Per la prima volta nella sua storia, la Russia ha presentato una denuncia inter-statale alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) [in russo], in cui accusa l’Ucraina di aver violato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo dal colpo di Stato del Maidan nel 2014. La denuncia mira a trarre l’attenzione della Corte di Giustizia Europea e della comunità internazionale sulle gravi e sistematiche violazioni commesse dalle autorità ucraine.

I dettagli della denuncia della Russia contro l’Ucraina alla CEDU

In questa denuncia inviata alla CEDU, la Russia accusa l’Ucraina di:

– morte di civili, detenzione illegale e maltrattamenti, anche sul Maidan, a Odessa e nel Donbass;
– la morte di persone, danni alla salute e distruzione di proprietà durante il bombardamento del territorio russo al confine col Donbass nel 2014;
– la soppressione della libertà di parola e la persecuzione dei dissidenti, compresi politici e giornalisti;
– discriminazione della popolazione russofona e sostituzione della lingua russa;
– discriminazione nei confronti delle imprese e degli imprenditori russi;
– privazione dei residenti dell’Ucraina sudorientale della possibilità di partecipare alle elezioni;
– attuazione del blocco idrico della Crimea;
– mancata punizione degli attacchi alle missioni diplomatiche, consolari e di altro tipo russe;
– responsabilità dell’incidente dell’MH17 a causa della mancata chiusura del proprio spazio aereo sulla zona di guerra da parte dell’Ucraina.

La Procura generale russa ha poi dettagliato i vari punti della denuncia presentata alla CEDU contro l’Ucraina:

– La presa forzata del potere a Kiev è degenerata nel terrore nazionalista e nella guerra nel Donbass, con migliaia di civili uccisi; le autorità hanno incoraggiato e protetto i nazionalisti per più di 7 anni senza condurre un’indagine indipendente ed efficace sui crimini – una violazione dell’articolo 2 della CEDU (diritto alla vita) e dell’articolo 3 (divieto di tortura).
– Nelle regioni di Donetsk e Lugansk è in corso da 7 anni una guerra civile mascherata da “operazione antiterrorismo” – violazione degli articoli 2, 3 e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare e della casa) e del Protocollo n. 1 (diritto al godimento senza impedimenti della proprietà).
– Rapimento e tortura di residenti del Donbass e cittadini russi trasformati in pratica di massa da parte della SBU e dell’esercito ucraino – violazione degli articoli 2, 3 e 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza della persona) e 13 (diritto a un ricorso effettivo).
– Le autorità ucraine sono responsabili dello sfollamento forzato dei rifugiati dal Donbass – violazione dell’articolo 8 e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
– Molti russi nelle zone di confine sono stati vittime dei bombardamenti ucraini – violazione degli articoli 2, 3 e 8 e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
– L’Ucraina è pienamente responsabile della morte delle persone a bordo del volo MH17 a causa della mancata chiusura del suo spazio aereo sopra la zona di conflitto – violazione degli articoli 2 e 3.
– Le autorità ucraine eliminano fisicamente i politici e i giornalisti dell’opposizione – violazione degli articoli 2, 3, 5, 8 e 10 (libertà di parola) e 14 (divieto di discriminazione).
– I diritti dei russofoni di utilizzare la lingua russa sono violati – violazione degli articoli 8, 10 e 14, articolo 2 del protocollo 1 (diritto all’istruzione) e articolo 1 del protocollo 12 (divieto generale di discriminazione).
– Il blocco idrico della Crimea continua dal 2014, ha già causato più di 1,4 trilioni di rubli di danni – violazione degli articoli 3, 8, 14, 1 del protocollo n. 1 e del protocollo n. 12.
– Il sito web estremista “Myrotvorets”, che pubblica dati raccolti illegalmente su ucraini, russi e altri stranieri, inclusi politici europei e giornalisti occidentali, è stato creato con il sostegno delle autorità ucraine – violazione degli articoli 2, 3, 8, 10, 14 , 18, 33 e 34.
– La vita e la salute dei diplomatici russi sono costantemente a rischio; ci sono casi di minacce, percosse e altre violenze; la Russia ha inviato 33 richieste di assistenza legale a Kiev in cinque anni, nessuna delle quali è stata debitamente soddisfatta – violazione degli articoli 2, 3, 8, 14, 18 e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
– Ai residenti del Donbass è negata l’opportunità di partecipare alle elezioni per il presidente dell’Ucraina e della Verchovna Rada [Parlamento] – violazione dell’articolo 3 del protocollo n. 1 (diritto a libere elezioni).
– Sanzioni politicamente motivate vengono imposte alle società russe – violazione dell’Articolo 1 del Protocollo 1, dell’Articolo 14 e dell’Articolo 1 del Protocollo 12.

