Pubblichiamo un commento e la mia risposta per questa giornata speciale. Il tema di oggi è la vittoria sovietica sulle forze dell’Asse, e in particolare quelle del Terzo Reich.
Da un lato vorremmo festeggiare, dall’altro sappiamo quanto il momento sia difficile e quanto poco ci sia da essere allegri.


E’ passato un mese da allora e dobbiamo domandarci” cosa è cambiato nel frattempo sulla linea del fronte e nei pressi da consigliare ai comandi Russi di far rientrare nei loro quartieri le forze schierate in risposta alla minaccia Ucraina di riprendersi il Donbas? (Li)bidine si è spaventato della fermezza di Ivan e si è messo d’accordo con Putin per arretrare da ambo le parti le forze armate?. Le sanzioni tuttavia rimangono?anzi sono aumentate? chi ha vinto e ha perso nel primo tempo? Sacha, potrebbe informarci sulla situazione?

     

 

Buongiorno Joseph,       

Le sanzioni rimangono, anzi aumentano. Il primo tempo è stato un semplice assaggio. Entrambi stanno testando le loro capacità, difensive e offensive. Non c’è stato alcun ripiegamento o ritirata. Le artiglierie, i carri e le unità ucraine sono rimaste al fronte, nonostante gli accordi di Minsk. Le unità russe trasportate sui fronti invece sono ancora lì, mentre la fanteria è stata smobilitata verso i propri luoghi d’origine; il materiale è pronto ad essere usato in qualsiasi momento.

Non crediamo ad alcun accordo tra le parti, quindi a nessuna soluzione a breve-medio termine. Quindi ancora vittime innocenti sulle linee dei fronti attivi (Donbass), e vedremo aprirsi probabilmente nuovi fronti altrove.

Tutta l’area ex sovietica è presa di mira, dalle notizie dei giorni scorsi abbiamo avuto un assaggio delle politiche “imperiali” per il Tajikistan, nuova area che speriamo si normalizzi in breve tempo.

Tuttavia l’insieme delle nazioni destabilizzate al fine di mettere in ginocchio la Russia aumenta. Sono tutte regioni limitrofe, visto che minacciare giganti come la Cina non funziona più. Sarà dunque il caso di mantenere l’attenzione su Transnistria, Bielorussia, Ucraina, Armenia, Azerbaijan, ma anche Uzbekistan e Turkmenistan. Aggiungerei Daghestan e Cecenia, dove il sogno di destabilizzare le due regioni non è mai cessato, e il pericolo sembra nascondersi sotto le ceneri. Non ho idea né notizie della situazione in Georgia, ma non mi stupirei se qualche brutta novità giungesse anche da lì.

Non sappiamo se il ritiro dall’Afghanistan degli “Alleati” avrà luogo o no, anche se le probabilità che ciò avvenga sono remote. Anche qualora capitasse, dobbiamo ricordarci che stanno lasciando un paese disintegrato, con una forza militare incapace di fare fronte a qualsiasi minaccia da parte talebana. Una situazione molto simile al ritiro USA dall’Iraq, che lasciò un vuoto colmato solo dalle milizie terroriste di Daesh-Isis.
In questo caso paradossale, l’Afghanistan avrebbe potuto vantare un leader amato da tutti, Ahmad Shah Massoud, che è stato però “stranamente” eliminato il 9 Settembre 2001. L’unica persona in grado di fermare veramente i talebani, è stata uccisa prima dell’11 Settembre. Che coincidenza.
Lasciare l’Afghanistan oggi equivale ad abbandonare i terroristi a sé stessi, liberi di fomentare rivolte e perpetrare assassini, in un’area alquanto vicina e pericolosa per la Russia.

Putin e la Russia continuano a giocare la partita in difesa: il primo tempo come lei dice è finito, e si tirano le somme. Non è andata male, la Russia non ha perso nulla dal punto di vista territoriale, il Donbass è ancora lì. In Bielorussa ogni tentativo “standard” per rovesciare Lukashenko non ha funzionato. Mi aspetto cambi radicali nei metodi e un’escalation sostanziale per rimuovere il presidente Bielorusso. Il solo fatto che abbiano tentato di ucciderlo alza la posta in gioco e dimostra la serietà dei mandanti.

