[La prima parte della serie si può leggere qui.]

Parte II: “Chi sono i Sunniti? Un lamento”

Seduto a rispondere a questa domanda, sono preda di un’incertezza inaspettata visto che quello che sembrava un compito facile è diventato poi piuttosto difficile. Facile perché potrei semplicemente tradurre un passaggio da uno dei centinaia di manuali del credo sunnita dove dare una definizione del Sunnismo è una normalissima procedura standard.  Inoltre, il lavoro è reso libero da complicazioni per la relativa omogeneità dei contenuti trattati dagli scrittori sunniti in oltre un millennio (1).

Di contro, ciò implica anche difficoltà considerevoli. Come si può riassumere in maniera adeguata e onesta un credo, una metodologia, un secolare ethos collettivo a un pubblico prevalentemente non musulmano di lettori che nutrono dei dubbi riguardo al Sunnismo e ai suoi seguaci? E non senza valide ragioni. E quando e se arrivano a capire quei dubbi, pur non coincidendo le loro impressioni con la realtà della storia sunnita.

La situazione viene ulteriormente complicata dai seguenti fatti:

(a) Due secoli di brutale esperienza coloniale, prima mediante interventi militari diretti e poi con l’asservimento delle loro istituzioni politiche, economiche e culturali; e poi i movimenti nazionalisti e socialisti che hanno cercato di combattere il colonialismo e che, ironicamente, erano influenzati dalle dialettiche moderniste piuttosto che dall’Islam; e poi infine l’emergenza di movimenti religiosi reazionari che si oppongono alla visione nazionalista e socialista; tutti questi avvenimenti hanno avuto un effetto profondamente tragico sul mondo musulmano in generale e sul credo sunnita in particolare, al cui interno oggi solo davvero pochi Sunniti sanno distinguere la differenza fra l’alto livello culturale dell’ethos religioso dei loro avi e i miseri rimasugli culturali che hanno ereditato e che per sbaglio prendono per fede sunnita autentica. Oggi, la maggioranza dei Musulmani nelle strade della Mecca, del Cairo, di Kabul, Baghdad, Karachi e Jakarta per esempio, non hanno mai sentito parlare del credo Asharita al quale molti di loro aderiscono senza saperlo. La maggior parte dei Musulmani non riesce bene a capire, figuriamoci ad apprezzare, l’eredità culturale delle generazioni precedenti, invocando nondimeno il cliché dei successi ottenuti in passato.

(b) Come risultato di questa esperienza, attualmente una gran parte del mondo sunnita sta conducendo una vita in avanzata dissonanza cognitiva, nella quale il richiamo dicotomico della memoria sacra del loro glorioso passato e la difesa aggressiva del punto di vista scientifico occidentale non sono visti solo come normali ma come prerogativa della religione.

(c) Le avanguardie tradizionali del Sunnismo come le madrasa (istituzioni scolastiche) e le zawiya/khanqah/ribā (logge Sufi) sono diventate reliquie di un’antichità del mondo arabo (con alcune eccezioni degne di nota) e, laddove ancora esistono come ad esempio nel subcontinente indiano, sono mere ombre di quel che erano: artefatti ora decisamente fuori luogo nella moderna giungla cosmopolita. In altre parole, la visione tradizionale dell’ethos Ahl al Sunna viene oggi preservata in molti meno luoghi e istituzioni di quello che i Sunniti si rendono conto. Canali satellitari, programmi televisivi e corsi universitari hanno sostituito a tutti gli effetti le istituzioni vecchie di secoli che per i Sunniti erano fonti di conoscenza, saggezza e guida.

(d) Mentre la maggior parte dei Sunniti percepisce l’impotenza e la crisi che circonda il mondo musulmano, essi non capiscono bene come sia andato tutto storto e come poter rimediare al problema. La conclusione a cui sono giunti è che la situazione risulta essere molto problematica.

Si può scrivere ciò che si vuole sul credo sunnita storico, ma oltre a fornire un po’ di stimolo intellettuale, con questo esercizio si arriva a poco perché le entità in cui si manifesta sono poche e stanno scomparendo sempre più dalla vista. Dopo tutto una religione non si basa solo sul credere in Dio e ritenere Maometto il Suo Profeta, è molto più di questo. Le isole che esistono in questo mare di superficialità postmoderna sono poche e distanti e ciò è davvero drammatico. I non Musulmani (e anche i Musulmani del resto) potrebbero non comprendere appieno l’entità della perdita. Per dirla senza mezzi termini, è la scomparsa di queste istituzioni che ha permesso alle versioni mutilate dell’Islam come il Wahabismo non solo di esistere ma addirittura di prosperare. Mi viene in mente il poema urdu:

چمن میں تخت پر جس دم شہ گل کا تجمل تھا

ہزاروں بلبلیں تھیں باغ میں اک شور تھا غل تھا

کھلی جب آنکھ نرگس کی نہ تھا جز خار کچھ باقی

بتائے باغباں رو رو یہاں غنچہ یہاں گل تھا

Il giardino una volta vantava uno spettacolare trono di rosa;

Con migliaia di usignoli in agitazione, allegri a cantare, sui salici

Poi il narciso ha aperto i suoi occhi, confuso, al regno dei rovi,

E il triste lamento del giardiniere: “Una rosa era qui e là i rami”

Nonostante i miei lamenti, ci sono delle buone novità all’orizzonte. Ci sono stati recentemente degli interessanti sviluppi nel mondo sunnita. Nell’agosto 2016 in Cecenia c’è stata una conferenza a Grozny, in cui oltre 100 degli studiosi sunniti più famosi si sono riuniti per determinare, come ho proposto di fare qui, “chi sono gli Ahl al Sunnah wa al Jamaʿa?” (e cioè i Sunniti).

Da appassionato osservatore degli sviluppi teologici e politici in medio oriente, non ricordo un evento accaduto recentemente che abbia avuto conseguenze di più ampia portata di questa conferenza. Esso ha destato scalpore nel mondo musulmano, specialmente al confine con gli arabi, ha obbligato molti governi arabi a condurre sessioni speciali per discutere le sue implicazioni e ha generato una frenesia da parte dei social media che non ha avuto eguali nella storia recente. Cosa ha di speciale questa conferenza? Da quando è stato istituito lo stato dell’Arabia Saudita, il quadro religioso su cui si basa la sua reale esistenza, il Wahabismo, è stato dichiarato fuori dall’Islam sunnita per la prima volta!

Verrebbe naturale chiedersi “aspetta, perché c’è voluto così tanto ai Sunniti per parlare con una voce sola? Perché hanno permesso che questa aberrazione incombesse su di loro per capire solo ora che non gli appartiene? Troppo poco, troppo tardi!”

Il fatto è che i Sunniti hanno ripetutamente rifiutato il Wahabismo fin dagli esordi. Di fatto il primo rifiuto degli insegnamenti di questa setta arrivò da nient’altro che Sulaymān ibn Abdul Wahhāb, il fratello di Mohammad ibn Abdul Wahhab, fondatore del Wahabismo. Suo padre Abdul Wahhab e suo fratello Sulayman erano studiosi sunniti e ortodossi di buona reputazione, disgustati dall’allontanamento dei membri della loro stessa famiglia dal percorso già tracciato. Suo fratello scrisse una smentita delle credenze e delle attività del suo fratello più giovane nel suo libro al Sawaʿq al -Ilahiyya (Lampi di luce divini). Da allora è apparsa una marea incessante di letteratura che rifiutava il Wahabismo, denunciandolo per quello che è: un credo che pretende di far parte dell’Islam sunnita con cui condivide poco e di cui gli importa poco (2). La cultura sunnita e le istituzioni del tempo percepirono la deviazione e il pericolo di questa aberrazione, e fecero resistenza senza pensarci troppo. Come sempre, il problema è stato politico.

