Introduzione: il mondo non è Hollywood

Le ultime due settimane hanno visto una serie di eventi davvero tettonici che si sono svolti simultaneamente negli Stati Uniti, in Russia, in Israele, in Siria, in Iran e nell’Unione Europea. Penso che sarebbe anche ragionevole affermare che la maggior parte di coloro che si sono opposti all’Impero Anglo-Sionista hanno provato sentimenti che vanno dalla mite delusione al totale sgomento. Sicuramente non ho sentito molte persone rallegrarsi, ma se qualcuno lo ha fatto, erano in minoranza (insolitamente, Mikhail Khazin [in russo], per esempio). Queste reazioni sono normali, tutti noi ci creiamo aspettative che possono essere, spesso, deluse. Tuttavia, anche quando la notizia è chiaramente negativa, è utile tenere a mente una serie di cose.

Innanzitutto, le persone, i paesi e gli eventi non sono congelati nel tempo. Sono processi. I processi, per definizione, sono soggetti a cambiamenti, evoluzioni e (persino radicali) cambiamenti di direzione.

Secondo, ogni processo porta in sé i semi della sua stessa contraddizione. Questo è ciò che rende i processi dinamici.

Terzo, le persone sono imperfette. Anche le brave persone commettono errori, a volte con conseguenze tragiche. Tuttavia sarebbe sbagliato dividerle tutte in “eroe infallibile” o “malvagio e abietto perdente”. In realtà, direi che qualsiasi tipo di errore, specialmente grave, porta in sé la sua stessa contraddizione che, a sua volta, può finire per “energizzare” il processo originale creando un diverso insieme di circostanze.

Tutto questo per dire che il mondo reale non è come Hollywood, dove il risultato della storia è a soli 90 minuti o giù di lì. Il mondo reale è in guerra con l’Impero e in questa guerra, come in ogni altra guerra, ci sono errori e perdite da entrambe le parti. Entrambe le parti commettono errori e i risultati di questi errori influenzano il corso futuro della guerra.

Direi che nelle ultime due settimane la Russia non ha sofferto di uno, ma di diversi disastri in termini di pubbliche relazioni. Vorrei anche sostenere che i sionisti hanno avuto degli straordinari successi nelle pubbliche relazioni. Li elencherò più avanti, ma voglio suggerirvi che i disastri e i successi nelle pubbliche relazioni non sono esattamente la stessa cosa delle vere e tangibili vittorie del mondo reale. Inoltre, i disastri e i successi delle pubbliche relazioni possono a volte essere utili, in quanto rivelano al mondo le debolezze precedentemente trascurate o sottovalutate. Infine, i disastri e i successi nelle pubbliche relazioni, anche se esistono per lo più nel campo delle percezioni, possono avere un effetto reale, a volte drammatico.

Il solito coro degli odiatori di Putin che ha immediatamente dichiarato la vittoria finale è completamente in errore, e la sua reazione è il riflesso di una comprensione infantile del mondo complesso in cui viviamo. Nel mondo reale, una persona come Putin può, e di solito lo fa, commettere errori (di pubbliche relazioni e reali) e il nemico può organizzare contrattacchi molto efficaci. Ma il risultato della guerra non viene deciso da una singola battaglia. Inoltre, in politica, come nella normale guerra, gli errori tattici e i successi non implicano affatto successi operativi o, ancor meno, strategici. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’esercito tedesco di solito si comportava meglio di quello sovietico a livello tattico, ma i sovietici erano superiori a livello operativo e strategico. Sappiamo tutti come finì quella guerra. Se volete leggere una buona analisi e sfatare la sciocchezza “Putin ha ceduto”, vi consiglio l’articolo “La Russia ha tradito la Siria: la geopolitica attraverso gli occhi di un pauroso “filo-russo” occidentale”, di Ollie Richardson [”Russia Betrayed Syria”: Geopolitics through the eyes of a fearful “pro-Russia” Westerner”, in inglese].

L’altro estremo è negare, contro ogni evidenza, che c’è un problema o che siano stati commessi degli errori. Quel tipo di testardo sventolamento della bandiera è in realtà inutile, perché gli errori sono inevitabili e il primo passo per attenuarli è riconoscerli. La versione estrema di quel tipo di (pseudo-)patriottismo sventola-bandiere è denunciare una persona come traditrice o disfattista.

Con tutto questo in mente vorrei rivisitare ciò che è successo e cercare di valutare quali potrebbero essere le conseguenze reali di questi eventi di pubbliche relazioni.

Prima parte: Putin delude

Breve riassunto: Putin ha rinominato Medvedev, nominato Aleksej Kudrin Presidente della Corte dei Conti russa e Vitalij Mutko come Vice Primo Ministro responsabile dell’edilizia; ha poi ospitato Bibi Netanyahu al Cremlino quando quest’ultimo ha bombardato la Siria poco prima, durante e dopo la visita. Infine, c’è il vergognoso zigzag sugli S-300 alla Siria: prima, sì lo faremo, poi, no, non lo faremo [entrambi i link in inglese]. Tutti questi eventi possono e devono essere attentamente analizzati e spiegati, ma non penso che abbia senso negare che la maggior parte delle persone provi un senso di delusione per tutto questo (eccetto, ovviamente, i brillanti geni che affermeranno che sapevano fin dall’inizio che Putin era “finto”, ma questi sono proprio i tipi dal “pensiero hollywoodiano” con i quali ogni analisi vera andrebbe sprecata).

Direi che anche coloro che pensano che questo non sia un grosso problema e che non sia successo nulla di terribile non negheranno, se sono onesti, che Putin deve aver saputo, senza alcun dubbio, che le sue decisioni sarebbero state impopolari con il pubblico russo e che, cosa per lui molto insolita, abbia scelto deliberatamente di ignorare la sua unica opinione pubblica e favorire altre considerazioni. È qualcosa di molto nuovo e, penso, qualcosa di importante.

Ci sono all’incirca due campi in lizza per il potere all’interno del Cremlino: io li chiamo Integrazionisti Atlantici e Sovranisti Eurasiatici. Il primo gruppo è un prodotto puro degli anni ‘90. Possiamo considerarli come i “liberali”, gente che cerca il consenso di FMI/Washington/WTO/Banca Mondiale; gente che è salita al potere grazie al regime degli oligarchi che ha gestito la Russia dal 1990 al 2000, che era profondamente filoamericano e aveva stretti legami con Israele e le varie organizzazioni politiche ebraiche e sioniste in Occidente. Il secondo gruppo è principalmente un prodotto delle forze armate e dei servizi di sicurezza. Il “ponte” tra i due è, a proposito, il complesso militare-industriale russo, in cui sono rappresentati entrambi i gruppi. Non sorprende che la maggior parte delle “élite” russe (definite semplicemente come persone che hanno fatto la loro fortuna o, almeno, una buona vita dagli anni ’90 in poi) sostengano gli Integrazionisti Atlantici, mentre la maggior parte dei russi “normali” sostiene in modo schiacciante i Sovranisti Eurasiatici. Questo è il motivo per cui Putin è così popolare e Medvedev non lo è mai stato. Ciò che è interessante è guardare in che modo questi gruppi si relazionano con Israele e il sionismo.

