Nell’introdurre la serie di video di Jimmie Moglia su Stalin ho promesso di condividere con voi la mia opinione su questa personalità quanto mai controversa. Permettetemi di dire subito che quello che scriverò qui di seguito non è sicuramente una sorta di analisi fondamentale della vita e della personalità di Stalin, ma piuttosto alcuni pensieri più o meno sconnessi su un tema che sento ancora di non capire.

La figura di Stalin è sempre stata controversa. Alcuni hanno pensato a lui come al “leader di tutti i tempi e di tutte le nazioni” (“вождь всех времен и народов”), mentre altri lo hanno visto come l’epitome del male, un maniaco genocida che ha ucciso più persone di qualsiasi altro individuo nella storia. In realtà, questo tipo di polarizzazione è probabilmente una forte indicazione del fatto che la questione è molto complessa e che è improbabile che una risposta semplice in bianco e nero possa valutare correttamente la persona di Stalin e la sua eredità. Il fatto che in realtà c’è stato un “culto della personalità” durante la vita di Stalin, e che questo è stato seguito da una denuncia emotiva da parte di Krusciov, ha solo peggiorato le cose. Stalin è sicuramente una figura polarizzante e io stesso sono stato sottoposto a tale polarizzazione fin dalla mia prima infanzia.

Io scrivo un blog anonimo e dico sempre che ciò che conta non è chi sono, o sono state, le persone, ma quello che hanno da dire, le loro idee. Ma in questo caso, i miei punti di vista sono stati così fortemente polarizzati che per lo meno devo ammetterlo con onestà e spiegare prima di procedere oltre.

Sono nato in una famiglia di rifugiati russi che hanno lasciato la Russia alla fine della guerra civile. Nel linguaggio sovietico eravamo quelli che erano chiamati ‘недобитые белобандиты “, un termine che potrei approssimativamente tradotto come “banditi bianchi fuggiti” o “banditi bianchi non giustiziati”. Qualunque sia la traduzione preferita, si tratta difficilmente di un vezzeggiativo, per non dire altro. E la sensazione era molto reciproca. Non solo la mia famiglia era piena di “guardie bianche”, il mio nonno si era unito agli Schutzkorps russi in Serbia. Dopo la guerra, la mia famiglia emigrò in Argentina dove, a mio parere probabilmente si raggruppò la parte più violentemente anticomunista dell’emigrazione russa in genere. Dopo che sono nato in Svizzera, dove i miei genitori si erano trasferiti (la Swissair stava assumendo piloti nei primi anni ’60), sono stato cresciuto come un rabbioso anti-comunista e sono stato coinvolto in così tante attività anti-sovietiche che un giorno un funzionario del KGB in Spagna è arrivato a farmi una minaccia di morte (non aveva l’autorità per farla ed è stato, di fatto, severamente punito dalla sua stessa gente per questo – ma questo l’ho saputo solo più tardi). Per farla breve, per la maggior parte della mia vita i miei sentimenti verso Stalin sono stati molto simili a ciò che molti ebrei oggi provano per Hitler: assoluto e totale odio, disgusto e rifiuto.

I lettori di questo blog sanno che, per usare un eufemismo, ho dovuto riconsiderare la maggior parte di quello che ho creduto per anni e, in una certa misura, questo riguarda anche le mie opinioni correnti (per quanto incerte e informi) su Stalin. Sono fondamentalmente diviso tra due “correnti di pensiero” che si escludono a vicenda:

Solzhenitsyn nel Gulag

La prima è quella che è meglio rappresentata da Alexander Solzhenitsyn, che io considero il più importante autore e filosofo russo del XX secolo, e che ha avuto un enorme impatto non solo sulla mia visione del mondo, ma anche su tutta la mia vita. Mentre oggi agli autori pro-Stalin come Starikov piace diffamarlo e screditarlo, io so semplicemente troppo di questo uomo e del suo immenso corpus di scritti (che ho letto completamente almeno due volte) per accettare tali caratterizzazioni. Per me Solzhenitsyn rimane l’incarnazione vivente dello spirito russo e un vero e proprio “gigante”, la cui potente voce è stata l’ultima espressione della Russia pre-sovietica, che formalmente è scomparsa nel 1917, ma che ha continuato a sopravvivere clandestinamente in Unione Sovietica fino al 1991. Detto questo, Solzhenitsyn non era infallibile, e mentre io accetto ancora la maggior parte di quello che ha detto, alcune delle sue conclusioni sono, a mio parere, sicuramente sbagliate (come il suo punto di vista sul socialismo e sulla sinistra in generale). Ecco ciò che ha effettivamente scritto in questo famoso Arcipelago Gulag circa il terrore sovietico:

Secondo le stime del professore in esilio di statistiche I. A. Kurganov, 1917-1959, ed escludendo le perdite di guerra, solo la distruzione terrorista, la soppressione, la fame, l’elevata mortalità nei campi, e compreso il successivo basso tasso di natalità, ci sono costati 66,7 milioni di persone” (“Arcipelago Gulag“, parte 3, capitolo 1).

