Il sito web del canale televisivo russo “Tvzvezda” ha pubblicato una serie di articoli sulla Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 dello scrittore Leonid Maslovsky, basati sul suo libro “Russkaya Pravda”, uscito nel 2011.

In questi articoli d’autore, Maslovsky rivela “i miti di un nemico immaginario, la Russia, e gli eventi della Grande Guerra Patriottica che mostrano la grandezza della nostra vittoria”. L’autore dice poi che nei suoi articoli “svelerà l’inutile ruolo tenuto dagli Stati Uniti nei preparativi tedeschi per la guerra contro l’Unione Sovietica”.


Il 3 luglio 1941, Stalin si era rivolto alla nazione in un discorso radiofonico e aveva iniziato il suo intervento con le seguenti parole: “Compagni! Cittadini! Fratelli e sorelle! Combattenti del nostro Esercito e della nostra Marina! Mi rivolgo a voi, amici miei! L’attacco a tradimento della Germania hitleriana contro la nostra Madrepatria è iniziato il 22 giugno e ancora continua”.

Stalin non aveva nascosto la sua eccitazione e diceva la verità, rinforzando la fede in una vittoria al di là da venire. “Nonostante l’eroica resistenza dell’Armata Rossa, nonostante il fatto che le divisioni più combattive del nemico e la parte migliore della sua aviazione siano già state distrutte e sepolte sul campo di battaglia, l’avversario continua a spingersi in avanti, portando sempre nuove forze al fronte.

Le truppe di Hitler sono state in grado di catturare la Lituania, gran parte della Lettonia, la parte ovest della Bielorussia e parte dell’Ucraina occidentale. L’aviazione fascista ha esteso l’attività dei suoi bombardieri, colpendo Murmansk, Orsha, Mogilev, Smolensk, Kiev, Odessa e Sebastopoli. La nostra Madrepatria è in grave pericolo.

Come è potuto accadere che la nostra gloriosa Armata Rossa si sia arresa davanti alle truppe fasciste nelle nostre città e nelle nostre campagne? Le truppe fasciste tedesche sono davvero una forza invincibile, come strombazzano senza sosta i boriosi propagandisti fascisti? Certamente no! La storia insegna che non ci sono armate invincibili e mai ci sono state…La stessa cosa si potrebbe dire per l’attuale esercito nazista di Hitler.

Questo esercito non ha ancora incontrato una resistenza seria in tutto il continente europeo. Solo nel nostro territorio ha trovato una netta opposizione, le migliori divisioni della Germania fascista sono state distrutte dalla nostra Armata Rossa, questo significa che l’esercito fascista di Hitler può essere sconfitto e sarà sconfitto, sconfitto come le armate di Napoleone e di Guglielmo”.

Subito dopo, Stalin aveva analizzato le ragioni del successo temporaneo della Germania nazista e la necessità del Patto di Non Aggressione del 1939, dicendo che la Germania, avendo rotto il Trattato, si era mostrata “agli occhi del mondo come un sanguinario aggressore… Ecco perchè tutto il nostro valoroso esercito, tutta la nostra prode Marina, tutti i nostri piloti, i nostri falchi, tutto il nostro popolo, tutti i migliori in Europa, America ed Asia e, infine, anche la miglior gente della Germania, condanneranno questo atto di tradimento dei fascisti tedeschi…e capiranno che la nostra causa è giusta, che il nemico sarà sconfitto, che noi dobbiamo vincere.

A causa di una guerra che ci è stata imposta, la nostra nazione ha ingaggiato una lotta mortale con il nostro peggiore e più subdolo nemico, il fascismo tedesco…Che cosa occorre per eliminare il pericolo che sovrasta la nostra nazione e che misure bisogna attuare per sconfiggere il nemico?

Prima di tutto è necessario che il nostro popolo, il popolo sovietico, capisca la reale entità del pericolo che minaccia la nostra nazione e si liberi della noncuranza, della mancanza di attenzione, del vivere in modo tranquillo e costruttivo, naturali in tempo di pace, ma pericolosi ora che la guerra ha radicalmente cambiato la situazione”.