In un precedente articolo, ho già esaminato la complessa e multiforme relazione tra Israele e Russia. A questo punto dobbiamo guardare un po’ più a fondo, e vedere come ognuno di questi gruppi si rapporta a Israele e al sionismo.

Integrazionisti Atlantici: non sorprende che siano filo-israeliani fino in fondo. Per loro, Israele è un paese totalmente normale, anche da ammirare, poiché tutti hanno legami personali/familiari e commerciali con gli israeliani in Israele e negli Stati Uniti. Mentre non esiste una versione ufficiale dell’AIPAC in Russia, diciamo solo che la Lega Anti-Diffamazione darebbe agli Integrazionisti Atlantici un punteggio perfetto per lealtà e servizio.

Sovranisti eurasiatici: qui le cose sono molto più complicate. Alcuni Sovranisti Eurasiatici sono profondamente e ideologicamente antisionisti, mentre altri non se ne preoccupano davvero. Ma anche coloro che non amano Israele, o che sono profondamente contrari all’influenza sionista in Russia negli anni ‘90 o ancora oggi (specialmente nei media russi), non necessariamente trovano utile dire molto a riguardo. Perché? Innanzitutto perché pensano, e direi correttamente, che essere filo-russo (nel senso di patriottico e di volere una Russia veramente sovrana) non deve necessariamente essere anti-sionista, anti-israeliano o anti-ebraico. Inoltre, ci sono, e sono sempre stati, ebrei russi patriottici che sono stati parte integrante della cultura e della storia russa. Proprio come spesso scrivo che per i russi i musulmani non sono degli “alieni” nel modo in cui molti occidentali li percepiscono, neanche gli ebrei sono “alieni” per i russi. Questo è il motivo per cui spesso si può incontrare il seguente tipo di russo: si lamenta, e si lamenta di tutti i “truffatori e politici” ebrei, ma ha ebrei “buoni” come suoi migliori amici. Questa non è affatto cecità, è l’espressione del fatto che detestare un’ideologia è una cosa, ma provare collettivamente l’ostilità verso un gruppo di persone che conosci molto bene è una proposta completamente diversa. Non smetterò mai di ripeterlo: la Russia è, è sempre stata, e rimane ancora una società multietnica e multireligiosa in cui la presenza di “altri” è semplicemente la normalità.

Poi c’è il fattore Seconda Guerra Mondiale, che i sionisti israeliani e russi sono stati estremamente abili nello sfruttare al massimo: russi ed ebrei sono uniti dal ricordo comune degli orrori che i nazisti hanno inflitto loro, e spesso sentono anche che gli europei occidentali e gli americani sono, beh, forse non del tutto sinceramente partecipi alla loro condizione, anche se la correttezza politica li costringe a fingere di esserlo. Di conseguenza, scoprirete che la maggior parte dei russi anti-sionisti, sebbene sicuramente non “compatibili con la Lega Anti-Diffamazione” nelle loro opinioni, odiano i nazisti e tutto ciò che il razzismo occidentale rappresenta non meno di quanto farebbero gli ebrei. Infatti, di fronte all’ondata moderna di rabbia russofobica, molti russi dicono “noi siamo i nuovi ebrei”, il che significa che tutto il male del pianeta viene addossato loro indipendentemente dai fatti o dalla logica. Piaccia o no, quella memoria comune lega in modo profondo russi ed ebrei.

Posso già immaginare la rabbia e il disgusto che le mie parole innescheranno negli odiatori degli ebrei occidentali, per i quali il mondo è diviso in due gruppi: gli odiatori degli ebrei (buoni) e tutti quelli che “si vendono” agli “ebrei” (come se “gli ebrei” fossero una simile monade). Tutto quello che posso dire loro è questo: non proiettate la vostra visione del mondo riduzionista sugli altri, specialmente sulla Russia. Se lo farete, non “conquisterete” mai la Russia, e rimarrete bloccati in quei tipi di assurdità proverbiale come “un indovinello, avvolto in un mistero, dentro un enigma”.

Seconda parte: L’Impero Colpisce Ancora

Gli ultimi due anni sono stati terribili per i sionisti, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Primo, c’è stata la sconfitta schiacciante del loro candidato negli Stati Uniti, e l’elezione di un candidato che odiavano rabbiosamente. Poi c’è stato l’intervento militare russo in Siria che ha impedito loro di rovesciare l’ultimo regime di “resistenza” laica nel mondo arabo. In Russia, “i loro” Integrazionisti Atlantici stavano lentamente ma sicuramente perdendo potere e, tutto sommato, le sanzioni occidentali si sono rivelate una benedizione per la Russia. La popolarità di Putin stava crescendo vertiginosamente e la “casa sionista” globale era in fiamme. Negli Stati Uniti, i sionisti hanno contrattaccato con velocità fulminea e con un’efficacia devastante, piegando Trump in circa 30 giorni (come dimostra il tradimento di Flynn e in seguito di Bannon da parte di Trump). Dopo di ciò, Trump ha reso l’accondiscendenza all’AIPAC il suo lavoro a tempo pieno.

Ma questo ha lasciato un altro problema: mentre gli Stati Uniti sono tornati sotto controllo, la Russia, nel frattempo, era riuscita a sviluppare le capacità per rendere completamente inutile l’intero sistema antimissile degli Stati Uniti, rendere la maggior parte della flotta di superficie obsoleta, e compromettere gravemente la capacità della forza aerea statunitense di operare nello spazio aereo contestato dalle moderne difese aeree russe. In altre parole, in termini puramente militari, era “gioco, partita, incontro per la Russia”.

[Nota a latere: per coloro che sono scioccati da questa affermazione e che liquiderebbe la questione come “propaganda russa”, presenterò quanto segue: la potenza militare statunitense si basa su quanto segue:

1. La possibilità di schierare un gruppo d’attacco incentrato su portaerei in qualsiasi parte del pianeta.
2. La capacità di proteggere quel gruppo d’attacco da qualsiasi contrattacco principale.
3. La capacità di colpire qualsiasi paese del mondo con abbastanza missili e attacchi aerei per distruggere la sua volontà di continuare a combattere.
4. Il controllo completo e totale dei cieli (supremazia aerea). Le forze USA semplicemente non si allenano mai per uno scenario di combattimento in cui non controllano i cieli o, ancor meno, quando è il loro nemico a controllare il cielo.
5. La convinzione molto forte che nessun nemico oserebbe attaccare le principali basi statunitensi oltreoceano.
6. La convinzione molto forte, quasi religiosa, che la tecnologia militare statunitense sia superiore.
7. La certezza assoluta che il continente americano non verrà mai colpito da un contrattacco.

Nessuna delle credenze precedenti si basa più sulla realtà e, di fatto, è vero il loro contrario. Questo è il motivo per cui quando si tratta di un nemico vicino o loro pari, le forze armate statunitensi sono più o meno inutili. L’unica eccezione molto notevole è la triade nucleare statunitense e la flotta sottomarina degli Stati Uniti. L’attuale situazione in Siria (e di conseguenza, in Iran e in Russia) sta finalmente portando gradualmente questa nuova realtà alla consapevolezza dei responsabili delle decisioni e dei comandanti militari statunitensi.]