L’Arabia Saudita, il dono che continua a donare

Dato che lo stato Saudita nacque nel 1924, non vi era alcuna minaccia reale che una qualsiasi entità politica tradizionale sunnita gli sbarrasse la strada, a causa principalmente della spartizione Anglo-Sionista dell’ex Impero Ottomano e della riduzione a stati vassalli delle entità politiche sunnite emerse in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Il precursore dello stato Saudita del 1924 fu l’effimero Emirato di Dirʿiyya [in italiano] del 1814, guidato da Abdullah ibn Sa’ud, pronipote di Muhammad ibn Sa’ud, il capo tribale il cui sostegno politico a Muhammad ibn Abd al-Wahhab permise alla setta Wahabita di sopravvivere e poi prosperare in Arabia orientale nella seconda metà del XVIII secolo. Dopo che Abdullah saccheggiò Kerbela nel 1802, uccise 5.000 abitanti e poi marciò su Medina nel 1805, gli Ottomani non poterono più permettersi di prendere alla leggera questo fastidio nascente. Sotto la guida di Ibrahim Pascià, gli Ottomani mandarono un corpo di spedizione che finalmente nel 1818 sconfisse il disordinato esercito di Abdullah ibn Sa’ud e mandò costui a Costantinopoli come prigioniero, città nella quale venne giustiziato. Il centro Wahabita, Dirʿiyya, venne raso al suolo. Per un secolo da quel momento in poi i Wahabiti furono delle non-entità politiche e un fastidio minore ai margini del pensiero Islamico – questo fino a quando gli Inglesi di beata memoria non decisero di far uscire il genio della lampada, ancora una volta, per creare un caos calcolato nel mondo musulmano al momento dello scoppio della Prima Guerra Mondiale (3).

Alla fine della Prima Guerra Mondiale e con la sconfitta delle Potenze Centrali, tra le quali l’Impero Ottomano, il territorio che oggi costituisce l’Arabia Saudita vide una rivalità tra Sharif al-Husayn della Mecca, un Sunnita, e Abd al-Aziz ibn Sa’ud, un Wahabita, entrambi in lotta per il dominio sui territori lasciati dagli Ottomani sconfitti. È interessante notare che entrambi vennero istigati e sostenuti dai Britannici per mettere in piedi la sleale Rivolta Araba contro gli Ottomani e, dopo il successo di essa, i Britannici misero entrambe le parti l’una contro l’altra per vedere chi avrebbe preso il sopravvento, preferendo infine il beduino Abd al-Aziz ibn Sa’ud perché rappresentava un vassallo e un servo dell’Impero molto più affidabile dell’istruito e più riflessivo Sharif al-Husayn (4). Alla fine, Abd al-Aziz sconfisse le forze di Sharif al-Husayn nel 1926 (in parte a causa del tradimento britannico di Sharif al-Husayn) e divenne l’unico sovrano di ciò che è nota oggi come Arabia Saudita.

Dopo la scoperta del petrolio nel 1930, le sorti politiche della dinastia Saudita e dei loro protettori ideologici, i Wahabiti, cambiarono drasticamente, il tutto a enorme svantaggio del mondo musulmano. A quel punto essi avrebbero ottenuto il peso finanziario per esportare la loro versione dell’Islam in altre parti del Medio Oriente e plasmarla come meglio credevano, o piuttosto come i loro protettori, gli Anglo-Sionisti, ritenevano opportuno. Nei decenni successivi avrebbero comprato governi, istituzioni, gruppi e individui con uno sforzo minimo come quello della firma di un assegno. Avrebbero finanziato i Fratelli Musulmani contro il regime nazionalista di Gamal Abd el-Nasser in Egitto durante gli anni ’50 e ’60, e poi, decenni più tardi, per ironia della sorte, avrebbero sostenuto Abd al-Fattah al-Sisi e l’esercito egiziano affinché rimuovessero il governo democraticamente eletto dei Fratelli Musulmani di Mohamed Morsi. Avrebbero sostenuto l’Imam degli Houthi Muhammad al-Badr contro le forze della Repubblica Araba dello Yemen durante la Guerra Civile dello Yemen del Nord degli anni ’60, per poi sostenere decenni più tardi, ancora una volta ironicamente, il governo yemenita contro gli stessi Houthi (che avevano sostenuto in precedenza) nell’attuale Guerra Civile dello Yemen, che ha trasformato un paese già impoverito in un incubo umanitario. Non si può non apprezzare il gusto saudita per la coerenza.

Nel corso degli anni ‘80 e ‘90, i Sauditi hanno raramente perso l’opportunità di sostenere dal punto di vista logistico e finanziario le organizzazioni sunnite più settarie mai apparse all’orizzonte in luoghi come la Bosnia, la Cecenia, l’Afghanistan, il Pakistan, la Siria, il Sudan, la Somalia e l’Algeria, tra gli altri, e trasformare sincere rimostranze della popolazione locale in veri e propri spargimenti di sangue settari, che hanno comodamente servito gli interessi dei loro padroni, gli Anglo-Sionisti. In qualità di Afghano, il presente autore stesso ha vissuto in prima persona l’impatto maligno del denaro che i Sauditi ricavavano dal petrolio, prima nell’era dei mujaheddin contro l’Unione Sovietica, e poi nella Guerra Civile in Afghanistan del 1992-1996 (5). Il loro sostegno a gruppi come l’Hezb-i Islami di Gulbuddin Hekmatyar, affiliato ai Fratelli Musulmani, e l’Unione Islamica del religioso Wahabita Abd al-Rasul Sayyaf, e il loro appoggio affinché i toni settari, in particolare contro gli Sciiti, rimanessero prevalenti nel dialogo politico hanno danneggiato tremendamente gli interessi nazionali afgani. È stata l’influenza saudita, esercitata attraverso i signori della guerra da loro scelti, a portare il Wahabismo in Afghanistan, un paese fino ad allora intriso di un ethos culturale, spirituale e intellettuale sufista che aveva guidato lo stile di vita dei suoi abitanti per secoli e permesso l’esistenza di vibranti comunità ebraiche, indù e sikh in molte delle sue città. Un paese in cui la Masnavi Spirituale di Gialal al-Din Rumi e Il Roseto di Saˁdi adornavano le labbra di ogni bambino ha visto la trasformazione dei giovani di una intera generazione in scomunicatori dal grilletto facile grazie ai figli di Abd al-Aziz ibn Sa’ud, gli stessi che passavano notti insonni nei bordelli europei ma che avrebbero visto volentieri centinaia di migliaia di giovani morire secondo quel diabolico paradigma “jihadista” che hanno messo in piedi per volere dell’Impero.

Questa è stata la manipolazione a livello politico, ma a livello intellettuale gli effetti sono stati ugualmente devastanti perché, con i loro soldi, hanno costruito un impero mediatico molto influente: hanno comprato case editrici, canali satellitari, corrotto università, creato organizzazioni caritatevoli che promuovevano la loro causa, hanno comprato giornalisti che pronunciano l’impronunciabile, pubblicizzato telepredicatori che promuovevano la loro versione dell’Islam. Le case mediatiche come MBC e Rotana sono di proprietà araba, ed essi hanno una grande influenza anche sulla carta stampata: Arab News, Asharq Al-Awsat, e Al-Hayat, tra gli altri, sono dei portavoce della monarchia saudita. Come il peso della Lobby Ebraica sui media e il mondo accademico negli Stati Uniti, l’influenza saudita sui media e il mondo accademico nel mondo musulmano è stata molto efficace nel corso degli ultimi cinquant’anni. Vediamo alcuni esempi tratti dai Cablogrammi Sauditi che Wikileaks ha pubblicato di recente, in cui si può capire fino a dove arrivano le manipolazioni saudite del mondo musulmano:

A) Cablogramma della Ambasciata Saudita di Islamabad del 13 aprile 2012.

Questo cablogramma riguarda le proteste dell’ambasciatore saudita in Pakistan nei confronti del presidente dell’Università Internazionale Islamica di Islamabad, Mumtaz Ahmad, colpevole di aver invitato l’ambasciatore iraniano a una settimana culturale nel campus. L’ambasciata araba chiamò il signor Ahmad per esprimere “la sua sorpresa” e per suggerirgli di invitare la moglie dell’ambasciatore saudita al posto dell’ambasciatore iraniano. Il signor Ahmad si rifiutò di revocare l’invito all’ambasciatore iraniano e così i diplomatici sauditi suggerirono a Suliman Abu al-Khail, un accademico saudita con una posizione amministrativa nell’università, di convocare una riunione del consiglio e “scegliere un presidente per l’università che sia coerente con il nostro orientamento”. Ahmed venne sostituito poco dopo.

B) Cablogramma.

Questo cablogramma riguarda le proteste dell’ambasciatore saudita al Cairo nei confronti di Naguib Sawiris, fondatore della rete privata ONTV, circa l’apparizione di un dissidente saudita, Sa’ad Al-Faqih, in uno dei suoi talk show. La stazione televisiva, sotto pressione, ha detto che non avrebbe più invitato Al-Faqih e, come atto di redenzione, ha, in un secondo momento, chiesto all’ambasciatore di apparire nel programma.