Stalin aveva parlato degli obbiettivi del nemico, della necessità di stare concentrati, della mobilitazione e della riorganizzazione del lavoro secondo le nuove regole di guerra, “nessuna pietà per il nemico“, senza lamentazioni, allarmismo e diserzioni.

“Il popolo dell’Unione Sovietica deve sollevarsi contro il nemico per difendere i propri diritti, la propria terra. L’Armata Rossa, la Marina e tutti i cittadini dell’Unione Sovietica devono difendere ogni centimetro del territorio sovietico, combattere fino all’ultima gocia di sangue per le nostre città e i nostri villaggi, mostrare il coraggio, l’iniziativa e tutto il buonsenso del nostro popolo”, aveva detto Stalin.

Inoltre, Stalin aveva parlato dell’aiuto da dare ai feriti dell’Armata Rossa, del rafforzamento delle retrovie, del sostegno alle nostre truppe regolari nella loro lotta contro sabotatori e paracadutisti nemici, della necessità, durante la ritirata, di confiscare tutto il materiale rotabile ferroviario, di non lasciare al nemico nulla di utilizzabile, cibo, carburante, di portar via tutto il bestiame, di creare gruppi di partigiani, della natura della nostra guerra, intesa come guerra “mondiale popolare” e di liberazione, del fatto che ci sarebbero stati “alleati fedeli”, del trasferimento dei poteri per il consolidamento della nazione e la creazione del Comitato di Difesa dello Stato, della necessità di tutti i cittadini di stringersi attorno al Partito e al Governo per sconfiggere il nemico e vincere.

Alla fine del discorso, Stalin si era rivolto alla popolazione: “Tutte le nostre forze, che sostengano la nostra gloriosa Armata e Marina Rossa! Tutta la forza del popolo, che sconfigga il nemico! Avanti, fino alla nostra vittoria!”.

La gente aveva fede nella propria forza e nel proprio potere, nella vittoria. Consideravano Stalin come un loro padre. Lo storico O.A. Platonov scrive: “Infatti, nel suo discorso alla nazione, Stalin aveva delineato un programma di respiro nazionale per combattere il nemico. Il suo linguaggio semplice e comprensibile aveva permesso di far arrivare molte delle necessità belliche essenziali direttamente nei cuori e nelle menti di tanti cittadini russi. Il valore morale della sua azione era stato enorme. Le sue parole “La nostra causa è giusta, il nemico sarà sconfitto” erano diventate lo slogan principale della Grande Guerra Patriottica. Saldezza d’animo e certezza della vittoria avevano ispirato il popolo russo”.

Ricordando l’impatto sul popolo sovietico del discorso di Stalin del 3 luglio 1941, il poeta e scrittore S.V. Mikhalkov aveva scritto: “Oggi, che lo si voglia ammettere o no, è stato il suo discorso del 1941, iniziato con le parole “Fratelli e sorelle”, ad aver sollevato un entusiasmo, mai visto prima, fra la gente di tutte le età. Andavano nei centri di reclutamento per offrirsi volontari. Avevano fede, una grande fede, nella parola, come se essa fosse stata pronunciata da una persona di grande carisma. E il fatto è che Stalin, per milioni di persone, era un uomo di grande autorità, cosa che può essere negata solo per stupidità o malizia”. Ma oggi si scrive solo dei malvagi intenti di Stalin e della ritirata delle nostre truppe nell’estate del 1941.

La Grande Guerra Patriottica divampava, consumando sempre nuovi territori dell’Unione Sovietica. Il 26 settembre 1941, il bollettino dell’Alto Comando tedesco riportava la vittoria a Kiev. In esso si affermava che (i Tedeschi) avevano catturato 665.000 uomini, 3.718 cannoni e 884 carri armati.