E in un’intervista nel 1976, Solzhenitsyn ha detto: “Il professor Kurganov ha calcolato indirettamente che solo dal 1917 al 1959, per la guerra interna del regime sovietico contro il proprio popolo, cioè per la distruzione provocata dalla sua carestia, dalla collettivizzazione, dalla deportazione dei contadini in prigioni, campi e semplici esecuzioni – solo da queste cause abbiamo perso, insieme con la nostra guerra civile, 66 milioni di persone“.

Queste cifre INCLUDONO la sanguinosa guerra civile, il cosiddetto “comunismo di guerra“, le numerose insurrezioni anti-bolsceviche (come per esempio quella di Tambov), le morti derivanti dalla cosiddetta “collettivizzazione” e “dekulakizzazione“, la “pura” repressione politica sotto il famigerato articolo 58 del codice penale della RSFSR e perfino il conseguente basso tasso di natalità. Quindi stiamo parlando di una stima “alla grande”. Ma ci sono alcuni problemi con queste cifre, ne cito solo una veramente lampante:

Vi è un consenso generale tra gli storici pro e anti-sovietici che alcune delle repressioni politiche più feroci e orribili in Unione Sovietica hanno avuto luogo tra il 1934 e il 1937, quando la polizia segreta (politica) era guidata da due figure veramente demoniache, Genrikh Jagoda e Nikolaj Ezhov. Eppure, le cosiddette “grandi purghe” (1936-1938) coprono anche il momento in cui il famoso Lavrentij Berija divenne il capo della polizia segreta (politica). Ma chiedetevi, se queste furono “purghe”, chi era stato esattamente “purgato”? I contadini? Il clero? I piccoli borghesi o forse la nobiltà? Niente affatto, furono i membri del partito e, prima di tutto, della polizia segreta (politica), vale a dire esattamente le persone che erano state colpevoli delle atrocità commesse tra il 1934 e il 1937. In realtà – molti di loro furono giustiziati proprio per tradimento, abuso di potere, esecuzioni illegali, ecc. E così come si possono ammassare le cifre di coloro che sono stati giustiziati dallo stato sovietico durante gli anni 1934-1937 insieme con le cifre di coloro che, a loro volta, furono giustiziati proprio per aver commesso queste atrocità?! Questo sarebbe tanto illogico quanto contare le impiccagioni del processo di Norimberga come “atrocità naziste”!

Inoltre, abbiamo bisogno di citare qui almeno un fattore cruciale: i trotskisti. Ho già scritto su questo tema in passato (vedi qui) e non mi ripeterò di nuovo ora, ma limitiamoci a riassumere tutto dicendo che c’erano almeno due fazioni principali in lotta l’una contro l’altra all’interno del regime bolscevico: una erano i trotskisti, che erano per lo più ebrei, avevano un odio rabbioso e perfino razzista per il popolo russo e il cristianesimo ortodosso, avevano il pieno sostegno dell’Occidente, soprattutto degli ambienti finanziari occidentali (banchieri ebrei) e praticamente avevano diretto la Russia sovietica dal 1917 al 1938, quando Stalin e Berija avevano diretto una campagna di terrore volta a liberare finalmente il partito dai molti trotskisti che vi rimanevano ancora (anche se Trotskij aveva perso il potere nel 1927 e aveva lasciato l’URSS nel 1929). Al fine di purgare il partito, Stalin vi aveva portato i suoi georgiani di fiducia (come lo stesso Berija) e insieme hanno scatenato una brutale campagna per reprimere coloro che erano stati essi stessi a capo del terrore solo pochi mesi prima.

Tra l’altro, questa non era la prima sanguinosa epurazione condotta da Stalin. Prima di schiacciare la “vecchia” polizia segreta (politica) Stalin la usò prima per condurre una purga estremamente violenta e sanguinosa delle forze armate sovietiche, compreso il suo più famoso personaggio, il maresciallo Mikhail Tukhachevskij e la sua famiglia. Non voglio entrare nei dettagli di queste epurazioni, ma devo dire che sono pienamente d’accordo con “Viktor Suvorov” (alias Vladimir Rezun) che nel suo straordinario libro Очищение (“La purga“) argomenta che Stalin aveva assolutamente ragione a eliminare questi generali e ufficiali dall’esercito sovietico prima della seconda guerra mondiale (per coloro che leggono il russo, è possibile trovare questo libro on-line qui: http://tululu.org/b54600/).