C) Articolo su Dawn del 21 maggio 2011.

Questo giornale pakistano, avendolo ricevuto tramite le rivelazioni di Wikileaks, ha pubblicato un interessante rapporto di un impiegato del Consolato degli Stati Uniti, Bryan Hunt, sul sostegno saudita alle scuole religiose radicali in Pakistan. Anche se i rapporti dei dipendenti del consolato americano dovrebbero essere presi di solito cum grano salis perché sono le stesse agenzie di intelligence degli Stati Uniti che promuovono il paradigma del falso “terrorismo Islamico” e traggono beneficio da esso, questo non deve negare che certi rapporti, come questo, potrebbe essere congruenti con la realtà. Inoltre, non tutti i dipendenti delle istituzioni governative sono necessariamente a conoscenza del coinvolgimento del proprio governo in tali progetti. Ecco un interessante estratto dal rapporto:

Gli abitanti del posto credevano che le attività caritatevoli eseguite dalle organizzazioni Deobandi e Ahl al-Hadith [correnti del Sunnismo ultraortodosso], tra cui Jama’at al-Dawa, la Fondazione Al-Khidmat, e Jaish-e-Mohammed, stessero facendo sempre più affidamento sui gruppi estremisti e stessero minimizzando l’importanza in queste comunità dei leader religiosi Sufi tradizionalmente moderati. Fonti governative e non governative hanno affermato che un sostegno finanziario, stimato in quasi 100 milioni di dollari all’anno, stava arrivando agli ecclesiastici Deobandi e Ahl al-Hadith nella regione tramite organizzazioni “missionarie” e “caritatevoli islamiche” in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, apparentemente con il supporto diretto di quei governi. La gente del posto ha ripetutamente chiesto il sostegno del governo americano per lo sviluppo socio-economico e la promozione dei leader religiosi moderati nella regione come contrasto diretto alla crescente minaccia estremista.

Un altro malevolo contributo dei Sauditi è il loro sostegno finanziario a popolari telepredicatori che promuovono la visione del mondo Wahabita. Uno dei più popolari – di una lunga lista – è il medico diventato predicatore musulmano dottor Zakir Naik. Ciò che è interessante circa il dottor Naik è che difficilmente riesce a pronunciare parole arabe correttamente, per non parlare del leggere testi, ed è privo di qualsiasi formazione tradizionale in scienze islamiche, un tratto comune tra i predicatori televisivi autodidatti. Come accennato in precedenza, in assenza di fonti tradizionali di conoscenza e saggezza, la televisione è diventata la fonte più efficace per plasmare le percezioni tra le masse, e i Musulmani non fanno eccezione. Il dottor Zakir Naik ha utilizzato la piattaforma TV per giocare abilmente sulle emozioni delle masse musulmane, sconnesse e impotenti, predicando un Islam conflittuale (che però chiama “pacifico”), trionfalistico e superficialmente prepotente, “provando” questo e “confutando” quest’altro. E fa tutto questo vestito con un abito occidentale, parlando inglese, con discorsi pieni di superficiali terminologie scientifiche, su un canale TV di sua proprietà, chiamato ironicamente Peace TV.

Il dottor Zairk Naik vanta una platea di più di 200 milioni di spettatori su scala mondiale (6). Non si tratta di una esagerazione. In assenza di solide istituzioni musulmane, la sua presenza scenica offre un senso di superiorità morale ai Musulmani che ne vedono i punti di forza quando parla di argomenti tipo l’evoluzione, le “contraddizioni” nella Bibbia, la saggezza scientifica che si cela dietro i rituali musulmani, i miracoli “scientifici” del Corano, eccetera: una riaffermazione della verità della loro religione. Le masse sono inconsapevoli del fatto che questo tipo di approccio materialistico alla religione e al discorso religioso (anche quando, in alcuni punti, fondato) è in stridente contrasto con le tradizioni spirituali del Sunnismo. Sostenere le convinzioni religiose con le “scoperte della scienza” è una tipica preoccupazione riformista/wahabita, dal momento che l’approccio wahabita a Dio è intrinsecamente quantitativo. Capire questo è cruciale per permetterci di distinguere la radicale superficialità della visione del mondo riformista/wahabita, rispetto a quella del Sunnismo tradizionale, presso il quale l’aspirazione al Divino si manifestava in una totalità di esperienze, di pratiche culturali e spirituali, di ricerche spirituali e non si fermava ad una preoccupazione gretta, quasi Protestante, per i dati testuali (7).

Lasciatemi qui citare nel dettaglio il dottor Khaled About El Fadl che spiega il fenomeno sopra descritto con grande accuratezza:

C’è una autentica ironia nel modo in cui i puritani (Wahabiti) si avvicinano alle tematiche sociali e politiche che (secondo loro) sono originate dall’occidente. Di fatto, le contraddizioni che affliggono i vari aspetti dell’approccio puritano a questo riguardo sono prossimi alla schizofrenia. I puritani respingono gli approcci alla filosofia, alla teoria politica, alla morale ed alla bellezza come troppo soggettivi (o, ancora peggio, come invenzioni occidentali che non portano ad altro che al sofisma). Con la maggioranza delle dirigenze puritane composta da persone che hanno studiato scienze fisiche, come medicina, ingegneria ed informatica, accade che si schierino apertamente per l’obiettività e la certezza che viene dall’empirismo… Di conseguenza valori come la dignità umana, l’amore, la pietà e la compassione non essendo soggetti a quantificazione, non possono essere integrati nella valutazione legale islamica. Dal momento che i giudizi estetici sono considerati eretici e l’umanesimo è rigettato come corruzione occidentale, i puritani relegano come irrilevante l’eredità umanistica nella civiltà islamica e ignorano le conquiste delle passate generazioni di Musulmani in campi come la filosofia, le arti, l’architettura, la poesia e la musica, la teoria morale ed etica, e addirittura il romanticismo e l’amore. I Puritani ignorano il fatto che molto prima dell’influenza occidentale i Musulmani hanno scritto volumi sull’amore, sulla bellezza e sulla carità… Questa attitudine puritana dimostra solo il senso di smarrimento e sradicamento dolorosamente avvertito da molti Musulmani moderni… L’impatto dei puritani sulla eredità intellettuale musulmana è stato niente meno che devastante (8).

La fortuna di predicatori come dottor Zakir Naik è dovuta meno alle loro abilità intellettuali (sebbene egli abbia una grande memoria) che al sostegno finanziario e logistico delle mani nascoste (ma nemmeno troppo) dei Sauditi. Nel processo, una intera generazione di Musulmani sunniti è stata cresciuta pensando che persone come il dottor Zikir Naik siano i veri portabandiera dell’accademia sunnita. Nulla può esser più lontano dalla verità.

Chomsky ha fatto riferimento alla ingegneria sociale sovversiva che “manipola il consenso” nella società. La stessa cosa è accaduta nel mondo sunnita ove, per la prima volta, una nuova dottrina è stata artefatta all’insaputa delle ignare masse sunnite che ne sono vittime. Ora, questo fenomeno non può essere chiaramente attribuito in via esclusiva allo zelo missionario wahabita, inteso ad esportare la sua visione dell’Islam. L’Impero Anglo Sionista non spera in niente di meglio che sottomettere persone sradicate e pronte a eseguire con trasporto il ruolo assegnatogli nel diabolico progetto chiamato “scontro di civiltà“. Lo schema intellettuale del Wahabismo ha fatto meraviglie nel conseguire questo fine. Una superficialità come la  “Strada verso Dio”, il titolo di questo articolo, non si riferisce solamente all’idea di ottenere il favore divino attraverso una militanza “approvata” ma, cosa ancora più importante, descrive la base intellettuale su cui si fonda questa attitudine mentale.

Il che ovviamente non significa che tutti i Wahabiti siano persone intrinsecamente violente. Questo autore ha alcuni amici di convinzioni wahabite, gente onesta che aborre ogni tipo di violenza. Il problema in ogni caso è (e anche gli onesti nelle loro fila iniziano a rendersene conto) che quando hai una fede la cui natura risiede nella persuasione della propria eccezionalità, nella esclusività della devozione, nel ritenere tutte le altre manifestazioni dell’Islam come estranee all’Islam, tutto questo produce facilmente, fra i propri seguaci, tendenze che nei casi peggiori possono essere violente e indifferenti verso le sofferenze altrui. Perché non c’è nulla che porta in superficie il peggio della natura umana più del considerarsi moralmente superiori e universalmente diversi dagli altri. Il tipo di persone di cui il Corano dice: “da allora i vostri cuori divennero più duri, e sono come pietre, o anche più dure” (Baqarah, verso 74)

Il dottor Zakir Naik premiato dal monarca saudita Salman ibn Abdul Aziz.

