In questi mesi abbiamo assistito ad un incremento sostanziale dei bombardamenti ucraini sul fronte del Donbass. Non soltanto artiglierie pesanti, vietate dai trattati di Minsk, sono state smistate sui fronti, ma anche carri armati e truppe.

Da settimane la pressione è aumentata, in concomitanza delle esercitazioni NATO. Questo ha spinto la Federazione ha dispiegare lungo i confini del proprio territorio una quantità di mezzi e truppe notevole. E’ stata svolta un’esercitazione lampo, dimostrando la capacità di sbarcare mezzi anfibi, truppe e anti-aeree oltre confine. Oggi, 24 aprile, l’annuncio della conclusione delle esercitazioni e il rientro alle rispettive basi.



L’attenzione è giustamente sul Donbass, a causa delle vittime che sono provocate quotidianamente dai bombardamenti ucraini. A parlarne sono perlopiù media non tradizionali o stranieri. Gli altri continuano a suonare i tamburi di guerra accusando la Russia di aver… schierato unità sui suoi confini. Come se fosse vietato difendersi o fare esercitazioni.



In questo clima particolarmente assurdo, voglio guardare dove i media non guardano, o fanno finta di non vedere. Vorrei tornare in Bielorussia, dove un primo golpe è già fallito, e dove credo che la Russia dovrà giocare la prossima partita.

E’ notizia di questi giorni, confermata dal Presidente Vladimir Putin durante il discorso del 21 Aprile, che è stato sventato un tentativo di assassinio ai danni del presidente bielorusso Lukashenko. I media russofoni hanno dato spazio a questa notizia, in quelli occidentali la notizia non è stata neanche trasmessa. Questo mi fa pensare che il futuro terreno di scontro potrebbe non essere il Donbass. Oltretutto abbiamo visto con Stefano Orsi quanto funzionali siano oggi l’alleanza e le relazioni tra Russia e Bielorussia. Durante le esercitazioni un gran numero di unità è stato schierato in Bielorussia. Non sappiamo che tipo di dispositivo sia stato impiegato, difensivo o offensivo, né sappiamo se sia stato ritirato. Sappiamo che è stata messa in funzione un’apparecchiatura radar molto potente, aggiornata, dell’epoca sovietica. Successivamente gli ucraini si sono lamentati di essere vittime di guerra elettronica. Non sappiamo se gli eventi sono legati, ma c’è la probabilità che lo siano.

Siamo nell’ottica delle provocazioni, e la Russia sta giocando una partita difficile, ma non impossibile a lungo termine. Nel breve e medio periodo i rischi sono maggiori. Continuo a credere, probabilmente sbagliandomi, che i russi giocheranno la partita in difesa, fedeli alla storia. Dopotutto durante le guerre Napoleoniche la Bielorussia è stata usata come terra bruciata per disintegrare la logistica francese. E’ andata nello stesso modo durante la Seconda Guerra Mondiale, in una scala ancora maggiore, poiché l’offensiva tedesca attaccava da tre direzioni diverse.

I territori in questione facevano parte dell’impero russo nel primo caso, dell’Unione Sovietica nel secondo. Oggi quei paesi vantano un’indipendenza difficile, come la Bielorussia, o non ne hanno alcuna, come l’Ucraina. Però non fanno più parte della Russia, e quest’ultima non può più contare sui territori citati per guadagnare tempo e spazio, far esaurire la logistica nemica e contrattaccare. 
Il Donbass, l’Ossezia, la Bielorussia, sono cuscinetti di lingua russa, baluardi contro l’avanzata occidentale. Perdere questi territori non sembra essere un’opzione contemplata, sono solo fazzoletti di terra ma fanno parte della linea rossa che è stata tracciata, e che se superata provocherà più di una risposta. Inutile poi piangere e fare le vittime, come adoriamo dipingerci.


Inutile dire un domani “Eh ma la Russia…”. La Russia ha tentato tutte le vie diplomatiche, mentre lo faceva è stata pugnalata più volte alle spalle. Molti criticano la Russia per aver tardato con le ritorsioni simmetriche; trovo tuttavia che la strada della diplomazia avesse la precedenza, e quindi mi trovo perfettamente d’accordo con la Russia in quest’ottica. Si potrebbe dire che ciò è costato innumerevoli vittime in Donbass e Ucraina. E’ vero, ma la reazione russa sarebbe costata immensamente di più: sfido chiunque a dire il contrario, visto che la NATO non aspetta altro.



Se gli ucraini tenessero veramente al loro paese l’unica strada sarebbe quella della riconciliazione. Tuttavia non solo la riconciliazione oggi non è più possibile, vedi divergenze tra persone normali e neo-nazisti, ma è anche fuori da qualsiasi logica, dopo gli eventi degli scorsi anni. Negli occhi ho ancora le immagini dei civili massacrati dai bombardamenti. Io che sono uno straniero non ho dimenticato, figuriamoci chi vive in quelle regioni. E come sarebbe possibile riconciliarsi se tutti i trattati (vedi Minsk) sono stati firmati e mai mantenuti?

In piedi non restano che Lukashenko e la Bielorussia, ultimo baluardo all’espansionismo occidentale. Ed è quindi in Bielorussia più che in Donbass che mi aspetto qualche novità drammatica nei prossimi mesi. E la pressione credo sarà mantenuta alta nelle due repubbliche proprio per distrarre l’attenzione da altrove.

C’è poco da sorridere alla miopia dei nostri governanti non eletti o dai loro media, c’è poco da vantarsi mentre si disprezza la Russia e ciò che rappresenta. Eppure siamo capaci di questo ed altro.
 Siamo capaci di accettare gli aiuti quando ci servono, e di erogare sanzioni quando ci viene chiesto. Siamo capaci di dispiegare navi, caccia e uomini all’estero al solo comando, qualsiasi sia l’ordine anche se stupido e insensato.

Non siamo uno stato sovrano, non lo siamo mai stati, se non in apparenza. Quando abbiamo alzato la testa ce l’hanno puntualmente rasata. E le probabilità di uscire da un sistema del genere sono così minime che per quanto ci si lamenti, si scalci, si soffra, nulla funziona o ha effetto. Paragono volentieri la nostra situazione a quella di qualsiasi regione sotto il controllo romano. Tutto andava bene se: pagavi i dazi, fornivi truppe all’impero, non ti ribellavi. Altrimenti sappiamo bene come venivano risolte le dispute.

Ma gli imperi non durano per sempre. La storia è costellata da eventi tragici che hanno determinato l’espansione di alcuni e la sparizione di altri. Sarebbe un peccato scontrarci per colpa di un’organizzazione, la NATO, che fa tutto tranne che i nostri interessi. Sarebbe un peccato illudersi di sedersi ad un ipotetico tavolo dei vincitori (l’abbiamo già sentita questa), per poi ritrovarsi in rotta, come oltre 70 anni fa. E’ stato comodo attendere la morte di tutti coloro che han combattuto durante la seconda guerra mondiale, far sì che si dimenticasse, per poi riprovarci. Ma questa volta rischiamo grosso.

Lo si comincia a capire dal cambio di tono con cui i russi ci approcciano oggi: non siamo più i “partner occidentali”, siamo diventati chiaramente i “nemici”.

Questo sarebbe stato impensabile due anni fa, oggi è realtà. Ed è tutta colpa nostra, perché l’abbiamo permesso.

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Editoriale di SakerItalia a cura di Sascha Picciotto

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