999, gli Stati Uniti accolsero nella NATO altre tre nazioni: la Cecoslovacchia (divenute poi Repubblica Ceca e Slovacchia), l’Ungheria e la Polonia (queste nazioni erano state le più potenti tra i Paesi del Patto di Varsavia a parte l’URSS) e la Germania Orientale! Fu questa la prima espansione della NATO dal 1982 (quando la Spagna si unì) e comprensibilmente il Cremlino ne fu sconvolto. Quale possibile ragione c’era di allargare la NATO ora? Chiesero i russi, solo per avere la certezza che la NATO non fosse contro nessuno.

Il Senato USA votò per per l’estensione alla NATO alla Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia nel 1998. A quel tempo, fu chiesto a George Kennan, il famoso diplomatico statunitense che aveva sviluppato la strategia della Guerra Fredda di “contenimento dell’Unione Sovietica” di commentare la decisione.

“Penso che sia l’inizio di una nuova guerra fredda”, affermò il 94enne Kennan. “Penso che i Russi reagiranno gradualmente, in modo molto negativo e ciò avrà ripercussioni politiche. Penso che sia un tragico errore. Non c’era nessuna ragione per agire così … Ciò dimostra una scarsa comprensione della storia russa e della storia sovietica. Naturalmente ci sarà una reazione negativa da parte della Russia, e poi [i fautori di espansione della NATO] diranno che “lo abbiamo sempre detto che i Russi sono fatti così…”, ma tutto ciò è semplicemente sbagliato”.

NATO contro Serbia
Nello stesso mese di marzo 1999, la NATO (compresi i suoi tre nuovi membri) iniziò a bombardare Belgrado, la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale che una capitale europea veniva sottoposta a bombardamenti. La ragione ufficiale invocata fu che le forze dello Stato serbo stavano abusando degli Albanesi della provincia del Kosovo, la diplomazia aveva fallito e un intervento della NATO era necessario per mettere le cose a posto. Questa logica fu accompagnata da rapporti grossolanamente esagerati di uccisioni di kosovari da parte di forze di sicurezza serbe “presumibilmente equivalenti ad un genocidio”.

Era una grossolana bufala. Gli Stati Uniti alla conferenza di Rambouillet, in Francia, chiesero che la Serbia ritirasse le sue forze dal Kosovo e ripristinasse l’autonomia della provincia. Il presidente serbo Slobodan Milosevic accettò. Ma gli Stati Uniti chiesero anche che Belgrado accettasse un’occupazione delle forze NATO in tutto il territorio della Jugoslavia, cosa che nessun capo di uno Stato sovrano avrebbe potuto accettare. E Belgrado rifiutò, sostenuta dalla Russia.

Un “alto funzionario del Dipartimento di Stato” (probabilmente la Segretaria di Stato Madeleine Albright stessa) andava vantandosi con i giornalisti che a Rambouillet “abbiamo volutamente posto la barra troppo in alto affinché i serbi non potessero rispettarla … I serbi avevano bisogno di un po’ di bombe per indurli alla ragione “. Nel corso di una conferenza stampa Henry Kissinger (non proprio un pacifista) nel mese di giugno affermava: “Il testo di Rambouillet, che invitava la Serbia ad ammettere truppe NATO in tutta la Jugoslavia, era una provocazione, una scusa per iniziare i bombardamenti. Rambouillet è un documento che nemmeno il più angelico dei Serbi avrebbe potuto accettare. Era un documento diplomatico terribile che non avrebbe mai dovuto essere stato presentato in quella forma”.

Gli Stati Uniti avevano ottenuto l’approvazione delle Nazioni Unite per gli attacchi della NATO sulla Bosnia Erzegovina quattro anni prima. Ma non hanno cercato in quel momento di organizzare una forza delle Nazioni Unite per affrontare il problema del Kosovo. In effetti, insistettero affinché la NATO fosse riconosciuta come la sola rappresentante della “comunità internazionale”.