Nella denuncia, la Russia chiede all’Ucraina di intraprendere un’azione immediata sui seguenti problemi:

– Fermare il blocco idrico della Crimea;
– Smettere di limitare i diritti delle minoranze nazionali e linguistiche, compreso il libero accesso all’istruzione generale e superiore nella loro lingua madre;
– Revocare il divieto di trasmissioni in lingua russa, nonché la limitazione dell’accesso alle piattaforme Internet e alla stampa in lingua russa.

La pazienza della Russia e di Vladimir Putin sembrano essersi esaurite

Dopo l’articolo di Vladimir Putin sull’unità storica di russi e ucraini, alcuni, come Evgenij Michajlov, l’ex capo del Consiglio dei Ministri della DPR [in russo], hanno affermato che questo era un segno che la pazienza della Russia, e in particolare del presidente russo, nei confronti dell’Ucraina si è ora esaurita, e che Mosca si è decisa a risolvere il problema ucraino.

“Questi ucraini hanno fatto incazzare Putin. È un uomo molto paziente, ma lo hanno infastidito. L’evento più grave è stata la preparazione di un’offensiva nel Donbass [in inglese], che era davvero in corso, e c’erano dei piani. Non so se Kiev volesse un’offensiva, ma qualcuno l’ha fatto. Forse Washington stessa. E il Cremlino l’ha presa molto sul serio. Hanno radunato le loro truppe. Questo ha causato uno scandalo internazionale. Ed è diventato chiaro a tutti che questo gioco non poteva più essere giocato. Perché oggi sono riusciti a sistemare tutto, ma la prossima volta non succederà. E anche se riusciranno a farlo fallire, la prossima volta la Russia dovrà radunare nuovamente le sue forze. E questo costa un sacco di soldi e sembra molto strano – che siamo così forti, ma non possiamo fare nulla”, ha detto il politico.

Per Michajlov, questo significa che il Cremlino ha cambiato radicalmente posizione e intende risolvere il problema ucraino.

Ecco perché hanno iniziato a cambiare il corso dell’Ucraina in qualche modo. Putin è davvero stufo, e la situazione ha raggiunto un punto in cui continuare a fare la stessa cosa non è affatto “giusto” e qualcosa deve cambiare. Non puoi inciampare sullo stesso rastrello per sette anni di fila”, ha concluso.

Un’analisi che sembra essere confermata dalla dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Esteri russo [in russo] in merito alla denuncia presentata dalla Russia contro l’Ucraina alla CEDU.

Il 22 luglio 2021, la Federazione Russa ha presentato una denuncia inter-statale contro l’Ucraina alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ai sensi dell’articolo 33 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU). Questo passaggio è atteso da tempo. L’attuale situazione in Ucraina non ha lasciato alla Russia altra scelta che ricorrere ai tribunali internazionali”, ha affermato il Ministero sul suo sito ufficiale.

Questa decisione ben ponderata delle autorità russe è il risultato di diversi fattori: primo, la totale ignoranza da parte delle strutture internazionali delle menzionate violazioni dei diritti umani in Ucraina; secondo, la continua violazione da parte dell’Ucraina dei suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale, nonché della sua stessa Costituzione; terzo, l’incapacità delle forze dell’ordine e della magistratura ucraine di indagare adeguatamente su questi fatti palesi”, continua la dichiarazione.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova ha spiegato perché la Russia ha lanciato solo ora questa denuncia contro l’Ucraina alla CEDU [in russo], mentre Kiev ha presentato denunce contro Mosca per sette anni. Ha anche confermato nella sua dichiarazione che la pazienza della Russia era ormai esaurita.

