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Il sito web del canale televisivo russo “Tvzvezda” ha pubblicato una serie di articoli sulla Grande Guerra Patriottica del 1941-1945 dello scrittore Leonid Maslovsky, basati sul suo libro “Russkaya Pravda”, uscito nel 2011.

In questi articoli d’autore, Maslovsky rivela “i miti di un nemico immaginario, la Russia, e gli eventi della Grande Guerra Patriottica che mostrano la grandezza della nostra vittoria”. L’autore dice poi che nei suoi articoli “svelerà l’inutile ruolo tenuto dagli Stati Uniti nei preparativi tedeschi per la guerra contro l’Unione Sovietica”.


Chilometri di fossati vennero riempiti con cadaveri di bambini: cosa fecero gli assassini Nazisti in Crimea.

Per riuscire a continuare a vivere abbiamo bisogno di riottenere la verità riguardo alla guerra, a dispetto di ogni difficoltà. La vittoria nella Grande Guerra Patriottica [così i Russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale, NdT] ha mantenuto la nostra dignità umana – questo è il nostro ultimo bastione di pace. La maggior parte degli altri grandi risultati risultati dell’era Sovietica è stata dimenticata.

La verità riguardo alla guerra ci mostra che i nostri problemi erano associati soprattutto alle forze significativamente superiori dello “Stato” che ci ha attaccato – l’Europa Unita di Hitler. Ma, ovviamente, ci furono anche errori commessi dai nostri comandanti militari.

Le cause della nostra sconfitta nella Battaglia della Penisola di Kerč’ vennero studiate dallo Stavka [il comando supremo Sovietico, NdT]. Il Comitato dello Stavka sentenziò che la leadership delle truppe del Fronte Crimeano, ovvero il comandante Tenente Generale Dmitrij Kozlov e il rappresentante del Comando Supremo dell’Esercito, Commissario di 1° Rango Lev Mechlis, “era chiaramente indifendibile”. Il comandante del Fronte e il rappresentante dello Stavka vennero rimossi dai loro incarichi e degradati.

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“La perdita della Penisola di Kerč’ mise le nostre truppe nell’area difensiva di Sebastopoli in una situazione eccezionalmente difficile. Tutte le forze dell’11a Armata tedesca si erano rivolte contro di esse. L’eroica difesa della città durò 250 tremendi giorni e notti.

Ad inizio Luglio 1942, quando divenne chiaro che la terza offensiva nemica non poteva essere respinta, parte dei difensori di Sebastopoli venne evacuata sulla costa caucasica del Mar Nero. Ma c’era ancora un gran numero di combattenti sulla riva che continuò l’altruista lotta fino al 9 Luglio. Unità individuali si unirono ai guerriglieri crimeani e continuarono lì il combattimento”, scrisse Aleksandr Vasilevskij.

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La cattura di Sebastopoli fu l’apice della carriera militare di von Manstein e, allo stesso tempo, l’ultima vittoria delle truppe tedesche sotto il suo comando.

“Leningrado, Stalingrado, Char’kov e Kursk saranno i passi verso la sconfitta [dei Tedeschi, NdT] e il Dnepr, Korsun’ e Kamentets-Podolskij sono ferite dalle quali sono solo riusciti a sfuggire ad una rotta completa. Ecco perché l’astuta valutazione dell’equilibrio delle forze, le riserve modeste, e piccole distorsioni verranno gradualmente sostituite da numeri del tutto gonfiati, che sovrastimano il numero delle loro truppe ed esagerano senza vergogna il numero di nemici”, scrivono A. Isaev e M. Morozov.

Infatti, quando si comparano le informazioni sul numero reale di truppe, ci si può solo meravigliare dell’estensione delle bugie provenute dai feldmarescialli generali. Per esempio, von Manstein scrive che nel Marzo 1943, il Gruppo d’Armate “Sud” (l’ex Gruppo d’Armate “Don”) teneva un fronte di 700 chilometri dal Mar d’Azov all’area a nord di Char’kov, e con un bilancio di forze di 1 a 7, ovvero il numero di forze Sovietiche che avevano di fronte i Tedeschi superava i secondi di 7 volte. In realtà, il 22 Febbraio, il numero di truppe Sovietiche era di 746.057 soldati, e il nemico aveva 662.200 uomini.

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A Marzo l’equilibrio di forze cambiò a favore dei Tedeschi. È ovvio che le stime citate sono una frode consapevole. Una persona normale non può credere che i falsari stranieri e del nostro paese possano distorcere le informazioni anche 5 o 10 volte. E per di più, gente al livello dei feldmarescialli. È una falsificazione calcolata.

Anche Hitler si stufò dello scandaloso, arrogante, ingannevole, continuamente sconfitto comandante del Gruppo d’Armate “Sud”, e il 30 Marzo 1944, mandò onorevolmente in pensione von Manstein.