Fu scandaloso. Tuttavia, l’opinione pubblica statunitense fu in gran parte convinta che i Serbi erano riusciti a negoziare la pace in cattiva fede e avevano meritato il bombardamento acclamato dalla stampa, in particolare dalla “corrispondente nazionale senior” di CNN, Christiane Amanpour, una insider del Dipartimento di Stato che continuava a raccontare agli spettatori “che Milosevic continua a prendere in giro la comunità internazionale”, perché aveva rifiutato l’ultimatum bullista della NATO che anche Kissinger aveva identificato come una provocazione!

Dopo che il massacro di massa dei Kosovari divenne realtà (quando le bombe della Nato cominciarono a cadere sul Kosovo), e dopo due mesi e mezzo di bombardamenti concentrati su Belgrado, un accordo con mediazione russa concluse la guerra.

Belgrado evitò l’occupazione NATO che aveva precedentemente rifiutato (in altre parole, la NATO non aveva ottenuto nulla che i serbi non avessero già concesso a Rambouillet!).

Non appena il cessate il fuoco entrò in vigore il 21 giugno, una colonna di circa 30 veicoli blindati che trasportavano 250 truppe russe si trasferì dalle postazioni di mantenimento della pace in Bosnia per stabilire il controllo sull’aeroporto di Pristina nel Kosovo (solo un piccolo promemoria per ricordare che anche la Russia aveva un ruolo da svolgere nella regione).

Questa azione russa prese di sorpresa il comandante americano della Nato Wesley Clark. Costui ordinò che paracadutisti britannici e francesi volassero ad occupare l’aeroporto, ma il generale britannico Sir Mike Jackson saggiamente esitò “non ho intenzione di far cominciare ai miei soldati la terza guerra mondiale” dichiarò.

Penso che sia probabile che questo gesto drammatico all’ultimo minuto presso l’aeroporto fosse stato sollecitato da tal Vladimir Putin, un consulente di Eltsin che presto sarebbe stato nominato vice-presidente e poi successore di Eltsin a partire dal dicembre 1999. Putin si dimostrò in seguito più acerrimo oppositore all’espansione della NATO del suo imbarazzante predecessore.

Quando la Cooperazione incontra la Provocazione

Ricordiamo come due anni più tardi, dopo l’11/9 del 2001, quando gli Stati Uniti sollecitarono la NATO per invitare i suoi alleati nella guerra in Afghanistan, Putin offrì di consentire il trasporto di materiale bellico in Afghanistan attraverso il territorio russo (nel 2012 il ministro degli Esteri Lavrov offrì alla NATO l’uso di una base a Ulyanovsk per il trasporto di attrezzature fuori dall’Afghanistan…). Questa invasione afgana fu solo il terzo caso di effettivo dispiego di forze NATO in guerra, dopo la Bosnia e la Serbia, e Mosca lo accettò de facto.

La Russia non fece caso delle sue preoccupazioni nemmeno quando gli Stati Uniti stabilirono basi militari nelle ex repubbliche sovietiche dell’Uzbekistan e del Kirghizistan.

Ma nel 2004, la NATO ricominciò di nuovo ad espandersi per includere Estonia, Lettonia e Lituania, paesi che aveva fatto parte della stessa URSS e che confinavano con la Russia. Allo stesso tempo la Bulgaria, la Romania e la Slovenia erano state ammesse, insieme alla Slovacchia, che era diventata indipendente dalla Repubblica Ceca. I russi di nuovo chiesero: “Perché?”

Nel 2007 gli Stati Uniti cominciarono a negoziare con i Polacchi l’installazione di un complesso di difesa missilistico NATO in Polonia, con un sistema radar nella Repubblica Ceca. Ufficialmente lo scopo era quello di abbattere eventuali missili iraniani diretti verso l’Europa in un eventuale futuro! Ma Mosca si infuriò, accusando gli Stati Uniti di voler lanciare un altra corsa agli armamenti. Fu dovuto in gran parte al sentimento antimilitarista dei Polacchi e dei Cechi se questi piani furono messi da parte nel 2009. Ma potrebbero essere resuscitati in qualsiasi momento.

