Dalla morte di Vitalij Čurkin vedo sempre più speculazioni sul fatto che i diplomatici russi siano stati uccisi (ecco degli esempi qui e qui [in Inglese]). Questo è estremamente improbabile e considero queste speculazioni basate sull’ignoranza e una forma di “clickbaiting[in italiano]. Ecco perché:

  1. E così in un mese sono morti quattro alti diplomatici russi. Considerando il numero di diplomatici che la Russia ha in tutto il mondo, questo si può difficilmente definire uno tsunami.
  2. Sono morti ad Ankara (omicidio), Atene (per cause naturali [in Russo]), Nuova Delhi (per malattia) e New York (attacco di cuore). Non vi è alcuno schema, nessun modus operandi, nessun legame comune tra questi uomini e le loro morti.
  3. Durante la Guerra Fredda gli Americani e i Sovietici avevano un accordo secondo il quale non avrebbero attaccato gli uni il personale dell’altro, semplicemente perché ogni attacco del genere avrebbe innescato ritorsioni immediate, che entrambe le parti volevano evitare. Non c’è assolutamente nulla che suggerisca che sia cambiato qualcosa.
  4. Uccidere i diplomatici è inutile. Non prendono davvero le decisioni, ma il loro valore simbolico è immenso. Quindi il vantaggio di ucciderli è pari a zero, e il costo è potenzialmente una guerra nucleare.
  5. La Russia non è l’Autorità Nazionale Palestinese, che ha dovuto chiedere una perizia francese per stabilire la vera causa della morte di Yasser Arafat. Se qualcuno avesse ucciso dei diplomatici russi i Russi avrebbero inevitabilmente scoperto chi è stato e perché, e la rappresaglia sarebbe stata terribile (tutti, ripeto, tutti i leader Takfiristi ceceni sono ormai stati uccisi dai Russi, come sono state annientate le unità che hanno ucciso il pilota russo in Siria e come sono stati uccisi i leader più importanti dei Takfiristi ad Aleppo).

Le coincidenze accadono e non tutto è il risultato di una cospirazione. In questo caso, ci sono esattamente zero prove che esista un complotto ordito da qualcuno per uccidere i diplomatici russi, e diffondere voci in tal senso è inutile ed è fonte di distrazione dalle questioni importanti.

Il Saker

AGGIORNAMENTO: va bene, non sono stato convincente, perciò mi permetto di provare qualcosa di diverso: chiamare due autorità in mio soccorso. In primo luogo, Carl Sagan che era solito dire “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”. In questo caso, l’affermazione è assolutamente straordinaria: l’omicidio di un alto diplomatico è fondamentalmente un atto di guerra. Per quanto riguarda le prove, al momento in cui scrivo sono esattamente ZERO. Niente. Nisba. Nihil. La mia prossima autorità competente è Guglielmo di Ockham, che ha scritto “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”, che tradotto alla buona significa più o meno “la spiegazione più semplice è la migliore”. Per esempio, anche se è sicuramente *possibile* che i diplomatici russi siano stati uccisi, è molto più probabile che siano semplicemente morti. Naturalmente, non posso provare il contrario. Ma al momento io ripeto che queste speculazioni si basano sul nulla, che non vi è alcuna prova, e che l’affermazione è veramente straordinaria. Il semplice speculare sulla base di un campione statisticamente irrilevante e arrivare ad ipotesi di vasta portata semplicemente non è “analisi”. Nel migliore dei casi, si tratta di pettegolezzi. Francamente, sono scioccato e perfino deluso dal fatto che così tanti sembrano dimenticarsi della totale mancanza di sostegno probatorio, o di una qualsiasi “prova”, a favore di questa ipotesi.

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Articolo pubblicato su The Saker il 22 febbraio 2017

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]