E quello che i “von Manstein” stavano facendo nel nostro paese si può capirlo dal rapporto della Commissione Statale Straordinaria riguardo ai crimini dei Tedeschi nella città di Kerč’. L’atto venne presentato al Processo di Norimberga. Ecco cosa dice:

“Nel Gennaio 1942, esaminando Bagerovo, venne scoperta una fossa lunga un chilometro, larga 4 metri, profonda 2 metri e riempita di cadaveri di donne, bambini, anziani e adolescenti. Vicino alla trincea c’erano pozzanghere di sangue congelato. C’erano sparsi tutto intorno cappelli da bambino, giocattoli, fiocchi, bottoni strappati, guanti, biberon, scarpe e calosce, insieme a monconi di braccia e gambe e altre parti del corpo. Tutto era sporco di sangue e materia cerebrale”.

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Ecco perché i Tedeschi temevano di arrendersi e combattevano fino all’ultimo, non per il coraggio, ma perché temevano che da prigionieri avrebbero dovuto rispondere di tutti i crimini commessi. Ma non sapevano che avevano attaccato il popolo più nobile della terra, che non uccide la gente disarmata.

Per la prima volta le nostre truppe ripresero Kerč’ dai Tedeschi il 30 Dicembre 1941. Le truppe tedesche rimasero a Kerč’ per appena un mese e mezzo, e durante quel periodo commisero diverse atrocità. Questo esempio non è l’unica prova delle atrocità tedesche in Crimea. Questi crimini vennero commessi da selvaggi al massimo grado di sviluppo del Fascismo europeo liberale. I Tedeschi commisero atrocità del genere nella maggior parte delle città e dei villaggi dell’Unione Sovietica. E dopo tutto non fummo noi, ma furono loro che vennero nella nostra terra.

L’Armata Rossa, nonostante tutto l’odio per il nemico, non permise mai atrocità del genere. Il comando tedesco lo sapeva, e anche durante la guerra, sofisticate bugie dell’importante servizio segreto tedesco fecero diverse provocazioni per denigrare l’esercito Sovietico. Facendo queste provocazioni, non risparmiarono né loro stessi né qualcun altro, e commisero crimini per perseguitare di nuovo il nostro esercito.

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Nella maggior parte dei casi, il nostro passato viene distorto intenzionalmente, volutamente, e, a mio avviso, questo lavoro sporco è ben finanziato. Gli stessi falsificatori crearono calunniose contraffazioni riguardo i presunti numerosi casi di atrocità da parte dei nostri combattenti e lasciarono i documenti fuori dall’ufficio di Goebbels. E devo ammetterlo, i Nazisti di oggi, i discepoli di Goebbels, hanno sorpassato i loro maestri nella profanazione delle nostre passate vittorie.

Ma tutti gli sforzi di Goebbels e dei suoi studenti nel creare ricostruzioni e miti riguardo alle atrocità delle nostre truppe crollano davanti al primo e corretto studio dell’argomento da parte di ricercatori come A. Isaev, P. Sutulin, O. Rubetskij, G. Pernavskij, Aleksander Djukov, B. Gončarov, M. Morozov, I. Kričevskij, Dmitrij Makeev, Igor Pihalov, O. Ross e N. Mendkovič.

Siamo grati per la loro opera titanica tanto necessaria al popolo. La mente e il cuore di una persona normale rabbrividiscono alle atrocità commesse in massa di Tedeschi sulla nostra terra. In meno di sei mesi, dal Luglio 1941, nell’area di responsabilità dell’11a Armata, che dal Settembre 1941 venne comandata da Erich von Manstein, in Crimea vennero giustiziate un totale di 75.881 persone.

“La caduta di Sebastopoli fu il momento di gloria di Erich von Manstein, nato von Lewinski, e questo segnò la nostra ora. I. Antonjuk, marinaio dell’8a Brigata di Fanteria di Marina:

“…fummo riuniti in una colonna, in fila per quattro, e spinti in avanti. Tutti sporchi e vestiti di stracci. I Tedeschi ci spararono, ci picchiarono coi calci dei fucili, spararono in aria in direzione della gente o della colonna. Quando venimmo portati sulla strada per Yalta, prima di raggiungere il Monte Sapun, ci venne incontro una colonna di carri armati. Loro non si fermarono, ma nemmeno i crauti fecero girare la nostra colonna. Quelli che cercarono di fuggire dal convoglio vennero uccisi dai Tedeschi con le mitragliatrici. Così dalla testa alla coda i Tedeschi schiacciarono la colonna con i cingoli dei carri armati. Non ci fecero fermare. E i carri continuarono ad avanzare contro di noi per tutto il tempo. Molti di noi cercarono di scappare ma vennero sparati.

L. Tarasenko, un residente della città di Sebastopoli (nel 1942 era 14enne):

“La nostra lunga resistenza rese i Tedeschi brutali. Afferrarono dei marinai dal convoglio e gli spararono a distanza ravvicinata. I nostri combattenti qua e là nella colonna stavano lottando con le guardie tedesche. Quando arrivammo sull’autostrada fui scioccato dal vedere come delle enormi macchine stessero passando sui prigionieri, e quando passavano la gente veniva schiacciata come rane sull’asfalto”.