Nel 2008, poi, gli Stati Uniti riconobbero il Kosovo, che già ospitava la più grande base US (Camp Bondsteel) al di fuori degli Stati Uniti, come paese indipendente. Anche se gli Stati Uniti avevano insistito fino a quel momento nel riconoscere il Kosovo come provincia della Serbia (e forse anche compreso il suo significato profondo, come il cuore dell’ortodossia Serba), ora (tramite Condoleezza Rice) il Kosovo fu proclamato una come fenomeno “sui generis”. Si dimenticava così il diritto internazionale. Anzi: semplicemente non si applicava.

In quello stesso anno 2008, la NATO annunciava coraggiosamente che la Georgia e l’Ucraina “diventeranno membri della NATO”. Dopodiché il presidente buffone Mikheil Saakašvili cominciò il bombardamento di Tskhinvali, capitale della autoproclamata Repubblica dell’Ossezia del Sud, che aveva resistito all’integrazione nella attuale Repubblica di Georgia al momento della disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991. In quel caso la Russia corse in difesa dell’Ossezia del Sud, invadendo la Georgia. E quindi riconobbe l’indipendenza sia dell’Ossezia del Sud che della Repubblica dell’ Abkhazia dalla Georgia(questo può essere visto come una risposta “pan per focaccia” alla decisione degli Stati Uniti di riconoscere l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia sei mesi prima).

Fu una guerra di sei giorni, che causò circa 280 vittime militari (di cui 100 dal lato sud-osseta e russo) e circa 400 vittime civili. Da allora non c’è stata alcuna “guerra russa”. La Crimea non fu “invasa” l’anno scorso ma semplicemente presa dalle forze russe già presenti in luogo, con il sostegno generale della popolazione. E le prove che l’esercito regolare russo si stia confrontando con le forze dello Stato ucraino sono inesistenti; gli abitanti di etnia russa lo stanno facendo, ricevendo senza dubbio sostegno dalla sorella di un oltre confine storicamente mutevole. Ma l’accusa del Dipartimento di Stato di una “invasione russa dell’Ucraina” fa parte di una strategia di propaganda ripetuta automaticamente a pappagallo dai sapientoni dalla stampa lustra-scarpe ufficiale e non di una realtà oggettiva.

Saakašvili forse aspettava di essere ripagato dagli Stati Uniti per avere provocato Mosca nel mese di agosto 2008. Ma, mentre riceveva il fermo sostegno del senatore John McCain, quando questi dichiarava “siamo tutti georgiani”, ricevette pochissimo aiuto da parte di George W. Bush, visto che il Dipartimento di Stato ci andò con i piedi di piombo per evitare il rischio di provocare la Terza guerra mondiale. La Georgia non era ancora un membro NATO in grado di invocare la clausola di difesa reciproca dell’Alleanza.

Saakašvili lasciò l’incarico nel 2010 ed è ora sotto accusa da parte dei tribunali georgiani per abuso di atti di ufficio. Dopo una breve esperienza presso la Fletcher School di Diritto Internazionale e Diplomazia nel 2014, ha acquisito la cittadinanza ucraina, con il risultato di perdere quella georgiana per poi essere nominato governatore di Odessa nel maggio scorso (uno dei tanti esempi di quanto pazzi possano essere i governanti di Kiev come Yatsenyuk e Poroshenko)!

Data la debacle del 2008, paesi come la Germania sono restii ad accettare l’ingresso della Georgia nella NATO in un vicino futuro. Non vedono alcun profitto nel provocare la Russia all’infinito espandendo l’alleanza “difensiva” della Guerra Fredda. Eppure, la Croazia e l’Albania sono state aggiunte alla NATO nel 2009, nel primo anno dell’amministrazione Obama, giusto in tempo per partecipare alla quarta guerra NATO contro la Libia.