Perché la Federazione Russa lo fa adesso? Da molti anni riceviamo regolarmente richieste, appelli e persino preghiere da parte di cittadini e organizzazioni (sia russe che ucraine) di ritenere Kiev responsabile delle sue azioni illegali davanti a un tribunale internazionale. Anche le critiche sono state frequenti: l’Ucraina ha già intentato numerose cause contro la Russia, quindi quando sarà il turno della Russia? Mettendo da parte i cavilli di Kiev, che sono già di natura maniacale, vorrei sottolineare che la posizione contenuta della Russia in tutti questi anni non è affatto un indicatore della mancanza di argomenti o prove. Al contrario, è stata accumulata un’enorme quantità di materiale, e questo fenomenale corpo di prove sarà utilizzato dalla Corte: nulla è dimenticato, qualunque cosa Kiev possa desiderare. Mosca ha sempre sostenuto che l’intervento giudiziario è una misura estrema che può essere invocata solo in casi eccezionali. Ciò è motivato da un lato dall’atteggiamento rispettoso del nostro paese nei confronti degli organismi internazionali; dall’altro, è motivato dal desiderio di cercare altre vie pacifiche per risolvere le controversie al di fuori dell’aula. Ma ogni pazienza ha un limite. La totale impunità del regime di Kiev (di cui ha goduto) e l’inerzia delle istituzioni internazionali, che hanno chiuso un occhio sulle sue numerose atrocità, gli hanno dato mano libera. Ritenendo l’Ucraina responsabile a livello internazionale di una sistematica violazione dei diritti umani (l’entità di queste atrocità è dimostrata da innumerevoli denunce individuali contro l’Ucraina), la Russia difende lo stato di diritto europeo, un valore fondamentale del Consiglio d’Europa. Ne abbiamo sentito tanto parlare”, ha detto Marija Zakharova in una conferenza stampa.

Questa denuncia contro l’Ucraina alla CEDU è sostenuta dalle ampie prove accumulate dalla Russia negli ultimi sette anni e si aggiunge alle migliaia di denunce individuali contro Kiev, anche da parte dei residenti del Donbass.

Esortiamo la comunità internazionale a prestare finalmente attenzione a ciò che sta accadendo in Ucraina. Il ricorso della Russia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo mira, tra l’altro, a fornire alla Corte informazioni complete sulle atrocità commesse dalle autorità ucraine o sulla loro complicità, che si traducono in numerose violazioni dei diritti umani garantiti dalla CEDU. La portata del problema dei diritti umani in Ucraina è chiaramente illustrata anche dal gran numero di denunce individuali presentate alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in particolare in relazione agli eventi nel sud-est del paese [il Donbass – ndr]”, ha detto il Ministero degli Esteri.

Purtroppo, quando si vede come queste migliaia di denunce abbiano accumulato polvere sugli scaffali della CEDU negli ultimi sette anni, il desiderio espresso dal Ministero degli Esteri russo che la corte adotti “un atteggiamento imparziale e non politicizzato nei confronti la denuncia russa e che dovrebbe procedere a un esame approfondito dei documenti e delle prove presentate dallo stato richiedente”, sembra un pio desiderio.

Il problema della politicizzazione della CEDU

Infatti, come dimostrato dall’ultima decisione della CEDU, che cerca di imporre il matrimonio omosessuale alla Russia [in francese], questa istituzione giudiziaria esula dal suo ambito di competenza quando si tratta di promuovere determinate ideologie (poiché la CEDU non ha il potere di imporre ad un paese ad adottare o meno una legge). D’altra parte, le migliaia di denunce presentate dagli abitanti del Donbass contro l’esercito ucraino e le autorità di Kiev negli ultimi sette anni non hanno ancora ricevuto risposta dallo stesso tribunale.

E l’Ucraina sa bene che beneficia, come ha dichiarato Marija Zakharova, della totale impunità da parte delle istituzioni europee e internazionali. Ciò le consente di vantarsi tramite le dichiarazioni dei suoi funzionari che la Russia non ha alcuna possibilità.

Senza interferire con la giustizia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, posso assolutamente assicurarvi che questa denuncia non ha possibilità di essere accolta. Ed è stata presentata dalla Russia solo a scopo di propaganda. Non ci saranno altri risultati che il rumore della notizia e il tempo sprecato dal tribunale per scrivere una risposta a questa richiesta”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba durante una visita congiunta nel Donbass con il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó in un video pubblicato sulla pagina Facebook del Ministero degli Esteri ucraino.

Anche il ministro della Giustizia ucraino, Denys Maljuska, ha commentato la presentazione da parte della Russia di una denuncia contro l’Ucraina alla CEDU più o meno negli stessi termini di Kuleba.

A giudicare dal comunicato stampa dell’ufficio del procuratore generale del paese aggressore e del proprio Ministero degli Esteri, la Russia ha confuso la CEDU con uno show televisivo russo: l’istanza alla corte ha svelato tutti i miti della propaganda russa. Un atto del genere non può essere definito affatto inutile – otterranno una piattaforma multimediale aggiuntiva per il lavaggio del cervello e un mezzo di comunicazione. Ma da un punto di vista legale, dovranno affrontare un’inevitabile sconfitta”, ha scritto Denys Maljuska sulla sua bacheca di Facebook.

Contrariamente a quanto afferma questo signore, i fatti denunciati dalla Russia non sono “miti della propaganda russa” ma sono pienamente attestati.