Questo è il motivo per cui la Russia, anche se con un piccolo contingente, è riuscita a cambiare le sorti della guerra in Siria, e anche ora presenta agli Anglo-Sionisti una sfida frustrante: un (relativamente) minuscolo contingente di forze russe ha fatto deragliare completamente i piani dell’Impero per l’intero Medio Oriente: non solo è arrivato un vero cambiamento affinché scoppi la pace in Siria, ma la situazione è lungi dall’avere i Takfiristi e gli Sciiti che si uccidono a vicenda in Siria e in Libano (una parte fondamentale del piano israeliano per la regione). Hezbollah, Iran e siriani sono ora in una coalizione vittoriosa sul campo, con le forze dell’“Asse della Gentilezza” sonoramente battute.

Quindi gli israeliani hanno deciso un piano per una controffensiva semplice, molto efficace e molto pericoloso: 1) iniziare una guerra tra USA e Iran, creando una crisi acuta a causa del rifiuto degli Stati Uniti nei confronti degli obblighi legali e 2) attirare l’Iran in un contrattacco in risposta alle operazioni aeree israeliane contro le forze iraniane e filo-iraniane in Siria. Ma per il successo di questo piano, c’era bisogno che la Russia ne stesse fuori.

Finora, almeno, sembra che gli israeliani abbiano convinto i russi a restarne fuori. Ma questa percezione è davvero ben fondata?

Terza parte: fattori che inibiscono la Russia

Innanzitutto, come ho già spiegato in grande dettaglio in passato, la Russia non ha assolutamente alcun obbligo legale o morale di sostenere, proteggere, armare, addestrare o altrimenti assistere nessuno in Medio Oriente. Nessuno. La Russia ha già fatto di più per la Siria di tutto il mondo arabo/musulmano combinato, con la notevole eccezione di Iran e Hezbollah. Per quanto riguarda il mondo arabo/musulmano, non ha mai fatto nulla per la Russia e continua a non fare nulla. Quindi chi ama lamentarsi che la Russia non sta facendo abbastanza, semplicemente non ha affatto ragione.

In secondo luogo, la difesa aerea e le forze aeree russe in Siria hanno una sola missione: proteggere la task force russa in Siria. Chiunque abbia avuto l’idea che la Russia dovrebbe abbattere aerei o missili israeliani sulla Siria non ha prestato attenzione alle dichiarazioni pubbliche della Russia su questo. L’idea che la task force russa in Siria sia lì per coinvolgere le forze USA/NATO/CENTCOM è altrettanto ridicola.

Terzo, e contrariamente a un malinteso che si sente spesso, il governo siriano, l’Iran, Hezbollah e l’Iraq hanno programmi diversi in Medio Oriente. Sì, sono di fatto alleati. Hanno anche gli stessi nemici, spesso lavorano insieme, ma pensano prima ai propri interessi. In effetti, almeno nel caso di Iran e Russia, ci sono chiari segni che ci sono diversi “campi” all’interno del governo russo e iraniano e delle élite al potere che hanno programmi diversi (consiglio vivamente i recenti articoli di Thierry Meyssan su questo argomento qui e qui [entrambi i link in inglese]). Pensare che qualcuno di loro o ognuno di loro verrà immediatamente in difesa di qualcuno di loro è estremamente ingenuo, specialmente quando l’aggressore (Israele) è sostenuto dalla piena potenza di un impero già guerrafondaio.

Quarto, la triste realtà è che la Russia, a differenza dell’Iran, non ha mai preso una posizione di principio riguardo alla natura e al comportamento dello stato di Israele. Lo deploro molto e lo considero un peccato, ma mi affretto ad aggiungere che questa vergogna è condivisa da ogni singolo paese del pianeta tranne l’Iran, la Bolivia e, forse, in una certa misura la Turchia [in inglese]. Non per scusare nulla, ma solo per spiegare, c’è molta poca consapevolezza tra i russi sulla vera natura e il comportamento degli israeliani, e la maggior parte di ciò che arriva dai media è irrimediabilmente filo-israeliano (da qui la presenza pressoché costante di gente come Iakov Kedmi, Avigdor Eskin, Evgenij Satanovskij e altri agenti israeliani – non si preoccupano nemmeno di negare di esserlo – sulla TV russa). I media russi, in particolare le emittenti televisive, potrebbero facilmente ottenere un “sigillo di approvazione della Lega Anti-Diffamazione”. In parole povere: la stragrande maggioranza dei russi non ritiene che la situazione dei palestinesi o il costante attacco israeliano ai paesi vicini sia un loro problema.

[Nota a margine: una tale visione può apparire molto egocentrica fino a quando non si ricorda il tipo di “gratitudine” che la Russia ha ottenuto in passato dai suoi precedenti interventi. Ci sono paesi là fuori che esistono solo perché la Russia ha deciso che dovrebbero esistere, e che oggi sono membri della NATO. Non citerò nemmeno la sciocchezza della “fratellanza slava” o, se è per questo, della “fratellanza ortodossa”. Le uniche persone con cui la Russia ha davvero un forte legame sono i serbi. Il resto degli altri è stato più che felice di pugnalare alle spalle la Russia non appena gli è convenuto. Così la storia ha insegnato alla Russia una lezione dolorosa: rinunciare a qualsiasi ingenuo concetto di gratitudine o fratellanza. Molto triste, ma vero. Oggi anche paesi come il Kazakhstan, l’Armenia o la Georgia mostrano un atteggiamento molto ambivalente (e persino ambiguo) nei confronti della Russia. Di conseguenza l’idea che la Russia debba una qualche forma di protezione a chiunque là fuori non ha quasi nessun sostegno in Russia.]

Quinto, anche gli analisti e i media dei Sovranisti Eurasiatici in Russia hanno questo “punto cieco” assolutamente incredibile su Israele e l’ideologia sionista: penso agli analisti che sinceramente ammiro e rispetto (come Sergej Mikheev o Ruslan Ostashko) e la cui analisi è superba su praticamente tutto, e a chi semplicemente non menziona mai il potere e l’influenza di quella che è chiaramente una potente lobby filo-israeliana all’interno della Russia, specialmente nei media russi (anche quando menzionano il potere della lobby israeliana negli Stati Uniti). Considerando quanto sia diverso il tono di gran parte dell’internet russa, l’unica spiegazione che ho di questa situazione è che tutte le dichiarazioni pubbliche anti-israeliane o anti-sioniste possono porre fine alla carriera in Russia (anche noi vediamo chiaramente lo stesso fenomeno al lavoro con RT e Sputnik). Potete assolutamente scordarvi che le figure religiose russe parlino, e ciò vale sia per gli ortodossi che per i musulmani: prendono tutti ordini dal Cremlino e non hanno un’opinione personale su nulla (sto solo parlando dei principali capi religiosi “ufficiali” – i comuni fedeli e il clero di base non mostrano questo tipo di comportamento).

