Il sito web del canale televisivo russo “Tvzvezda” ha pubblicato una serie di articoli sulla Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 dello scrittore Leonid Maslovsky, basati sul suo libro “Russkaya Pravda”, uscito nel 2011.

In questi articoli d’autore, Maslovsky rivela “i miti di un nemico immaginario, la Russia, e gli eventi della Grande Guerra Patriottica che mostrano la grandezza della nostra vittoria”. L’autore dice poi che nei suoi articoli “svelerà l’inutile ruolo tenuto dagli Stati Uniti nei preparativi tedeschi per la guerra contro l’Unione Sovietica”.


Alcuni storici e diversi generali tedeschi ci hanno lasciato testimonianze sul coraggio degli ufficiali e dei soldati dell’Armata Rossa, e sulle enormi perdite di uomini e materiale subite dai Tedeschi nei primi giorni della Grande Guerra Patriottica.

Il Capo di Stato Maggiore delle forze di terra tedesche, Colonnello Generale Franz Halder, scriveva nel suo diario il 26 giugno 1941: “Il Gruppo di Armate Sud avanza lentamente e, sfortunatamente, subiscono perdite considerevoli. La reazione nemica contro il Gruppo di Armate Sud lascia intendere come la sua catena di comando sia solida ed energica“. Il 27 giugno scriveva: “Al fronte…le cose non sono andate nel modo in cui erano state pianificate dal Quartier Generale”.

Ancora, il 17 luglio 1941, Halder aggiungeva nel suo diario: “Il Comando nemico agisce in modo energico e competente. Il nemico combatte con ferocia e fanatismo. Le nostre unità corazzate subiscono pesanti perdite, in uomini ed equipaggiamento. Le truppe sono affaticate”. E il 17 luglio: “Le truppe sono sfinite…L’efficienza bellica sta lentamente scemando…”.

E allora chi e con che mezzi ha ridotto “l’efficienza bellica” e “il numero dei mezzi”? I loro soldati e i loro ufficiali erano stati decimati dalle armi sovietiche. Gli aerei tedeschi erano stati abbattuti dagli aerei e dalla contraerea sovietica, e i carri armati erano stati distrutti sopratutto dall’artiglieria sovietica.

Per quanto riguarda le battaglie che si erano svolte dal 22 giugno al 3 luglio 1941, il generale tedesco Kurt vov Tippelskirch ha scritto: “Prima del 3 luglio, pesanti combattimenti si sono susseguiti sull’intero fronte. I Russi si sono ritirati verso est molto lentamente, e spesso, dopo aver sopravanzato i carri tedeschi, hanno operato dei feroci contrattacchi”.

Paul Carell, nel suo libro: “Hitler si dirige ad Est”, elogia il coraggio dei soldati sovietici che avevano combattuto in Bielorussia alla fine del mese di giugno 1941: “I Russi combattevano come fanatici, ed erano comandati da ufficiali e Commissari che non avevano ceduto al panico sorto dopo la prima serie di sconfitte”. Notate: invece di dire “coraggiosi”, usa il termine “fanatici”, e, in mezzo a tutto il resto, dice anche che c’era stato del panico e che l’intelligenza e il coraggio dei nostri soldati erano stati trasformati in fanatismo irrazionale non da loro stessi, ma dai comandanti e dai Commissari.

Tutto questo ci fa capire come ci siano due verità: tutti conoscono la verità sulle nostre sconfitte, e anche in modo molto esagerato, ma nessuno sa la verità sulle nostre vittorie dell’estate 1941. L’unico modo di informare la popolazione della nostra nazione è quello di farlo attraverso l’opera degli intellettuali russi. Nel resto del mondo si tende invece a parlare solo delle proprie vittorie e le sconfitte si cerca di ricordarle il meno possibile, o mai, se possibile.

L’aviazione tedesca era andata incontro a gravi perdite fin dalle prime ore di guerra, quando avevano cercato testardamente, per tutto il giorno, di bombardare le nostre basi aeree. In queste azioni i Tedeschi avevano perso un numero di aerei paragonabile a quello delle perdite sovietiche. Il primo giorno avevamo perso 800 aerei, distrutti a terra.

