Il ritiro della Russia dal Trattato INF paralizzerà la NATO, perché l’incertezza sulla solidarietà dei suoi membri è la più grande sfida che l’alleanza potrebbe dover affrontare.

Russia pulls out from INF Treaty to paralyze NATO. 63734.jpegIl 2 agosto, gli Stati Uniti si sono ritirati ufficialmente dal Trattato sui Missili a Corto e Medio Raggio (Trattato INF) dopo sei mesi di ultimatum alla Russia.

“Il 2 agosto 2019, su iniziativa americana, è stata posta fine al Trattato firmato dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti d’America l’8 dicembre 1987 a Washington riguardante l’eliminazione dei missili a medio raggio”, ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri russo. L’1 febbraio gli Stati Uniti hanno avviato il ritiro dallo storico accordo firmato durante la Guerra Fredda, rimandandolo di sei mesi.

La NATO ha ufficialmente approvato la posizione degli Stati Uniti affermando che il missile russo 9M729 viola il Trattato INF. Mosca ha negato l’accusa, insistendo sul fatto che il nuovo missile ha una gittata massima di 480 chilometri.

Il 3 luglio, il presidente russo Vladimir Putin ha ratificato la sospensione della partecipazione della Russia al Trattato INF. A causa della mancanza di evoluzione nei colloqui, la Russia e gli Stati Uniti si sono automaticamente ritirati dal Trattato INF il 2 agosto.

Ora i due paesi possono sviluppare e fabbricare missili terrestri con un raggio da 500 a 5.500 chilometri. Il Pentagono ha ottenuto l’opportunità di modernizzare il suo arsenale per affrontare la Cina, che cerca la superiorità militare in Asia.

Secondo Thomas Mahnken, professore ricercatore anziano presso il Centro per gli Studi Strategici Philip Merrill presso l’Università Johns Hopkins, “gli Stati Uniti dovrebbero schierare nuove unità terrestri armate con missili terrestri a raggio intermedio su territori statunitensi e alleati lungo gli arcipelaghi del Pacifico occidentale. Il dispiegamento di questi missili aiuterà a prevenire gli incubi che tengono svegli i funzionari del Pentagono. Tali armi, in grado di negare alla Cina l’uso delle acque costiere, sarebbero un potente deterrente per l’aggressione cinese”.

Per quanto riguarda l’Europa, Washington ha promesso di non schierarvi nuovi missili nucleari, ma non ha fatto promesse riguardo il dispiegamento di armi convenzionali. Le moderne tecnologie consentono lo sviluppo di armi a medio raggio molto più precise rispetto a 30 anni fa. “La tecnologia è cambiata così tanto da renderle militarmente attraenti”, ha dichiarato William Courtney, esperto di controllo degli armamenti della Rand Corporation.

Mosca ha ripresentato la sua proposta agli Stati Uniti e ai suoi alleati della NATO di introdurre una moratoria sullo spiegamento di tali sistemi. Questa moratoria significa che se gli Stati Uniti non dispiegheranno quelle armi in determinate aree, e anche la Russia non le dispiegherà.

Venerdì il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che la proposta di Mosca non è credibile. “Questa non è un’offerta credibile perché la Russia ha schierato missili per anni”, ha detto Stoltenberg. “Non vi è alcuna credibilità nell’offrire una moratoria su missili che stanno già sviluppando. Non ci sono nuovi missili statunitensi, né nuovi missili NATO in Europa. Ma ci sono più e nuovi missili russi”, ha detto nella conferenza stampa di venerdì a Bruxelles.

Lo scienziato politico Nikolaj Platoshk ha dichiarato a Pravda.ru che gli Stati Uniti beneficiano della morte del Trattato INF, perché la Russia non sarebbe in grado di rispondere adeguatamente ad un attacco missilistico contro Mosca dalla Romania o dalla Polonia. In altre parole, se la NATO (ovvero Washington) attaccherà Mosca, Mosca non avrà abbastanza tempo per attaccare Washington.

Allo stesso tempo, Mosca può lanciare un attacco missilistico contro tutte le capitali europee tranne Lisbona. Ciò solleva la questione della solidarietà all’interno della NATO. La Polonia potrebbe chiedersi se Washington lancerà o meno un contrattacco se la Russia attaccherà la Polonia.

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Articolo di Ljuba Lulko pubblicato su Pravda Report il 5 agosto 2019.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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