Nota del Saker:

Sono stato contattato recentemente da un lettore del blog che, pur lodando il contenuto generale del blog, aveva avvertito con dispiacere una certa propensione a favore degli Sciiti dovuta, e su questo ci siamo trovati d’accordo, ad un certo numero di circostanze, incluse alcune legittime. Ma il mio lettore continuava a rammaricarsi di questa tendenza, ed io ho deciso di offrirgli la possibilità di presentare il suo punto di vista sul Sunnismo storico. Lui ha gentilmente accettato e ci siamo accordati di pubblicare qui una serie di tre articoli sul Sunnismo storico, il primo dei quali è pubblicato adesso. Sono profondamente grato ad Anwar per l’opportunità di insegnare a me ed a molti altri la storia del Sunnismo, e di aiutarci ad apprezzare meglio la grande diversità e ricchezza dell’Islam tradizionale, quella da contrapporre al takfirismo maniacale dei “terroristi moderati” e mangiatori di fegato di Daesh & Co.

Il mio scopo nel pubblicare regolarmente i contributi di autori Musulmani non è quello di prendere le parti di alcun gruppo, né quello di promuovere un settore o l’altro dell’Islam o perfino dell’Islam in generale. Il mio scopo principale è quello di smascherare la cruda e immatura descrizione dell’Islam instillata continuamente nelle menti delle genti occidentali dalla macchina propagandistica AngloSionista. L’ignoranza e la bigotteria non sono mai virtù, mentre la comprensione è distinta dalla approvazione, essendo perfino richiesta per discutere a ragion veduta con qualcuno.

Va da sé che io invito i membri di altre confessioni dell’Islam a presentare i propri punti di vista sugli argomenti trattati qui.

Il Saker


La superficialità come sentiero verso Dio: sul presente conflitto fra i gruppi violenti e il Sunnismo storico.

Contrariamente alla credenza popolare, l’Islam Sunnita è una tradizione storica ben stabilita con segni identificativi caratteristici e princìpi interni coerenti. All’occhio non allenato questa affermazione può sembrare in contrasto con la realtà percepita, poiché si trova un ampio spettro di gruppi, dai fanatici Jihadisti tagliatori di testa ai dervisci danzanti dell’Ordine Sufi Mevlavi, che hanno molto poco in comune a parte il fatto di dichiararsi entrambi Sunniti. Ma rimane il fatto che una tradizione storica ben cristallizzata, in prima linea nel dare forma alla storia Islamica, non perde valore e identità solo perché qualche bastardo, di ideologia post-moderna, la dirotta e pretende di esserne l’alfiere. Non importa quanti gruppi si dicono Sunniti, se mancano loro le caratteristiche essenziali del Sunnismo storico allora i loro membri non sono altro che predicatori di frasi fatte. Se porre il termine “governativo” nell’intestazione di una ditta non ne fa una entità patrocinata dal governo, allora perché dovrebbe essere per l’ISIS, ad esempio, legittimo e indiscutibile affermare di essere Sunnita? Il che ci porta alle seguenti domande:

A) Quali sono i princìpi e le caratteristiche essenziali del Sunnismo?

B) Se ci sono tali princìpi, chi li determina o, in altre parole, chi è il portavoce dell’Islam Sunnita?

C) E perché così tanta violenza è commessa nel nome dell’Islam Sunnita in confronto ad altri filoni dell’Islamismo, visto che, dopotutto, i Talebani, Al Qaeda, ISIS, Fratelli Musulmani, Boko Haram, Al Shabāb, Abu Sayāf ed altri si definiscono tutti Sunniti?

Ma prima di addentrarci in queste questioni molto cruciali, abbiamo bisogno di fare un breve giro storico e teologico per mettere in evidenza alcuni argomenti interessanti, come certe parole e nomenclature, perché, senza di essi, io non credo che si possa riuscire a comprendere appropriatamente le sfide e le complessità su cui questo articolo cercherà di gettare la luce. La maggior parte dei problemi attuali ha le sue radici negli sviluppi storici, e conoscerli almeno in parte è ciò che differenzia un ricercatore della verità da un troll fazioso.