Così ciò che ha fatto Stalin è questo: ha scatenato la “vecchia guardia” bolscevica (cioè i trotskisti) contro i militari, e una volta che i militari sono stati eliminati, ha poi scatenato la sua “nuova guardia” (gli “stalinisti”) contro i trotzkisti e purgato il partito dalla maggior parte di essi. Un metodo molto, molto spietato davvero, ma, in tutta onestà, anche molto intelligente. Pensatelo in questo modo: Stalin aveva ereditato un partito pieno di elementi rabbiosi, traditori e semplicemente folli e un partito che era ancora pieno di trotskisti (cosa che ha senso, perché più di chiunque altro Lev Trotskij dovrebbe essere “accreditato” per la creazione dell’esercito sovietico, la vittoria nella guerra civile e la frantumazione di tutta l’opposizione interna in una grande campagna di terrore russofobo). Stalin ha trasformato questo partito in un partito gestito da un uomo, se stesso, un partito purgato dagli agenti esterni trotskisti e che aveva la flessibilità ideologica per fare effettivamente appello al popolo russo per combattere e, infine, per sconfiggere gli invasori nazisti durante la seconda guerra mondiale . Penso che non ci sia bisogno di “approvare” Stalin per vedere che mentre i suoi metodi erano, senza dubbio, senza scrupoli, i suoi risultati sono stati piuttosto impressionanti: non solo ha vinto la seconda guerra mondiale, ma nonostante il costo terribile in vite umane e distruzioni, ha trasformato un’Unione Sovietica insanguinata e gravemente martoriata in una potenza mondiale con una potente economia, una comunità scientifica di livello assolutamente mondiale e uno standard di vita notevolmente elevato durante gli anni della ripresa.

Il grande problema qui è quello dei costi, soprattutto in vite umane. Francamente, quali che siano le cifre reali, non vi è alcun dubbio nella mia mente che i costi siano stati enormi. Gli stalinisti ora possono dire quello che vogliono e cercare di razionalizzare questi orrori in molti modi, ma non c’è alcun dubbio nella mia mente che a Stalin non importasse sacrificare milioni di persone nel progresso verso ciò che vedeva come il bene più grande. Il modo in cui egli e il maresciallo Zhukov hanno inviato milioni di persone a morire in disperati e, spesso, inutili tentativi di schiacciare la Wehrmacht tedesca è qualcosa che può essere razionalizzato, ma non negato. Eppure, gli stalinisti hanno un potente contro-argomento: una persona gentile e mite come lo tsar martire Nicola II avrebbe potuto prevalere contro Adolf Hitler? A questo non ho una risposta, ma ammetto che l’argomento è convincente.

Un altro potente argomento che gli stalinisti portano oggi sono le cifre sovietiche interne sul numero di persone effettivamente giustiziate da Stalin. Qui la cosa si fa interessante.

La Wikipedia russa ha un lungo articolo intitolato “Le repressioni di Stalin” (https://ru.wikipedia.org/wiki/Сталинские_репрессии) che non è stato tradotto nella Wikipedia inglese, che offre solo un articolo superficiale e, francamente, di parte sulle persone giustiziate durante le grandi purghe). Ecco ciò che dice la Wikipedia russa (traduzione automatica di Google, leggermente corretta da me):

Nel febbraio 1954 è stato preparato un documento di riferimento con un certificato firmato dal procuratore generale dell’URSS R. Rudenko, dal ministro degli Interni S. Kruglovym e dal ministro della Giustizia K. Gorsheninym, per NS Krusciov. Vi si afferma che il numero dei condannati per crimini controrivoluzionari per il periodo dal 1921 al 1 febbraio 1954, condannati secondo il rapporto dal Consiglio della OGPU, dalla “trojka” della NKVD, dai tribunali speciali, dal Collegium militare, dai tribunali penali e militari ammonta a 3.777.380 persone, tra cui 642.980 condannati a morte, 2.369.220 condannati a prigionia nei campi e nelle prigioni con una pena di 25 anni e inferiore, e 765.180 condannati all’esilio e all’espulsione. Secondo il “Testo di riferimento # 1 del dipartimento speciale del ministero degli Interni dell’URSS sul numero di detenuti e prigionieri nel periodo 1921-1953” dell’11 dicembre 1953, firmato dal capo del dipartimento dell’archivio del ministero degli Interni Pavlov, sulla base di dati, a quanto pare, compilati per informare Krusciov, per il periodo 1921-1938 riguardo a Cheka-GPU-NKVD, e dal 1939 a metà 1953 riguardo a crimini controrivoluzionari 4.060.306 persone sono state denunciate alla giustizia e alle autorità extragiudiziali, 799.455 persone sono state condannate a morte, 2.631.397 persone all’incarcerazione in campi e prigioni, 413.512 persone all’esilio e all’espulsione, 215.942 persone ad “altre misure”. Secondo questo documento, il periodo coperto va dal 1921 al 1938. in cui su 4.835.937 persone (3.341.989 per accuse politiche, 1.493.948 per altri crimini) 2.944.879 sono state condannate, tra le quali 745.220 alla pena capitale. Nel 1939-1953 sono state condannate per accuse politiche 1.115.247 persone, di cui 54.235 giustiziate (23.278 di loro nel 1942). Secondo diversi ricercatori, solo per il periodo dal 1930 al 1953 per accuse politiche sono stati arrestati da 3,6 a 3,8 milioni di persone, e tra queste da 748.000 a 786.000 persone sono state giustiziate [149] [155] [156]. Il picco principale delle esecuzioni è venuto negli anni del “grande terrore”, dove sono state giustiziate 682-684 mila persone. In totale nel 1918-1953 gg., Secondo l’analisi statistica dei dipartimenti regionali del KGB dell’URSS, condotta nel 1988, sotto gli organi della Cheka-GPU-NKVD-NKGB-MGB sono state arrestate 4.308.487 persone, di cui 835.194 sono state giustiziate.