Sesto, ci sono molte persone in Russia che capiscono pienamente due semplici cose: in primo luogo, una guerra tra l’Iran e l’Impero sarebbe disastrosa per l’Impero (e quindi ottima per la Russia) e, in secondo luogo, gli iraniani sono anche alleati “problematici”, nella migliore delle ipotesi, che hanno le loro versioni degli “Atlantisti” (ricordate la “Rivoluzione Gucci[in inglese]?) e dei “Sovranisti”, il che significa che le tensioni, o la guerra, tra l’Iran e gli Stati Uniti sarebbero molto vantaggiose per il campo anti-americano all’interno dell’Iran (proprio come la rabbiosa russofobia dei politici occidentali ha fatto di più per far rieleggere Putin di qualsiasi sua retorica elettorale). Per dirla in modo grossolano, se gli israeliani sono abbastanza stupidi da attaccare gli iraniani, e se gli statunitensi sono abbastanza sottomessi a Israele per partecipare alla battaglia – perché la Russia dovrebbe correre grandi rischi e ostacolare apertamente la strada? Infine, qualsiasi conflitto con l’Iran (che molto probabilmente coinvolgerà anche l’Arabia Saudita) farà salire alle stelle i prezzi del petrolio. Cosa pensate che farà all’economia russa?

Settimo, la guerra che Israele sta conducendo attualmente contro l’Iran e le forze filo-iraniane in Siria è interamente una guerra simbolica. Persino il Pantsir che è stato recentemente distrutto dagli israeliani (con la solita campagna di propaganda filo-israeliana) non era nemmeno in stato di allerta: l’unità non era nemmeno mimetizzata e il suo equipaggio era in piedi e fumava. Gli israeliani sono maestri nel rendere questo aspetto molto impressionante ed eroico, ma in termini militari, è un’assurdità: colpiscono chiaramente un’unità che non faceva nemmeno parte dell’azione (qualunque fosse quell’“azione”).

La regola base della guerra rimane valida ancora oggi: a meno che non si possano mettere gli stivali sul terreno, i vostri sforzi non avranno mai un effetto militare decisivo. E grazie Dio per il fatto che nessuno dell’Asse della Gentilezza ha forze credibili; non gli israeliani (ricordate il 2006?); non i sauditi (guardate lo Yemen); e sicuramente non gli Stati Uniti (quando è stata l’ultima volta che hanno picchiato qualcuno in grado di resistere?). Questo è il motivo per cui l’Impero Anglo-Zionista cerca sempre di usare dei sicari come i curdi o i “terroristi buoni” affinché combattano a loro nome. Così gli specialisti militari russi capiscono perfettamente che anche se gli israeliani bombardassero la Siria per i prossimi mesi, non sarebbero in grado di cambiare il rapporto delle forze sul terreno. Quindi, gli attacchi israeliani riguardano principalmente le pubbliche relazioni.

Tuttavia, per tutti questi motivi, e altro ancora, dobbiamo tutti fare i conti con il fatto che la Russia è ciò che definirei un “attore limitato” nel Medio Oriente. Ho detto dal primo giorno – quando alcuni stavano avendo visioni di divisioni aerotrasportate russe (supportate da MiG-31!) che approdavano vicino a Damasco – che “i russi non stavano arrivando” (vedi qui [in inglese], qui, qui [in inglese], qui e qui). Inoltre, ho cercato di spiegare che i russi non hanno alcun obbligo di proteggere o salvare nessuno, anche in Medio Oriente (vedi qui). Alla fine, ho cercato di spiegare che la relazione russo-israeliana è complessa e multistrato (vedi qui) e che Putin sta affrontando una tremenda opposizione interna che non è riuscito a liquidare con successo (vedi qui). Ma cercare di descrivere una realtà complessa è spesso un compito inutile in un mondo in cui il semplice tipo di rappresentazione binaria, o bianco o nero, è la regola, e dove ogni argomento complesso viene immediatamente trasformato in una lunga lista di false rappresentazioni di uomo di paglia. Questo è ancora il caso degli ultimi sviluppi.

Coloro che dicono che “Putin si è venduto” si sbagliano, ma sbagliano anche quelli che pensano che “i russi stanno arrivando” a salvare qualcuno. Non succederà. La Russia non combatterà una guerra contro Israele (a meno che non venga attaccata per prima), e la Russia appoggerà solo le operazioni e le politiche iraniane nella misura in cui gli iraniani negozieranno un accordo con i russi e coordineranno i loro sforzi. Non appena l’Iran, o Hezbollah, si muoveranno senza consultazioni preliminari con Mosca, saranno da soli a gestire le conseguenze.

Parte quarta: la Russia sta cedendo alla pressione occidentale e israeliana?

Mettendo da parte la questione del ruolo della Russia nel Medio Oriente, rimane il problema del perché Putin non è riuscito a mantenere quello che era chiaramente un mandato del popolo russo per liberarsi almeno delle personalità più odiate dal governo russo. La maggior parte delle persone in Occidente sanno quanto sia tossico Kudrin, ma la promozione di Mutko è a dir poco sorprendente. Questo è l’uomo che più è da biasimare per la grossolana cattiva gestione dell’intero “scandalo doping in Russia”, e che è assolutamente disprezzato per la sua incompetenza. Ora è responsabile dell’edilizia. C’è persino una bella battuta su questo: Putin ha affidato a Mutko la responsabilità del settore edilizio perché il mercato russo delle costruzioni ha decisamente bisogno di doping. Divertente, certo, ma solo fin qui. Quando vedo Rogozin rimosso per la sua “cattiva gestione” (ora è stato messo a capo dell’industria missilistica e spaziale [in russo]) e Mutko promosso, mi chiedo se siano tutti impazziti al Cremlino.

Possiamo tutti discutere fino alla nausea del perché esattamente sia successo questo, ma prima concordiamo su un fatto semplice: Putin non è riuscito ad epurare gli Integrazionisti Atlantici. La grande aspettativa per lui di ottenere un forte mandato personale da parte del popolo e cacciarli infine dal Cremlino si è, purtroppo, dimostrata completamente infondata. Ci sono un paio di spiegazioni interessanti:

• Obiettivamente, il governo Medvedev ha svolto un lavoro molto dignitoso, se non buono, con l’economia. È vero, alcuni/molti credono che siano stati fatti degli errori, che esistano politiche economiche migliori, ma sarebbe difficile sostenere che il governo abbia completamente fallito. In effetti, ci sono alcune argomentazioni piuttosto forti che indicano che il governo Medvedev (si veda questo articolo che ne discute in dettaglio e la traduzione automatica qui e questo articolo e la sua traduzione automatica qui) [articoli in russo e traduzioni automatiche in inglese, la frase si interrompe a metà a causa di un errore del Saker]
• L’ambizioso programma di crescita economica interna di Putin ha bisogno del sostegno degli interessi rappresentati dagli Integrazionisti Atlantici. In effetti, lo sviluppo interno e la crescita economica sono il fulcro del suo programma politico molto ambizioso. Forse non è il momento migliore per eliminare dal Cremlino quelli che rappresentano gli interessi dei grandi affaristi russi.
• Il “clan” di Medvedev è stato indebolito (si veda qui [in inglese] per i dettagli) e ora che è ha un guinzaglio “tecnocratico” molto più corto, è molto meno pericoloso. In realtà, è stato sottomesso da Putin e dai suoi alleati. A proposito, Lavrov e Shoigu rimangono entrambi [in russo].
• Il comportamento spericolato di Trump sta profondamente alienando gli europei a cui Putin si sta ora presentando come partner di negoziazione affidabile (immaginate la Merkel e Rogozin nella stessa stanza – non andrebbe bene!). Date un’occhiata a questo eccellente articolo [in inglese] di Frank Sellers su The Duran che dà uno sguardo all’immenso potenziale della cooperazione Russia-UE.