A. Makarenko (Lukaševskij), assistente medico del 3° Battaglione, 287° Reggimento di Fanteria della 25a Divisione Čapaev:

“Venimmo spinti a piedi nudi insieme ai nostri feriti sulla strada per Inkerman. Quando eravamo stanchi ci picchiavano e ci sparavano. A Inkerman c’era un guado del Fiume Čërnaja dietro al filo spinato. Quelli che corsero a bere e lavarsi, rimasero lì. I Tedeschi lanciarono granate contro tutti loro”.

A. Utin, marinaio:

“I Tedeschi, con le uniformi nere dalle maniche arrotolate, uomini muscolosi con facce da ubriaco, afferravano prigionieri dalla colonna ogni 5-6 passi e gli sparavano alla nuca. Quando raggiungemmo Bachčysaraj, solo metà della colonna era rimasta in vita”.

N. Yančenko, marinaio/operatore radio del distaccamento addestrativo della Flotta del Mar Nero:

“Il 4 Luglio venni preso prigioniero… Sulla strada venimmo scortati da traditori tartari. Picchiavano lo staff medico. Dopo il carcere a Sebastopoli, venimmo scortati attraverso la valle di Belbek, che era minata. Molti uomini della nostra Armata Rossa e della Marina Rossa morirono qui. Fummo mandati nel campo di Bachčysaraj, che era così affollato che una mela non avrebbe trovato lo spazio per cadere a terra. Tre giorni dopo venimmo fatti marciare a Sinferopoli, accompagnati non solo da Tedeschi, ma anche da Tartari di Crimea traditori. Una volta vidi un Tartaro che decapitava un fante di marina dell’Armata Rossa”.

Il Tenente I. Michailjuk, comandante del battaglione caccia della base della 20a Forza Aerea della Flotta del Mar Nero:

“…ci venne detto che ai feriti che potevano camminare era permesso andare nella colonna normale, ma che se finivano dietro sarebbero stati uccisi. Fu così per tutta la strada verso Belbek… A Belbek il traduttore tedesco annunciò che ai commissari e agli ufficiali politici era stato ordinato di lasciare la colonna per un luogo specifico. Poi i comandanti vennero convocati. Nel frattempo, i Tartari di Crimea traditori andavano tra i prigionieri e cercavano persone nominate. Se trovavano qualcuno lo portavano via immediatamente, così come portarono via altre 15-20 persone, sdraiate nei pressi”.

Come ha fatto un feldmaresciallo destituito a rassicurarci? – “La mia opinione venne condivisa da quasi tutte le unità delle forze terrestri. E nell’11a Armata, l’ordine riguardante l’esecuzione dei commissari non venne eseguito”.

E nell’angolo della Baia dei Cosacchi, in direzione della 35a Batteria d’Artiglieria, oggi c’è un monumento con iscrizioni in due lingue – Russo e Tedesco, per quelli che morirono lì nel 1942 e nel 1944. Per quelli che vennero uccisi qui, e per quelli che uccisero…” – scrivono A. Isaev e E. Morozov. Sì, è questo genere di monumenti che ora abbiamo cominciato a erigere ora.

Dopo lo smembramento dell’Unione Sovietica nel 1991, cominciò un attacco all’esercito russo in un’epoca in cui l’esercito più potente del mondo cominciò a ridurre il suo organico, distruggere i suoi missili, aerei, cannoni, carri armati, navi, sottomarini e altre armi. Passarono gli anni, ma il lavoro di riduzione dell’esercito russo fino a dimensioni ridicole non si fermò per un singolo giorno, e solo il Presidente Vladimir Putin riuscì a fermare il completo disfacimento dell’esercito russo e del complesso militare-industriale.

Distruggendo l’esercito russo, i liberali inflissero ai Russi e ad altri popoli della Russia lo stesso sentimento di angoscia che provarono all’epoca in cui la loro avanzata industria militare era comunque inferiore all’esercito e all’industria militare dell’Europa Unita di Hitler.

Il popolo della Federazione Russa dopo il 1991 dimostrò un’assoluta indifferenza alle condizioni delle Forze Armate. Ora dobbiamo iniziare una rimonta e forse i Russi pagheranno caro per l’incuria e l’indifferenza nei confronti della rovina del loro esercito e del complesso militare-industriale.

Nel periodo prebellico sotto Stalin costruimmo e facemmo tutto il possibile per rafforzare l’esercito e lo sviluppo industriale, ma non avemmo il tempo di attaccare il nemico per sorpassare l’Europa nella produzione di armi ed equipaggiamenti per un esercito moderno. Non avemmo un periodo di pace sufficiente per sorpassare l’intera Europa Unita della Germania, che solo per il numero di abitanti aveva il doppio delle forze dell’URSS.

La situazione militare sull’ala meridionale del fronte Tedesco-Sovietico nel Luglio 1942 cambiò in favore del nemico dopo la cattura non solo della Crimea, ma anche di Sebastopoli. Lo Stavka e lo Stato Maggiore Generale valutarono la situazione in modo realistico. Nell’estate del 1942 venne pianificata una difesa strategica attiva, un accumulo di riserve, e poi la transizione verso un’offensiva decisiva.

Continua…

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Articolo pubblicato da FortRuss il 19 Marzo 2016
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it

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