Il sito web del canale televisivo russo “Tvzvezda” ha pubblicato una serie di articoli sulla Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 dello scrittore Leonid Maslovsky, basati sul suo libro “Russkaya Pravda”, uscito nel 2011.

In questi articoli d’autore, Maslovsky rivela “i miti di un nemico immaginario, la Russia, e gli eventi della Grande Guerra Patriottica che mostrano la grandezza della nostra vittoria”. L’autore dice poi che nei suoi articoli “svelerà l’inutile ruolo tenuto dagli Stati Uniti nei preparativi tedeschi per la guerra contro l’Unione Sovietica”.


L’evacuazione di intere popolazioni e il trasferimento delle attività industriali a fronte della rapida avanzata delle truppe naziste e dei loro alleati è stato una dei grandi eventi verificatisi durante la Grande Guerra Patriottica. E’ stata un’impresa compiuta dal popolo sovietico, dal governo di Stalin, dai soldati e dagli ufficiali della NKVD e dai dirigenti delle industrie sovietiche, senza la quale non avrebbe potuto esserci la vittoria nel 1945.

Il 24 giugno 1941 era stato creato il Consiglio per l’Evacuazione. Il 3 luglio 1941 era stato nominato Presidente del Consiglio per l’Evacuazione N.M. Shvernik. Il lavoro vero e proprio connesso al trasferimento delle attività industriali era stato affidato al suo vice, A.N. Kosygin.

Fin dall’inizio, la struttura organizzativa del Consiglio era stata valutata attentamente. Le decisioni venivano prese di comune accordo fra il governo e i dirigenti delle imprese industriali. L’evacuazione interessava non solo la popolazione e le attività economiche, ma anche i beni materiali, compreso il cibo.

Già il 3 luglio 1941 era stato deciso di allontanare dalla prima linea e trasferire nelle retrovie le fabbriche di aeroplani, le fonderie di Mariupol (carri armati) ed altre 26 fabbriche di armi del Commissariato Militare di Leningrado e delle zone centrali della nazione. Anche dalla Bielorossia, dove l’invasione delle orde nemiche era stata particolarmente rapida, si era riusciti ad evacuare 109 grosse aziende industriali.

Solo per trasferire la “Zaporizhstal” [https://en.wikipedia.org/wiki/Zaporizhstal] erano occorsi 8.000 carri merci. Non erano solo le installazioni militari ad essere state trasferite, ma anche tutto il materiale necessario alla vita civile, come le attrezzature della centrale idroelettrica di Dnieper. Erano stati evacuati anche i beni delle comuni agricole, automezzi, trattori, mietitrebbia, grano, bestiame, ecc.

I reperti di valore di musei, librerie, circoli e centri culturali, compresi i musei di Mosca, Leningrado, Novgorod, Pskov, Smolensk, Tula, Feodosia e varie città dell’Ucraina e della Bielorussia erano stati trasferiti tutti ad est. Erano stati evacuati 18.430 pezzi della Galleria Tretyakov di Mosca, 300.000 del Museo Russo di Leningrado e 1.117.000 reperti dell’Hermitage.

Il periodo più critico di tutta l’operazione di trasferimento era stata la requisizione della metà di tutto il parco carri delle ferrovie russe. In sei mesi, per trasportare tutto il materiale erano stati movimentati circa 1.500.000 di vagoni. Persone e cose erano state spostate anche per mare e per via fluviale. Nella seconda metà del 1941 erano state trasferite ad est, come da programma, 2.593 aziende industriali, di cui 1.523 di grandi dimensioni.

Nel 1942 erano state evacuate altre 150 grosse industrie. Secondo i dati incompleti delle zone di guerra del fronte orientale, erano stati movimentati 2.400.000 bovini, 5.100.000 fra pecore e capre, 200.000 maiali, 800.000 cavalli e una gran quantità di macchinari agricoli, granaglie ed altri generi alimentari.