Meh. Personalmente non sono convinto. Come può Putin dire che vuole riforme serie pur mantenendo lo stesso identico tipo di persone al comando? Se davvero il governo Medvedev ha fatto un ottimo lavoro, allora c’è bisogno di riforme così importanti? Se la base di potere di Putin è davvero, come ritengo, nel popolo, allora perché sta cercando di placare le élite finanziarie provvedendo ai loro interessi e alla loro agenda? Cosa ancora più importante, come può la Russia liberarsi dalla morsa finanziaria ed economica dell’Impero quando gli agenti della quinta colonna dell’Impero saranno (ri)nominati in posizioni chiave? E in tutta la Russia non c’era davvero nessuno più qualificato di Mutko o Kudrin da nominare queste posizioni?

Certo, c’è sempre questo “Putin sa qualcosa che non sapete”, ma ho sempre avuto un problema con quel tipo di logica che è essenzialmente un polizza universale aperta. Spero di sbagliarmi, ma per me questo suggerisce fortemente che Putin è in ritirata, che ha commesso un grave errore e che l’Impero ha segnato una vittoria importante. E ammetterò volentieri di non aver ancora ascoltato una spiegazione, per non parlare del fatto che non ne ho una mia.

Sul fronte esterno, la Russia ha ceduto alla pressione israeliana? Ruslan Ostashko offre un’ottima analisi del perché questo non sia vero: (Non sono necessariamente d’accordo con le sue conclusioni, ma è un’ottima argomentazione):

Sì, Netanyahu *ha* preso per il naso Putin con i suoi ripetuti attacchi alla Siria, (la famosa chutzpah israeliana al lavoro per voi! [il concetto più vicino alla chutzpah ebraica è la cazzimma napoletana]), e sì, Putin che beve e mangia con Netanyahu è stata una vista dolorosa e un disastro in termini di pubbliche relazioni. Ma in sostanza, Israele ha fatto sì che la Russia “tradisse l’Iran”? No, e non perché i russi siano dotati di principi così eroici, ma perché Israele non ha davvero nulla da offrire alla Russia. Tutto quello che ha Israele in Russia è una potente lobby filo-israeliana, è vero. Ma più usa questa lobby più essa diventa visibile, perlomeno più domande rivolgeranno i Sovranisti Eurasiatici.

Gli israeliani non vogliono certo dare l’impressione di gestire la Russia nel modo in cui gestiscono gli Stati Uniti, e di recente il ricevimento di Netanyahu al Cremlino ha già fatto sollevare un sacco di sopracciglia, e l’impressione che Putin abbia ceduto alle richieste di questo bastardo arrogante non sta aiutando Putin, per usare un eufemismo. Molti analisti russi (Viktor Baranec, Maksim Shevchenko, Leonid Ivashov) si chiedono quale tipo di argomentazioni Netanyahu abbia usato con Putin, e l’elenco delle possibilità è decisamente non entusiasmante.

Parte quinta – un altra ovvietà: c’è differenza tra eccellente, buono, medio, cattivo e terribile

Anche se la situazione in Russia è cambiata in peggio, questo non è certo un motivo per impegnarsi nel solito isterismo “Putin si è venduto” o per dichiarare che “la Russia ha ceduto”. Anche quando le cose vanno male, c’è ancora un’enorme differenza tra male e peggio. In questo momento, non solo Putin è la persona migliore per essere il Presidente della Russia, ma anche la Russia continua ad essere l’obiettivo leader della resistenza all’Impero. Ancora una volta, il tipo di mentalità “Hollywoodiana” o bianco o nero non coglie affatto la natura dinamica di ciò che sta accadendo. Ad esempio, è abbastanza chiaro per me che un nuovo tipo di opposizione russa si sta lentamente formando. Beh, è sempre esistita, davvero – sto parlando delle persone che hanno sostenuto Putin e la politica estera russa, e che non hanno gradito Medvedev e le politiche interne russe. Ora la voce di quelli che dicono che Putin è troppo morbido nella sua posizione verso l’Impero diventerà solo più forte. Così come lo saranno le voci di coloro che parlano di un grado veramente nocivo di nepotismo e clientelismo nel Cremlino (di nuovo, Mutko è l’esempio perfetto). Quando tali accuse provenivano da rabbiosi liberali filo-occidentali, hanno avuto pochissima trazione, ma quando arrivano da politici patriottici e persino nazionalisti (Nikolai Starikov per esempio) iniziano a prendere una dimensione diversa. Ad esempio, mentre il buffone di corte Zhirinovskii e il suo partito LDPR hanno appoggiato lealmente Medvedev, il Partito Comunista e Russia Giusta no. A meno che la tensione politica intorno a figure come Kudrin e Medvedev non venga in qualche modo risolta (forse uno scandalo tempestivo?), potremmo assistere alla crescita di un vero movimento di opposizione in Russia, e non del tipo guidato dall’Impero. Sarà interessante vedere se le valutazioni personali su Putin inizieranno a calare e cosa dovrà fare per reagire all’emergere di una così reale opposizione.

Molto dipenderà da come andrà l’economia russa. Se, per gentile concessione delle politiche megalomani di Trump nei confronti dell’Iran e dell’UE, l’economia della Russia riceverà una massiccia iniezione di fondi (tramite prezzi dell’energia alti), allora le cose probabilmente si stabilizzeranno. Ma se i leader europei accondiscenderanno docilmente e aderiranno alle sanzioni contro l’Iran, e se gli Stati Uniti riusciranno ad imporre ulteriori sanzioni alla Russia, allora il governo Medvedev affronterà una grave crisi, e la rinascita dell’economia russa promessa da Putin finirà in un fallimento imbarazzante, e le cose potrebbero anche andare da male in peggio. Per ora, i nostri sempre coraggiosi europei sono impegnati a consegnare l’ultimo Eurovision a un’israeliana [in inglese] (i premi dell’Eurovision vengono sempre assegnati ai paesi che i leader dell’UE vogliono sostenere) mentre gli stessi israeliani “celebrano” la nuova Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme uccidendo 55 palestinesi (e hanno promesso di ucciderne molti di più [entrambi i link in inglese]). Quindi diciamo che non sono molto fiducioso del fatto che presto agli europei cresceranno una spina dorsale, le palle, un cervello o, ancora meno, che acquisiranno un po’ di fibra morale. Ma forse saranno abbastanza avidi da respingere alcune delle più oltraggiose richieste americane? Può essere. Si spera. Dopo tutto, a causa del supino asservimento europeo agli Stati Uniti, l’UE ha già miliardi di dollari di crediti nei confronti degli USA…

Parte sei: affrontare il fiasco dell’S-300

L’intero affare S-300 alla Siria è stato un brutto casino, ma, di nuovo, più nel mondo delle pubbliche relazioni che nel mondo reale. La costante “li consegneremo, no non lo faremo, sì, lo faremo, no non lo faremo” crea un’impressione terribile. Le spiegazioni per questo zigzag rendono le cose solo peggiori. Diamo un’occhiata a ciò che stanno dicendo quelli che non disapprovano questo zigzag. I loro argomenti sono più o meno i seguenti.