Qual era il punto di questa lunga digressione? Provare che nel corso dell’ultimo mezzo secolo (almeno) il mondo musulmano è stato preso in ostaggio da un leviatano saudita, e che allestire una resistenza contro di esso ha assunto un grado di priorità molto elevato. I pulpiti di influenza tradizionale sono stati semplicemente travolti o inariditi finanziariamente. Quale governo sunnita oserebbe sfidare i Sauditi, considerato che molti di loro sono beneficiari della munificenza saudita? Quale casa editrice si azzarderebbe a pubblicare confutazioni del Wahabismo, per venire inevitabilmente chiusa? Quale complesso mediatico farebbe l’errore di produrre materiale che passi in rassegna gli orrori della causa di Saud? Chi conosca la completezza della presa sionista sui centri politici ed intellettuali che sono al potere negli USA, è in grado di iniziare a capire il tipo di presa che i Sauditi esercitano sui centri di potere sunnita. Di conseguenza il fatto che la Conferenza di Grozny abbia potuto svolgersi con la presenza di tanti noti docenti sunniti nonostante la sempre incombente minaccia di sabotaggio da parte dei Sauditi offre un sollievo davvero benvenuto dalle minacce dei padroni dell’universo (9).

Non è che questi accademici abbiano avuto un improvviso sussulto di coscienza dopo anni di rinvii opportunistici. Molti savi insegnanti ed autori sunniti hanno seccato l’inchiostro delle loro penne nel descrivere i Sauditi per quel che sono. Ma i libri non cambiano nulla. Li leggono in pochi. Il cambiamento risolutivo è collegato al fattore più importante dei nostri tempi: la volontà politica. Se non fosse stato per lo sforzo di Ramazan Kadyrov nello spendere soldi, curare la logistica, mettere a disposizione tutte le risorse dello stato per rendere questa conferenza una realtà, nulla di tutto ciò sarebbe mai successo. La volontà politica è il più importante fattore nel cambiare la realtà sul campo.

Partecipanti alla Conferenza di Grozny

Sarebbe ingenuo pensare che questa conferenza possa cambiare le realtà dalla notte al giorno, perché le conferenze non possono fare molto se non esiste la volontà politica di convertire le loro aspirazioni in realtà. Nonostante le mie riserve, spero sinceramente che l’impulso generato da questa conferenza possa portare a una nuova era di coscienza sunnita dove le masse comincino a capire che la loro credenza di cosa sia “Sunnismo” è un costrutto moderno creato principalmente da sovversioni coloniali, che ha poco a che fare con l’eredità del vero Sunnismo. Questo è particolarmente più vero per gli Arabi che per qualsiasi altro gruppo. Spero anche che si invii ai non Musulmani, almeno a quelli interessati, il messaggio che la ferocia perpetrata in nome dell’Islam non ha alcuna giustificazione religiosa, nonostante le citazioni del Corano e delle citazioni adith utilizzate dai jihadisti.

Con questa prefazione – nonostante tutti i suoi difetti – cerchiamo di approfondire la questione impostata all’inizio, chi sono i Sunniti? Qui c’è una traduzione delle osservazioni conclusive dello Sceicco Usama al-Azhari alla Conferenza di Groznyj che rispondere a questa domanda (10). È stata resa in inglese idiomatico e sono state prese alcune libertà per sbarazzarsi delle ripetizioni e di stratagemmi retorici comprensibili solo in arabo:

Il 27 agosto 2016 si è svolta questa conferenza come risposta al grande furto del ahl as-sunna wa l-jama‛a (il Popolo della Via Approvata e del Gruppo, come chiamiamo i Sunniti) che è stato effettuato da falsi sostenitori, i Kharigiti (11) e i loro simili, che hanno notevolmente denigrato l’immagine di questa bella religione con i loro atti malvagi. Sotto il buon auspicio del martirizzato Sceicco Akhmad Kadyrov (padre di Ramzan Kadyrov), gli studiosi musulmani di tutto il mondo hanno preso l’iniziativa di riunirsi per fornire un verdetto decisivo sul “chi deve essere considerato Sunnita”, quali sono le loro caratteristiche, le loro credenze, i loro canoni, il loro Percorso verso Dio (sulūk), e di mostrare come coloro che oggi ricorrono a questo titolo benedetto, hanno deviato dalla verità. Questo lo facciamo con il patrocinio e la cura prestata a noi da sua eccellenza Ramzan Kadyrov, che Dio lo conservi, con la presenza sacra del Grande Imam di al-Azhar, lo Sceicco Ahmad al-Tayyib, e con la presenza di oltre 200 rinomati studiosi dell’Islam provenienti da tutto il mondo musulmano. Dopo molte discussioni, questa conferenza fa le seguenti osservazioni conclusive:

In primo luogo, i Sunniti sono limitati ai sottoscrittori del credo Asharita e Maturidista (12), a quelli che seguono le 4 scuole di Giurisprudenza: rispettivamente, le scuole Hanafita, Sciafeista, Malikita e Hanbalista (13), e quelli connessi col Sufismo autentico, il cui obiettivo è il raffinamento del carattere attraverso la propria purificazione, secondo i principi stabiliti da Junayd di Baghdad e da quelli che lo hanno seguito ardentemente e sono diventati fari che ci guidano (14). E questo percorso sunnita santifica tutte le scienze che servono la Rivelazione e spiega insegnamenti e fini di questa religione, i più importanti dei quali sono: la conservazione della vita e dell’intelletto, impedire che la religione devii e diventi un ricordo e un oggetto di manipolazione, la conservazione degli oggetti di valore per le persone e del loro onore e la preservazione di modi raffinati.

Secondo, il Corano è come un recinto sacro, circondato da scienze che lo servono e favoriscono la comprensione dei significati al suo interno, le quali ci aiutano a capire le aspirazioni e gli obiettivi che imposta, quelli che, se seguiti, in ultima analisi ci avvicinano a Dio. È la sorgente che continua a sgorgare: i versi in esso hanno ispirato civiltà, culture e scienze, la vita permeata di misericordia presente al suo interno ha ispirato gli alti propositi, la fede e la volontà di creare e diffondere la pace e la sicurezza nel mondo, in modo che persone e culture diverse potessero vedere con i propri occhi la ramatun lil ‘alamīn (misericordia sui mondi) di questa fede. E della fonte di appagamento che rappresenta, in questo mondo e nell’altro.

Terzo, la Via Sunnita è la più inclusiva e accurata di tutte le narrazioni all’interno dell’Islam. È la più convalidata [grazie alle sua tradizionale autocritica]; la più cauta con i giudizi; la più interessata alla trasmissione corretta e onesta del lavoro scientifico. E la più avanzata nel suo approccio pedagogico considerato che fissa i più alti standard accademici, una parte dei quali serve a impiegare l’intelletto umano per comprendere la Rivelazione in concomitanza con l’esame delle realtà che potrebbero esistere e rimuovere le dicotomie fra esse, per quanto possibile.

Quarto, nel corso dei secoli sono nati numerosi centri di apprendimento che hanno rappresentato la Via Sunnita, centri  del calibro della Moschea di al-Azhar in Egitto, della Moschea al-Zaytuna a Tunisi, dell’Università al- Qarawiyyin a Fès (Marocco), e delle scuole della Mauritania, dei centri di apprendimento di Algeria, Sudan, Hadramawt in Yemen, dei seminari teologici di Sulaymaniyya e Baghdad, e delle scuole in Siria, nell’arcipelago malese, in India e nel Caucaso, e in molti altri luoghi in tutto il mondo. Nel corso dei secoli tutte queste scuole hanno insegnato e trasmesso seriamente le convinzioni del Sunnismo così come è conservato nei credi Asharita e Maturidista, producendo con successo centinaia di migliaia di studiosi che hanno lottato per raggiungere tutti gli orizzonti, dalla Siberia alla Nigeria, dalla Tanzania a Giacarta. Nel farlo, costoro hanno assunto posizioni e gradi diversi, alcuni in qualità di ifta (regnante), altri come giudici, e molti come insegnanti. Le società nel loro complesso hanno beneficiato enormemente dei loro servizi: hanno spento i fuochi della sedizione e delle guerre, hanno avuto ruoli di primo piano nell’estendere la pace e la sicurezza a tutti, e, cosa importantissima, sono stati in grado di far prendere piede tra la gente la giusta visione della religione.