Ora vorrei subito dire che ciò che conta qui non sono le cifre esatte, ma l’ordine di grandezza: un numero inferiore a 5 milioni di persone giustiziate, vale a dire meno di 1/10 della cifra di 66 milioni del prof. Kurganov citata da Solzhenitsyn. Naturalmente, questo è un caso tipico di paragone tra cose molto diverse tra loro poiché, da un lato, Kurganov parla di morti (e perfino di persone non nate) dal 1917 al 1959, mentre le cifre sopra citare indicano solo le persone ufficialmente e legalmente giustiziate e incarcerate tra il 1921 e il 1938/51/54. E, ancora una volta, né l’una né l’altra cifra fanno alcuna differenza tra coloro che erano innocenti dei crimini a loro imputati e coloro che meritavano di essere giustiziati per le atrocità che essi stessi avevano commesso.

A questo punto nella storia non credo che abbia senso che anche noi ci soffermiamo troppo su queste cifre. Personalmente, sono giunto alla conclusione che non voglio ricadere nella stessa trappola di tanti ebrei con la loro insistenza ridicola che “6 milioni di ebrei” sono stati uccisi dai nazisti o che le camere a gas sono state utilizzate per ucciderli tutti. Vi è un rischio reale per i russi come me, allevati in famiglie che odiavano Stalin con tutto il cuore e l’anima, di sacralizzare la cifra dei “66 milioni”, che è una trappola che voglio evitare. Tuttavia, c’è qui un altro pericolo, quello di minimizzare il numero di persone uccise da Stalin (o da Hitler, è per questo). Sarebbe sbagliato o, almeno, prematuro, concludere che, poiché non ci sono prove molto forti che la cifra dei 66 (o di quella dei 6 milioni) sia corretta, allora Stalin (o Hitler) non ha ucciso un numero immenso di persone. Dal momento che ho personalmente conosciuto persone che hanno subito le atrocità dei campi di Stalin (e di quelli di Hitler), non vi è alcun dubbio nella mia mente che un enorme numero di persone abbia sofferto terribilmente sotto il dominio di questi due dittatori.

Quindi non ci restano che domande sgradevoli come “quale cifra è troppo alta?“, “il risultato valeva i costi?“, “si dovrebbe accusare l’uomo o il sistema da lui ereditato?” E, cosa più importante, “che dire di tutti gli altri?”. E qui non mi riferisco a Hitler, ma ai criminali di guerra genocidi come Winston Churchill o Harry Truman o, più precisamente, agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, il cui record di atrocità genocide fa sembrare i bolscevichi quasi ragionevoli. Proprio come Ivan IV “il Terribile” dovrebbe essere confrontato con persone “gentili” come Enrico VIII d’Inghilterra (che non fu chiamato “il Terribile” per qualche motivo) o Caterina de’ Medici (che istigò il massacro di San Bartolomeo). La terribile verità è che al processo di Norimberga gli imputati avevano molto meno sangue sulle mani rispetto agli accusatori (in tutta onestà, avevano anche avuto molto meno tempo per commettere le loro atrocità genocide). Niente di tutto questo vuole essere un modo per giustificare o discolpare Stalin, ovviamente, ma solo per ricordare a tutti noi il contesto abominevole in cui hanno avuto luogo la vita e il dominio di Stalin.