Anche in questo caso non vi era alcun motivo per una guerra. Il colonnello Gaddhafi era stato decisamente accomodante nei confronti dei regimi occidentali dal 2003, e aveva attivamente collaborato con la CIA contro il terrorismo islamista. Ma quando la “primavera araba” spazzò la regione nel 2011, alcuni leader occidentali (guidati dal presidente francese Nicolas Sarkozy, con il sostegno del “falco” Hillary Clinton) si convinsero che la caduta di Gaddhafi era imminente, e quindi fosse meglio aiutare l’opposizione a deporlo allo scopo di ingraziarsi i servizi di eventuali successori.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò allora una risoluzione per stabilire una zona di interdizione aerea [no-fly zone N.d.T.] per proteggere i civili da un presunto genocidio da parte delle truppe di Gaddhafi. Ma ciò che la NATO aveva scatenato fu qualcosa di molto diverso: la guerra contro Gaddhafi si concluse con la sua uccisione brutale e il terribile caos che da allora regna in Libia, ora una base sicura di al-Qaeda e ISIL. Russia e Cina avevano protestato, mentre la guerra era ancora in corso, per il fatto che la NATO aveva distorto il significato della risoluzione Onu. È improbabile che i due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza siano nuovamente ingannati in una tale cooperazione…

Possiamo quindi aggiungere il fallimento in Libia, a quelli nella Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Afghanistan, alla nostra lista di “successi” della NATO dal 1991 in poi. In sintesi: dopo il crollo dell’URSS, gli Stati Uniti ed alcuni alleati (di solito in qualità di alleati Nato) hanno dichiarato guerra ai Serbi bosniaci, alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia, colpendo impunemente allo stesso tempo obiettivi in ​​Pakistan, Yemen, Somalia e altrove. La Russia ha fatto la guerra, per essere precisi, una volta: per otto giorni nel mese di agosto del 2008, contro la Georgia.

Eppure i nostri sapientoni sui telegiornale nazionale vi diranno senza ridere che é Putin colui che “invade i paesi.”

Qual è la finalità dell’espansione della NATO?

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Così, mentre la NATO ha aumentato il numero di adesioni, mostrando una propensione crescente ad andare in guerra, dall’Asia centrale al Nord Africa, dobbiamo chiederci: qual è il fine di tutto ciò?

La finalità iniziale nel 1949 era la difesa dell’Europa Occidentale, seguendo il postulato di una possibile invasione sovietica. Tale logica è ancora in vigore: quando i sostenitori della Nato oggi parlano a favore dell’inclusione della Lituania, per esempio, affermando che, se la Lituania rimanesse fuori dall’alleanza, i Russi l’invaderebbero sicuramente con il pretesto di difendere i diritti dell’etnia russa ecc.

Nella realtà nulla viene a comprovare eventuali ambizioni russe, o dello stesso Putin, per ricreare l’impero zarista o quello dell’Unione Sovietica (Putin solo pochi giorni fa osservava che “Noi non vogliamo un ritorno indietro all’URSS. Ma nessuno ci crede”. Ha anche rilevato che le persone che non sentono una certa nostalgia per l’Unione Sovietica, come la maggior parte dei cittadini dell’ex URSS abbastanza giovani per ricordarla, non hanno cuore, mentre coloro che vogliono ripristinarla non hanno cervello).

E dato che la NATO si é ampliata inesorabilmente tra il 1999 e il 2009, la Russia ha risposto non con le minacce, ma con calma indignazione.

I commenti di Putin sul fatto che la dissoluzione dell’Unione Sovietica fosse stata una “tragedia geopolitica”, e il suo utilizzo occasionale di un linguaggio forte quando fa allusione ai diritti dei Russi nelle repubbliche dell’ex URSS, non costituiscono minacce militariste. Come sempre i neocons raccolgono una frase qua e una là, dandosi da fare nel cercare di descrivere Putin come (ancora) “un altro Hitler”. In realtà i Russi, relativamente parlando, negli ultimi anni sono stati i portavoce della ragione. Allarmati dalle conseguenze delle azioni degli Stati Uniti nel Medio Oriente hanno cercato di frenare l’imperialismo statunitense, sfidando allo stesso tempo il terrorismo islamico.

Nell’agosto del 2013 Obama minacciò di attaccare la Siria, ufficialmente per punire il regime di Assad per l’uso di armi chimiche contro il suo popolo (l’accusa originale fu poi screditata da Seymour Hersh, una referenza nel campo del giornalismo di investigazione) L’abile intervento dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, e il rifiuto della Camera dei Comuni britannica nel sostenere un attacco (l’assicurazione che tutti i membri Nato fossero d’accordo, come per la guerra in Iraq, non era data per scontata…), e l’opposizione interna contribuirono ad evitare una nuova guerra USA in Medio Oriente.