Il Sunnismo nel corso dei secoli ha svolto il ruolo di torre di guardia, allarmando e mettendo in guardia dall’insorgenza di idee e gruppi subdoli; ha sempre fissato gli standard per discutere con essi e farli venire alla luce; ha sempre mostrato l’urgenza e la volontà di far tornare le deviazioni nelle tane da dove sono venute; ha impiegato tutti gli strumenti a sua disposizione per mantenere il primato della rappresentazione autentica dell’Islam; i suoi servizi sul fronte intellettuale hanno tagliato le gambe a molte ondate di deviazioni che sono nate di volta in volta. Di conseguenza, alla Umma di Maometto (Pace su di Lui), è stato concesso lo spazio per costruire una civiltà e da essa sono venuti i geni di questa nazione che ha eccelso in campi così diversi come, tra gli altri, l’Algebra, la Geometria, l’Aritmetica,la  Medicina, le Scienze Chirurgiche, l’Ingegneria, la Psicologia, l’Ottica, l’Acustica, la Biologia, l’Anatomia, la Chimica, la Fisica e l’Astronomia. I risultati ottenuti in questi campi non sono stati una coincidenza, ma piuttosto il frutto dello spazio intellettuale che gli studiosi del Sunnismo hanno stabilito come risultato dell’aumento del livello dei discorsi religiosi.

Ciononostante, in ogni età, tendenze devianti si diffondono come bolle che cavalcano le onde e i loro adepti affermano erroneamente di essere i legittimi portabandiera della Rivelazione. Combattono contro la saggezza delle nostre tradizioni e diffondono sedizione e caos. I primi di tali devianti sono stati i Khawarij. Oggi, l’ultima manifestazione dei Khawarij sono i Salafiti Takfīris, come ISIS e altri che condividono il settarismo e visioni di “gloria islamica” grondanti di sangue (15). Il comune denominatore tra l’ultima manifestazione dei Khawarij e i loro antenati è la loro chiara deviazione dalla tradizione storica, l’incoraggiamento di pratiche storicamente e tradizionalmente invalide, e un’interpretazione grezza e ignorante della fede. Il che, purtroppo, ha aperto le porte a ogni sorta di pensieri perversi introdotti in discorsi religiosi. I più scandalosi consistono proprio nel takfirismo e i suoi gemelli, portatori di bagni di sangue che denigrano il nome dell’Islam e causano il suo odio da parte di altri. Ciò ha costretto gli islamisti sensati e razionali a farsi avanti e a togliere la qualifica di fedeli a tali ingiusti mediante ingiunzione profetica: “questa religione è praticata dalle persone più rette, che rinnegano la malizia dei devianti, l’usurpazione degli usurpatori, e il modo d’agire degli ignoranti”.

Questa conferenza potrebbe essere, a Dio piacendo, un punto di svolta nel rimuovere il titolo di Ahl al Sunna a questi falsi predicatori e a impedire che sia utilizzato per i loro nefandi obiettivi. Che questi devianti non agiscano più in nostro nome! E speriamo che ciò possa essere l’inizio di un nuovo tentativo per riprendere la Strada Giusta. Strada tracciata e percorsa dai nostri grandi seminari e dai suoi uomini, che nega e combatte il settarismo e la deviazione. E, attraverso la conferenza, può essere inviato al mondo un messaggio di misericordia, di pace e di sicurezza. In modo che, per volontà di Dio, le nostre terre possano essere ancora una volta bastioni di pace e luce per il mondo.

La conferenza conclude con le seguenti raccomandazioni:

1) Lanciare un canale satellitare nella Federazione Russa, tramite il quale propagare l’immagine giusta dell’Islam alla gente, cercando di correggere il danno fatto da questi terroristi e Khawarij.

2) Agevolare la rifondazione di seminari teologici dove insegnare i veri obiettivi della Rivelazione— insegnamento storicamente svolto dai nostri pii predecessori— con il metodo giusto (manaj), e la divulgazione di un programma di formazione completo che produca uomini e donne istruiti, in grado di affrontare i problemi moderni, di ridurre la crescita di storture ideologiche e di promuovere l’importanza fondamentale della pace e della sicurezza.

3) Un forte sforzo è necessario per raggiungere il pubblico tramite i social media, e per assumere personale competente nei media elettronici e nel loro uso per presentarsi all’uditorio. Con l’obiettivo che tale presenza sui social media possa fornire una visione alternativa e al contempo confutare il materiale tossico disseminato dai Khawarij.

4) Elevare il livello d’apprendimento e d’insegnamento di  tutte le scienze islamiche, soprattutto Uūl al Fiqh (Metodologia Giuridica) e Kalām (Scolastica Razionale). Discipline molto utili per affinare l’intelletto, e per rifiutare e confutare le ideologie del takfīr (scomunica) e del lād (ateismo).

5) Dovrebbe essere stabilito un centro di ricerca in Cecenia per studiare i gruppi deviati, i loro quadri concettuali, le loro dichiarazioni e i loro metodi, e pubblicare della letteratura critica su di essi, così che i loro effetti tossici possano essere respinti in una certa misura. Inoltre, servirà anche a studiare le cause e le tendenze intellettuali che fanno abbandonare la loro religione alle persone. Abbiamo bisogno di arrestare gli sviluppi di queste correnti, fornendo un’alternativa colta e raffinata al primitivismo che ha afflitto i discorsi religiosi. Noi, i partecipanti, abbiamo consigliato di chiamarlo Markaz Tabīr (letteralmente: Centro per l’Interiorità e per fornire l’illuminazione)

6) È importante aumentare la cooperazione tra i diversi centri di apprendimento come la Moschea di al-Azhar, la Moschea al-Zaytuna, l’Università al-Qarawiyyin e altri enti di ricerca, con le loro controparti nella Federazione Russa.

7) Aprire istituti di formazione a distanza per coloro [all’interno della Federazione Russa] che desiderano un’istruzione tradizionale, ma non sono in grado di seguirla a causa del lavoro e degli inconvenienti del viaggio.

8) Portare all’attenzione di governi e politici la necessità di sostenere e promuovere lo spazio necessario per la crescita delle istituzioni religiose dedicate alla wasat (Via di Mezzo/Moderazione) e metterli in guardia sui pericoli e le insidie ​​del formare alleanze di convenienza [con i gruppi che sottoscrivono gli stessi quadri concettuali dei Kharigiti] per opportunità politica, perché questo crea ulteriori problemi.

9) Organizzare borse di studio per gli studiosi presenti a questa conferenza e nella Federazione Russa perché studino in luoghi come la Moschea di al-Azhar.

10) Condurre riunioni di natura simile su una base costante per valutare e rivalutare gli obiettivi e le aspirazioni visualizzati in questa conferenza.

11) E infine, creare un comitato che porti a termine l’applicazione delle raccomandazioni formulate qui. E anche per fare in modo che il lavoro di questa conferenza venga tradotto in diverse lingue, soprattutto in Russo e negli altri dialetti locali, in modo che venga diffusa la consapevolezza di ciò che è stato raggiunto qui (16).

Ramzan Kadyrov

Alcune considerazioni finali

Come potrebbe essere dedotto dalle raccomandazioni formulate dalla conferenza, la comunità accademica sunnita sta chiaramente cercando di muoversi verso la Russia, e questo non per motivi di opportunismo o di lucro, perché a tal fine sarebbe stato molto più redditizio lodare i Sauditi. Questo è dovuto soprattutto perché alla comunità accademica sunnita è stato finalmente concesso un qualche ruolo significativo, da svolgere senza le costrizioni di soggetti politici, nel definire la sua posizione all’interno del modello diabolico del discorso religioso stabilito dall’Impero Anglo-Sionista. E ha scelto il versante che ha un senso razionale e morale. Cerchiamo di essere chiari, non credo che questa conferenza sia stata avviata per volere di Vladimir Putin, come suggerito da molti dei suoi detrattori. Non credo che Putin sia interessato al risveglio sunnita, egli può vedere qualche praticità nel forgiare un’alleanza con soggetti tradizionali sunniti perché ha visto gli effetti devastanti del Wahabismo in Russia e nella sua sfera d’influenza, ma io non credo che lui sia interessato, se non a causa del suo potenziale per soddisfare gli interessi nazionali russi (è interessante notare che non c’è stata alcuna copertura mediatica della conferenza da parte di Russia Today o Sputnik e non c’erano nemmeno portavoce del governo russo, cosa che dovrebbe suggerire la matrice non governativa del progetto).

