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Il sito web del canale televisivo russo “Tvzvezda” ha pubblicato una serie di articoli sulla Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 dello scrittore Leonid Maslovsky, basati sul suo libro “Russkaya Pravda”, uscito nel 2011.

In questi articoli d’autore, Maslovsky rivela “i miti di un nemico immaginario, la Russia, e gli eventi della Grande Guerra Patriottica che mostrano la grandezza della nostra vittoria”. L’autore dice poi che nei suoi articoli “svelerà l’inutile ruolo tenuto dagli Stati Uniti nei preparativi tedeschi per la guerra contro l’Unione Sovietica”.


Il 22 giugno 1941 le truppe tedesche avevano iniziato l’attacco all’Unione Sovietica su tre direttrici: verso est, in direzione Mosca (Gruppo di Armate “Centro”), verso sud-est, in direzione Kiev (Gruppo di Armate “Sud”) e verso nord-est, in direzione Leningrado (Gruppo di Armate “Nord”). In più, la divisione tedesca “Norvegia” doveva avanzare nella direzione di Murmansk.

Nel gruppo di armate tedesche che, tutte insieme avevano attaccato l’URSS, vi erano truppe provenienti anche da Italia, Romania, Ungheria, Finlandia e gruppi di volontari da Croazia, Slovacchia, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Danimarca e da altre nazioni dell’Europa Occidentale.

La Germania aveva iniziato l’attacco con un bombardamento sulle città, con la popolazione civile ancora immersa nel sonno, mostrando da subito, con questo modo di agire criminale, la sua totale mancanza di umanità.

Era così iniziata la guerra più sanguinosa di tutta la storia dello Stato russo. La nostra è stata una lotta mortale contro tutta l’Europa. Riferendosi alla guerra contro l’Unione Sovietica, Hitler aveva detto: “Stiamo parlando di una guerra di sterminio”.

Alcuni storici parlano e scrivono, alle volte con gran dispiacere, di come il piano di attacco tedesco all’Unione Sovietica fosse mal concepito, ed asseriscono che la Germania, nel 1941, avrebbe dovuto, in ogni caso, concentrare l’attacco in una sola direzione, verso Mosca.

Secondo la mia opinione, se le cose fossero andate così, non sarebbero comunque riusciti a sconfiggerci e a prendere Mosca, perché noi avremmo potuto manovrare i gruppi d’armata freschi (della seconda e terza linea di difesa) e battere i Tedeschi sui fianchi, da nord e da sud, e ben difficilmente le loro truppe avrebbero potuto raggiungere Mosca. Anche se fossero scampati alla distruzione, per loro non sarebbe stato possibile catturare la città; è più probabile che, dopo i combattimenti con l’Armata Rossa, si sarebbero trovati circondati.

Hitler e il Quartier Generale dell’esercito tedesco avevano dato al piano di attacco all’Unione Sovietica il nome di “Barbarossa”, in onore dell’omonimo imperatore germanico, noto per la sua crudeltà.

Il 29 giugno 1941, Hitler aveva dichiarato: “In quattro settimane saremo a Mosca e la raderemo al suolo”. Nessun generale tedesco, nelle proprie previsioni, prevedeva la presa di Mosca più tardi del mese di agosto. Il termine per la cattura della città era stato infatti fissato ad agosto, e al mese di ottobre quello per la conquista di tutto il territorio dell’Unione Sovietica, dagli Urali lungo tutta la linea Arkhangelsk-Astrakhan.

Gli alti comandi dell’esercito americano credevano che l’avanzata dei Tedeschi avrebbe portato alla completa invasione dell’Unione Sovietica in un tempo variabile da uno a tre mesi, mentre i militari inglesi optavano per le 3-6 settimane. Avevano fatto queste previsioni perché conoscevano bene le dimensioni dell’attacco che la Germania aveva scatenato contro l’Unione Sovietica. Tutto l’Occidente infatti si domandava, fra sé e sé, per quanto tempo avremmo potuto rimanere in guerra con la Germania.

Il governo tedesco era così sicuro di una rapida vittoria, che non aveva neanche pensato alla necessità di acquistare l’equipaggiamento invernale per l’esercito.

 

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La fiducia della dirigenza tedesca in una rapida vittoria era comunque ben fondata perché, dopo l’invasione dell’Unione Sovietica con un esercito di 5.5 milioni di uomini (senza contare quelli dei loro alleati), la Germania disponeva ancora (nel resto d’Europa) di 4 milioni di soldati non coinvolti nella guerra sul fronte orientale.

Le forze nemiche avanzavano dal Mare di Barentz al Mar Nero, su un fronte di oltre 2.000 km. I Tedeschi usavano la tattica della “blitzkrieg”, o “guerra-lampo”, contro le nostre truppe, e la loro intenzione era quella di annientarle con un attacco rapido come la folgore.

