Come si arrivò alla battaglia

Dopo la conquista mongola-tartara, i territori in disintegrazione della Rus’ di Kiev entrarono a far parte della regione occidentale dell’Impero Mongolo (nota anche come Orda d’Oro), incentrata nella regione del basso Volga. I numerosi principati russi si ritrovarono a dover pagare tributi all’Orda. Durante questo periodo, il piccolo principato regionale di Mosca acquisì potere e spesso sfidò i suoi vicini sul territorio. Uno di questi scontri ci fu con il Principato di Rjazan, in seguito al quale, nel 1300, Mosca conquistò la città di Kolomna e catturò il Principe di Rjazan, che venne ucciso dopo diversi anni di prigionia.

In seguito all’uccisione del Khan Mehemmet Birde Bek nel 1359, nell’Orda d’Oro scoppiò la guerra civile. Il signore della guerra Mamaj, genero e beilerbei di Mehemmet Birde Bek, prese presto il potere nella parte occidentale dell’Orda d’Oro. Nel 1361 Mamaj mise sul trono Abdullah Khan, e dopo la sua misteriosa morte nel 1370 assicurò il potere all’immaturo Khan Muhammad Bolak. Mamaj non era un discendente di Gengis Khan, e a causa di ciò la sua presa sul potere era debole, poiché c’erano veri discendenti di Gengis Khan che potevano a buon diritto rivendicare per loro il comando dell’Orda d’Oro, pertanto Mamaj dovette lottare costantemente sia per il potere supremo che contro i vari separatismi. Approfittando della guerra civile nell’Orda d’Oro ormai in declino, comparvero nuove potenze politiche, come il Granducato di Lituania, il Granducato di Mosca e il Principato di Rjazan.

Il Granducato di Lituania aveva iniziato ad espandersi, era entrato in competizione con Mosca per la supremazia su Tver’ e nel 1368-1372 aveva organizzato tre campagne contro Mosca. Dopo la morte di Algirdas nel 1377, i suoi figli maggiori Andrej di Polock e Dmitrij di Brjansk iniziarono a lottare con il fratellastro Jogaila per il loro legittimo diritto al trono e stipularono un’alleanza con il Gran Principe di Mosca.

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La Battaglia di Kulikovo in una raffigurazione di Viktor Vasnecov.

Contemporaneamente all’inizio dei tumulti nell’Orda d’Oro nel 1359, il Principe di Mosca Ivan II morì, e il nuovo Khan dell’Orda d’Oro trasferì il dominio sul Principato di Vladimir-Suzdal (il cui possesso all’epoca implicava una sorta di supremazia su tutti gli altri potentati russi) al Principe di Nizhny Novgorod, ma le élite moscovite non accettarono questo provvedimento. Usando allo stesso tempo armi e tangenti ai vari Khan, nel 1365 costrinse i principi di Nizhny Novgorod a rinunciare alle rivendicazioni sul Principato di Vladimir-Suzdal. Nel 1368 iniziò il conflitto tra Mosca e Tver. Il Principe di Tver, Michail II, si assicurò l’aiuto della Lituania, e nel 1371 Mamaj gli assicurò il Principato di Vladimir-Suzdal, ma le truppe moscovite non permisero al nuovo “Gran Principe” di entrare a Vladimir, nonostante la presenza dell’ambasciatore tartaro. Anche le campagne dell’esercito lituano si conclusero con un fallimento, e così il dominio su Vladimir tornò a Demetrio, il nuovo Principe di Mosca. Secondo la tregua stipulata con la Lituania nel 1372, il Principato di Vladimir-Suzdal veniva ora riconosciuto come possedimento ereditario dei Principi di Mosca. Nel 1375 il Principe di Tver ricevette ancora una volta Vladimir da Mamaj e Demetrio, con un grande esercito, arrivò rapidamente a Tver e lo costrinse ad arrendersi. Michail si riconobbe come sottoposto del Principe di Mosca e gli assicurò di partecipare alle guerre con i tatari.

Il conflitto aperto tra Demetrio e Mamaj iniziò nel 1374, ma le ragioni esatte sono sconosciute. Si ritiene che l’illegittimità dei khan fantocci di Mamaj fosse ormai diventata troppo evidente, e che questi chiese sempre più denaro, poiché aveva perso la guerra per il trono dell’Orda d’Oro. Negli anni seguenti i tartari razziarono gli alleati di Demetrio e le truppe di Mosca organizzarono una campagna contro i tartari sul fiume Oka nel 1376, e conquistarono la città di Bolgar nel 1377. Nello stesso anno i tartari di Mamaj sconfissero l’esercito di Nizhny Novgorod, nel quale c’era un distaccamento ausiliario fornito da Demetrio, nella Battaglia sul Fiume Pyana. I tatari iniziarono quindi a razziare Nizhny Novgorod e Rjazan.