Avvertenza

Non mi addentrerò nei fondamenti della fede Islamica, poiché la maggior parte dei lettori ne avrà (o forse ne dovrebbe avere) già qualche conoscenza. Lo scopo di questo saggio è quello di rimuovere alcuni luoghi comuni sull’Islam Sunnita, una cosa che ritrovo perfino fra i miei rispettabili colleghi ricercatori di verità, quelli del mondo dei media alternativi, ed altri osservatori pur cauti su altre materie, i quali spesso cadono nel meme: “il Sunnismo, in qualche modo, favorisce le tendenze violente”, senza una reale conoscenza di ciò che sia il “Sunnismo”.

Inoltre, questo articolo, come dovrebbe esser chiaro anche ad una lettura superficiale, non è una apologia del Sunnismo come sola forma dell’Islam, anche se ciò non vuol dire che io ritenga di ugual valore tutte le forme come fa la visione Massonica responsabile dell’ecumenismo moderno. La religione dell’Islam ha due principali narrazioni al suo interno che hanno preso il sopravvento sulle altre dai primordi fino ai nostri giorni: la narrazione Sunnita e quella Sciita. Entrambe hanno al loro interno molte altre narrazioni scissioniste che condividono alcune caratteristiche principali con la scuola originale, ma si differenziano per altri caratteri peculiari che hanno permesso loro di aprire scuole proprie dopo essere state marginalizzate dalla corrente principale. Fra queste due narrazioni, la Sunnita è stata la versione dominante nella maggior parte dei territori Musulmani, fra la maggior parte dei Musulmani e per la maggior parte del tempo. In altre parole e fino a non molto tempo fa, i Sunniti sono stati i veri animatori della storia dell’Islam.

Nomenclatura. Cosa c’è in un nome?

Tradizionalmente i Sunniti si definiscono Ahl ul Sunnah wa al Jama’a (il Popolo della Via Approvata e del Gruppo). È importante capire perché le prime generazioni di Musulmani della corrente principale scelsero questo nome per identificarsi e distinguersi. Non è chiaro da chi o a che punto esatto questo nome venne ufficialmente adottato, ma si può dire con una certa sicurezza che nell’adozione di questo nome, usato tutt’oggi, un ruolo lo giocò lo scisma avvenuto all’interno dell’Islam nei decenni successivi alla morte del Profeta Maometto (Pace Su Lui, d’ora in poi (PSL)) (1). È interessante notare che, prima dello scisma (2), la parola Sunni non era usata. Il primo scisma avvenne per la sfida, portata dagli Sciiti, alla maggioranza del consenso presente nella comunità dei Musulmani, riguardo la validità della Khilāfa (letteralmente il vicariato ma, nell’uso tecnico, l’ultima autorità spirituale e politica) al di fuori della Famiglia del Profeta (PSL) (3). In altre parole, la meritocrazia prendeva il posto della genealogia come principio definitivo per la scelta della guida.

Sebbene trasformatosi poi in un ben più controverso argomento, il passare l’autorità religiosa a qualcuno fuori della Famiglia del Profeta (PSL) all’inizio non fu considerato dalla gran parte, il Gruppo, dei Compagni del Profeta (PSL) (ahāba) come una materia da sottoporre allo scrutinio teologico. In considerazione soprattutto del fatto che non erano state lasciate precise istruzioni da parte del Profeta (PSL) su un argomento di non secondaria importanza come la Khilāfa, nonostante le istruzioni estremamente dettagliate lasciate su argomenti perfino mondani come l’appropriato uso dello spazzolino da denti (miswāk) oppure l’appropriato galateo nel fare i bisogni (4).