Una cosa mi è assolutamente chiara. Non c’è mai stata una cosa come lo “stalinismo” – almeno non nel senso di un certo periodo speciale di atrocità, malvagio in modo univoco o massiccio. Al massimo, le idee di Stalin potrebbero essere indicate come “stalinismo”, soprattutto se confrontate con le idee di Trotsky, e direi, avendo letto tutti e due, che Stalin risulta molto meno brillante ma molto più pragmatico e ragionevole. Quale che sia il caso, al giorno d’oggi lo “stalinismo” è utilizzato, almeno in Occidente, come metafora del “male assoluto”, e questo è semplicemente e chiaramente contrario ai fatti e sbagliato.

In Russia, sta avvenendo qualcosa di molto diverso. In alcuni ambienti, Stalin sta diventando piuttosto popolare. In realtà, direi che Stalin è sempre rimasto popolare in Unione Sovietica, anche dopo le cosiddette “rivelazioni” al XX Congresso del Partito e il “discorso segreto” (non così tanto segreto) di Krusciov.

[Inciso: non ho il tempo e lo spazio per addentrarmi ora in questa storia sordida, ma vorrei solo riassumerla dicendo che Stalin è stato assassinato dal suo entourage e che, al fine di prendere il controllo di una scioccata Unione Sovietica, Krusciov ha intrapreso una massiccia campagna diffamatoria anti-Stalin, nascondendo il fatto di essere stato lui stesso uno dei peggiori carnefici dell’era di Stalin; Krusciov è stato una figura incredibilmente immorale e spregevole e uno dei leader sovietici più incompetenti di sempre. Non meno di Gorbaciov, dovrebbe essere incolpato per l’inevitabile crollo di un sistema che ha fatto così tanto per indebolire].

Con tutta la propaganda anti-stalinista negli anni di Krusciov e tutta la propaganda anti-stalinista negli anni ’90, la maggior parte dei russi rimane profondamente consapevole dei successi innegabili dell’epoca sovietica in generale e della prosperità che Stalin alla fine ha portato all’Unione Sovietica nonostante l’enorme danno inflitto all’URSS nella seconda guerra mondiale. Ma anche qui c’è una trappola.

La mente umana ha la tendenza a respingere tutto ciò che dice un bugiardo e truffatore riconosciuto, così come noi non prestiamo molta attenzione a ciò che potrebbe sostenere una persona per la quale altrimenti proviamo antipatia. Il problema di questo è che, mentre Krusciov e Eltsin hanno tradito entrambi il proprio partito ed erano persone disonorevoli, non tutti i loro argomenti erano falsi. Allo stesso modo, coloro che vedono le falsità della propaganda corrente dei “6 milioni” e delle “camere a gas” rischiano di concludere, pertanto, che tutto ciò che riguarda le atrocità genocide di Hitler è solo un mito, e che non ci sono stati milioni di persone innocenti uccise dal regime nazista. A volte, mi ritrovo bloccato con un’intensa antipatia per entrambe le parti di un dibattito (per esempio su questioni come l’aborto), e considerando che Stalin è il tema discusso più a gran voce da capitalisti occidentali, trotskisti, neocon, russi della quinta colonna, rabbiosi nazionalisti russi e molte altre categorie che disprezzo intensamente, a volte, è difficile cercare di separare l’argomentazione dalla persona che la sostiene.

“Icona” del “santo” Stalin

Alcuni gruppi in Russia sono a titolo definitivo “psicopatici”. I peggiori sono i nazionalisti russi rabbiosi che si ritengono cristiani ortodossi e che credono che in realtà Stalin fosse, non scherzo, un santo cristiano!!! Vi risparmio la storia completa delle favole che queste persone hanno creato, ma la loro argomentazione di fondo è che a un certo punto nella vita di Stalin si ricordò la sua prima educazione da studente in un seminario ortodosso e che cominciò a “resuscitare la Russia” e a questo punto, come avrete indovinato, “gli ebrei” lo hanno ucciso. Si riferiscono a lui come “святой мученик Иосиф жидами убиенный” o “santo martire Iosif ucciso dagli ebrei”.

Ma tanto, c’è anche una frangia psicopatica che considera anche Ivan il Terribile come un santo. E Rasputin, perché no? Francamente, tutta la loro “teologia” è pateticamente semplice: i russi sono i migliori, tutti i leader russi sono grandi, e qualsiasi figura nella storia della Russia percepita come negativa è, naturalmente, oggetto di una campagna diffamatoria, preferibilmente da parte degli “ebrei” e quasi ipso facto un “santo”. Questo tipo di nazionalismo rabbioso è solo una forma rudimentale di culto di se stessi e di idolatria che è assolutamente in antitesi con il vero cristianesimo.