Queste perdite non potevano comunque influenzare in maniera significativa né l’avanzata delle armate tedesche, né lo stato dell’aviazione sovietica, dato che, all’inizio della guerra, disponevano di più di 20.000 aerei (nel solo periodo 1 gennaio 1939 – 22 giugno 1941, l’Armata Rossa aveva ricevuto 18.000 aerei da caccia e 7.000 carri armati). Si trattava però sopratutto di carri con corazzatura leggera e gli aerei erano di vecchio tipo.

Bisogna comunque notare che l’Armata Rossa, prima della guerra, aveva 595 carri pesanti KV, 1.225 carri medi T-34 e 3.719 arei di nuovo modello: YAK-1, LaGG-3, Mig-3, bombardieri Il-4 (DB-ZB), PE-8 (TB-7), PE-2, Il-2.

Ecco che cosa aveva scritto il Commissario del Popolo per l’industria aviatoria dell’Unione Sovietica dal 1940 al 1946, A.I. Shakhurin: “Se facciamo riferimento ai primi 14 giorni di combattimenti, secondo fonti tedesche, la Luftwaffe aveva perso, in questo periodo, più aerei che in tutte le quindicine successive. Nell’intervallo fra il 22 giugno e il 5 luglio (1941) l’aviazione tedesca aveva perso un totale di 807 velivoli di tutti i tipi e dal 6 al 19 luglio, altri 477. Un terzo di tutta l’aviazione di cui disponevano i Tedeschi prima dell’attacco contro la nostra nazione, era andato distrutto”.

E così, nel primo mese di combattimenti, dal 22 giugno 1941 al 19 luglio 1941, la Germania aveva perso 1.248 aerei. E’ sorprendente che queste gloriose vittorie, nel periodo peggiore della guerra, siano oggi conosciute solo da poche persone in tutta la Grande Russia.

Chi e con quali armi era riuscito ad abbattere 1.284 aerei della Luftwaffe durante il primo mese di guerra? I nostri piloti e i nostri cannonieri avevano potuto eliminare quella quantità di velivoli perché avevano ciò che serviva: aerei e cannoni antiaerei.

Secondo i dati pubblicati nel 2005 da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Mondiale di Storia, nel periodo compreso fra il 22 giugno 1941e il 10 novembre 1941, i Tedeschi avevano perso, combattendo contro l’Unione Sovietica, 5180 aerei. L’URSS ne aveva persi circa 10.000. Dato che la nostra aviazione disponeva in maggioranza di velivoli con prestazioni belliche molto inferiori a quelli della Luftwaffe e, visto che il nostro esercito era in ritirata e non sempre era possibile spostare gli aerei su altri aeroporti, il rapporto delle perdite conferma il fatto che la Luftwaffe, nei primi mesi di guerra, non era riuscita a conseguire il completo dominio dell’aria.

Anche le perdite di equipaggiamento di ogni tipo erano enormi, così come lo erano quelle del grande popolo sovietico, dei soldati e degli ufficiali dell’Armata Rossa. L’ex Comandante in Capo della 4° Armata tedesca, il generale G. Blumentritt aveva detto: “Le prime battaglie, nel giugno del 1941 ci hanno fatto vedere che cosa era capace di fare l’Armata Rossa. Le nostre perdite avevano raggiunto il 50%… Le nostre truppe avevano imparato in fretta che cosa voleva dire combattere contro i Russi”.

Il 29 giugno 1941, F. Halder aveva scritto nel suo diario: “I Russi combattono dappertutto fino all’ultimo uomo…Solo raramente si arrendono”. Alcuni dei nostri storici affermano che quelli che si erano arresi ed erano stati catturati erano sopratutto lavoratori del genio disarmati, che erano più di 150.000.

La maggioranza dei dotti storici liberali russi rende felice l’Occidente includendo automaticamente nel numero dei prigionieri di guerra tutti gli ufficiali e i soldati sovietici che erano stati circondati, senza tenere conto delle perdite subite negli scontri successivi agli accerchiamenti.

Fanno inoltre riferimento alle ben note e riconosciute fonti di informazione ufficiale sulla consistenza delle unità militari non solo prima dell’inizio dei combattimenti, ma anche prima che iniziassero tutte le azioni militari. In questo modo, volutamente o no, si fa crescere di molto il numero dei soldati sovietici presi prigionieri dal nemico.