• Gli S-300 metterebbero a rischio l’aviazione israeliana non solo sulla Siria, ma anche sul Libano e persino su Israele. Questo è eccessivo perché la Russia non si è mai trasferita in Siria per combattere una guerra contro Israele. Quindi l’idea di consegnare gli S-300 alla Siria è stata prima di tutto una cattiva idea.
• La Siria non ha davvero bisogno degli S-300. Lavrov e altri usano gli S-300 come una minaccia (perché gli israeliani temono davvero questi sistemi), ma in realtà ciò di cui la Siria ha bisogno sono i Buk-M2E (si veda quest’analisi in russo e la traduzione automatica qui [in inglese]).
• I russi hanno stretto un accordo con Israele e in cambio della mancata consegna degli S-300 (si veda quest’analisi in russo qui e la traduzione automatica qui [in inglese]) e stanno ottenendo qualcosa di molto tangibile: Israele smetterà di sostenere i “terroristi buoni” in Siria, rendendo così molto più facile a Damasco finirli.

Non mi piacciono molto questi argomenti tranne il 2°. Innanzitutto, sono d’accordo sul fatto che il Buk-M2E sia un sistema molto moderno e capace, con alcuni vantaggi rispetto all’S-300 nel contesto siriano, ma vorrei ancora aggiungere che la famigerata frase “La Siria ha tutto ciò di cui ha bisogno” è una dichiarazione assolutamente terribile e ridicola (leggete la critica devastante di Marko Marjanović nel suo articolo per Russia Insider “Israele ha distrutto un’unità siriana di Pantsir della difesa aerea e un radar per gli S-200. La Russia: “Nessun trasferimento di S-300, la Siria ha tutto ciò che serve”[in inglese]). Penso che questo “La Siria ha tutto ciò di cui ha bisogno” sia ancora un altro di questi disastri nelle pubbliche relazioni autoinflitti e una dichiarazione assolutamente ridicola, fino a quando non si fa un passo più in profondità.

Quindi, se con “la Siria ha tutto ciò di cui ha bisogno” si intende “la Siria non ha bisogno di nessun altro aiuto” o “le difese aeree siriane possono fronteggiare attacchi israeliani o statunitensi” – allora questa è un’assurdità totale. Concordo. Ma se si riformula e si dice che la Siria ha tutti i tipi di armi di cui ha bisogno”, allora penso che sia fondamentalmente vero. Il sistema di difesa aerea di gran lunga più importante per i siriani è il Pantsir-S1, non l’S-300 o qualsiasi altro sistema.

Già a giugno dello scorso anno ho scritto un editoriale per Unz Review intitolato “Russia vs. America in Siria” in cui c’era una sezione intitolata “Dimenticatevi l’S-300/S-400, pensate al Pantsir”. L’ho scritto in un momento in cui la maggior parte degli osservatori non prestava attenzione al Pantsir e il mondo intero sembrava ossessionato dall’S-300 e dall’S-400. Credo ancora che il Pantsir sia la chiave per il risultato della lotta per lo spazio aereo siriano. Ma la Siria e l’Iran ne hanno bisogno di molti di più. Fondamentalmente, la situazione ideale è rappresentata da numerosi Pantsir russi, iraniani e siriani in tutta la Siria, tutti integrati con capacità radar a lungo raggio russe già esistenti e supportate da moderni mezzi per la guerra elettronica. Con un numero sufficiente di Pantsir schierati e in allerta (non come quello che gli israeliani hanno recentemente distrutto) e completamente integrati in un’unica rete di difesa aerea, i siriani sarebbero in grado di organizzare una capacità di difesa aerea molto robusta, a costi relativamente economici, senza offrire agli israeliani bersagli di valore elevato e redditizi.

I Pantsir sono in grado di affrontare la maggior parte delle minacce statunitensi e israeliane anche se, a differenza delle loro controparti S-300/S-400, non possono ingaggiare aerei a lunga distanza (da qui il suggerimento di schierare alcuni Buk-M2E per approssimare tale capacità). La verità è che gli S-300 non sono mai stati progettati per funzionare più o meno autonomamente o per intercettare missili da crociera o bombe. Sì, possono *farlo*, ma sono stati progettati per affrontare obiettivi di alto valore a lungo raggio e all’interno di un sistema a più livelli che comprenderebbe molti altri sistemi, come i Buk, i Tor, i Pantsir e persino i MANPAD Igla e Verba. Questo sistema di difesa aerea multilivello è attualmente assente in Siria, e richiederebbe molto tempo e denaro per realizzarlo. Al contrario, il Pantsir possono funzionare in modo completamente autonomo, sono in grado di rilevare qualsiasi obiettivo fino a 50 km di distanza, tracciarlo e ingaggiarlo a 20 km di distanza, proteggere se stessi e gli altri con i suoi cannoni da 30 mm fino a 3 km di distanza. I Pantsir possono farlo anche mentre si muovono fino a 30 km/h su terreni accidentati. Ciò lo rende un sistema di difesa aerea straordinariamente efficace e duraturo, che è relativamente facile da nascondere e schierare, e che può ingaggiare il nemico senza preavviso. A proposito, il Pantsir può anche usare sia i suoi cannoni da 30mm che i suoi missili contro bersagli terrestri, compresi i carri armati. Nessun attuale sistema di difesa aerea può vantare una tale combinazione di capacità.

La Russia ha bisogno di consegnare il maggior numero possibile di quei sistemi Pantsir-S1 alla Siria. Un gran numero di Pantsir in Siria darebbe a Israele e agli Stati Uniti un mal di testa molto più grande di alcuni S-300. Attualmente ci sono qualcosa come 40-60 Pantsir in Siria. Questo è abbastanza poco considerando l’entità della minaccia e le capacità della minaccia. Quel numero deve essere almeno il doppio.

Tuttavia, e indipendentemente dagli aspetti tecnici e militari del mondo reale, gli zigzag russi hanno dato al mondo un’impressione terribile: gli israeliani attaccano un alleato russo, quindi la promessa russa di fare qualcosa al riguardo, quindi Netanyahu va in Russia, e Putin si sottomette docilmente. Questo è tutto un massiccio danno politico autoinflitto, e un altro grave errore commesso da Putin e da altri leader russi.