Le aziende non dovevano pensare solo al trasferimento, ma anche alla risistemazione e alla ripresa della produzione. Molte delle attività industriali che erano state evacuate si erano integrate con le imprese del settore già presenti negli Urali, in Siberia, nella zona del Volga e dell’Asia Centrale. Molte zone industriali si era però dovuto ricostruirle da zero. La maggior parte delle aziende erano diventate pienamente operative entro 1,5-2 mesi dall’arrivo nella sede di destinazione. Come esempio, i 3/4 delle fabbriche di aeroplani, alla fine del 1941 erano già state tutte trasferite e nove di esse lavoravano a pieno regime. La stessa cosa era successa alle fabbriche di carri armati.

La piena ripresa delle attività delle aziende interessate all’evacuazione si era avuta alla metà del 1942. Insieme al trasferimento delle attrezzature industriali era stata completata l’evacuazione della popolazione dalla linea del fronte. Il 5 luglio 1941 il Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Unione Sovietica (dal 1946 Consiglio dei Ministri) aveva adottato una speciale risoluzione “Sulle procedure per l’evacuazione della popolazione in tempo di guerra” e sulle “regole di evacuazione”. Nell’autunno del 1941, nell’ambito del Consiglio per l’Evacuazione, era stato istituito uno speciale ufficio, sotto la direzione del Vice-presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa K.D. Pamfilova, per autorizzare, in tutte le principali zone del paese, l’accoglienza ai rifugiati.

I Comitati Esecutivi dei Soviet avevano creato i centri operativi più importanti direttamente sul campo. I primi a partire dalla linea del fronte erano stati i treni con i bambini. Nel primo mese ne erano stati evacuati 300.000 da Leningrado e 500.000 da Mosca e dintorni e l’evacuazione era continuata anche in seguito. Era stata trasferita anche la popolazione adulta. In condizioni difficili, nei primi giorni di guerra, erano state rilocate 120.000 persone dalle Repubbliche Baltiche, 300.000 dalla Moldova, più di 1.000.000 dalla Bielorussia, 350.000 dalla zona di Kiev, 3.500.000 da tutta l’Ucraina, 1.700.000 da Leningrado e 2.000.000 da Mosca.

Dal giugno 1941, al 1 febbraio 1942 erano state evacuate nelle retrovie 10.400.000 persone a mezzo ferrovia e 2.000.000 erano state trasportate via acqua, per un totale di 12.400.000 in tutto il periodo. Altri 8 milioni di persone furono trasferite durante la seconda fase dell’evacuazione, nell’estate del 1942. Il Consiglio dei Commissari del Popolo dell’URSS, il 13 settembre 1941 aveva adottato la risoluzione “Sulla costruzione di nuove abitazioni per i rifugiati”. Gli edifici da edificare avrebbero dovuto essere semplici e tradizionali. La stragrande maggioranza dei profughi si era dichiarata più che soddisfatta della sistemazione fornita dalla popolazione locale. Nessuno era rimasto senza un tetto sulla testa. A tutti i 12.4 milioni di evacuati nel 1941 e a tutti gli 8 del 1942 erano stati forniti alloggio, cibo e cure mediche.

A causa delle enormi dimensioni del conflitto militare, sopratutto durante il primo, estremamente difficile periodo, tutti questi problemi erano stati risolti con enormi difficoltà, grazie unicamente alla forza dello stato sovietico. Nella storia del mondo non si era mai verificato nulla del genere. Lo stato sovietico aveva, da solo, evacuato e ricostruito più di 2.500 aziende industriali.

Per raggiungere un simile risultato era stato necessario avere un governo di grande valore ed una classe lavoratrice intelligente, perchè questi traguardi potevano essere raggiunti solo attraverso l’eroico lavoro di milioni di persone accomunate da un unico obbiettivo: la vittoria sul nemico. L’Unione Sovietica, durante la guerra, aveva quel tipo di governo e quel tipo di popolo.

Non solo i lavoratori del fronte interno, i soldati e gli ufficiali dell’esercito, ma anche quelli della NKVD avevano fatto tutto il possibile per vincere. Avevano combattuto sui vari fronti della Grande Guerra Patriottica, sacrificando la loro vita sull’altare della vittoria, avevano raccolto informazioni, lottato contro il controspionaggio tedesco, provveduto all’ordine pubblico nelle città appena liberate dalle truppe sovietiche e ancora brulicanti di agenti tedeschi, li avevano combattuti nelle retrovie, scontrandosi anche con i sabotatori tedeschi e i criminali comuni arruolati nelle truppe nemiche. Insieme a migliaia di altri, la loro opera è stata molto importante per la sicurezza della nazione.