Sfortunatamente, anche se nel giugno del 1941 erano state portate a termine alcune manovre di successo da parte di alcune delle nostre unità, sembra che scriverne o parlarne sia inaccettabile. Ma questi casi ci sono stati. Per esempio, nel periodo che va dal 23 al 29 giugno 1941, durante le battaglie di corazzati a Dubno, Lutsk e Rivne, i nostri carri armati avevano colpito duramente le forze tedesche sul fronte sud-occidentale a nord di Dubno, in particolare la 16° Divisione Panzer, erano avanzati di una cinquantina di chilometri, avevano occupato Dubno e attaccato alle spalle il 3° Battaglione Motorizzato nazista.

I Tedeschi avevano fatto affluire truppe da altre zone e avevano così salvato la loro cavalleria, ma nel frattempo tutte le nostre truppe, che in precedenza erano state circondate, avevano fatto in tempo ad allontanarsi. Grazie a questo contrattacco, le nostre unità avevano potuto ritirarsi in maniera ordinata da Kiev.

Da tutto questo si capisce che le nostre truppe si stavano si ritirando, ma combattevano con coraggio contro i Nazisti invasori. La ragione di questa ritirata è da attribuirsi esclusivamente al fatto che ad attaccarci era stata una forza soverchiante, proveniente da tutta Europa.

Tutti i calcoli teorici dicevano che l’Unione Sovietica avrebbe dovuto perdere la guerra. Ma noi invece l’abbiamo vinta!

Un esercito può resistere in maniera organizzata contro un nemico, su un fronte molto esteso, solo se esistono solide strutture di comando e di controllo. Senza un forte potere centrale non vi sarebbero state truppe, armi, cibo e munizioni. Proprio così, senza il gruppo dirigente della nazione, un esercito di cinque milioni di persone avrebbe perso la sua capacità di combattere.

Il Capo di Stato dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, in quei terribili anni, era il Capo del Consiglio dei Commissari del Popolo (Consiglio dei Ministri), Segretario Generale del Comitato Centrale del PCUS e Comandante Supremo, Joseph Vissarionovich Stalin. Molti storici hanno scritto che Stalin, nei primi giorni di guerra, si era perso d’animo ed era confuso, e che solo gente “coraggiosa”, come N.S. Khrushchev aveva impedito a Stalin di lasciare il governo.

Questi fanno riferimento alle memorie di A.I. Mikoyan. Ma non si possono prendere seriamente, dal momento che molti ricercatori ritengono che le memorie di Mikoyan siano state alterate. Probabilmente, dopo aver letto le proprie “memorie”, Mikoyan si sarà rivoltato nella tomba dalla rabbia. Ma i morti non possono protestare. Le informazioni che provengono da queste memorie non corrispondono ai fatti accertati da altri documenti.

Documenti d’archivio, scritti personalmente da Stalin nel periodo 21 giugno – 3 luglio 1941, attestano che, ogni giorno, eccetto il 29 e 30 giugno, Stalin aveva ricevuto dei visitatori al Cremlino. Le annotazioni non recano solo la data, l’ora e il numero progressivo, ma anche i nomi delle persone ricevute da Stalin.

Il 29 e 30 giugno Stalin aveva lavorato sul campo, alla valutazione delle condizioni dei vari fronti, sopratutto quello occidentale, e la resa di Minsk; aveva apportato correzioni alla “Direttiva di Sovnarkom e del Comitato Centrale del PCUS”, aveva messo a punto il testo del prossimo discorso radio alla nazione e preparato altri documenti di interesse pubblico. Bisogna notare che tutti i suoi discorsi Stalin se li scriveva da solo.

Di che tipo di confusione si può parlare se, nel solo primo giorno di guerra, il 22 giugno 1941, Stalin aveva ricevuto 29 persone? Lo storico V. M. Zhukhrai ha detto che un uomo del genere, risoluto e fiero, che aveva passato il Rubicone della morte per impiccagione, non poteva di certo smarrirsi. Stalin non era completamente in sé, perché, secondo l’Accademico B. S. Preobrazhensky, il 22 giugno 1941, era affetto da una grave forma di tonsillite, con febbre di circa 40°. Solo i terribili eventi della guerra erano riusciti a farlo alzare, appoggiandosi al muro, dal divano nella sua dacia di Volyn e a farlo andare al Cremlino. La malattia di Stalin, come quelle di altri partecipanti alla Grande Guerra Patriottica, è stata documentata dal dottore in Scienze Storiche B.G. Soloviev e dal laureato in Scienze Filosofiche V.V. Sukhodeyev.