Mamaj continuò a tentare di riaffermare il suo controllo sui tributari dell’Orda d’Oro. Nel 1378, inviò forze guidate dal signore della guerra Murza Begich a garantire l’obbedienza del principe Demetrio, ma questa armata subì una schiacciante sconfitta nella Battaglia del Fiume Voža. Nel frattempo, un altro khan, Toktamish, prese il potere nella parte orientale dell’Orda d’Oro. Godeva del sostegno di Tamerlano ed era pronto ad unire l’intera Orda sotto il suo dominio. Nel 1380, nonostante la minaccia di Toktamish, Mamaj scelse di condurre personalmente il suo esercito contro le forze di Mosca. In preparazione dell’invasione, strinse un’alleanza con il Granduca Jogaila di Lituania. Il Principe Oleg II di Rjazan, non avendo la forza per resistere e non potendo chiedere aiuto a Mosca a causa dei loro pessimi rapporti, fu sconfitto da Mamaj nel 1378. Pertanto, nella campagna del 1380 Oleg II si schierò dalla parte di Mamaj, anche se questo fatto viene talvolta contestato. Mamaj accampò il suo esercito sulla riva del fiume Don, in attesa dell’arrivo dei suoi alleati.

La campagna ha inizio

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Demetrio nella mischia in un dipinto di Adolphe Yvone.

Nell’agosto del 1380 il Principe Demetrio venne a sapere (alcuni sostengono addirittura avvertito da Oleg II di Rjazan) che l’esercito di Mamaj si stava avvicinando, perciò riunì rapidamente un esercito a Kolomna. Lì fu visitato dagli ambasciatori di Mamaj, che gli chiesero un tributo maggiore. Demetrio accettò di rendere omaggio, ma rifiutò qualsiasi aumento. A Kolomna Demetrio ricevette informazioni aggiornate sull’itinerario di Mamaj e sull’avvicinamento delle forze di Jogaila, quindi, dopo aver passato in rassegna l’esercito, il 20 agosto si spostò a ovest lungo il Fiume Oka, lo attraversò nella città di Lopasnja il 24–25 settembre e si spostò a sud contro Mamaj. Il 6 settembre l’esercito russo raggiunse il Fiume Don, dove venne riorganizzato tenendo conto delle unità che si erano aggregate durante lo spostamento da Kolomna. Nel consiglio di guerra fu deciso di attraversare il Don prima che i nemici potessero unire le loro forze, sebbene questa mossa avrebbe bloccato il percorso di ritirata in caso di sconfitta.

Le forze in campo

Le prime cronache non forniscono dettagli sulla composizione dell’esercito russo. Tra i morti in battaglia vengono menzionati solo i Principi di Beloozero, nobili boiardi di Mosca e Aleksandr Peresvet. Quest’ultimo, secondo alcune fonti, proveniva dalla Lituania. La cronaca in versi “Zadonshchina” parla di dozzine di principi, boiardi, “pan lituani” e “posadnik di Novgorod” provenienti da tutta la Russia nord-orientale morti, insieme a una cifra di 253.000 caduti in battaglia, ma tutti questi dati sono dubbi. Si parla anche di 70 boiardi di Rjazan caduti, sebbene secondo tutte le altre fonti il Principato di Rjazan fu costretto all’alleanza con i tartari. Secondo lo storico russo Gorskij, l’elenco dei principi e dei comandanti citati ne “Il Racconto della Rotta di Mamaj” e le fonti che ne derivano, sono completamente inaffidabili, ma ha identificato due cronache con un livello sufficientemente alto di affidabilità dalla quale ha ricavato questa ricostruzione: nell’esercito di Demetrio c’erano distaccamenti dalla maggior parte della Russia nord-orientale, parte dei Principi della Terra di Smolensk e parte dei Principati dell’Alto Oka, ma non c’erano truppe di Nizhny Novgorod  e del Principato di Tver. La probabilità della presenza di un distaccamento da Velikij Novgorod è piuttosto elevata. Il Principato di Rjazan forse era rappresentato dalle truppe del Principato di Pronsk, un appannaggio di Rjazan i cui sovrani erano da tempo rivali dei loro stessi principi. Inoltre, non è esclusa la presenza di piccoli distaccamenti dalle terre di confine di Murom, Elec e dei Finnici del Volga. Probabilmente, l’esercito di Demetrio fu rinforzato dai fratelli ribelli di Jogaila, Andrej di Polock e Dmitrij di Brjansk.