L’argomento della Khilāfa, sebbene politico all’inizio, divenne teologico molto più tardi sulla spinta della scolastica razionale o Kalām, influenzata dalla filosofia dialettica greca, che stava trovando una crescente diffusione fra Sunniti e Sciiti come risultato della espansione dei Musulmani e del contatto con nuovi popoli e dogmi. A quel punto, il dibattito non era più sull’aver lasciato o meno, da parte del Profeta (PSL), una traccia storica delle proprie volontà  riguardo l’argomento della successione ma se era razionalmente valido far guidare la Ummah, la Comunità fondata da un Profeta infallibile, da un successore fallibile. Come si sarebbe potuta conoscere la vera natura delle cose se l’infallibilità, fino a quel momento un attributo della discendenza del Profeta, non valeva più? A quali altre fonti, oltre la Divina Scrittura, ci si poteva affidare per giungere a giudizi validi? L’intelletto stesso è affidabile? Cosa si poteva dire a riguardo della bussola morale della maggioranza, cioè del consenso? C’era, agli occhi di Dio, un solo modo giusto di fare le cose o la differenza di comprensione e approccio è ugualmente valida? Si poteva evitare ogni volta l’errore nel credo?

L’opinione Sciita sulla successione faccia a faccia al Profeta (PSL) si cristallizzò lentamente nella credenza che il successore del Profeta avrebbe dovuto essere infallibile, altrimenti realizzare la guida Divina sarebbe stato come sparare nel buio. E questa infallibilità, raccontano gli scribi sciiti, è limitata solo alla Ahl al Bayt, la progenie del Profeta Maometto (PSL), attraverso la sua sola figlia sopravvissuta , Fatima, la nostra Signora di Benedetta memoria. Perciò l’autorità spirituale finale, o la Imāma come dicono soprattutto gli Sciiti, deve derivare dalla famiglia del Profeta. Come furono razionalizzate queste conclusioni è oltre gli scopi di questo breve articolo, una buona lettura introduttiva in queste ed altri temi si trova in La comparsa del credo Sciita e degli Sciiti dell’Ayatollah Sayyid Muhammad Baqir al adr, di cui esiste una traduzione in inglese.

La narrativa Sunnita, d’altra parte, arriva ad una conclusione sostanzialmente differente. Anche qui i dettagli tecnici sono oltre gli scopi di questo articolo ma quello che importa ai nostri fini è il filone principale di questa narrativa. Essa si rifiuta di estendere il principio dell’infallibilità a qualsiasi altro agente umano oltre ai Profeti, di cui Maometto (PSL) fu l’ultimo, nondimeno la riserva per la comunità intera (5). In altre parole, mentre i singoli Musulmani, appartenenti o meno alla Ahl al Bayt, piccoli gruppi e minoranze possono commettere errori nel credo, la maggioranza dei Musulmani, rappresentata dalla loro comunità di studiosi, è immune dall’errore. Parleremo in seguito di questa comunità di studiosi perché questo punto è fondamentale per capire l’attuale diatriba fra i Sunniti tradizionalisti e i recenti interpreti come i Wahabiti.

Fra i molti altri, questi versetti del Corano e queste affermazioni del Profeta PSL ci colpiscono su quanto i primi Musulmani tenessero in considerazione la santità dell’unità e l’evitare le divisioni:

Non siate come quelli che si divisero [Ebrei e Cristiani], opponendosi gli uni agli altri, dopo che ricevettero i Segni. Loro avranno un duro castigo (3:105). (6)

Questo è il Mio percorso diritto, quindi seguilo. Non seguire altre vie altrimenti perderai la Sua strada. Questi sono i Suoi comandamenti affinché tu possa essere salvato (6:153). (7)

In verità Allah non permetterà che la mia comunità dia il consenso ad un errore. La mano di Dio è con la maggioranza e chiunque ne devia è destinato alla distruzione. ( Riportato in Tirmidhī, Bayhaqī and Hākim). (8)

Chiunque devii dal gruppo (la maggioranza), incontra la morte dell’Età dell’Ignoranza. (Il famoso racconto di Ibn Umar, si trova in Sahih Bakhari). (9)

L’inclusione fatta dalla corrente principale del Sunnismo del consenso degli studiosi, costruito sulla base del consenso dei Compagni del Profeta SPL, come la fonte valida in materia di religione è una caratteristica dirimente che lo separa dallo Sciismo e si ritrova perfino nel loro nome ufficiale, il Popolo della Via Approvata e del Gruppo.