Dobbiamo ricordarvi che l’Ucraina ha rapito Vladimir Tsemakh  [in inglese] dalla sua casa nella DPR (Repubblica Popolare di Donetsk)? Che l’uomo è stato picchiato, come tanti altri prigionieri che sono passati nelle carceri della SBU o dei battaglioni Neonazisti?

Devo ricordarvi il caso di Darija Mastikasheva, arrestata con accuse completamente false, torturata e il cui figlio è stato minacciato di morte dalla SBU per farle confessare crimini che non ha commesso? Un caso di tortura che anche HRW aveva denunciato! L’Ucraina ha anche torturato un uomo che aveva visto aerei militari partire per il Donbass il giorno dello schianto dell’MH17 [tutti e tre i link in inglese]. Anche l’ONU ha denunciato l’uso sistematico della tortura da parte dell’Ucraina, anche da parte della SBU.

Le prove dei crimini di guerra da parte dell’esercito ucraino e dei battaglioni Neonazisti nel Donbass sono innumerevoli, poiché queste truppe prendono di mira sistematicamente le abitazioni e le infrastrutture dei civili, comprese scuole, ospedali e stazioni di filtraggio!

La risposta della CEDU alla denuncia della Russia contro l’Ucraina sarà un momento della verità

Credere che la Russia sia così ingenua da pensare che la CEDU condannerà l’Ucraina per i suoi molteplici crimini e discriminazioni significa sottovalutarla seriamente. In realtà, la Russia ha deciso di spingere l’istituzione europea a mostrare il suo vero volto, e quindi a screditarsi definitivamente.

In effetti, come ha sottolineato il portavoce della Duma di Stato Vyacheslav Volodin, la risposta della CEDU alla denuncia della Russia contro l’Ucraina sarà un “momento della verità”.

Per la prima volta, il nostro paese ha fatto appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazioni sistematiche dei diritti e delle libertà in Ucraina. Data la rilevanza dei fatti presentati, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a mio avviso, non ha altra scelta che riconoscerli e dare una valutazione giuridica alle azioni delle autorità di Kiev. Sappiamo dalle recenti decisioni che la CEDU è piuttosto politicizzata. Certo, non sarà facile in questa situazione in cui tutto è così ovvio. Ma per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo questo è il momento della verità: o ammette le violazioni sopra elencate e dimostra la sua validità come istituzione, oppure la sua esistenza non ha motivo di esserci”, ha detto Volodin sul suo canale Telegram.

Questa opinione è condivisa dal capo del comitato per gli affari internazionali della Duma di Stato, Leonid Slutsky, e dal vice portavoce della Duma di Stato, Pyotr Tolstoj.

La denuncia della Procura Generale russa alla CEDU contro le azioni delle autorità ucraine ha basi più che solide e sarà una “cartina di tornasole” dell’imparzialità della Corte di Strasburgo. I giudici della CEDU dovranno accogliere la denuncia del Procuratore Generale e pronunciarsi sul legame tra le uccisioni in Donbass e le leggi sulla lingua e i popoli indigeni dell’Ucraina con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. È qui che è necessaria tutta la loro competenza! Non si tratta di matrimonio gay, stiamo parlando del diritto a vivere in pace, del diritto di parlare la propria lingua madre”, ha scritto Leonid Slutsky sul suo canale Telegram.

Sono trascorsi più di sette anni dall’inizio del conflitto militare in Donbass, dal massacro degli abitanti di Odessa, dall’inizio del blocco umanitario e idrico della Crimea e dal genocidio dei russi. In tutto questo tempo abbiamo denunciato in tutte le sedi le flagranti violazioni del diritto internazionale commesse da questo paese, ma non siamo stati ascoltati e loro non vogliono ascoltarci. D’altra parte, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso sentenze anti-russe politicizzate basate sul nulla per tutti questi anni. Presentiamo i fatti e ogni nostra accusa contro l’Ucraina è supportata da argomenti inconfutabili e indiscutibili. Aspetteremo la decisione della CEDU sulla nostra denuncia. Il suo contenuto mostrerà chiaramente quanto sia obiettiva e imparziale questa istituzione internazionale e quanto gli europei siano oggi pronti ad affrontare la verità”, ha affermato Pyotr Tolstoj sul suo canale Telegram.

Quindi è arrivato il momento della verità. O la CEDU giudica correttamente la denuncia della Russia contro l’Ucraina, oppure l’istituzione si scredita completamente e definitivamente, aprendo la strada al possibile ritiro di Mosca da questa istituzione ovviamente inutile.

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Articolo di Christelle Néant pubblicato su Donbass Insider il 23 luglio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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