Riguardo al comportamento di Stalin il 22 giugno 1941, Molotov aveva detto a Chuev: “Sarebbe inappropriato dire che ha perso coraggio, ma è vero che la cosa lo ha colpito pesantemente, anche se ha cercato di non farlo vedere”. Secondo le memorie del Primo Segretario del Partito Comunista (Bolscevico) di Bielorussia, P.K. Ponomarenko, Stalin lo aveva chiamato il 22 giugno alle 7 del mattino. Un altro testimone degli eventi di quei giorni è stato Chadaev, che ricorda come Stalin fosse andato nell’ufficio di Molotov dopo il suo discorso alla radio.

Ci sono molte altre memorie, da quelle di G.K. Zhukov a quelle del pilota M.V. Vodopyanov, che dice di aver avuto una colloquio con Stalin il 22 giugno 1941. Il pilota Vodopyanov, eroe dell’Unione Sovietica, il 22 giugno 1941 era partito con un idrovolante dalla regione a nord di Mosca, era ammarato sulla Moscova a Khimki e si era recato immediatamente al Cremlino, dove era stato ricevuto da Stalin (Gli Eroi dell’Unione Sovietica e del lavoro socialista venivano ricevuti da Stalin senza fare anticamera).

Vodopyanov aveva proposto (a Stalin) un raid aereo da effettuarsi sulla Germania per bombardare Berlino. Partendo dalle isole di Saamarema (Ezel) e Hiiumaa (Dago), l’aviazione sovietica avrebbe potuto bombardare Berlino ed altri centri industriali della Germania.

Durante la riunione del Politburo del PCUS, a cui avevano partecipato Stalin, il Commissario alla Difesa, Maresciallo S.K. Timoshenko e il Comandante in capo dell’esercito, Generale G.K. Zhukov, era stata presa la decisione di trasformare i Distretti del Baltico, Occidentale e di Kiev nei Fronti Nord-Occidentale, Occidentale e Sud-Occidentale. Al comando dei tre Fronti erano stati nominati rispettivamente il Colonnello Generale F.I. Kuznetsov, il Generale dell’esercito D.G. Pavlov e il Colonnello Generale M.P. Kirponos.

La ragione principale del rifiuto di Stalin di tenere un discorso il primo giorno di guerra era dovuta all’incertezza sulla situazione dei vari fronti. Le uniche parole che era riuscito a scrivere erano state: “La nostra causa è giusta. Il nemico verrà distrutto. La vittoria sarà nostra”. Questo era esattamente nello stile di Stalin, frasi magari non molto belle, ma parole che si ricordano per tutta la vita. Molotov non aveva negato di aver scritto il testo del discorso insieme a Stalin.

Il 24 giugno 1941 era stato deciso di istituire un Consiglio per l’Evacuazione, presieduto da L.M. Kaganovich, per il trasferimento di popolazione, istituzioni, merci militare e di altro genere, equipaggiamento industriale e altri beni di valore. In tre giorni era stata stilata la risoluzione sulle procedure da adottarsi per la rimozione e il ricollocamento di persone e merci di valore, insieme alla decisione di allontanare da Mosca le riserve di stato di metalli preziosi, le gemme del Fondo dei Diamanti dell’Unione Sovietica e i pezzi pregiati dell’Armeria del Cremlino.

E il 29 giugno 1941 avevamo adottato la già menzionata “Direttiva di Sovnarkom e del Comitato Centrale del PCUS e delle organizzazioni sovietiche delle zone di frontiera”. Era un documento molto corposo che definiva in modo dettagliato quelle che avrebbero dovuto essere le azioni del governo e del popolo sovietico durante la guerra.

Tutti questi fatti testimoniano l’infondatezza delle asserzioni sulla disorganizzazione delle truppe e sulla la confusione di Stalin e degli altri membri del governo nei primi giorni di guerra.

Continua…

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Pubblicato da FortRuss il 12 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it