Riguardo al numero esatto dei soldati messi in campo da Demetrio, questo è ancora più arduo da stabilire. Una cronaca dell’epoca arriva a parlare addirittura di 1.320.000 russi in campo, ma ciò è ovviamente impossibile. Le ultime teorie affermano che a Kulikovo non potevano esserci più di 6-7000 militi russi. Non ci sono fonti contemporanee tartare che posano farci capire quanti soldati aveva a disposizione Mamaj, ma tutte le cronache dell’epoca concordano nell’affermare la superiorità numerica delle truppe dell’Orda d’Oro. Le truppe lituane e di Rjazan alleate di Mamaj arrivarono troppo tardi per poter contribuire alla battaglia, perciò nessuno si scomodò mai per stabilire la loro consistenza.

La battaglia

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La battaglia in un dipinto di Sergej Kirillov.

Le prime fonti contengono pochi dettagli sul corso della battaglia. Il Racconto della Rotta di Mamaj, risalente al XVI secolo, offre un quadro completo che descrive in dettaglio lo schieramento delle forze e gli eventi sul campo, e aggiunge molti dettagli coloriti. Non si sa se questa cronaca sia basata su una fonte sconosciuta o se rifletta un tentativo retrospettivo di descrivere la battaglia basandosi sulle pratiche di guerra del 16° secolo. A causa dell’assenza di altre fonti, lo schema della battaglia presente nel Racconto è stato adottato come base per le successive ricostruzioni della battaglia.

Il 7 settembre, al principe Demetrio fu detto che l’esercito di Mamaj si stava avvicinando. La mattina dell’8 settembre, in una fitta nebbia, l’esercito attraversò il fiume Don. Secondo la Cronaca di Nikon, in seguito i ponti furono distrutti. L’8 settembre, giorno in cui si svolse la battaglia, era molto speciale: era la festa della Natività della Beata Vergine Maria, che in Russia era considerata una patrona speciale. Secondo la cronologia adottata in Russia era l’Anno Mundi 6888, che aveva anche un valore numerologico. L’esercito arrivò in una radura vicino alla foce del Neprjadva e assunse una formazione di battaglia. Dopo qualche tempo, apparvero i tartari e iniziarono a formare il loro ordine di battaglia.

L’esercito russo era organizzato in sei “reggimenti”: uno di pattuglia, un’avanguardia, un reggimento di “destra”, uno di “sinistra”, un reggimento principale e un reggimento per le imboscate. A sua volta, ciascuno dei reggimenti era diviso in unità tattiche più piccole, le “bandiere”. Sul campo l’esercito era disposto su più linee e, probabilmente, la posizione dei reggimenti non corrispondeva ai loro nomi. Il terreno non consentiva un ampio fronte; probabilmente, le unità entrarono in battaglia gradualmente. I fianchi dell’esercito erano protetti da burroni con densi boschetti che escludevano ogni possibilità di un attacco a sorpresa ai fianchi da parte dell’Orda. Il reggimento per le imboscate, sotto il comando di Vladimir il Coraggioso e Bobrok fu nascosto dietro una fila di truppe russe in un boschetto di querce. Lo stesso Principe Demetrio andò in prima linea, lasciando il suo fidato boiardo Michail Brenok a capo del reggimento principale sotto il grande stendardo. Scambiò anche il suo cavallo con quello del boiaro, che gli diede anche un cappotto e un elmo, in modo che il Principe potesse combattere come un normale boiardo, rimanendo irriconoscibile. La battaglia si aprì con un duello a singolar tenzone tra due campioni. Il campione russo era Aleksandr Peresvet e il campione dell’Orda era Temir-murza. Durante la prima carica del duello i due campioni si uccisero l’un l’altro con le loro lance ed entrambi caddero a terra. Era consuetudine che il campione uscito vincitore dal duello individuale avrebbe predetto a quale dei due schieramenti sarebbe andata la vittoria, ma questo risultato vanificò qualsiasi previsione.

