Il Daghestan è una delle repubbliche che costituiscono la Federazione Russa: si trova nella parte caucasica dello stato e conta due milioni e mezzo di abitanti, circa l’80% dei quali di etnia Alana.

La religione di gran lunga prevalente nell’area è quella musulmana sunnita. L’islam ha una storia molto antica in Daghestan, in quanto fu islamizzata tra la fine del VII e l’inizio del VIII secolo d.C., in piena espansione araba. Venne conquistato dall’Impero Russo all’epoca di Pietro il Grande, alla fine del XVIII secolo. Durante l’epoca del comunismo, il governo sovietico impose una secolarizzazione forzata di questa regione, come del resto in tutta l’URSS; questo tentativo non ebbe pieno successo, perché una parte non quantificabile ma comunque sufficientemente ampia della popolazione continuò a praticare l’islam, e ciò ebbe un’importante conseguenza immediatamente dopo il dissolvimento dello stato.

Il Daghestan ad ovest confina largamente con la Cecenia. Negli anni ’90 questa repubblica russa fu teatro di due sanguinose guerre civili, la Prima (1994-1996) e la Seconda Guerra di Cecenia (1999-2009). La causa scatenante del secondo conflitto fu proprio lo sconfinamento della guerra cecena nelle limitrofe repubbliche caucasiche. I guerriglieri ceceni, oltre che da un ovvio sentimento indipendentista, finirono sempre più per subire infiltrazioni da parte di elementi integralisti religiosi, spesso di ispirazione wahhabita, sebbene fossero divisi in bande talvolta in lotta tra di loro che non sempre condividevano la medesima base ideologica. Ad ogni modo, dopo la decomposizione dello stato sovietico, le idee di estremismo religioso presero campo nella regione ed era impossibile che accettassero di rimanere limitate alla sola Cecenia.

La repubblica autonoma più grossa e popolosa in cui tali frange estremiste si riversarono fu appunto il Daghestan. E, da lì, ne nacque il conflitto.

Il 7 Agosto del 1999 una brigata islamista formata non solo da ceceni, ma anche da stranieri (arabi e nordafricani in prevalenza) occupò un paio di distretti del Daghestan, invitando i cittadini alla ribellione contro il governo di Mosca. Tuttavia una parte della popolazione, con la collaborazione delle forze dell’ordine locali, organizzò una contro-insurrezione, spontanea ma molto efficace, e questo diede il tempo alle forze armate russe di organizzare un’offensiva militare nell’area. La brigata jihadista fu ricacciata oltre il confine ceceno a metà Settembre dello stesso anno.

Le ragioni per cui il radicalismo sunnita non abbia conseguito il successo che si aspettava possono essere diverse, ma un ruolo importante lo ebbe la pratica del sufismo, che in questa regione possedeva una tradizione molto solida e che si era tramandato anche durante gli anni dell’ateismo sovietico. Il sufismo è considerato dai jihadisti incompatibile con la loro visione dell’islam.

Tuttavia, l’estremismo religioso aveva messo piede in Daghestan e di conseguenza qualche elemento terrorista rimase attivo. Episodi di guerriglia e attentati si susseguirono negli anni successivi, anche dopo il termine della Seconda Guerra di Cecenia e la completa pacificazione della regione di Groznyj; anzi, paradossalmente nell’ultimo decennio sono stati più frequenti gli atti di violenza politica in Daghestan che in Cecenia. A titolo esemplificativo, si elencano qui sotto gli attentati registrati in Daghestan fino ad oggi nel biennio 2018-2019.

  • 18 Febbraio 2018: un terrorista dello Stato Islamico della Siria e del Levante apre il fuoco contro una chiesa Cristiana Ortodossa a Kizylar uccidendo cinque donne;

  • 21 Aprile 2018: durante un’operazione antiterrorista, agenti delle forze di sicurezza russe uccidono nove militanti jihadisti a Derbent;

  • 20 Luglio 2018: due ufficiali di polizia vengono uccisi da terroristi nel villaggio di Stal’skoye, nel “raion” di Kiziljurtovskij;

  • 13 Ottobre 2018: due terroristi vengono uccisi da forze speciali russe in una zona rurale;

  • 11 Gennaio 2019: tre militanti attaccano una pattuglia di polizia presso Karabudakhkentskij e vengono tutti eliminati;

  • 19 Febbraio 2019: un sospetto terrorista viene ucciso durante un’operazione antiterrorismo nel “raion” di Derbentskij;

  • 24 Maggio 2019: tre sospetti terroristi vengono eliminati e la polizia ritrova un arsenale di armi automatiche, sempre nel nel “raion” di Kiziljurtovskij.

Siamo quindi in presenza di uno scenario di guerriglia a bassa intensità, di fronte al quale le autorità locali non possono permettersi di abbassare la guardia. E, sebbene la storia a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 abbia mostrato chiaramente l’impopolarità del jihadismo radicale in Daghestan, ciò non significa che il pericolo sia scampato o che ci si possa permettere di minimizzarlo.

Ed ecco il motivo principale per cui la Federazione Russa è intervenuta militarmente nella guerra in Siria. Siccome nel 2015, anno dell’intervento militare attivo russo in Siria, lo Stato Islamico della Siria e del Levante si trovava al suo apogeo militare, economico e in termini di espansione territoriale, una nazione basata sulla stessa ideologia estremista che aveva insanguinato il Caucaso quindici anni prima avrebbe sicuramente rappresentato un’ottimo trampolino di lancio per gruppi terroristici operanti nella Federazione Russa. Ecco perché le critiche all’intervento militare russo nel paese di Damasco sono puramente strumentali: qualunque paese occidentale non avrebbe esitato ad inviare la propria aviazione per colpire terroristi che avevano commesso azioni criminali su loro territorio, e anzi azioni del genere da parte dei paesi appartenenti alla NATO ne sono state compiute parecchie. L’intervento di Mosca in Siria, oltre che essere avvenuto nel completo rispetto della legalità internazionale, è giustificato dal fatto che non pochi terroristi operanti nel paese mediorientale possiedono la cittadinanza della Federazione Russa, e spesso provengono da qualche paese del Caucaso. Averli eliminati in Siria ha consentito di evitare che facessero proselitismo nelle regioni di provenienza.

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Articolo a cura di Marco Trombino per Saker Italia

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