Ma è come se i falchi del Dipartimento di Stato, risentiti dal successo della Russia nel proteggere il suo alleato siriano dal seguire il destino di Gaddhafi e irritati dalla sua inalterata capacità a mantenere installazioni logistiche aero-navali sulla costa siriana, avessero raddoppiato i loro sforzi per provocare la Russia. Quale modo migliore per farlo che interferire in Ucraina, che non solo aveva fatto parte dell’Unione Sovietica, ma addirittura dello Stato russo dal 1654 e che fu il nucleo originale della “Rus di Kiev” nel X secolo?

La NATO aveva sempre corteggiato l’Ucraina sin dal 1994, cinque anni prima che l’alleanza fosse ampliata per includere la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia. Kiev aveva firmato il Piano di Azione per l’Adesione NATO nel 2008 (NATO Membership Action Plan), quando era presidente Viktor Yushchenko, ma questo fu messo da parte quando fu eletto Viktor Yanukovich nel 2010. Godendo del solido sostegno dei russofoni dell’est, Yanukovich vinse quella che gli osservatori internazionali definirono un’elezione libera ed equa.

Yanukovich non voleva che l’Ucraina aderisse alla NATO: voleva una Ucraina neutra mantenendo la tradizionale stretta relazione tra l’Ucraina e Russia. È ciò che fece infuriare Victoria Nuland, capo dell’ufficio Eurasia al Dipartimento di Stato, che fece dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO l’unico scopo della sua vita. Al finale ciò sarebbe stato il premio per la NATO in Europa orientale: un paese di 44 milioni di persone istruite, dalle dimensioni della Francia, in posizione strategica sul Mar Nero, storicamente dominato dalla Flotta russa del Mar Nero. Un paese etnicamente diviso, con una popolazione filo-russa, di madrelingua russa ad est, ed una parte filo occidentale di lingua ucraina ad ovest, con un movimento neofascista insolitamente vigoroso e ferocemente anti-russo in attesa di essere utilizzato.

Nuland, ex assistente di Cheney, la cui visione del mondo neocon si era attirata la benevola attenzione di Hillary Clinton con conseguente promozione, è la moglie di Robert Kagan, opinionista neocon e “ragazzo pon-pon” per guerra in Iraq (Kagan era uno dei membri fondatori del “think tank” noto come Progetto per un Nuovo Secolo Americano). La coppia rappresenta le due ali degli incessanti complotti neocon: quelli che lavorano per distruggere la Russia, e coloro che lavorano per distruggere il Medio Oriente, coscientemente usando la menzogna per confondere le masse sui loro veri obiettivi.

Al National Press Club di dicembre 2013 Nuland vantava che gli Stati Uniti (attraverso “ONG” come il National Endowment for Democracy) avevano speso 5 miliardi di $ in Ucraina per sostenere le “aspirazioni europeiste” dell’Ucraina. Questa deliberatamente vaga formulazione si suppone si riferisca al sostegno degli Stati Uniti per l’ammissione di Kiev nell’Unione Europea. Il complotto fabbricato dagli Stati Uniti contro Yanukovich non lo fu perché lui aveva respinto l’adesione alla NATO, cosa mai menzionata. Il “caso” fu costruito sul presunto “tradimento” di Yanukovich alle aspirazioni pro-UE del suo popolo, colpevole di aver parafato prima, e rifiutato poi, un accordo di associazione commerciale con il blocco UE, temendo che ciò avrebbe significato un regime di austerità di stile greco imposto al Paese dall’esterno.

Nel novembre 2013 la folla si riunì a Maidan a Kiev [per il finanziamento della “protesta” vedi voce “SOROS” su Google N.d.T.] per protestare contro (tra l’altro) il cambiamento di posizione di Yanukovich sull’adesione all’UE. Il Dipartimento di Stato americano ne abbracciò immediatamente la causa. Ci si potrebbe chiedere perché, allorché l’UE costituisce un blocco commerciale concorrente, gli Stati Uniti fossero così interessati a promuovere l’adesione di qualsiasi paese in esso. Che differenza fa per voi e per me se l’Ucraina ha legami economici più stretti con la Russia che con l’UE?