Questa è una iniziativa fortemente voluta da Ramazan Kadyrov, con il suo denaro, tempo e fatica. Kadyrov è unico nel suo genere nell’oscura élite politica odierna: un Musulmano sufi sinceramente religioso che ha profondamente a cuore la situazione nel mondo. Ha potuto vedere con i suoi occhi la devastazione causata dal wahabismo nella sua terra natale cecena, culminata con l’assassinio del padre, Ahmed Kadyrov, il capo della resistenza cecena che combatteva contro i russi. Suo padre ebbe la lungimiranza di comprendere che combattere i russi era una guerra che non sarebbe mai stata vinta e, molto importante, che la nazione russa sotto la guida di Putin non era l’Unione Sovietica con la sua prepotenza e tracotanza. Era una entità con cui si poteva parlare ed essere rispettati. Comunque, ciò che in definitiva spinse la leadership cecena a perseguire la pace fu la presenza maligna di elementi wahabiti tra la resistenza cecena. Ahmed Kadyrov sapeva che tutto ciò avrebbe portato oscurità e distruzione alla Cecenia e alle sue tradizioni. Si adattò alla pace e mise fine ai combattimenti contro i russi, ragione per la quale fu assassinato infine da elementi wahabiti. Questa sottomissione al destino avvenne in pieno rispetto delle tradizioni cecene di una riconciliazione onorevole e una sottomissione ad un avversario più forte dal quale ci si aspetta un trattamento onorevole, diversamente dall’accoglienza americana di nude piramidi umane ad Abu Ghraib. L’Imam Shamil Daghestani, il leggendario eroe popolare ceceno, combatté prima di lui le armate dello Zar per più di 25 anni ma quando fu finalmente sconfitto, si consegnò al Principe Aleksandr Baryatinsky credendo che un nobile avversario che faceva sudare freddo l’armata dello Zar sarebbe stato trattato con dignità. E così avvenne.

La Cecenia di Ramazan Kadyrov è un esempio vivente di ciò che i Musulmani sunniti sono in grado di compiere quando sono lasciati ai loro strumenti, liberi da manipolazioni esterne. Una società sufi-sunnita pacifica con i suoi vicini e rispettosa delle differenti tradizioni nazionali e religiose al suo interno. Questo non significa che deve aprire le sue porte alla sporcizia e alla scostumatezza come Dubai, per rendere l’uomo bianco felice e poter esser chiamato nazione “progressista”. La Cecenia non ha venduto la sua anima, rimane una società profondamente conservatrice dove gli ideali dell’Islam possono essere visti in pubblico e non solo nelle case di preghiera come in molti stati arabi. In Occidente Kadyrov è stato chiamato “teppista”, “dittatore”, “barboncino di Putin”, tra molte altre offese, e ha ricevuto un trattamento mediatico peggiore di tutti i principi sauditi messi insieme, il che è un bel traguardo se vi soffermate a pensarci. Semplicemente perché rappresenta un modello da seguire che è un anatema per i piani anglo-sionisti: un uomo profondamente religioso che non può essere comprato o adescato.

Grozny durante la guerra.

Grozny durante la guerra.

Grozny oggi.

Grozny oggi.

Dovremo aspettare per scoprire se le aspirazioni e gli obbiettivi fissati in questa conferenza diverranno una realtà. Dovremo inoltre aspettare per vedere se tutte le persone coinvolte in questa conferenza riusciranno a sfuggire alla presa e all’incantesimo dei sistemi di configurazione anglo-sionisti che lavoreranno a più non posso per fermarla là dove si trova. Non ho dubbi che alcuni degli studiosi coinvolti nel progetto, come Habib Ali Cifri e Habib Umar siano incorruttibili. Ma anche il sistema di configurazione dell’Impero – con alla sua testa gli scagnozzi wahabiti – non risparmieranno colpi bassi per sabotarla.

Spero di aver provato in questo articolo – in qualche misura almeno – che Sunnismo e Wahabismo sono due differenti tradizioni con differenti contesti teologici e spirituali, nonostante siano trattati come una sola cosa da fonti di informazione confuse, disinformate o, alcune volte, volutamente false. I Musulmani sono oggi proiettati di fronte alla guerra sociale, culturale e politica e stanno soffrendo per la forza dei suoi attacchi. Per le persone in Occidente è tempo di capire i termini musulmani che compaiono ripetutamente sui loro schermi TV mentre bevono il latte, ignari della situazione nel mondo. L’ignoranza sarà anche una benedizione ma non è mai una virtù, specialmente al giorno d’oggi quando i potenti fanno affidamento sulla nostra ignoranza e sulla nostra paura per distruggere persone, terre e culture, spingendoci sempre più nell’abisso dal quale non vi è alcun ritorno.

Vorrei terminare questo articolo con il proporre alcuni esempi di zikr o ricordo di Dio, una pratica principalmente associata ai nostri giorni con i Sufi ma che una volta adornava molte case, villaggi e città dei Musulmani ed oggi curata solo dagli anziani, sfortunatamente. I giovani stanno sostituendo questa tradizione col cinema ed il calcio.

Lo Sceicco Tosun Bayrak Al Jerrahi e i suoi dervisci al Chestnut Ridge di New York,  giugno 2002

Signore cecene della valle del Pankisi nel rituale Sufi dello zikr

Note

1) Ad esempio, se si dà un’occhiata all’Aqida al Taawiyya (Il Credo dell’Imam al-Tahawi), scritto nel IX secolo, e al Tuhfat al Murid Sharh Jawhar Al Tawhid dell’Imam Bajūrī, scritto nel XIX secolo, si fatica a trovare differenze significative in materia di credo che non siano altre che l’inevitabile evoluzione dello stile della scrittura – le opere delle muta’akhirīn (generazioni successive) impiegano più termini filosofici rispetto alle mutaqaddimīn (generazioni precedenti).

2) Mi sono limitato in questo articolo ad alcune differenze di base tra la visione del mondo sunnita tradizionale e quella wahabita, semplicemente perché ho pensato che, essendo il mio pubblico principalmente non Musulmano, non lo avrebbe considerato troppo rilevante. Per saperne di più sulle differenze tra il credo wahabita e il credo tradizionale sunnita, sulla metodologia e su alcune delle questioni in sospeso tra i due campi, leggete questo articolo di Zubair Qamar molto ben scritto, breve ma informativo Wahhabism: Understanding the roots and role models of Islamic extremism, qui [in inglese].

Anche Wahhabism: A Critical Essay di Hamid Algar è una lettura molto utile, qui [in inglese].

3) Per un ottimo resoconto dei servizi resi dallo stato saudita al Wahabismo ed all’Impero, leggere The Direct Instrument of Western Control over the Arabs: The Shining Example of the House of Saud, del dottor Abdullah Mohammad Sindi, qui [in inglese].

4) C’è un versetto interessante nel Corano che dice “i beduini sono i peggiori in fatto di incredulità e ipocrisia” (At-Tawba, versetto 97). C’è anche un detto del Profeta Maometto (Pace su di Lui): “Colui che abita nel deserto (al-Badiyah) diventa di disposizione ruvida”, registrato da Tirmidhi (tra gli altri) sotto l’autorità di Abd Allah ibn ‘Abbas. Bisogna dire che gli Inglesi non hanno trascurato questi testi e hanno scelto i loro alleati di conseguenza.

5) Anche se i decenni successivi all’invasione sovietica ci hanno insegnato che il problema della militanza in Afghanistan è iniziato con la formazione dei Mujaheddin, o combattenti della resistenza all’invasione sovietica dell’Afghanistan, questo non rende deplorevole la resistenza ai Sovietici, anzi. La parte triste è che le fazioni all’interno dei Mujaheddin, come storicamente tutti i gruppi, hanno visto il potere e il denaro assieme alla buona causa e si sono venduti al miglior offerente. Recentemente è diventata una moda tra i commentatori liberali dell’Afghanistan dare la colpa di tutto ciò che è andato storto con l’Afghanistan al movimento di resistenza contro i Sovietici. La metamorfosi di una causa vera e propria in qualcosa di indesiderabile non rende la causa meno autentica o moralmente sbagliata. Dovrebbe comunque darci una lezione sulle capacità di configurazione dell’Impero nel prendere qualcosa di genuino e, se si adatta ai suoi progetti, trasformarlo in qualcos’altro di ripugnante.