Il fatto di aver dislocato il 57% delle forze sovietiche sulla seconda e terza linea di difesa, aveva però, già dall’inizio, scombussolato i piani della blitzkrieg tedesca; piani che poi, grazie alla resistenza delle truppe della prima linea di difesa, avevano dovuto essere definitivamente accantonati.

A proposito di blitzkrieg, (bisogna dire che) i Tedeschi, nell’estate del 1941, non erano neanche riusciti a distruggere la nostra aviazione. La Germania, un mese dopo l’attacco all’Unione Sovietica, aveva già perso un terzo dei suoi aerei, abbattuti dai nostri piloti e dalla nostra contraerea, perché noi avevamo aeroplani e cannoni antiaerei.

Il primo giorno di guerra, il 22 giugno 1941, i Tedeschi, incuranti delle perdite, avevano passato l’intera giornata bombardando (o cercando di farlo) i nostri aeroporti, con attacchi a ondate successive. Non si può però dire che i nostri piloti non se lo aspettassero.

I punti di osservazione tenevano sotto controllo la situazione 24 ore su 24, e riportavano alle basi aeree ogni violazione dello spazio aereo sovietico.

I nostri piloti erano stati informati delle forze nemiche in avvicinamento, e avevano combattuto contro di loro, a costo delle loro vite. I piloti della Luftwaffe non erano riusciti a prendere il controllo dello spazio aereo sovietico bombardando le nostre basi aeree, e perciò non avevano ottenuto la completa libertà di movimento nell’aria, necessaria per le battaglie successive.

L’affermazione secondo la quale i depositi di materiale militare dell’Unione Sovietica fossero dislocati tutti sul confine occidentale e che, di conseguenza, nelle prime settimane di guerra una gran quantità di equipaggiamento fosse caduta nelle mani del nemico, non corrisponde a verità.

Infatti, nelle prima linea di difesa, fino a 100 km. dal confine, era stato dislocato solo il 43% delle nostre truppe, che bisognava comunque rifornire costantemente di armi, munizioni, pezzi di ricambio, carburante, lubrificanti, uniformi e cibo.

A questo scopo erano stati predisposti magazzini nelle immediate vicinanze di queste truppe. In questi depositi vi erano però solo piccoli quantitativi di equipaggiamento militare.

I depositi di importanza strategica non erano, in nessun caso, mai allestiti presso il confine, praticamente tutto l’equipaggiamento bellico veniva sempre conservato nelle retrovie, sopratutto nei distretti militari di Mosca e del Volga.

Per questo motivo, la perdita delle armi e delle munizioni che erano nei depositi del confine occidentale non avrebbe avuto nessun effetto significativo sui rifornimenti dell’esercito.

 

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Durante tutte le battaglie che si erano susseguite da luglio a dicembre 1941, ai depositi erano stati consegnati più di 30 milioni di proiettili di artiglieria per i pezzi di calibro compreso fra 45 mm. e 203 mm., e più di 22 milioni di proiettili per quelli da 45 mm. a 76 mm., compresi anche quelli per l’antiaerea.

La quantità di proiettili dei vari calibri, ricevuti dalle truppe, nello stesso periodo, rappresentava una percentuale che variava dal 28% al 35% del totale immagazzinato il 22 giugno 1941.

I depositi che si trovavano lungo le linee di difesa erano di dimensioni molto più ridotte ma erano stati tutti riforniti di munizioni nella seconda metà del 1941. Il fatto che nel dicembre 1941 nei magazzini ci fossero decine di milioni di proiettili era dovuto agli enormi rifornimenti che erano stati fatti prima della guerra.

Una metà dei proiettili consegnati nel 1941 era stata impiegata in battaglia, l’altra metà era andata perduta durante il trasporto o la ritirata. Ecco perché possiamo dire che i nostri padri, nel 1941, spararono, contro gli invasori tedeschi e i loro alleati, circa 3.888.000 proiettili da 45 mm., 3.565.000 proiettili da 76 mm., 3.888.000 proiettili da carro armato e 3.680.000 colpi per le batterie contraeree.

Questi numeri non sembrano quelli di un esercito disarmato, in fuga e in preda al panico. Per sparare così tanti proiettili, non ne avevamo bisogno solo a milioni, ma ci volevano anche migliaia di cannoni, e nel 1941 l’Armata Rossa li aveva.

Ecco il vero motivo della nostra sopravvivenza. Le nostre truppe si stavano ritirando, ma combattevano con coraggio e sopravvivevano grazie ad un quantitativo sufficiente di armi e munizioni.

Continua…

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Pubblicato su FortRuss il 9 febbraio 2016
Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it