Mentre il popolo del Gruppo – il consenso dei Compagni – si sarebbe distinto dai pensieri Sciiti che si stavano formando lentamente in alcuni segmenti della popolazione Musulmana, pensieri lontani dall’essere una vera minaccia e dall’avere la coerenza che i suoi sostenitori rivendicarono nei secoli seguenti, il Popolo della Via Approvata avrebbe dovuto distinguere i Sunniti tradizionali da un tipo diverso di sfida – la sedizione Mutazilita – che si sarebbe dimostrata quasi fatale per il Sunnismo se non fosse stato per i tentativi di sconfiggerla di un uomo, Abu al-Hasan al-Ash’ari. La controversia Mutazilita, anche se iniziata in modo piuttosto innocuo intorno al secolo VIII°, limitata ad alcuni segmenti dell’intellighenzia Musulmana e trattata dalla corrente principale come una sfumatura minore marginale, guadagnò uno slancio cruciale e il sostegno dello stato sotto il regno del Califfo Abbaside al-Maʾmūn. Il credo Mutazilita venne pesantemente influenzato dalla filosofia greca (così come alcuni Califfi Abbasidi) e vedeva la Rivelazione sotto la luce di un crudo razionalismo. Qualunque cosa essi considerassero irrazionale, quando trovata nel Corano, doveva essere degradata dal possedere un significato “letterale” al possedere un semplice significato “metaforico”. Allo stesso tempo, le affermazioni del Profeta Maometto (PSL), le Hadíth, per tutti gli scopi previsti, cessarono di essere una fonte genuina del credo Musulmano. Vennero trattate come un semplice corpus storico di detti e tradizioni, conservato per il suo valore puramente storico e spirituale. (10)

I Mutaziliti – tra l’altro – negavano gli attributi di Dio di Vista, Ascolto e Parola, e negavano la Visione Beatifica promessa ai credenti nell’Aldilà, tutti argomenti esplicitamente citati nel Corano e nelle Tradizioni del Profeta Maometto (PSL) e perni del credo Musulmano, perché questi versetti Coranici e affermazioni del Profeta erano in netta contraddizione con la loro versione del razionalismo, visto che implicavano nozioni antropomorfe di Dio. Nel loro tentativo di liberare i Musulmani da dogmi tradizionali e “irrazionali”, i Mutaziliti istituirono inquisizioni (mina) che impiegarono la tortura per strappare “la giusta professione di fede”, la più importante delle quali era la confessione che il Corano fosse parola “creata” di Dio invece che Parola di Dio increata e perciò eterna, come sosteneva unanimamente la posizione Sunnita all’epoca (e continua a farlo da allora). I Mutaziliti affermavano che se il Corano è eterno questo richiederebbe di postulare una entità eterna in aggiunta all’Essenza di Dio eterna, e tale posizione è “irrazionale”, perché proporrebbe la Taʿadud al Qudamāʾ (la Molteplicità degli Eterni), il che implica una pluralità di Divinità e costituisce perciò una blasfemia. Molti giuristi e teologi vennero uccisi durante il loro regno del terrore, il più famoso fu l’Imam Ahmad ibn Hanbal, il fondatore della Scuola Giuridica Hanbalita, una delle quattro Scuole Giuridiche Sunnite. Per lui e per la maggioranza delle masse, le vere basi del credo Musulmano erano il Corano e la Sunna (la Via Approvata) che risalivano alla prima generazione di Credenti, non quei giochi di prestigio filosofici della ragione umana.