Il piccolo sporco segreto qui è che l’obiettivo degli Stati Uniti era semplicemente quello di utilizzare la causa di “unire l’Europa” per inserire l’Ucraina nella NATO, cosa che potrebbe essere descritta come il prossimo passo naturale nel riallineamento geopolitico dell’Ucraina.

Costruendo sul disprezzo popolare per Yanukovich e per la sua corruzione, ma lavorando anche con politici noti per essere favorevoli all’ingresso nella NATO e all’espulsione delle forze navali russe dalla base di Crimea che la Russia aveva dal 1780, includendo le forze neofasciste che odiano non solo la Russia ma anche l’UE, Nuland e il suo team tra cui l’onnipresente John McCain salta fuori al Maidan distribuendo biscotti e incoraggiando la folla per far cadere il Presidente.

La cosa naturalmente funzionò. Il 22 febbraio, il giorno seguente la firma di un accordo per le riforme di governo e nuove elezioni, in seguito a mediazione europea, e pensando che la bomba fosse stata disinnescata, Yanukovich fu costretto a fuggire per salvarsi la vita [non fare la fine di Gheddhafi…N.d.T.]. Le forze neofasciste di Svoboda e di Settore Destro servirono da truppe d’assalto per il rovesciamento del regime. Le manovre machiavelliche di Nuland avevano trionfato: una neocon ebrea aveva abilmente schierato squadre apertamente antisemite per abbattere un regime e piantarne al suo posto uno pro-NATO.

Era come se, dopo 14 anni di espansione, la NATO potesse presto essere in grado di accogliere un nuovo enorme membro nei suoi ranghi, completare l’accerchiamento della Russia, costringere la sua flotta a lasciare la Crimea e trasformare il Mar Nero in un lago della NATO.

Ahimè per i neocons e gli “interventisti liberali”, il nuovo regime scelto da Nuland, con a capo Arseniy Yatsenyuk e i suoi alleati di Svoboda si è immediatamente alienato la popolazione orientale di lingua russa, che rimane sul piede di guerra rendendo di fatto il paese ingovernabile, facendone crollare l’economia; e l’idea di espellere i Russi da Sebastopoli è diventata inimmaginabile.

Ma che cosa vogliono i pianificatori della NATO? A cosa é diretta tutta questa espansione e le provocazioni che ne derivano?

Russia: una “minaccia esistenziale”?

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Innanzitutto i sostenitori della Nato, malgrado ripetano spesso che “Non siamo contro la Russia, la Russia non c’entra nulla” nei fatti si comportano come se la Russia rappresentasse una minaccia permanente. Così il generale Sir Adrian Bradshaw, il più alto ufficiale britannico nella NATO, dichiarava lo scorso febbraio che la Russia costituisce “una minaccia esistenziale evidente per tutto il nostro essere”. Ed il generale Joseph Votel, capo del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti ha dichiarato al Forum sulla sicurezza ad Aspen nel mese di luglio scorso che “la Russia potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti”.

Il Presidente della Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti Mac Thornberry (R-Texas) ha ammonito Obama di firmare un decreto di stanziamenti militari, perché la Russia costituisce “una minaccia esistenziale” per gli Stati Uniti. Il “filantropo” [restiamo seri… N.d.T.] George Soros, grande amatore e finanziatore di “rivoluzioni colorate”, ha scritto una recensione nella rivista newyorchese Books in October che “l’Europa si trova ad affrontare dalla Russia una sfida alla sua esistenza stessa”.

Queste sono le parole selvagge e stupide provenienti da figure altolocate. Non è ovvio che é la Russia il paese circondato, sotto pressione e minacciato? Che il suo bilancio militare è una frazione di quello degli Stati Uniti e la sua presenza militare globale minuscola in confronto a quella degli Stati Uniti?

Ma chiunque ascolti i dibattiti dei candidati presidenziali statunitensi può percepire la prevalenza di contenuti paranoici sulla Russia, l’accettazione sconsiderata del tema “Putin come Hitler”, l’obbligatoria espressione di determinazione per rendere l’America più “forte” e quindi capire perché l’espansione della NATO sia così terribilmente pericolosa.

