75 anni fa, la Moldavia fu liberata dai nazisti.

Il periodo prebellico alla vigilia della seconda guerra mondiale fu molto difficile per la Moldavia, non solo per una parte della popolazione (coloro che vivevano a Chisinau), ma per l’intero paese nel suo insieme. Tutti, sia a destra che a sinistra, patirono la loro fetta di sofferenza nel turbolento vortice degli eventi che si avverarono. L’arrivo dell’Armata Rossa nel giugno del 1940 divenne un dramma per quella parte di popolazione che dalla Romania si era trasferita in Moldavia durante i 20 anni in cui il territorio tra il Prut e il Dnestr fu annesso al paese vicino (quando la Moldavia fu annessa alla Romania NdT.).

Molte persone furono così deportate nel quadro della concezione, di allora, di mescolare popoli al fine di creare un singolo “uomo sovietico” estraneo al nazionalismo e ad altre cose pericolose ed aggressive per la società.

Tuttavia, esattamente un anno dopo tutto tornò come prima: l’esercito rumeno a fianco delle forze tedesche nell’attacco all’URSS dell’estate del 1941 ritornò a Chisinau. Seguirono fatti difficili da immaginare per i benpensanti del 21° secolo: esecuzioni di massa di ebrei, zingari, o semplicemente di comunisti indipendentemente dalla nazionalità, a cui l’esercito rumeno prese parte attiva, e non solo a Chisinau, ma anche a Odessa.

Perfino i media stranieri non possono tacere su questo argomento, e di tanto in tanto sulla stampa occidentale compare qualche pubblicazione su questo olocausto e sull’esercito rumeno che vi prese parte. Solo nel territorio della Moldavia e della Transnistria, secondo alcune stime, furono sterminate fino a 400 mila persone.

“Schiavi della Grande Romania”

A Chisinau funzionava una speciale “istituzione”, tristemente conosciuta come “ghetto” ebraico, creata il 25 luglio 1941.

Chisinau: il ghetto.

Nonostante il fatto che, in base ad alcuni rapporti, l’atteggiamento delle autorità rumene nei confronti dei residenti del ghetto fosse umano, ci sono molte più testimonianze che provano il contrario; le parole che il comandante rumeno, colonnello Tudose, rivolgeva nel primo discorso ai prigionieri del ghetto divennero famose: “Zhidy (termine dispregiativo per chiamare gli ebrei ndt.), da oggi voi siete schiavi della grande Romania. Chi non seguirà gli ordini verrà fucilato..” .

Già nell’autunno del 1941, iniziò lo spostamento dei prigionieri dal ghetto alla Transnistria, dove c’erano alcuni “poligoni” per azioni punitive contro questi sventurati. Nel 1942, solo una manciata di persone vivevano ancora nel ghetto – non più di cento persone. Nel momento della liberazione di Chisinau da parte delle truppe sovietiche, vivevano lì solo sei persone.

il ghetto di Chisinau

 “Primo tentativo”

Le condizioni per la liberazione della Moldavia dalle forze d’invasione congiunte tedesco-rumene vennero predisponete già verso la primavera del 1944. Ad aprile, il comando sovietico iniziò a “tastare” la difesa del nemico, che tuttavia si rivelò molto solida. Oltre a ciò le truppe sovietiche non riuscirono a sviluppare un’offensiva a tutti gli effetti a causa del disgelo primaverile. Di conseguenza, il primo tentativo dell’operazione Iasi-Chisinau non ebbe un gran successo: le truppe sovietiche subirono perdite maggiori e non fu possibile ottenere alcun vantaggio operativo.

All’inizio dell’estate le due parti passarono a una lotta di posizione: il comando tedesco-rumeno cercava di colmare le brecce, i generali sovietici pianificavano una nuova operazione, destinata a entrare negli annali come uno dei più potenti sfondamenti militari di tutta la storia, una delle operazioni sovietiche di maggior successo della Grande Guerra Patriottica, inclusa nei “dieci attacchi di Stalin”.

“Cene a Bucarest”

I principali risultati dell’operazione Iasi-Chisinau furono: la completa liberazione della Moldavia, la sconfitta del nemico in tutte le direzioni, la resa dei Rumeni che abbandonarono i Tedeschi e chiesero di essere alleati dell’URSS.

Il 31 agosto 1944, già due giorni dopo la fine dell’operazione, le truppe sovietiche entrarono a Bucarest. Ecco perché lì si allarmarono (i Rumeni NdT) quando, nel 1992, il generale Lebed (comandante delle truppe russe durante la guerra in Transnistria ndt.) disse che “avrebbe fatto colazione a Tiraspol, pranzato a Chisinau e cenato a Bucarest”, in quanto sapevano che da una retrospettiva storica ciò era più che possibile.

L’ingresso a Bucharest delle truppe sovietiche

Da un punto di vista militare, la seconda operazione Iasi-Chisinau fu preparata in modo impeccabile: le truppe sovietiche, a differenza della primavera, misero in atto un livello d’interazione senza precedenti: alta cadenza di attacco, posizioni ben scelte per gli attacchi chiave in grado di scomporre le truppe nemiche in piccoli gruppi, che furono rapidamente liquidati. In nove giorni (20-29 agosto), le truppe sovietiche ottennero più risultati che nei mesi precedenti. Inoltre, il successo dell’operazione Iasi-Chisinau divenne un eccellente prologo per l’attacco ai Balcani, da cui il nemico stava già letteralmente fuggendo, abbattuto dagli incredibili fallimenti subiti vicino a Chisinau.

Se nella prima parte dell’operazione Iasi-Chisinau le perdite da parte dei sovietici ammontarono a 150 mila soldati, senza alcun risultato significativo, nella seconda parte tutto cambiò – le perdite dell’URSS ammontarono a 12,5 mila soldati, ma l’armata tedesco-rumena perse 18 divisioni e vennero fatti prigionieri 208 mila tra soldati e ufficiali tedeschi e rumeni. In termini di tipo di sconfitta, tutto ciò era paragonabile solo all’accerchiamento della Sesta Armata tedesca (e dei loro “colleghi” rumeni) vicino a Stalingrado.

Mappa dell’operazione Iasi Chisinau.

“Rinascita”

Vale la pena notare che nei ranghi dell’Armata Rossa combatterono attivamente anche volontari moldavi. Dopo il completamento dell’operazione oltre 250 mila moldavi andarono al fronte e presero parte alla liberazione di altre terre sotto occupazione nazista. Molto importante fu anche il lavoro delle imprese moldave che fornirono tutto il necessario per le esigenze dei militari dell’Armata Rossa.

A sua volta, la leadership sovietica iniziò immediatamente a ricostruire il paese; a tal fine negli anni 1944-1945 furono assegnati quasi 450 milioni di rubli. Già entro la terza decade del settembre 1944 furono ripristinati i collegamenti ferroviari e i ponti sul Dnestr distrutti dagli invasori tedesco-rumeni in ritirata.

Il letto del Dnestr dopo la battaglia.

Ai contadini vennero fornite le sementi di cui avevano bisogno, come allo stesso modo le imprese ricevettero i macchinari necessari per lo sviluppo dell’industria. Sfortunatamente, a causa delle conseguenze della guerra e delle avverse condizioni climatiche – la siccità – non si riuscì ad impedire una carestia. I moldavi dovettero così affrontare un’altra tribolazione, non correlata però a una delle operazioni tra quelle di maggior successo nella storia di tutte le guerre.

Articolo di Dan Dudka pubblicato su Bloknot Moldova il 7 agosto 2019
Traduzione in italiano a cura di Eliseo Bertolasi per Saker Italia.

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