Fu Abū al-Hasan al-Ashʿarī, comunque, che diede il colpo di grazia ai Mutaziliti, usando a difesa del tradizionale credo Sunnita la stessa dialettica che utilizzavano loro. Dopo tutto lui stesso fu un Mutazilita prima di tornare al credo del Popolo della Via Approvata e del Gruppo (con ciò, noi ci riferiamo ad essi come ortodossia). La storia della sua conversione e dei suoi sforzi e metodi per liberare il credo Musulmano dai commissari di questo movimento sono famosi e ampiamente accennati nei libri di storia. (10) Non ci volle molto tempo dopo i tentativi di al-Ashʿarī e dei suoi studenti – sostenuti dalle masse Musulmane che stavano diventando sempre più scontente dell’eccessivo razionalismo che aveva contagiato i discorsi religiosi – perché i Mutaziliti venissero cacciati, la loro presa sui centri di potere interrotta, e la narrativa religiosa tornasse al centro dell’attenzione che le spettava. La sedizione Mutazilita insegnò alla comunità Musulmana molte lezioni. Le più importanti tra esse furono: a) che la ragione doveva essere sempre sottomessa alla Rivelazione, e b) che i metodi dialettici – anche se non erano un’invenzione Musulmana (e di fatto furono criticati dai primi giuristi Musulmani come l’Imam al-Shāfiʿī) – potevano essere tuttavia utilizzati in teologia come strumento non solo per difendere il credo, ma anche per far avanzare la sua causa poiché, visto che i Musulmani stavano entrando sempre di più in contatto con nuove civiltà, il monoteismo e l’egualitarismo della Rivelazione Coranica araba dovevano essere coadiuvate da una forte dialettica per ottenere un fascino persuasivo.

Tutti questi punti sarebbero diventati la caratteristica dell’ortodossia, qualcosa di cui discuteremo in seguito nel dettaglio. La sfida Mutazilita all’ethos Islamico tradizionale fu affrontata senza troppi danni, grazie soprattutto all’uso efficace del Kalam o scolastica razionale. La cristallizzazione del credo ortodosso era completa. Nella sua dottrina accoglieva sia le scienze manqūl (trasmesse) che quelle maʿqul (razionali). La tradizione manqūl era l’approccio delle prime generazioni Musulmane che ebbero l’esperienza diretta della sorgente della Profezia o la compagnia di coloro che sperimentarono il suo ministero, e perciò non avevano bisogno di dialettica per convincersi della Verità dell’Islam. L’approccio maʿqul era reso necessario dalla realtà dell’espansione Islamica via via che il suo centro si allontanava dalla Penisola Arabica. E, cosa importante, l’ortodossia dichiarava che non c’era alcuna dicotomia tra i due approcci.

Molte tendenze e gruppi intellettuali sarebbero sorti di volta in volta a sfidare l’ortodossia, ma senza il sostegno delle masse, il supporto politico e delle solide basi intellettuali, sarebbero crollati in fretta, spinti ai margini, diventando note a piè di pagina della storia. (12) Dalla sconfitta dei Mutaziliti nel X° secolo e fino al XX° secolo, l’ortodossia Musulmana mantenne l’integrità del suo credo anche quando ci furono sconvolgimenti e cambiamenti epocali. Dinastie e imperi sarebbero ascesi e caduti nelle terre Musulmane: tra gli altri gli Abbasidi, i Selgiuchidi, i Ghaznavidi, i Corasmi, i Fatimidi, l’Orda d’Oro mongola, il Sultanato di Delhi, i Mamelucchi, gli Ottomani, i Safavidi e i Moghul, ma, cosa interessante, il credo dell’ortodossia mantenne la sua integrità, senza subire cambiamenti molto significativi. Questo è un fatto sorprendente ignoto a molte persone, perfino Musulmane, che hanno permesso di plasmare il loro giudizio ai moderni discorsi sull’identità e alle divisioni che circondano il mondo Musulmano. Dal Marocco in Africa nordoccidentale all’Indonesia nel Pacifico meridionale, dalla Somalia in Africa orientale al Caucaso ai confini con la Russia, il credo dell’ortodossia Musulmana è stato incredibilmente omogeneo. Come lo sappiamo? Beh, un modo per raccontarlo è dare uno sguardo ai programmi scolastici insegnati nei seminari teologici o madrase di tutte queste terre e popoli differenti e scoprirete una stupefacente omogeneità dei materiali: testi base, commentari, le glosse sulla fede, la giurisprudenza, la logica, la retorica, la grammatica, la sintassi e la letteratura agiografica sui Pii Antenati. (13)