Io non presterei troppa attenzione a questi gruppi piuttosto marginali, per quanto folcloristici, di gente francamente squilibrata. Sono davvero una piccola minoranza, ancor più piccola dell’opposizione filo-occidentale “non di sistema”.

Ciò che è di gran lunga più diffuso è quello che definisco movimento di “riconciliazione”. Queste sono persone che la pensano più o meno in questo modo:

Abbiamo bisogno di sanare le divisioni derivanti dal periodo sovietico, perché sia ​​i bianchi sia i rossi erano patrioti. Dobbiamo fermare questa tendenza di rigettare grandi parti della nostra storia e mettere da parte ciò che era cattivo e mantenere e preservare ciò che era buono. Le forze anti-russe hanno, per secoli, usato bugie, inganno e propaganda per diffamare la nostra storia, e noi abbiamo bisogno di riconquistarla. Se guardate attentamente, vi renderete sempre conto che l’attivista anti-sovietico (антисоветчик) è sempre un russofobo.

Permettetemi di cominciare affermando chiaramente che l’ultima frase è palesemente falsa e che contraddice completamente la prima. Non solo ho personalmente conosciuto centinaia di russi violentemente anti-sovietici, e la cui stragrande maggioranza era al 100% patriottica. E se avete letto quello che hanno scritto i generali bianchi, i partecipanti della guerra civile russa e gli emigrati russi, vedrete che tutti amavano il loro paese, la loro gente, la loro storia e cultura. Allo stesso modo, Alexander Solzhenitsyn, l’epitome dell’antisovietismo, è sempre stato un patriota russo, a tal punto, infatti, da essere considerato come un “nazionalista grande-russo” e “anti-semita” dai liberali russi.

Inoltre, la nozione di “riconciliazione” tra i bianchi, che rappresentavano la Russia ortodossa tradizionale, monarchica, e i rossi, che erano atei rabbiosi, per lo più etnicamente ebrei, e che odiavano tutto ciò che è russo è una cosa assolutamente priva di senso. La realtà è che i “principi” rosso e bianco della storia russa si escludono a vicenda e la loro relazione ontologica è simile a quella tra i tessuti sani e un tumore maligno: hanno in comune un sacco del loro codice genetico, ma l’uno finirà sempre per uccidere l’altro.

Eppure…

Eppure vi è una certa saggezza in queste parole, ciò nonostante, o forse non in queste parole, ma almeno nelle intenzioni che trasmettono. Mentre per alcuni questa “riconciliazione” è in realtà un modo pio per coprire le atrocità commesse dal loro partito, dal loro paese o anche dalla loro famiglia, per altri si tratta di una legittima espressione di un rifiuto di demonizzare completamente personalità complesse che hanno vissuto in tempi complessi e la cui eredità deve ancora essere esaminata da generazioni di storici, piuttosto che rimanere nelle mani di propagandisti professionali. E per questo, un principio semplice ma fondamentale esige di essere proclamato e accettato:

La ricerca della verità storica non è mai una mancanza di rispetto per gli orrori subiti dalle vittime

Questo, credo sinceramente, è quello che dovrebbe guidare i futuri storici che dovranno sempre a ri-visitare e ri-valutare gli eventi del passato. La triste realtà è che è estremamente difficile indagare il passato, anche il passato recente (basti pensare a eventi come l’11 settembre, la “strage di Timișoara” o il “genocidio di Srebrenica”!). Per rendere le cose ancora peggiori, è anche una triste realtà che la storia è in gran parte scritta dai vincitori e, come Michael Parenti spiega così brillantemente, dai ricchi e dai potenti. È proprio per queste ragioni che la storiografia deve rimanere sempre revisionista, poiché un libro di storia non revisionista semplicemente non è interessante da leggere.

Credo che dopo la seconda guerra mondiale i vincitori si siano tutti impegnati in una spudorata campagna di demonizzazione dei loro nemici. Questo non vuol dire che questi nemici non fossero da parte loro dei veri e propri demoni – forse lo erano davvero – ma solo che mentre per i giornali e il cosiddetto sistema “educativo” i casi di Stalin e Hitler sono considerati un “caso chiuso “, per gli storici seri la giuria è ancora ben lontana dall’emettere un verdetto. C’è semplicemente troppo in gioco e il clima politico non è semplicemente favorevole a qualsiasi tipo di indagine, anche se in generale giusta e onesta.

Personalmente, io sono rimasto con un senso di non saperne abbastanza. Quindi tutto quello che posso condividere con voi è il mio istinto, la mia migliore stima approssimativa, se si desidera, di ciò che Stalin e l’era sovietica hanno rappresentato per la Russia. Così queste sono le mie conclusioni altamente soggettive e personali che condivido con voi come base per la discussione e non come verità totale e finale su questo tema.