6) qui [in inglese]

7) Superficialità radicale è un termine coniato dal professor Vincent Cornell dell’Università Emory.

8) Khaled Abou El Fadl, The Grand Theft: Wrestling Islam from the Extremists, edito da HarpersCollins nel 2005, qui [in inglese].

9) Ad esempio uno scrittore saudita molto importante, Mohammad Ale Sheikh, ha esplicitamente minacciato lo stato e il popolo egiziano per aver permesso alla loro più alta autorità religiosa di assistere e benedire il convegno: “la partecipazione dello Sceicco al-Azhar (Rettore dell’Università al-Azhar) alla Conferenza di Groznyj, che ha escluso di poter considerare sunnita il Regno [dell’Arabia Saudita], ci costringe a cambiare il nostro rapporto con l’Egitto. Il nostro paese è più importante, e l’Egitto di al-Sisi può andare all’inferno”.

In passato queste minacce venivano prese sul serio, ma al-Sisi sembra rendersi conto che la fine dello stato saudita è vicina e non ne è sembrato molto infastidito. Questo può spiegare la recente spaccatura tra il governo saudita e quello egiziano, la più intensa degli ultimi decenni. Ciò non fa di al-Sisi un eroe, dopotutto è un politico, e cambia posizione come una bandiera al vento.

10) Lo Sceicco Usama al-Abd al-Azhari è uno dei principali studiosi sunniti egiziani ed è noto per i suoi contributi nel contrasto all’estremismo. Negli ultimi tempi è diventato molto intimo con il Presidente egiziano al-Sisi e questo potrebbe potenzialmente intaccare la sua reputazione, se non sta attento. Gli uomini politici forti hanno sempre un ascendente magico sui più sinceri e morali degli uomini. Prego che la sua vicinanza ad al-Sisi non gli faccia perdere la sua obiettività.

11) I Kharigiti (Fuoriusciti/Secessionisti) erano una setta letteralista apparsa durante il califfato di Ali ibn Abi Talib, Che Dio Sia Soddisfatto di Lui. La loro comparsa è considerata il primo scisma (fitna) all’interno dell’Islam. Ma erano più una minaccia militare che una intellettuale. Il loro sorprendente letteralismo del Corano, privo di qualsiasi principio, ha trovato poco sostegno tra le masse musulmane. Sono stati i primi a fare takfir (la scomunica) degli altri Musulmani, se li consideravano in opposizione alle loro credenze. Sono stati i primi a giudicare la completezza della propria fede con l’azione, anche se i Musulmani tradizionali considerano il credo e le azioni due cose separate. Quindi con il Kharigismo, un peccatore valeva quanto un non Musulmano, anche se aveva il diritto di credere – qualcosa che mantiene anche il credo wahabita – un concetto unanimemente considerato non valido per i Musulmani tradizionali fino ad oggi. Questo spiega la tendenza a spargere sangue dei moderni Kharigiti – i Wahabiti – per i quali la nozione di Dio è quella di un creatore assetato di sangue che non trova niente di più appagante che vedere la sua creazione punita per la più banale delle cose, invece di essere il Misericordioso e il Più Compassionevole, dichiarazione con la quale inizia ogni capitolo del Corano. I Kharigiti sono stati sconfitti nel 659 d.C. nella Battaglia di Nahrawan da Ali ibn Abu Talib, Che Dio Sia Soddisfatto di Lui.

12) Con Ashariti ci si riferisce ai seguaci di Abu al-Hasan al-Ash’ari (874-936 d.C.), il teologo del IX secolo che ha strappato il credo musulmano tradizionale dagli eccessi del razionalismo mutazilita che stava diventando sempre più religione di stato. Egli non ha creato un nuovo credo, ma piuttosto ha rinvigorito il vero credo dei Pii Predecessori (Salaf), che era stato permeato dalla pesante filosofia dialettica greca dei Mutaziliti. Questo tema del “risveglio” (Tajdīd) del vero credo è un tema ricorrente nella storia musulmana, la base del quale è una tradizione profetica: “In verità Dio manderà all’inizio di ogni secolo una tale persona per questa nazione (umma) che ringiovanisca e ripristini la sua religione”. (Riportato dall’esperto di Hadith al-Suyuti nel suo La Piccola Enciclopedia). Fare riferimento alla prima parte di questo articolo per ulteriori letture sul ruolo dell’Imam al-Ash’ari.

Con Maturidi ci si riferisce ai seguaci di Abu Mansur Al Maturidi (853-944 d.C.), un contemporaneo di al-Ash’ari che ha avuto un ruolo simile nell’Estremo Oriente dei domini musulmani (la Transoxiana). Mentre l’Imam al-Ash’ari si rivolgeva quasi interamente agli Arabi, l’Imam Al Maturidi si rivolgeva quasi del tutto ai Musulmani Ajam (non arabi). I credi Asharita e Maturida di solito sono indicati separatamente come apprezzamento dei loro sforzi monumentali ed equivalenti nel difendere il credo giusto, e non necessariamente per mettere in risalto un qualche punto di differenza sostanziale tra i due. Le differenze, se presenti, sono al massimo periferiche.

13) Le quattro Scuole Giuridiche Sunnite

Hanafita, fondata da Abū Hanīfa al-Nuʿmān ibn Thābit, noto anche come Abu Hanifa (699-767 d.C.). Questa scuola contiene il maggior numero di seguaci fra i Musulmani sunniti, soprattutto tra i non arabi. Questa scuola è seguita in Turchia, in Afghanistan, nel Subcontinente indiano, in Asia centrale, in Sudan, e in parti di Iraq e Siria.

Malikita, fondata da Mālik ibn Anas ibn Malik ibn ʿĀmr al-Asbahi (711-795), noto anche come Imam Malik. Era uno studente di Abu Hanifa e dell’Imam Ja’far al-Sadiq. I seguaci di questa scuola si trovano per lo più nell’odierno Nord Africa, soprattutto in Marocco, Mauritania, Libia, Algeria e Tunisia. Questi paesi sono per lo più arabi e berberi.

Shafeista, fondata da Abū ʿAbd Allāh Muammad ibn Idrīs al-Shāfiʿī  (767-820 d.C.), noto anche come Imam Shāf’ī, è stato l’allievo dell’Imam Malik. La maggior parte dei seguaci di questa scuola è araba, con l’eccezione di Indonesia e della Malesia. Seguita per lo più in Egitto, Siria, Iraq, Yemen, Hegiaz e Iran (prima che si convertisse allo Sciismo).

Hanbalista, fondata da Ahmad ibn Hanbal (780-855 d.C.), noto anche come Imam Ahmad. Questa scuola ha storicamente rivendicato il minor numero di seguaci, e attualmente, parlando in termini pratici, è quasi estinta nella sua forma originale. Molti Wahabiti sostengono di appartenere a questa scuola, ma questa è un’ingannevole tattica da cavallo di Troia. Loro non aderiscono né appartengono a nessuna di queste lodevoli scuole.

Queste sono le Quattro Scuole Giuridiche Sunnite, le cui differenze risiedono in alcune questioni legali e non di fede. Sono apparse anche altre scuole ma sono scomparse col passare del tempo. Si può adottare una qualsiasi tra queste quattro scuole ed essere considerato un Sunnita. Sono state tutte considerate manifestazioni valide dell’adorazione di Dio dalla stragrande maggioranza dei Musulmani nel corso dei secoli. Solo in tempi moderni la loro validità è stata messa in discussione dalle correnti riformiste, tra i quali i Wahabiti. Questi movimenti riformisti vorrebbero connettersi con i tempi “puri” e “incontaminati” dei Pii Predecessori (al salaf al alih) aggirando queste scuole giuridiche e un millennio di opere degli studiosi, che essi considerano artefatti “di fattura umana” di scarso valore spirituale. E allora come potrebbero collegarsi all’epoca dei Pii Predecessori? Affidandosi solo alla guida offerta dal Corano e dalla Sunna (vie profetiche conservate nei libri), o almeno così affermano. In sostanza vogliono negare tutta la storia e i risultati ottenuti dai Musulmani dall’VIII secolo al XVIII secolo (cioè quando è comparso Muhammad ibn Abd al-Wahhab), secolo che loro chiamano “era dell’innovazione nel culto”. Un millennio di conquiste musulmane in fatto di diritto, filosofia, arte, architettura, e tutti i tipi di scienze umane consegnato alla pattumiera della storia!