Francamente, il principale errore russo è stato *proprio* il menzionare le consegne degli S-300 ai siriani.

Parte settima: le lezioni della Vittoria Divina del 2006: la sopravvivenza è vittoria

Nel 2006 Hezbollah inflisse una sconfitta massiccia e umiliante a Israele. Eppure, ci sono alcune prove abbastanza buone che tutto è iniziato da un errore. Non di Israele, di Hezbollah. Date un’occhiata a questa dichiarazione, spesso dimenticata, fatta dal Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah [in inglese]:

“Non pensavamo minimamente che la cattura avrebbe portato ad una guerra in questo momento e di questa portata. Mi chiedi se avessi compiuto quell’operazione se avessi saputo l’11 luglio… che avrebbe portato a una guerra del genere? Dico no, assolutamente no”

Incredibile, no? Hassan Nasrallah ha pronunciato queste parole dopo la superba vittoria di Hezbollah contro “l’invincibile Tsahal”. La verità è che Hezbollah aveva sottovalutato la violenza e la grandezza dell’attacco israeliano. Non solo, Israele non ha perso nemmeno un centimetro del suo territorio, mentre tutto il Libano, non solo il sud, è stato bombardato brutalmente e decine di civili sono morti. Hezbollah ha distrutto alcuni “indistruttibili” carri armati Merkava e ha quasi affondato la nave ammiraglia della Marina israeliana. Ma rispetto al danno e al dolore inflitto agli israeliani, questo non è stato niente. Persino i missili di Hezbollah hanno avuto un effetto relativamente piccolo sulla popolazione israeliana (principalmente solo il tipico panico israeliano). Eppure, anche se i politici non hanno voluto ammetterlo, era chiaro per entrambe le parti: Hezbollah aveva ottenuto una “Vittoria Divina”, mentre gli israeliani avevano subito la peggiore sconfitta della loro storia. Perché? Per una ragione molto semplice: Hezbollah era sopravvissuta.

Questo è tutto ed è fondamentale. Olmert e i suoi sicari avevano deciso di distruggere Hezbollah (o almeno di disarmarlo). Questo è ciò che Trump probabilmente tenterà di fare alla Repubblica Islamica dell’Iran, e questo è ciò che l’Impero Anglo-Sionista sta cercando di fare alla Russia: eliminarla.

Una volta definiti gli obiettivi, allora la definizione di vittoria è ovvia: sopravvivere. Questo è tutto.

Per Hezbollah, l’Iran o la Russia è sconfiggere Israele, gli Stati Uniti o l’intero Impero, non c’è bisogno di piantare una bandiera sull’edificio simbolico principale del nemico come hanno fatto i soldati sovietici in Germania. Tutto quello che devono fare per vincere è semplicemente sopravvivere, perché la sopravvivenza dell’altro si basa sulla loro eliminazione, è davvero così semplice. Israele non può rivendicare la vittoria finché esiste Hezbollah, gli Stati Uniti non possono rivendicare l’Egemonia mondiale se l’Iran li sfida apertamente, e l’Impero Anglo-Sionista non può affermare l’egemonia mondiale sul nostro pianeta finché la sfera di civiltà russa lo sfida apertamente. Quindi, anche se tutti i discorsi sugli iraniani che vogliono “cancellare Israele dalla mappa[in inglese] sono solo una tipica invenzione dei media sionisti, è vero che con la loro stessa esistenza Hezbollah, Iran e Russia rappresentano una minaccia esistenziale per Israele, Stati Uniti e Impero.

Questa è la più grande e fatale debolezza dell’Impero Anglo-Sionista: la sua sopravvivenza dipende dalla colonizzazione o dalla distruzione di ogni altro paese là fuori. Ogni paese indipendente, grande e potente, o piccolo e debole, rappresenta una sfida inaccettabile all’egemonia della “nazione indispensabile” e del “popolo eletto”, che ora cerca di dominarci tutti. Questo potrebbe benissimo essere l’ultimo esempio della dialettica hegeliana al lavoro in geopolitica: un impero il cui potere genera la sua stessa fine. Molti imperi sono nati e morti nella storia, ma nel mondo globalizzato in cui viviamo, questa contraddizione dialettica è enormemente potenziata dalle condizioni finite in cui gli imperi devono operare.

Conclusione 1: il sostegno a Putin e alla Russia deve essere solo condizionale

Negli ultimi anni, gli odiatori di Putin e della Russia hanno predetto la fine, l’oscurità e ogni tipo di tradimento (o della Novorussia, o della Siria, o dell’Iran, ecc.) da parte di Putin e della Russia. Poi il tempo è passato e tutte le loro previsioni si sono dimostrate false. Invece di limitarsi a parlare, i russi hanno preso provvedimenti che hanno dimostrato che quelli che dicevano sempre no avevano torto. Questa volta però, i russi hanno detto e fatto una serie di cose che hanno dato *un sacco* di carburante agli odiatori di Putin, e l’unico modo per annullare tutto ciò è quello di agire concretamente per dimostrare che hanno torto. Proprio ora, come risultato di questi disastri auto-inflitti, la Russia sembra andare molto male: anche all’interno della Russia molti sostenitori di Putin sono confusi, preoccupati e delusi.

Esternamente, i siriani e, in particolare gli iraniani, hanno bisogno di venire a patti con il fatto che la Russia è un alleato imperfetto, che a volte può aiutare, ma che pone sempre i suoi interessi personali al di sopra di ogni altra considerazione. In una e-mail personale, Eric Zuesse ha scritto: “Penso che Putin e Netanyahu stiano negoziando fino a che punto Israele può agire e ciò che la Russia può accettare – e quale cooperazione ciascuno fornirà all’altro – tracciando le linee rosse dell’accettabilità per ciascuna parte”. Penso che abbia colto il punto, ma penso anche che Putin abbia torto nel cercare di fare un accordo con Israele, specialmente se l’accordo è a spese dell’Iran. Ostashko ha ragione. Oggettivamente Israele ha ben poco da offrire alla Russia. Ma se questo tipo di collaborazione tra Russia e Israele continua, specialmente se l’Iran viene attaccato, allora sapremo che c’è la lobby israeliana all’interno della Russia dietro queste politiche, che vanno contro l’interesse nazionale russo. Lo scopriremo presto.

Nel frattempo, Lavrov non può cercare di ottenere un accordo con Israele e, allo stesso tempo, lamentarsi del “Piano USA sul dispiegamento di truppe arabe in Siria che viola la sua sovranità[in inglese]! Che ne dite della violazione senza fine di Israele della sovranità della Siria? Quanto è meno ripugnante di quello che viene perpetrato dagli Stati Uniti? Tali affermazioni non sono fondamentalmente ipocrite?

Possiamo osservare un paradosso qui: Putin ha criticato la malvagia immoralità della società occidentale e delle politiche imperiali molte volte (soprattutto a Monaco e all’ONU). Ma Putin non ha mai detto nulla sulla malvagia immoralità dello stato di Israele. Eppure Israele è il centro di gravità, il nesso di tutto l’Impero Anglo-Sionista, specialmente da quando i neoconservatori hanno trasformato Trump nel loro servo. In questo, e in molti altri settori, la Russia deve seguire l’esempio dell’Iran, i cui leader hanno dimostrato molta più moralità e politiche di principio nonostante l’Iran sia molto più piccolo e relativamente più debole della Russia.