Dopo le scaramucce fra i distaccamenti avanzati, le forze principali di entrambi gli eserciti si scontrarono. Secondo una delle fonti successive alla battaglia, i tartari decisero di affrontare a piedi il primo assalto della cavalleria russa, schierando le loro lance su due file, una tattica che diede vita a storie su “fanteria genovese assoldata come mercenari”. Fonti russe, anche le prime, ci dicono all’unanimità che dopo lo scontro tra le forze principali, iniziò un feroce corpo a corpo, che durò a lungo e in cui morì una “innumerevole moltitudine di persone” di entrambi gli schieramenti. Il campo di battaglia di Kulikovo era troppo angusto, e questo non permise ai tartari di sfruttare la loro solita mobilità e di usare le loro tattiche di fiancheggiamento. Tuttavia, a causa della ferocia della battaglia i tartari iniziarono gradualmente ad ottenere la meglio. Si fecero strada fino a raggiungere lo stendardo del reggimento principale, lo buttarono giù e uccisero il boiardo Brenok. Anche il reggimento di sinistra venne costretto alla ritirata e alcuni soldati moscoviti caddero nel panico. Sembrava che la rotta dell’esercito russo fosse vicina, e quindi i tartari gettarono nella mischia tutte le loro forze.

Ma proprio in quel momento, la cavalleria del reggimento per le imboscate lanciò un contrattacco a sorpresa sul fianco dell’Orda d’Oro, cosa che portò al collasso delle sue linee. I soldati e i cavalli tartari, stanchi dopo una lunga battaglia, non riuscirono a resistere all’assalto di forze fresche. Dopo che l’Orda fu sconfitta, i russi inseguirono i tartari per oltre 50 chilometri, fino a quando non raggiunsero il fiume Krasivaya Mecha.

Le perdite causate dalla battaglia furono grandi. Un terzo dei comandanti delle 23 “bandiere” furono uccisi in azione. Il Principe Demetrio sopravvisse, sebbene ferito, e svenne per la stanchezza. Tutta la sua scorta o era stata uccisa o era dispersa, e lui stesso venne ritrovato con qualche difficoltà perché sommerso dai cadaveri. Per sei giorni l’esercito vittorioso rimase immobile in compagnia dei corpi dei tartari abbattuti, incapace di intraprendere qualsiasi azione a causa dell’estrema stanchezza.

Le conseguenze della battaglia

In questa rappresentazione di Vasilij Sazonov un esausto Demetrio viene curato dopo la battaglia.

Dopo aver appreso della sconfitta di Mamaj, il principe Jogaila riportò il suo esercito in Lituania. I soldati di Rjazan iniziarono ad attaccare i distaccamenti isolati provenienti dal campo di battaglia, li saccheggiarono e fecero prigionieri. Il Principe Demetrio di Mosca iniziò a prepararsi per una rappresaglia, ma il Principe Oleg II di Rjazan fuggì e i suoi boiardi accolsero i governatori di Mosca. Presto il Principe Oleg II tornò al potere, ma fu costretto ad accettare il Principe Demetrio come suo sovrano e a firmare un trattato di pace.

Mukhammad-Bulek, il khan fantoccio di Mamaj, venne ucciso in battaglia. Mamaj fuggì nella fortezza genovese di Caffa, in Crimea. Riunì un nuovo esercito, ma ora non aveva un “khan legittimo” e i suoi nobili disertarono per affiliarsi col suo khan rivale Toktamish. Mamaj fuggì di nuovo a Caffa, e lì fu ucciso. La guerra con Mosca aveva portato l’Orda di Mamaj al collasso completo. Con un solo colpo Toktamish ricevette il pieno potere, eliminando così la divisione ventennale dell’Orda d’Oro. A conti fatti, fu Toktamish a trarre il massimo beneficio politico dalla sconfitta di Mamaj.

Il Principe Demetrio, che dopo la battaglia divenne noto come Donskoj (del Don), non riuscì nonostante la vittoria a diventare completamente indipendente dall’Orda d’Oro. Nel 1382 Toktamish lanciò un’altra campagna contro il Granducato di Mosca. Catturò e incendiò Mosca, costringendo Demetrio ad accettarlo come sovrano. Tuttavia, la vittoria a Kulikovo fu un primo segnale del declino del potere mongolo. Ormai la strada verso la liberazione dal giogo mongolo era spianata, e nel secolo successivo il potere di Mosca crebbe, consolidando il controllo sugli altri principati russi. Il vassallaggio russo all’Orda d’Oro terminò ufficialmente nel 1480, un secolo dopo la battaglia, in seguito alla sconfitta dell’Orda nel Grande Fronteggiamento sul Fiume Ugra.

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Articolo di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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