Si potrebbe pensare che sia stato il lavoro di istituzioni politiche forti ad aver forzato o almeno favorito tale coesione intellettuale tra gli studiosi, o ulema , di queste terre,  al fine di promuovere l’unità e tutti i vantaggi politici che ne derivano. Il fatto è che nei territori Musulmani non si sono mai verificate le condizioni politiche necessarie, sotto un unico Califfato o altra entità politica, per realizzare questa uniformità. Si è trattato di un’evoluzione eccezionale nella storia delle vicende umane. È difficile trovare un altro esempio di coesione intellettuale durata così a lungo, considerata la varietà di terre e di culture e a dispetto della molto frequente instabilità politica. È come se la Provvidenza avesse mostrato il futuro al Profeta (PSL) e gli avesse permesso di dichiarare “Dio non permetterà che la mia comunità dia il consenso a un errore”.

Ora che abbiamo esaminato brevemente alcuni rilevanti fattori storici, per capire come  l’ortodossia Sunnita si sia cristallizzata, siamo in grado di far luce sulle questioni sollevate all’inizio di questo articolo: quali sono le principali caratteristiche e i principi dell’ortodossia Sunnita? Chi parla per lei? E perché la moderna violenza Jihadista è associata singolarmente con il Sunnismo?

To be continued…

Note

1) Una frase usata dai Musulmani ogni volta che si nomina il Profeta, quale segno di amore e di obbedienza alla norma coranica espressa nel versetto 56 del capitolo Al azāb.

2) Ci furono, in effetti, tre grandi scismi, di due si parla qui, ma il terzo—la  Ribellione Kharigita —fu più una minaccia militare che intellettuale. La sorprendente interpretazione letterale Kharigita della Qurʾan, priva di principi, ha trovato poco sostegno tra le masse islamiche. Una volta sconfitto da Ali nel 659, il Principe dei Credenti, sul campo di battaglia di Nahrawan, il movimento Kharigita cessò di esistere come forza, ma il suo barbaro letteralismo convisse, in una forma o nell’altra, al margine del pensiero Musulmano, fino a Mohammad Abdul Wahhāb, fondatore della setta Wahabita intorno al 1750, ultima reincarnazione di questa setta anti-razionale e anti-tradizionale. I Wahabiti dichiarano di non aver nulla in comune con la setta Kharigita, ma anch’essi si pongono al di fuori del gregge Islamico e i loro Takfiri, scomunicano gli altri dall’Islam e mostrano tendenze più vicine ai Kharigiti di quanto i Wahabiti vorrebbero farci credere. Questo sarà discusso in dettaglio in seguito.

(3) La parola araba Shīʿa vuol dire “partigiano”. Fra i Compagni del Profeta (PSL) e i Tabiʿīn (la generazione successiva ai Compagni), gli originali Shīʿat Ali (i Partigiani di Ali) sostenevano Ali per la successione a leader dei Musulmani basandosi sulle sue superrlative qualità umane. La natura Cosmica delle “Verità di Ali”, fra di esse la sua infallibilità, fu dovuta alla successiva devozione degli Sciiti. Al contrario della credenza popolare, il Sunnismo tradizionale accorda ad Ali molta più stima dell’usuale. Infatti la gran parte delle confraternite Sufi più famose e riconosciute fanno risalire le loro Tariqa, o Vie, ai principi stabiliti da Junayd Baghdadi e ispirati dalla conoscenza esoterica di Ali. Ne riparleremo quando si discuterà sul Sufismo. Per ulteriori letture sul posto tenuto da Ali nella narrazione sunnita, ci si riferisca a Khaaʿi Imām Ali (Le Distinzioni dell’Imam Ali) dell’Imam Nasaʿi, tradotto in inglese nella antologia di Khaled Williams “The Perfect Family: Virtues of the Ahl al Bayt”, edizioni Visions of Reality Books, 2015.