14) Junayd di Baghdad (835-910 d.C.) è una figura centrale nelle catene spirituali di quasi tutti gli ordini Sufi. La sua catena (sanad) della gnosi arriva ad Ali ibn Abi Talib e Abū Bakr, che Dio sia compiaciuto di essi, e da loro al Profeta dell’Islam (Pace su di Lui). Era conosciuto come shaykh al aifatayn – il leader dei due gruppi – ovvero in possesso di gnosi esoterica ed exoterica [in italiano]. La menzione di Junayd, Che Dio sia Soddisfatto di Lui, come parte del Sunnismo serve a mostrare che il Sufismo e i Sufi sono una parte essenziale dell’identità sunnita, nonostante i riformisti moderni affermino che si tratti di qualcosa di estraneo all’Islam insegnato dal Profeta Maometto (Pace su di Lui). Il Sufismo o tasāwwuf, è la scienza del raffinamento interiore del sé attraverso gli sforzi (mujahadat) interni ed esterni, iniziati e guidati in ogni fase per mano di un maestro qualificato (murshid), che è collegato al Profeta dell’Islam attraverso un catena ininterrotta (sanad) di maestri spirituali. L’idea è che ci sia una gnosi (maʿrifa) che può essere conosciuta solo attraverso le lotte interne e il miglioramento di sé, conoscenza che i libri e un rituale automatizzato non possono dare, anche se non possono essere esclusi. In questo potrebbe essere paragonato al Trascendentalismo Platonico ma guidato dalla Rivelazione Coranica. Il Profeta dell’Islam ha chiamato questo raffinamento interiore ihsan (letteralmente: la bontà) e lo ha definito il “credere in Dio come se tu Lo stessi vedendo, ma se non riesci allora ricorda che anche se tu non Lo vedi, Lui ti sta osservando”.

L’Ihsan o Sufismo è quindi il gioiello più splendente della Rivelazione Islamica perché completa l’uomo (o la donna, perché questa materia non è destinata solo agli uomini, Rābiʿa al-ʿAdawiyya è stata una santa donna importantissima per l’Islam, i cui risultati spirituali hanno sminuito molti santi uomini spirituali della sua epoca) come un essere spirituale. È attraverso l’ethos Sufista che si scorgono le glorie di Dio menzionate nel Corano “Mostreremo loro i Nostri segni nell’universo e nelle loro stesse persone, finché non sia loro chiaro che è la verità. Non basta che il tuo Signore sia testimone di ogni cosa?” (Fussilat, versetto 53). Il Sufismo, in sostanza, è la scienza del contemplare i Segni di Dio principalmente al proprio interno, oltre che all’orizzonte. Le tendenze riformiste all’interno dell’Islam vogliono negare ciò e parlare solo di contemplare i segni di Dio nell’universo, mettendo in mostra ancora una volta il loro approccio materialista per comprendere Dio. Quelli come il dottor Zakir Naik ci vorrebbero convincere che i segni di Dio sono, tra le altre cose materiali, nel miracolo dell’embrione, nella vita delle api, nella formazione delle montagne, e in altri miracoli scientifici del Corano (che anche io considero veri). Ma dimenticano del tutto il più grande miracolo dell’Islam: la trasformazione dello stato umano. Come è stato possibile che una generazione di Arabi usi a seppellire vive le loro figlie piccole, uccidersi a vicenda sulla base delle accuse più inconsistenti, ereditare le mogli del padre, dei pagani della peggior sorta, i più arretrati fra le nazioni, abbiano scoperto all’improvviso la vita morale, il ritmo e la civiltà? È stato grazie all’iniziazione all’ihsan per mano dello splendido Sole della Misericordia, il Profeta dell’Islam.

Storicamente il Sufismo si è manifestato negli Ordini Sufi o tariqah, ma raggiungere la isān non era una esclusiva di essi. Sono stati loro, per la maggior parte, a guidare la moralità delle società musulmane e a tenere a bada le tendenze devianti. Non fa quindi meraviglia che, quando ebbero i primi contatti con le società musulmane, le potenze coloniali occidentali cercarono o di corteggiare i leader Sufi o di schiacciarli. La comparsa di gruppi come i Wahabiti è, in gran parte, il risultato degli sforzi coloniali occidentali di mettere ai margini il ruolo e l’influenza degli Ordini Sufi.

Tra i più famosi dei molti Ordini Sufi troviamo Qadiriyya, Rifaʿiyya, Naqshbandiyya, Suhrawardiyya, Chishtiyya, Shahaliyya, Mevleviyya e Owaisiyya. È interessante notare come sia difficile trovare, dal IX secolo fino al XX, una figura storica sunnita di alta reputazione che non sia un Sufi o un appartenente ad un Ordine Sufi! Salahuddin Ayyubi (Saladino), il Liberatore della Palestina dai Crociati, Maometto II il Conquistatore, l’Imam Shamil Daghestani, l’emiro Abdul Qadir Jazairi, il libico Omar al-Mukhtar [sì, quello della foto con cui andava a giro Gheddafi quando venne a trovare Berlusconi], sono i guerrieri mujahideen di cui i Wahabiti si riempiono la bocca ma su cui tacciono convenientemente delle loro origini Sufi!

Per concluder questo argomento della identità Sufi, prendiamo ad esempio un Musulmano sunnita storico come Salahuddin Ayyubi (Saladino), egli era di credo Asharita, di giurisprudenza Shafeita ed era un Sufi Qadiro. Mentre le prime due associazioni, cioè credo e giurisprudenza, sono fondamentali per essere chiamati Sunniti, la terza, cioè il sufismo, è più una associazione ideale che essenziale.

È interessante notare che c’è una tradizione simile al Sufismo anche nell’Islam Sciita, è chiamata ʿirfan. Mulla Sadra Shirazi, il famoso filosofo sciita, era uno di quelli che la seguivano. L’orientamento della ʿirfan sciita è molto meno differenziante e settario rispetto ai Sunniti perché esso capisce giustamente che il Traguardo Divino non è un monopolio di un solo gruppo.

15) Salafi è un titolo eufemistico che i Wahabiti usano fra loro. Un Salafi è una persona che aspira a connettersi alle Prime Generazioni Virtuose dell’Islam o al sallaf al sali, un periodo di grande pietà e virtù. È un periodo che si riferisce tecnicamente ai primi 300 anni dell’Islam ma che i Wahabiti intendono in genere come la generazione dei Compagni del Profeta dell’Islam. Loro quindi negano totalmente ogni contributo dato dalle generazioni di Musulmani successive alle Prime Generazioni Virtuose nei campi del sapere e della pietà. Questa aspirazione a connettersi alle Prime Generazioni Virtuose è l’obbiettivo di tutti i Sunniti, non solo dei cosiddetti Salafiti. Ma, nella storia, la stragrande maggioranza dei Sunniti non ha mai accettato che connettersi alle Prime Generazioni implichi il negare la validità e i contributi delle generazioni successive. Inoltre, ogni generazione è determinante per collegarsi alle generazioni precedenti, nell’Islam infatti la rivelazione della religione è presa dal cuore dei suoi uomini attraverso il tallaqī (la ininterrotta catena umana nella comprensione delle cose) e non soltanto attraverso i testi, come è l’ossessione dei Salafiti. In verità, il titolo di Salafita è un ossimoro: per essere un Salafita, occorre vivere in quel periodo storico. Credere di stare vivendo nell’Arabia del VI secolo è, molto probabilmente, segno di un avanzato grado di dissonanza cognitiva. Essi sono giustamente chiamati Wahabiti perché la loro scuola risale ad un solo uomo, Muhammad ibn Abdul Wahhab.

16) qui  [in arabo], 16:32.

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Articolo di Anwar Khan apparso su The Saker il 4 dicembre 2016

Traduzione in italiano di Fabio_San, Raffaele Ucci, Marco Bordoni, Chiara,

Voltaire1964, Sascha Picciotto per SakerItalia

[le note in questo formato sono dei traduttori]