Per molto tempo, a queste cifre fornite da Goebbels non era stata data importanza, ma, all’inizio della Perestroika, esse hanno incominciato ad affiorare negli studi storici ed anche nei testi scolastici. Gli storici russi hanno sempre smentito questi dati, facendo presente che, prima delle operazioni militari a Kiev, nel settore sud-occidentale del fronte, erano dislocati 677.085 uomini. Alla fine degli eventi bellici, le formazioni militari che erano riuscite a sfuggire all’accerchiamento ed erano riuscite a ritirarsi nelle retrovie, ammontavano, da sole, a 150.541 uomini.

Se consideriamo che le truppe del fronte sud-occidentale, durante i feroci combattimenti che erano durati tutto il mese di settembre, avevano subito pesanti perdite e che un grosso contingente era riuscito a sfuggire all’accerchiamento e moltissimi uomini erano riusciti a filtrare attraverso le linee nemiche, allora è chiaro come i Tedeschi, presso Kiev, non avessero potuto fare più di 50.000 prigionieri.

Le truppe del Fronti Sud-Occidentale e di Bryansk avevano di fatto fermato l’offensiva di G. Guderian a Romny, ma il fuoco dei carri armati dalla testa di ponte di Kremenchug, dove erano state concentrate in segreto, per il ricongiungimento con Guderian, 4 divisioni panzer, aveva deciso l’esito della battaglia nel fronte sudoccidentale di Kiev in favore delle forze tedesche.

I Tedeschi avevano vinto la battaglia di Kiev arrestando la loro offensiva in direzione di Mosca e dispiegando le divisioni corazzate di Guderian a sud di Kiev. Vasilevsky ha scritto riguardo alla battaglia difensiva di Kiev: “ Il nemico aveva conquistato il successo a caro prezzo. L’Armata Rossa, in questa feroce battaglia, aveva distrutto 10 divisioni nemiche. (I Tedeschi) avevano perso più di 100.000 fra soldati ed ufficiali. Le perdite del nemico continuavano ad aumentare. Per più di un mese le truppe sovietiche avevano fermato il Gruppo d’Armata Centro nella zona di Kiev. Questo è stato molto importante nella preparazione della battaglia di Mosca”.

La battaglia per la difesa di Kiev era durata dal 7 luglio al 26 settembre 1941. I nostri uomini avevano trovato la morte nei pressi di Kiev. La Wehrmacht non aveva mai incontrato una simile resistenza in tutte le guerre scatenate dalla Germania. Il Feldmaresciallo più stimato da Hitler, von Boch, aveva scritto: “Kiev è stata un brillante successo. Ma, visto come i Russi si presentavano di fronte a me, orgogliosi e sull’attenti, non so se sarà mai possibile sconfiggerli”.

Dopo la caduta di Kiev, era stato sempre più difficile sostenere la difesa di Odessa, che aveva combattuto per 73 giorni contro 18 divisioni tedesche e rumene, ma solo il 16 ottobre le nostre truppe si erano ritirate in modo ordinato dalla città.

I Tedeschi non davano pace alla Crimea, da cui la nostra aviazione colpiva i campi petroliferi della Romania. Il 18 ottobre le truppe tedesche avevano dato il via all’offensiva e, alla metà di novembre,  avevano occupato tutto il territorio della Crimea, meno l’eroica città russa di Sebastopoli. Nel 1941 Sebastopoli si era rivelata un osso troppo duro per i Tedeschi. L’armata Rossa e la Flotta del Mar Nero avrebbero difeso la città per 250 giorni, dal 30 ottobre 1941 al 4 luglio 1942.

La battaglia di Smolensk era durata dal 10 luglio al 10 settembre 1941. Era stata uno dei motivi dei mutamenti apportati al Piano Barbarossa. La Battaglia di Smolensk, che si era sviluppata su un fronte di 650 km., per una profondità di 250 km.aveva fatto naufragare i piani di Hitler per una guerra lampo contro l’Unione Sovietica.