(4) Che il Profeta (PSL) curasse seriamente i dettagli nel tramandare le sue gesta e le sue affermazioni alle future generazioni di Musulmani dovrebbe essere alquanto chiaro, basta una occhiata veloce al libro “al Adab al Mufrad” (Galateo) dell’Imam Bukhari, una collezione di ingiunzioni profetiche sulla buona condotta in tutti gli aspetti delle interazioni personali e collettive. Tuttavia, dovrebbe farci un po’ riflettere che egli non abbia lasciato nessuna istruzione determinata, chiara, empatica e categorica  su chi avrebbe dovuto guidare i Musulmani dopo la sua morte fisica. Ciò è complicato ulteriormente dalla ovvia omissione nello stesso Corano, la fonte ultima sia per i Sunniti che per gli Sciiti, di qualsiasi norma sulla successione. Se non altro, il Corano afferma in effetti che Dio non ha omesso nulla di importante per i credenti, in questi versi per esempio:

Questa è una spiegazione dettagliata di tutte le cose (12:11).

Ma non si trova l’argomento della successione o della infallibilità dell’Ahl al Bayt.

Noi non abbiamo omesso niente nel Libro (6:38).

(5) A questo riguardo, ci sono alcuni interessanti paralleli fra i Sunniti e la Chiesa Ortodossa da una parte e gli Sciiti e la chiesa Romana dall’altra. Il credo Ortodosso conserva la infallibilità della Chiesa solo come incarnazione di “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28:20). Solo la Chiesa, attraverso gli occhi e le vite dei Patriarchi e dei Pii Padri, è qualificata per la infallibilità, questa non è materia per nessun individuo. La Chiesa Romana, d’altra parte, conserva l’elemento della infallibilità a ciascun Papa come unico rappresentante di Cristo, proprio come gli Sciiti la mantengono soltanto per ogni Imam e non per la Comunità. I riformisti come i Wahabiti sono paragonabili ai Protestanti: la infallibilità è solo nelle Scritture e non negli individui. Vedere anche qui [in inglese].

(6) L’arabo per “Segnali Chiari” è bayyināt (bayyina al singolare). Nella lingua araba questo vuole anche dire muhkamāt (muhkam al singolare) che significa determinato, qualcosa di ovvio, di chiaro, con un solo significato, al contrario di mutashābihāt (mutashābih al singolare), indeterminato, con significati multipli, qualcosa di cui il Corano ha messo in guardia i Musulmani di specularci sopra, come ad esempio nel capitolo Ale Imran versetto 6. Il credo della ortodossia proviene da questi “determinati”, i cosiddetti versetti “Madri del Libro” del Corano. La infallibilità degli Imam e la linea di successione interna alla Famiglia del Profeta, capisaldi del credo Sciita, sono assenti da questi versetti. I primi Musulmani conoscevano molto bene l’arabo e sapevano quali fossero le istruzioni mukam, determinate, nel Corano e, avendo loro completamente ignorato questi argomenti o pur avendoli conosciuti li abbiano trascurati per convenienza, pone un grosso voto di sfiducia sulla selezione fatta dal Profeta Maometto (PSL) degli uomini e donne che lo attorniavano.