Nel 2006 un migliaio di uomini di Hezbollah osarono sfidare l’intero Impero Anglo-Sionista (gli Stati Uniti, come sempre, hanno sostenuto Israele fino in fondo) e ha prevalso. I soldati russi hanno dimostrato più volte, anche recentemente in Siria, che hanno lo stesso tipo di coraggio. Ma i politici russi sembrano davvero di un tipo molto più tiepido e corruttibile, e c’è sempre il rischio che Putin diventi gradualmente meno ufficiale e più politico. E questo, a sua volta, significa che quelli di noi che si oppongono all’Impero e sostengono Putin e la Russia devono imperativamente subordinare tale sostegno a un insieme chiaramente definito di principi morali e spirituali, non a un tipo di lealtà “è il mio paese, che abbia torto o ragione” o, ancor meno, su un tipo di errore “il nemico del mio nemico è il mio amico”. Se Putin dovesse continuare nei suoi apparenti tentativi di placare gli israeliani, un nuovo tipo di opposizione interna al suo potere potrebbe acquisire forza all’interno della Russia, e nuove tensioni interne potrebbero aggiungersi a quelle esterne già esistenti.

In questo momento Putin ha ancora un sacco di “capitale di credibilità”, nonostante i suoi recenti errori. Tuttavia, le recenti decisioni di Putin hanno sollevato un sacco di quesiti spiacevoli che devono essere risolti, e lo faranno in tempo. Nel frattempo, come si dice negli Stati Uniti, “spera per il meglio, preparati al peggio e accontentati di tutto ciò che sta nel mezzo”. Le Scritture ci avvertono anche di non fare dei leader degli idoli: “Non fidatevi dei principi, né dei figlioli degli uomini, nei quali non c’è sicurezza” (Salmo 145:3 LXX). Il male terreno che stiamo combattendo, oggi nella forma dell’Impero Anglo-Sionista, è solo la manifestazione di un male spirituale molto più profondo: “la nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Lettera agli Efesini 6:12). I giovani uomini e donne del movimento sciita Amal lo avevano capito bene quando hanno scelto il nome “Partito di Dio” per il loro movimento quando hanno creato Hezbollah nel 1985. E l’Iran aveva ragione quando divenne una Repubblica Islamica: se vogliamo sconfiggere l’Impero dobbiamo sempre lasciare che le questioni spirituali e i criteri morali rimangano al di sopra di qualsiasi nostra “pragmatica” politica mondana o lealtà nazionale/etnica: è così che possiamo sconfiggere coloro che attribuiscono un valore in dollari a tutto ciò che vedono nella loro visione materialistica ristretta.

Conclusione due: la ricerca dei “valori russi”

Le ambiguità politiche russe sono il risultato diretto del fatto che la Russia, nel suo insieme, deve ancora definire quali siano realmente i “valori russi”. La Russia storica fu fondata sul Cristianesimo Patristico e sul modello di civiltà romana, e l’Unione Sovietica sul marxismo-leninismo. Gli anni ‘90 hanno segnato il trionfo totale del materialismo sfrenato. Ma a differenza di Hezbollah o dell’Iran, la “Nuova Russia” (come mi piace chiamarla) non si basa che su una Costituzione scritta principalmente dai consulenti statunitensi e dai loro delegati, e su un’opposizione generale al modello di civiltà occidentale (soprattutto dal 2014). Essere contrari a qualcosa non è una presa di posizione politica o morale ispiratrice, o addirittura sostenibile (come hanno scoperto le Guardie Bianche durante la Guerra Civile russa). Inoltre, nel suo confronto con un Impero Anglo-Sionista che non difende assolutamente nulla oltre ai suoi istinti di base, la Russia ha bisogno di stare *dalla parte di* qualcosa, non solo contro qualcos’altro. Finché la Russia non definirà e proclamerà fermamente una serie di valori spirituali/morali che rappresenta, gli attuali zigzag continueranno, e le politiche russe si riveleranno incoerenti, nel migliore dei casi.

[Nota a latere: qui voglio mettere in contrasto la società russa in generale con le forze armate russe che, oltre ad avere un sacco di buone attrezzature, hanno un ethos molto forte e chiaro e una solida comprensione e chiarezza di ciò che rappresentano. Questo è il motivo per cui i soldati russi sono stati costantemente e spontaneamente disposti a sacrificare le loro vite. Alla società civile russa manca ancora quel tipo di chiarezza, e i politici russi, che non sono migliori in Russia che altrove, spesso sfruttano questo fatto. Le forze armate russe sono anche l’unica istituzione con la memoria storica più forte e le radici più profonde della storia russa. Direi che sono l’unica istituzione nella Russia moderna le cui radici risalgono a prima della Rivoluzione del 1917, e anche a molto più indietro. Come discendente di “Russi Bianchi”, ho sempre trovato incredibile e, francamente, sorprendente quanto mi sono sentito più vicino agli ufficiali militari russi che ai civili russi. A me sembra spesso che coesistano contemporaneamente due tipi di russi: il tipo “nuovo russo” (ancora in via di definizione) e il corpo degli ufficiali militari (sovietico o post-sovietico). Quest’ultimo tipo aveva quasi istintivamente senso per me, e spesso mi sentivo come in famiglia. Questa non è un’osservazione scientifica, ma è stata la mia esperienza personale coerente].

È molto probabile che Israele riuscirà a scatenare un attacco americano all’Iran. Se/quando ciò accadrà, questo innescherà una crisi politica all’interno della Russia, perché lo spazio per le attuali ambiguità politiche sarà drasticamente ridotto. Per motivi morali e pragmatici, la Russia dovrà decidere se può permettersi di essere spettatrice o meno. Non sarà una scelta facile, in quanto non ci sarà consenso su cosa fare all’interno delle élite al potere. Ma la posta in gioco sarà troppo alta e le conseguenze dell’inazione proibitive. La mia speranza è che un importante conflitto militare si traduca in un forte aumento del potere e dell’influenza della “lobby” militare all’interno del Cremlino. Alla fine e inevitabilmente, la questione di Israele e del sionismo dovrà essere rivisitata e la lobby filo-israeliana all’interno della Russia sarà affrontata, per timore che la Russia segua la stessa strada verso l’autodistruzione degli Stati Uniti. Per questo motivo il concetto di “vera sovranizzazione” è l’unico slogan/obiettivo patriottico che i Sovranisti Eurasiatici devono continuare a promuovere (indipendentemente dalla terminologia utilizzata) perché punta verso i problemi reali delle politiche interne ed estere della Russia, che devono essere affrontati e risolti. Questo sarà un processo lungo e difficile, con vittorie e battute d’arresto. Dobbiamo abituarci all’idea che quello che è successo nelle ultime due settimane succederà di nuovo in futuro.

Il Saker

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Pubblicato su The Saker.is il 17 maggio 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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