1) La Russia storica è stata uccisa e completamente distrutta dal regime bolscevico/sovietico. Non c’è continuità di alcun tipo tra il governo dello tsar Nicola II e il duo Lenin-Trotskij. Pertanto, non vi è continuità tra ciò che è accaduto prima e dopo questi due leader bolscevichi. La “Russia” post-sovietica dopo il 1991 non aveva nulla in comune con la vera Russia di prima del 1917. Per quanto riguarda la Russia di Putin, la Russia dopo il 2000, si tratta di una nuova Russia che non è né quella pre-1917, né la pseudo-Russia “democratica” di Eltsin, ma una nuova Russia di cui devo ancora comprendere la vera natura e che mi stupisce assolutamente. Nei miei sogni più selvaggi nel corso degli orribili anni ’90, in particolare del 1993, non avrei mai, mai immaginato di vedere ciò che vedo oggi in Russia e questo mi dà molta speranza. Questa nuova Russia ha radici molto più forti nel periodo sovietico che nella lontana Russia pre-1917, ma ciò che ha veramente e finalmente abbandonato è la russofobia rabbiosa dei primi anni bolscevichi e degli altrettanto rabbiosamente russofobi anni ’90. E questo è davvero interessante perché oggi si trovano monarchici come Aleksandr Rutskoj e stalinisti come Nikolaj Starikov che si trovano generalmente molto d’accordo sul presente, anche se non sono d’accordo sul passato. Parlando per me, come “monarchico popolare” (una sorta di monarchismo di sinistra unicamente russo abbracciato da Fëdor Dostoevskij, Lev Tikhomirov o, in particolare, da Ivan Solonevich) anche io mi trovo d’accordo con molto di ciò che scrive Starikov. Fatta eccezione per il suo libro su Stalin che trovo assolutamente non convincente, per usare un eufemismo. Quindi questo è qualcosa di nuovo, credo. Non credo che i “rossi” o bolscevichi originali fossero in alcun modo patrioti russi, credo che questo sia un mito totale, però, credo che quelli che oggi credono in questo mito siano a loro volta patrioti sinceri e reali. Così, mentre non credo che sia possibile trovare qualsiasi terreno comune o “riconciliazione” tra i principi bianco e rosso, credo seriamente che ci sia una reale opportunità per una posizione congiunta dei patrioti russi di oggi contro il vero nemico della Russia: l’Impero Anglo-Sionista.

Date un’occhiata a questa sorprendente immagine: l’ex prigioniero del Gulag stringe la mano all’ex ufficiale del KGB. È vero che Putin era stato solo un ufficiale dei servizi segreti stranieri del Primo Direttorato (PGU) del KGB, che non aveva nulla a che fare con purghe, dissidenti o gulag, ma tuttavia indossava la stessa uniforme di quegli ufficiali del KGB che mantenevano un vigile (e per lo più incompetente) controllo sul popolo russo (Quinto Direttorato). E così questa stretta di mano è immensamente simbolica: non solo Solzhenitsyn ha ricevuto Putin in casa propria, ma tutto il suo viso era raggiante di gioia reale (come anche quello di Putin). Questi uomini erano entrambi abbastanza educati e intelligenti non solo per rendersi conto dell’immenso potere di questo momento simbolico, ma capivano anche cosa volesse dire per la Russia: che i veri russi (nel senso di civiltà, naturalmente, etnicamente la categoria “russo” non ha senso) avevano finalmente ripreso il controllo del proprio paese. Solzhenitsyn è vissuto abbastanza a lungo per vedere il suo paese (almeno la maggior parte) liberato dall’occupazione dei leader russofobi che rappresentano gli interessi stranieri e vide anche un collega ufficiale (Solzhenitsyn era un tenente decorato dell’Armata Rossa prima del suo arresto nel 1945) era ora al comando del paese.

Un momento altamente simbolico: Putin e Solzhenitsyn raggianti si stringono la mano.

Credo che Putin realizzi l’equilibrio esatto e corretto. Non ha mai rifiutato in toto il periodo sovietico, né lo ha mai idealizzato. Ha fatto riferimento in numerose occasioni ai massacri orribili e insensati di una moltitudine di innocenti cittadini russi  da parte di un regime sovietico impazzito per russofobia e odio di classe. E tuttavia ha anche mostrato il suo sincero rispetto e ammirazione per le persone che hanno vissuto durante l’era sovietica e le loro immense conquiste.

