Questa settimana si è svolto un altro incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea; uno dei temi principali è stato le nuove sanzioni contro la Russia. Il capo della diplomazia dell’UE, Josep Borrell, ha dichiarato lunedì che “è chiaro che la Russia è in una rotta conflittuale con l’Unione Europea. Nel caso del signor Navalny, c’è un netto rifiuto di rispettare i loro impegni, compreso il rifiuto di prendere in considerazione le decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

In questo contesto, alla vigilia dell’incontro, il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis ha avviato i contatti con i suoi colleghi, in particolare il capo dello staff della campagna presidenziale 2018 di Navalny, Leonid Volkov, e il capo della Fondazione Anti-corruzione, Ivan Zhdanov. Sia questo, sia l’umiliazione di Borrell durante la sua visita a Mosca all’inizio di questo mese [in inglese], così come il rifiuto della Russia di conformarsi alla sentenza emessa su Navalny dalla Corte Europea dei Diritti Umani, avrebbero dovuto spingere i diplomatici europei a sostenere dure sanzioni contro il paese eurasiatico. Queste sanzioni avrebbero incluso un’ampia cerchia di persone vicine al presidente russo Vladimir Putin.

La speranza della Lituania era che l’UE sospendesse il progetto Nord Stream 2. Mentre la Germania si oppone alla sospensione del gasdotto, Landsbergis ha persino disperatamente suggerito:

“Diamo a Vladimir Putin l’opportunità di tenere libere elezioni alla Duma di Stato questo autunno con la partecipazione dell’opposizione. Fino ad allora, fermiamo il gasdotto Nord Stream 2”.

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha affermato che l’UE non rimarrà in silenzio, e imporrà ulteriori sanzioni alla Russia, ma ha anche osservato che anche nella situazione attuale si deve pensare a mantenere un dialogo costruttivo con la Russia, perché senza Mosca vari conflitti internazionali non possono essere risolti. Atene è stata ancora più schietta, e ha detto giorni prima che le sanzioni venissero imposte che “la Grecia crede che l’Unione Europea debba mantenere aperti canali di comunicazione e dialogo con la Russia, perché abbiamo molti problemi comuni. Pertanto, deve sempre esserci un canale aperto”.

Da parte sua, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato apertamente che le relazioni di Mosca con l’UE hanno toccato un minimo, e che sono pronti a porvi fine. L’UE ha reagito nervosamente alla sua dichiarazione, ma non ha perso la determinazione a provocare in qualche modo la Russia. Come ha sottolineato Lavrov, è chiaro in Europa che le sanzioni contro la Russia sono la risposta standard ora che Mosca mette in atto i suoi interessi.

Si può anche interpretare che l’UE, nonostante le infinite lamentele da Lituania e Polonia, stia facendo sanzioni simboliche contro Mosca per placare in qualche modo gli stati membri anti-russi, senza distruggere il progetto Nord Stream 2. In effetti, c’è un’enorme divisione nell’UE tra gli stati che sono aggressivamente russofobi e quelli che vogliono relazioni positive con Mosca, mentre la maggior parte degli stati membri rimane indifferente.

È improbabile che le sanzioni concordate dai ministri degli Esteri dell’UE abbiano alcun impatto economico sulla Russia, rendendole simboliche solo per placare le denunce provenienti da Vilnius e Varsavia. La Lituania, che pensava che l’UE avrebbe agito più duramente nei confronti della Russia, almeno per ora, ha fallito ancora una volta.

Va notato che durante la riunione ministeriale dell’UE hanno parlato con il Segretario di Stato americano Antony Blinken. In precedenza, il presidente americano Joe Biden ha parlato molto della necessità di combattere insieme la Russia. Pertanto, è probabile che Blinken abbia incoraggiato i suoi colleghi europei a prendere una posizione aggressiva contro Mosca. Tuttavia, il risultato mostra che l’Unione Europea, almeno per ora, non sta attuando i desideri di Washington. E in generale, la conversazione dell’UE con Blinken ha concluso che devono formare una leadership globale comune per combattere la pandemia e affrontare la ripresa, mitigare il cambiamento climatico e garantire la promozione dei valori democratici.

Gli oppositori della Russia a Washington e in tutta Europa stanno facendo tutto il possibile per danneggiare le relazioni politiche ed economiche dell’UE con Mosca. Nonostante ciò, Berlino non rinuncerà alla sua politica di sanzioni simboliche. Le sanzioni deboli mostrano che il rapporto dell’UE con gli Stati Uniti è incerto. Biden sembra aver formulato le sue priorità nella lotta per la cosiddetta democrazia, ma finora non ci sono indicazioni che l’Unione Europea intenda attenersi incondizionatamente a tutte le istruzioni di Washington.

Ancora più importante, Mosca sembra stanca di sembrare ragionevole di fronte alle infinite accuse pubbliche mosse dall’UE, e sta diventando più ferma nei toni. Mosca comprende che una riduzione radicale delle relazioni con l’UE andrà a vantaggio solo dei suoi oppositori, come Lituania e Polonia. Pertanto, il suo tono più duro è probabilmente un avvertimento all’UE che non dovrebbe oltrepassare le linee rosse come vogliono gli americani, perché ci sarà una risposta da Mosca.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Global Research il 28 febbraio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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