(7) Ancora, l’enfasi è posta sulla “diritta via” e indica la facilità di comprensione del Volere di Dio per i credenti. Perfino se si assume ipoteticamente che i fatti storici siano alquanto confusi, e non lo sono, l’idea della posizione ufficiale Sciita che, a parte tre di loro, tutti i Compagni del Profeta (PSL) abbiano per qualche ragione travisato questo semplice Volere di Dio, tradendo così la loro religione nonostante tutti gli ovvii sacrifici da loro fatti per diffonderla, è una pillola logica difficile da inghiottire.

(8) Logicamente, per l’Ortodossia Sunnita, questo significa: a) la Volontà di Dio sta nel consenso, b) il consenso dei compagni del Profeta scelse Abū Bakr (Che sia gradito a Dio) come loro leader dopo la morte del Profeta (PSL), perciò la Volontà di Dio era che Abū Bakr fosse il leader. Qui Volontà significa autorizzazione, perché Dio potrebbe volere qualcosa senza autorizzarla, come il martirio del nostro maestro Al-Husayn ibn Ali (Che sia gradito a Dio).

(9) “Morte dell’Era dell’Ignoranza” o Jahiliyya non implica necessariamente il morire da non Musulmano, piuttosto implica il morire senza conoscere il proprio vero scopo e orientamento. Il Sahih al-Bukhari e il Sahih Muslim sono i due libri più autentici che narrano degli atti e degli insegnamenti del Profeta (PSL). Gli Sciiti non li ritengono di alcun valore se presi da soli come fonti di conoscenza religiosa. Si affidano solo alle narrazioni provenienti dalla Famiglia del Profeta (PSL).

(10) Mutaziliti, o coloro che se ne sono andati o si sono distaccati, fu il nome dato a loro dai detrattori dopo che il loro fondatore Wasil bin Ata si ritirò dai circoli di apprendimento di Al-Hasan al-Basri – un noto maestro spirituale delle prime generazioni – dopo dei disaccordi in materia di credo. I Mutaziliti chiamano loro stessi Ahl al Tawhid al ʿadl (Il Popolo dell’Unità [Divina] e della Giustizia), le due caratteristiche che meglio definiscono le loro differenze teologiche dall’ortodossia. Vedere anche D. Gilmaret (1992), voce “Muʿtazila”, Enciclopedia dell’Islam, Nuova Edizione, Vol. VIII, fasc. 127-8: 783-93.

(11) Vedere pagina 9, Earl Edgar Elder. (1950) Un commento sul credo dell’Islam: Taftazani sul credo di Najm al Din al Nasafi. New York, Columbia Press University.

(12) La narrativa Sciita fu un’eccezione a questo. Divenne fiorente verso la metà del XII° secolo, ma l’Era d’Oro dello Sciismo era lontana ancora tre secoli circa. Fu la potenza militare Safavide che rafforzò le istituzioni Sciite dopo che erano rimaste abbastanza marginali fino a quell’epoca. Cosa interessante, l’ortodossia Sunnita, nonostante la sua potenza militare e politica, non volle mai, come regola generale, distruggere gli Sciiti e le istituzioni Sciite all’interno dei suoi domini (ci fu qualche persecuzione, ma non furono diffuse). Questo è un fatto storico ed è un altro segno distintivo del Sunnismo tradizionale, che tollerava le minoranze e le loro istituzioni molto più degli attuali Jihadisti che sventolano la bandiera del Sunnismo e che considerano un anatema la presenza di non Sunniti nei loro territori.

(13) Vedere L’Ulema di Farhangi Mahall e la Cultura Islamica nel Sudest Asiatico per una lucida descrizione e una discussione dei corsi di studi teologici nel mondo Musulmano e dei loro ruoli come uno dei più forti elementi leganti della comunità Musulmana, anche quando come potenza militare era una mera ombra di sé stessa.

Link alla Seconda Parte

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Articolo di Anwar Khan apparso su The Saker.is il 26 settembre 2016
Traduzione in italiano di Fabio_San, Raffaele Ucci, Voltaire1964 per SakerItalia.it

[le note in questo formato sono dei traduttori]