Il 15 agosto abbiamo spiegato perché la rivoluzione colorata in Bielorussia sarebbe fallita [in inglese]. Il Presidente Aleksandr Lukashenko aveva offerto al presidente russo Vladimir Putin di attuare finalmente lo Stato dell’Unione, a lungo ritardato, che unirà la Bielorussia alla Russia. In cambio, ha chiesto il pieno appoggio russo per fermare la rivoluzione colorata guidata dagli Stati Uniti contro di lui. Putin ha accettato l’accordo. Conseguentemente:

Lukashenko e la sua polizia non saranno appesi a un palo. La Russia si prenderà cura del problema e lo Stato dell’Unione sarà finalmente stabilito.

Ciò non significa che il tentativo di rivoluzione colorata sia finito. Gli Stati Uniti e il loro lacchè, la Polonia, non si limiteranno a fare le valigie e andarsene. Ma con l’assicurazione del pieno appoggio della Russia, Lukashenko può prendere le misure necessarie per porre fine alle rivolte.

Ed è quello che ha fatto. Lukashenko ha continuato a consentire manifestazioni, ma quando domenica i manifestanti sono stati diretti all’assalto del palazzo presidenziale, hanno visto una risposta teatrale ma forte:

[I]l canale Telegram Nexta, gestito dalla Polonia (il mezzo di informazione principale utilizzato dall’Impero per rovesciare Lukashenko) inizialmente invitava ad una protesta pacifica, ma alla fine della giornata ha chiesto di provare a prendere il principale palazzo presidenziale. Quando i rivoltosi (a questo punto abbiamo a che fare con un tentativo illegale e violento di rovesciare lo Stato, quindi non li definisco manifestanti) sono arrivati al palazzo, si sono trovati di fronte ad un vero e proprio “muro” di poliziotti antisommossa in assetto completo: questa vista (davvero impressionante) è stata sufficiente per fermare i rivoltosi, che sono rimasti lì per un po’, e poi sono dovuti andare via.

Secondo, Lukashenko ha fatto qualcosa di piuttosto strano, ma che è perfettamente di buon senso nel contesto bielorusso: si è vestito in assetto di combattimento, ha afferrato un fucile d’assalto AKSU-74 e ha fatto vestire anche suo figlio (di soli 15 anni!) in assetto da combattimento (elmetto incluso) ed è volato con il suo elicottero sopra Minsk, quindi è atterrato al palazzo presidenziale. Si sono poi diretti verso i poliziotti antisommossa, e lì Lukashenko li ha calorosamente ringraziati, con il risultato che tutte le forze di polizia gli hanno tributato una standing ovation. A molti di noi questo comportamento potrebbe sembrare piuttosto stravagante, se non palesemente sciocco. Ma nel contesto della crisi bielorussa, che è una crisi che si combatte soprattutto nel regno dell’informazione, è perfettamente di buon senso.

I manifestanti, che la polizia aveva precedentemente identificato come “ragazzi ricchi di città, figli di genitori ricchi che sono stufi di una vita benestante”, non hanno avuto lo stomaco per attaccare una forza di polizia ben armata e motivata.

Anche il tirapiedi della lobby della NATO, l’Atlantic Council, ha riconosciuto questo fatto e se ne lamenta [in inglese]:

I manifestanti sono generalmente molto dolci, educati e pacifici. Molti sono giovani bielorussi della classe media che lavorano nel fiorente settore informatico del paese, e vengono alle manifestazioni vestiti con completi da hipster aderenti. A differenza degli eventi di Kiev nel 2013-14, non c’è alcuna frangia militante nelle manifestazioni. In effetti, questa rivoluzione è così vellutata che a volte ci si sente positivamente assonnati. Nel bene e nel male, c’è una marcata assenza di giovani uomini rudi e coraggiosi capaci di mettere a disagio i Liberali o di guidare la resistenza se e quando lo Stato autoritario deciderà di usare la forza.

Senza le truppe d’assalto naziste come quelle che gli Stati Uniti hanno utilizzato durante le rivolte del Maidan del 2014 in Ucraina, non c’è alcuna possibilità di rovesciare Lukashenko. Con tali truppe la lotta sarebbe finita in un massacro, e Lukashenko sarebbe comunque il vincitore. L’autore giustamente conclude:

[L]a resistenza del regime di Lukashenko si rafforza di giorno in giorno. Con la Russia ora apparentemente saldamente dietro a Lukashenko, manifestazioni fotogeniche e azioni di sciopero irregolari non saranno sufficienti per portare ad un cambiamento storico.

È finita. Gli “scioperi irregolari” non sono mai state vere azioni industriali. Alcuni giornalisti della TV di stato bielorussa hanno scioperato. Sono stati licenziati senza tante cerimonie, e sostituiti con giornalisti russi. Alcune centinaia di lavoratori della Minski Traktarny Zavod MTZ sono andati a farsi una passeggiata. Ma MTZ ha 17.000 dipendenti e gli oltre 16.500 che non sono usciti sanno molto bene perché hanno ancora il loro lavoro. Se Lukashenko dovesse cadere, è molto probabile che la loro azienda di proprietà statale venga venduta per pochi centesimi e immediatamente “ridimensionata”, il che significa che la maggior parte di loro rimarrà senza lavoro. Negli ultimi 30 anni l’hanno visto accadere in tutti i paesi attorno alla Bielorussia. Non c’è bisogno di sperimentarlo da soli.

Lunedì il leader del precedente sciopero dalla MTZ, un certo Sergej Dylevskij, è stato arrestato [in inglese] mentre si organizzava per ulteriori scioperi. Dylevskij è un membro dell’autoproclamato Consiglio di Coordinamento dell’opposizione, che richiede negoziati sulla presidenza. Altri membri del consiglio sono stati chiamati per essere interrogati dagli investigatori nel contesto di un procedimento penale contro il Consiglio.

Nel frattempo la sfortunata candidata dell’opposizione Svetlana Tichanovskaja, che ha falsamente affermato di aver vinto le elezioni, è in Lituania. Dovrebbe essere un’insegnante di inglese ma ha difficoltà a leggere il testo inglese col quale elemosina (video) il sostegno “occidentale”. Ha già incontrato vari politici “occidentali”, tra cui il Segretario Generale del Partito Cristiano-Democratico di Germania della Cancelliera Angela Merkel, Paul Ziemiak, e il Vicesegretario di Stato americano Stephen Biegun. Nessuno dei due potrà aiutarla.

Con il sostegno della Russia, la stabilità militare, politica ed economica della Bielorussia è per ora garantita. Lukashenko ad un certo punto verrà estromesso, ma ciò avverrà in un momento e in un modo conveniente per la Russia, e non perché alcuni sfortunati informatici hipster finanziati dalla NED cercheranno di mettere in scena una rivoluzione.

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Pubblicato da Moon of Alabama il 26 agosto 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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