Fare pressione su tutti i lati della Russia è un sistema per impoverirla, costringerla a mandare ai propri confini mastodontici le sue armate, a destra e a sinistra. Nel tentativo di salvaguardare la propria integrità si ritrova a dilapidare enormi quantità di denaro per mantenere i fronti sicuri. Senza mai sapere quale sarà il prossimo a infiammarsi. E’ una situazione che può durare ancora, ma non molto a lungo. Gli alleati interpretano le linee rosse dettate dalla Russia come una barzelletta, sono pronti ad usare nazioni vassalle in guerre per procura senza il minimo scrupolo per provocare una guerra che non sia solo locale. Fa impressione notare come queste nazioni si lascino strumentalizzare e distruggere per uno scopo che neanche conviene loro. L’Ucraina è stata sacrificata, e sarà un compito per storici onesti (sempre che ne resti qualcuno) capire perché l’Occidente non ha mantenuto alcun accordo intrapreso. Questa rabbia atavica che dal nostro continente ha contagiato gli Stati Uniti vede i russi esattamente come i nazisti vedevano i russi nella Seconda Guerra Mondiale. Possibile che il nazismo sia sopravvissuto intatto sotto altra veste?

Personalmente non sono in grado di prevedere quando la Russia reagirà, né so spiegarle come, ma il perché è davanti ai nostri occhi.

Questa è solo la mia opinione, qual è quella dei nostri lettori e la sua in particolare? Cosa ci aspetta nel secondo tempo? Mettiamo sul tavolo le differenti opzioni, e valutiamole insieme.


Oggi è il Giorno della Vittoria, bisognerebbe festeggiare la vittoria sulle stesse forze che, non del tutto sconfitte, ancora minacciano la Russia per l’ennesima volta. Cosa provoca questa folle rabbia nei suoi confronti? E’ una ideologia sopravvissuta al conflitto? Perché oggi ci ritroviamo con le stesse fobie, con una propaganda e con le stesse paure vissute e rivissute storicamente?
Chi è tornato dalla Russia durante e dopo il conflitto ha giurato che non avrebbe mai più combattuto per un’Italia che non lo rappresentava. Dopo tutti gli anni che sono passati, siamo davvero così creduloni da volerci imbattere in un’avventura che potrebbe costarci più di quanto abbiamo investito? Se “stare sul carro dei vincitori” non aveva alcun senso 76 anni fa, quanto senso ne ha oggi? Non ci sono bastati l’Iraq e l’Afghanistan? Non ci è bastato l’uranio impoverito respirato durante le varie guerre di “pace” in Kosovo e dintorni? Quanto è comodo dimenticare le vittime?
La nazione più razzista al mondo ci ordina di schierarci ai confini di una nazione che non ci ha mai fatto nulla, ci viene detto che la Russia è pericolosa ed invade nazioni, mentre tutto ciò che fa è difendere chi ha bisogno di aiuto, come Crimea e Siria, o schierarsi in Armenia per interrompere le ostilità.

La Siria oggi non esisterebbe senza l’intervento russo. Il conflitto dura ormai da più della Seconda Guerra Mondiale.
Il Donbass oggi sarebbe sotto l’azione di battaglioni punitivi, la Crimea pure.
L’Armenia? Non crediamo resterebbe granché.
In Ossezia? Senza l’intervento russo sarebbe stato uno spargimento di sangue senza precedenti, una vera pulizia etnica.
Traiamo le nostre conclusioni e prendiamo una posizione intelligente. Anche in vista di chi dice di rappresentarci ma fa tutt’altro che rappresentare i nostri valori.

Facciamo gli auguri a tutti coloro che oggi festeggiano, coloro che han perso i propri cari difendendo la patria e cacciando l’invasore.
Per ultimo non restano che due domande al sordo Occidente in cui viviamo: ne valeva la pena? Volete ripetere l’esperienza?

  

Sascha Picciotto per SakerItalia

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