Nel 1941 le unità militari del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni erano di un tipo completamente diverso da tutte le altre. Queste persone sono state i nostri eroi e meriterebbero dei monumenti. L’immagine della struttura militare della NKVD che abbiamo al giorno d’oggi è abbastanza lontana dalla realtà. Il solo fatto che siamo riusciti a resistere e, alla fine, a sconfiggere le orde dei fascisti tedeschi è dovuto all’enorme contributo dei soldati e degli ufficiali delle formazioni dell’NKVD.

Infatti gli ufficiali e i soldati semplici delle unità NKVD avevano il compito di difendere l’esercito dagli atteggiamenti dispotici dei loro ufficiali. I comandanti sulla linea del fronte, ad esempio Meretskov, avevano sotto il loro comando diverse centinaia di migliaia di uomini che avevano l’obbligo di eseguire i loro ordini. Ma che cosa sarebbe successo se quest’uomo si fosse lasciato guidare dalla vanità personale, avesse iniziato a bere, a vacillare o avesse preso decisioni disastrose nei confronti dei subordinati? Per prevenire eventualità del genere, i comandanti di questo livello dovevano essere controllati. E come farlo? Gli accertamenti erano condotti dai rappresentanti del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni.

Non meno importante, fra tutte le lamentele che arrivavano all’NKVD, era il controllo sull’attività dei comandanti in capo dell’esercito. Non è un segreto che venissero ricevute, da parte dell’NKVD, decine e alle volte anche centinaia di denunce riguardanti le attività dei comandanti dell’esercito al fronte. Arrivava poi il momento in cui era indispensabile controllare che cosa stessero veramente facendo questi comandanti, puntualizzare le loro mancanze e allo stesso tempo spiegare loro che il potere del comando militare è, ad ogni livello, subordinato a quello dello stato.

A questo scopo i comandanti venivano convocati dall’NKVD e si valutava se essi fossero ancora degni di fiducia, come nel caso di Meretskov, per un incarico di comando al fronte. Se non c’erano ragioni per dubitare della loro lealtà, gli ufficiali ritornavano al fronte nella stessa posizione e con lo stesso grado. Se però qualche comandante veniva degradato, doveva presentarsi davanti ad una commissione di inchiesta, dove si decideva sulla possibilità di un suo futuro servizio nell’esercito, al comando di grosse formazioni militari. Se invece l’NKVD riteneva che le azioni commesse fossero atti criminali, allora gli ufficiali interessati venivano mandati sotto processo. In tutta la storia militare, però, i casi di questo genere sono stati veramente molto pochi. Solo i comandanti le cui azioni avevano causato grosse perdite umane durante le attività belliche erano stati perseguiti.

Solo la presenza di un controllo dell’esercito da parte di un’autorità superiore poteva mettere al riparo dallo strapotere dei comandanti. Questo tipo di gestione e di controllo snello, profondo e assolutamente ben concepito, lavorava per la causa comune della giustizia e della vittoria. Uno sforzo enorme era stato fatto dall’NKVD per l’identificazione di tutti i rifugiati. Immaginatevi l’estate e l’autunno del 1941. Centinaia di migliaia di persone si dirigevano ad est. C’erano formazioni militari che erano sfuggite all’accerchiamento, sbandati, disertori, agenti tedeschi, rifugiati con bambini, masserizie, mandrie ed animali di tutti i tipi.