Le truppe sovietiche avevano inflitto pesanti perdite al Gruppo di Armate Centro. Per la prima volta nel corso della Seconda Guerra Mondiale, le forze tedesche erano state costrette alla difensiva lungo il fronte principale. In più, grazie proprio alla battaglia di Smolensk, il Comando germanico non aveva osato distaccare il terzo Gruppo Panzer per l’attacco a Leningrado. La battaglia di Smolensk e quella di Kiev avevano permesso al comando sovietico di guadagnare tempo e di preparare la difesa di Mosca e la successiva sconfitta del nemico nella battaglia di Mosca nel 1941-1942.

Le battaglie di Smolenk e di Kiev si erano svolte in maniera parallela, ma possono essere considerate un’unica operazione militare, volta ad arrestare temporaneamente l’offensiva su Mosca delle orde fasciste. Alle formazioni militari che si erano maggiormente distinte nella battaglia di Smolensk era stato conferito il titolo di “Guardie”. Queste sono state le prime formazioni di “Guardie” nell’Armata Rossa.

Nella battaglia di Elninskaya, che si era svolta contemporaneamente alla battaglia di Smolensk, le nostre truppe, che non avevano il vantaggio numerico, ma superavano il nemico nel numero dei pezzi di artiglieria, erano passate all’offensiva il 30 agosto 1941, avevano sfondato le difese tedesche, liberato la città di Yelnia, distrutto 8 divisioni della Wehrmacht (sette di fanteria e una motorizzata), eliminato il saliente di Elninsky che minacciava l’ala sinistra del fronte occidentale, ricacciato i Tedeschi oltre il fiume Desna, liberato una vasta estensione di territorio e catturato molti prigionieri.

Allo stesso modo della battaglia di Smolensk, il 10 luglio era iniziata quella di Leningrado. In questo giorno era iniziato l’assalto diretto delle truppe tedesche. Avevamo a mala pena forze sufficienti per difendere la città. Le nostre truppe non erano riuscite ad impedire che venisse tagliato il collegamento terrestre fra Leningrado e il territorio dell’Unione Sovietica, ma allo stesso tempo, erano riuscite ad impedire l’accerchiamento completo (della città) da parte delle armate tedesche.

Per fermare i Tedeschi nei pressi del fiume Volkhov e della sua centrale idroelettrica, vicino a Tikhvin, il Comando generale delle Forze Armate dell’Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche (Stavka) aveva inviato in soccorso 4 divisioni, di cui 20.000 uomini erano stati immediatamente trasferiti per via aerea, gli altri con la flotta del lago Ladoga. Questo episodio fa capire che il nostro esercito aveva il pieno controllo del lago Ladoga, compresi i mezzi navali ed aerei.

La nostra è stata una guerra santa. Benedetti sono i soldati morti in guerra e santi sono i vincitori che sono ritornati a casa dal fronte, santi i lavoratori che hanno forgiato le armi nelle retrovie. L’Europa è stata in guerra con la Russia per oltre sette secoli, ma non è stata capace di sconfiggerla in battaglia. Le “misteriose anime russe” erano troppo dure per essere masticate dai denti europei. E nell’esercito di Hitler c’erano tutte le nazioni europee, meno la Serbia e la Grecia, mentre gli Inglesi se ne stavano rintanati nella loro isola. E tutti hanno ucciso i nostri uomini, le nostre donne, i nostri bambini.

Hitler e il Quartier Generale tedesco avevano fatto i calcoli giusti: l’esercito tedesco avrebbe distrutto in fretta quello sovietico a Leningrado e a Kiev, le armate si sarebbero riunificate e avrebbero marciato su Mosca. Ma non avevano capito che davanti a loro non c’era l’Europa, ma l’eroica Russia. In questo caso, l’esperienza bellica fatta in Europa non era stata un vantaggio, ma piuttosto un ostacolo per la Germania.

Continua…

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Pubblicato da FortRuss il 15 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it