Le persone incapaci di pensare in modo razionale o le cui menti sono intrecciate dall’arroganza possono osservare le mappe di espansione della NATO e pensare con orgoglio: “È così che le cose devono essere! Perché qualcuno dovrebbe mettere in discussione la necessità per le nazioni di proteggersi, alleandosi con gli Stati Uniti? È un’alleanza come la NATO che preserva la pace e la stabilità nel mondo” (alcuni potrebbero pensare che, forse, il mondo è diventato meno pacifico e molto meno stabile di quanto non fosse durante la Guerra Fredda, quando le due superpotenze controllavano a vicenda i loro movimenti. In seguito gli Stati Uniti sono emersi come quello che un diplomatico francese ha definito “hyper-puissance” o iper-potenza, intervenendo impunemente in più paesi e creando nuove e spesso brutte forme di resistenza).

Esaminando la carta della NATO in Europa ci può colorare mentalmente dentro anche il Montenegro. La piccola repubblica sull’Adriatico con meno di 650.000 persone, è stata formalmente invitata dalla NATO a presentare la propria domanda di adesione il 2 dicembre 2015. Quali altri paesi devono ancora firmare?

Come già detto, nel 2008 la NATO ha annunciato che la Georgia e l’Ucraina si sarebbero unite. Ma i loro dossiers sembrano in realtà essere in attesa. La Bielorussia, incuneata tra la Polonia e la Russia, è stata sotto la sedicente presidenza “autoritaria” di Alexander Lukashenko dal 1994. Il regime, considerato vicino a Mosca, è stato preso di mira da una “rivoluzione colorata” abortita, finanziata dagli Stati Uniti nel marzo 2006. Gli Stati Uniti sostennero allora Mikhail Marynich, ex ambasciatore in Lettonia e sostenitore dell’adesione della Bielorussia alla NATO. Marynich nel novembre 2006 partecipò a Riga ad una riunione a porte chiuse della NATO chiamata “Guerra e Pace” [restiamo seri… N.d.T.]

Poi c’è la Moldavia, l’ex Repubblica Socialista Sovietica Moldava situata tra la Romania e l’Ucraina. All’est si trova la repubblica separatista Transnistria, dove i Moldavi etnici sono una minoranza e Russi e Ucraini costituiscono quasi il 60% della popolazione. Si tratta di una zona a “conflitto congelato”.

Il sogno dei neocon in ultima analisi è di cambiare tutti i regimi e di inserirli nel caldo abbraccio della NATO.

Un anello per domarli, un anello per trovarli

Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli

in Terra di Mordor dove le ombre si trovano

E cosa si fa dopo aver completato l’accerchiamento occidentale della Russia? Ma perbacco! È la destabilizzazione del Paese stesso, sperando di tagliarlo a pezzettini! La Russia rimane una nazione multiculturale, un insieme multietnico. Ci sono tensioni e movimenti secessionisti da sfruttare, nel Caucaso in particolare, ma anche sulla penisola della Carelia e in Siberia.

Se la Russia è una minaccia esistenziale, la sua stessa esistenza è una minaccia, giusto? Allora perché non farla a fettine?

La logica espansionista della NATO richiede un nemico, no? E non é l’America a guidare il mondo per sconfiggere i nemici?

O se no, non è la stessa NATO la vera minaccia (Dopo tutto, non ha, nel suo ultimo grande progetto, totalmente distrutto uno stato moderno come la Libia, e di conseguenza destabilizzato il Mali)?

Non dovremmo accogliere con sollievo le tensioni all’interno della NATO, e la reticenza di alcuni Stati membri a dedicare il 2% del PIL richiesto per spese militari? Non dovremmo esultare alle notizie di una resistenza ad un’ulteriore espansione, delle proteste sul braccio di ferro imposto dagli USA, e chiedere una cooperazione con la Russia piuttosto che uno scontro seguito da distruzione?

Gary Leupp è professore di Storia presso la Tufts University, e ha conseguito un incarico secondario presso il Dipartimento di Religione.

Può essere contattato all’indirizzo: gleupp@tufts.edu

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Traduzione a cura di O.V.