La maggior parte di queste persone doveva trovare un ricovero, cibo, lavoro o la propria unità militare. All’occidente non c’era più un vero e proprio confine, il fronte era in costante movimento, ma i distaccamenti delle guardie di frontiera stazionavano in prima linea e venivano chiamate squadre di difesa. Ogni persona che si dirigeva ad est doveva rivolgersi al personale  delle squadre di difesa e dei dipartimenti speciali. A questi uomini spettava il compito di controllare, e si può dire che abbiano salvato molte persone dall’inedia, indirizzandole presso le corrette strutture pubbliche che davano casa e lavoro ai rifugiati. Curavano la riorganizzazione delle struture militari. Identificavano i disertori, gli agenti nemici e i sabotatori che si nascondevano fra i profughi, proteggendo in tal modo le retrovie da ulteriori morti e distruzioni. Il titanico lavoro dei rappresentanti dell’NKVD veniva portato avanti con coscienza e disinteressatamente.

L’efficienza di questo particolare distaccamento è confermata dal ritorno di centinaia di migliaia di uomini e rifugiati nei ranghi dell’Armata Rossa. Per esempio, il 10 ottobre 1941, Il Vice-Capo dei Reparti Speciali S. Milshtein aveva scritto: “I Reparti Speciali e le Squadre Difensive dell’NKVD a protezione delle retrovie hanno messo in detenzione 657.364 soldati sbandati dalle loro unità e in fuga dal fronte. Queste squadre speciali, con funzione di sbarramento, hanno fermato 249.969 persone e le squadre per la difesa delle retrovie dell’NKVD altre 407.395, facenti parte del personale militare. Fra tutti quelli in custodia delle squadre speciali, ne sono stati arrestati 25.878, tutto il resto, 486.632 uomini, è stato suddiviso in squadre e rimandato al fronte”.

Questo numero non comprende i soldati che erano fuggiti dai campi di prigionia o che erano stati rilasciati per altri motivi, perché i rapporti dell’NKVD dell’epoca non fanno questo tipo di distinzione. Bisogna notare che allora non esistevano i battaglioni di punizione ma, anche se fossero esistiti, sarebbero stati formati solo da quelle 25.878 persone che erano state arrestate, tutti gli altri 486.632 erano stati utilizzati per la formazione di nuove unità o come rimpiazzi per le divisioni al fronte.

Nel 1941 era stata presa la decisione sulla verifica obbligatoria per tutti i soldati fuggiti dalla prigionia o senza giustificazione. Questi venivano inviati nei centri di transito e di raccolta che erano stati istituiti in tutto l’esercito. Questa era una decisione perfettamente comprensibile, un traditore poteva causare la morte di centinaia, migliaia o anche di decine di migliaia di cittadini sovietici.

In meno di quattro mesi l’NKVD aveva restituito all’esercito 632.486 persone, senza contare gli sbandati e gli evasi dai campi di prigionia. Se aggiungiamo quelli che avevano rotto l’accerchiamento e gli ex prigionieri di guerra, il numero di soldati che era ritornato a far parte dell’Armata Rossa alla fine del 1941 non ammontava a meno di 1.000.000 di persone. Tutti i nostri storici però li annoverano fra i prigionieri fatti dai Tedeschi. C’è motivo di credere che questi soldati siano stati contati due volte, come prigionieri e come uccisi in combattimento.

E’ ovvio che i dati sulle nostre perdite durante la guerra richiedano un esame ed un conteggio attento, onesto, qualificato ed obbiettivo. K.K. Rokossovski, nel suo libro, afferma che, durante il periodo più buio per il nostro esercito, l’estate-autunno 1941, le unità militari erano state ricostituite con i soldati e con gli ufficiali che erano riusciti a fuggire dall’accerchiamento o dai campi di prigionia.

Da questi fatti appare evidente come centinaia di migliaia di persone, militari e civili, possano dire grazie agli ufficiali e ai soldati dell’NKVD. Si può anche vedere come il numero dei caduti e dei prigionieri di guerra sovietici sia minore di quanto comunemente creduto. Senza l’attività dell’NKVD la vittoria in guerra sarebbe potuta avvenire solo a costo di perdite molto più significative o non sarebbe stata affatto possibile.

Il popolo dell’Unione Sovietica ha fatto tutto quanto in suo potere per vincere. Durante la guerra aveva donato allo stato soldi e gioielli, volontariamente e gratuitamente, per contribuire alla produzione bellica, per un ammontare di 16 miliardi di rubli.

Continua….

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Pubblicato da FortRuss il 17 Febbraio 2016
Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it