2) Vi è un maldestro tentativo di mascherare completamente Stalin e l’intero periodo sovietico. Ciò non è sorprendente di per sé. La stragrande maggioranza dei moderni dirigenti russe ha legami familiari diretti con i dirigenti sovietiche e l’infame nomenklatura sovietica. È naturale per queste persone voler giustificare le azioni dei loro familiari. Mentre ci sono milioni di russi le cui famiglie hanno sofferto terribilmente durante l’era sovietica, una percentuale molto più piccola di queste famiglie è entrata nelle élite sovietiche e, quindi, nella nuova élite post-sovietica che governa la Russia di oggi. Ci sono alcune eccezioni, naturalmente, per lo più famiglie di membri riabilitati del partito che, in seguito a questa riabilitazione, hanno mantenuto la loro fedeltà o, almeno il rispetto, per il PCUS. Infine, i milioni di persone che sono state assassinate raramente hanno lasciato molti figli alle spalle e, quando ne lasciavano, quei figli erano essi stessi oggetto di repressione come “nemici di classe” e “famiglie antisovietiche”, perciò la loro voce è stata quasi completamente annegata nella corrente del forte coro dei “riabilita tori sovietici”. Ancora una volta, questo tipo di oscillazione a ritroso del pendolo della storiografia è normale, ma sarà inevitabilmente seguita da un’altra oscillazione che produrrà risultati molto più critici. Se Dio vuole, e con il tempo, sarà finalmente fatta una valutazione corretta. Ma forse non lo sarà mai – è troppo presto per dirlo.

3) Mi sento di dire con fiducia che Stalin non era sicuramente peggiore dei suoi predecessori e che in molti modi, la natura e le politiche del regime sovietico sono cambiate in meglio sotto il suo governo. Eppure, io resto convinto che sia stato un leader senza scrupoli, che ha guidato il paese con un attento mix di terrore e di ispirazione e che non ha esitato a sacrificare milioni di persone quando era necessario raggiungere un obiettivo da lui impostato. Sono anche abbastanza sicuro che sia stato durante il regime di Stalin che i primi patrioti russi sono di nuovo entrati nella struttura del potere e che questa lenta e graduale ri-penetrazione sia continuata sotto Krusciov, Brezhnev e il resto dei leader sovietici fino al 1991. E se gli anni ’90 sono stati un orrore assoluto, è a quei patrioti cresciuti sotto il periodo sovietico (oltre che a Dio, ovviamente!) che la Russia moderna deve la sua sorprendente rinascita. Certo, come tutti sappiamo, le cose buone possono crescere in luoghi brutti, ma devo credere che almeno qualcosa nella società sovietica fosse buono, per aver prodotto leader straordinari come quelli del Cremlino di oggi.

La Russia contemporanea non ha nulla in comune con la Russia tra il 1917 e il 1953. Quindi, parlare di un possibile ritorno dello “stalinismo” non è solo sbagliato, è assurdo. Questo significa anche che le politiche di Stalin, sia che le si veda come buone o cattive, non sono semplicemente trasferibili sulla Russia di oggi. E ciò, a sua volta, significa che la discussione sul passato storico, la natura e l’eredità del dominio di Stalin, non avrà un grande impatto sul processo decisionale dei leader russi. E questo è molto positivo, perché rende l’intera discussione piuttosto astratta e, di conseguenza, sicura. Starikov e Zhirinovskij (un radicale anti-comunista che disprezza Stalin) potranno discutere fino all’esaurimento su Stalin o la monarchia (che l’auto-descritto stalinista Starikov rispetta e sostiene), ma di fronte al conflitto in Ucraina o in Siria questi dibattiti avranno ben poco impatto sulle decisioni del Cremlino.

Così, mentre io rimango estremamente critico di Stalin e di tutto il periodo sovietico, credo che l’attuale de-demonizzazione di Stalin sia una cosa molto buona e mi auguro vivamente che darà agli storici la libertà intellettuale e ideologica di cui hanno bisogno per fare il loro lavoro. Per il momento, preferisco piuttosto farmi da parte e aspettare di leggere altri dei loro libri.

Ora è il vostro turno – vi prego di dirmi cosa ne pensate di Stalin e del suo ruolo nella storia!

Saker

PS: questo post è stato lungo e complesso da scrivere. E sto disperatamente lottando contro il tempo: in questo momento ho 36 e-mail a cui rispondere e altre 3 (importanti) da scrivere. Quindi, per favore perdonatemi se vi presento questo testo nella sua versione attuale di una grezza “prima bozza”. Non volevo più aspettare prima di presentare un testo che avevo promesso di inviare la settimana scorsa. Ho pensato che quanto più vicino è ai video di Jimmie, tanto meglio è per la nostra discussione. Cercherò di trovare il tempo per correggerlo e rileggerlo nel prossimo paio di giorni (forse mercoledì, perché domani sarò via per tutto il giorno). Ora devo correre, ho ancora un sacco di lavoro da fare oggi!

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