La vita dei dipendenti dell’ambasciata degli Stati Uniti non è mai stata facile.

1. Un devastante incendio nel 1977

Il 27 agosto 1977 l’ambasciata degli Stati Uniti prese fuoco. L’incendio iniziò all’ottavo piano e si diffuse rapidamente in tutto l’edificio.

“Successe un po’ dopo le 22:30 di venerdì sera. Mi stavo rilassando nel mio appartamento a Spaso House [la residenza dell’ambasciatore] quando squillò il telefono. La maggior parte dell’ottavo piano dell’Ambasciata era in fiamme. La sezione economica, sul lato nord dell’ala centrale, era stata quasi completamente inghiottita e potevo vedere che l’incendio si stava rapidamente diffondendo alla sezione Stampa e Cultura, in fondo al corridoio sul lato sud dell’edificio. I marine avevano combattuto l’incendio da quando era stato scoperto meno di un’ora prima, ma stava rapidamente sfuggendo al controllo”, ha ricordato un ex impiegato dell’ambasciata, Jim Schumaker che era appena arrivato a Mosca.

Presto arrivarono sulla scena i vigili del fuoco sovietici. Nel bel mezzo della Guerra Fredda, tuttavia, gli americani sospettavano che alcuni dei vigili del fuoco potessero effettivamente essere agenti del KGB travestiti, e quindi dovettero correre il rischio di fare la guardia alla documentazione segreta conservata all’interno dell’ambasciata in fiamme. Le autorità sovietiche hanno respinto fieramente le accuse.

Fortunatamente, nessuno è rimasto ucciso nell’incendio.

2. La crisi degli ostaggi nel 1979

Il 28 marzo 1979, il secondo segretario dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca permise a uno sconosciuto di entrare nel complesso diplomatico. Non appena l’estraneo superò la guardia sovietica all’ingresso ed entrò nell’edificio, rivelò una cintura esplosiva e annunciò che avrebbe fatto saltare in aria l’ambasciata se non gli fosse stato permesso di lasciare l’URSS e (attenzione!) iscriversi ad una scuola di specializzazione negli Stati Uniti

Seguirono ore difficili di trattative, mentre i negoziatori sovietici cercavano di convincere l’uomo a rinunciare al suo piano e ad arrendersi. Incapaci di ragionare con la persona instabile, le autorità decisero che una squadra per le operazioni speciali denominata “Alpha” avrebbe fatto irruzione nel complesso e neutralizzato l’uomo.

Il raid portò ad una parziale detonazione del dispositivo esplosivo improvvisato, che uccise l’attentatore. I membri delle operazioni speciali “Alpha” sovietiche furono presentati come eroi, ma duramente criticati dietro le porte chiuse del KGB.

Qui [in inglese]  la storia completa.

3. Un lanciagranate fa cilecca nel 1999

A mezzogiorno del 28 marzo 1999, la polizia ricevette un messaggio riguardante un SUV Opel dirottato a Mosca. Ben presto, l’auto che la polizia stava cercando venne avvistata vicino all’ambasciata degli Stati Uniti.

Si fermò bruscamente, nonostante il traffico, e dall’interno apparve un uomo con in mano un lanciagranate. Mirò al centro dell’edificio e premette il grilletto, ma l’arma fece cilecca. La polizia russa, che aveva notato il tentato attacco all’ambasciata, aprì il fuoco. Sotto il fuoco, l’uomo lasciò cadere il lanciagranate, sparò alcuni colpi verso l’ambasciata con un fucile e fuggì dalla scena del crimine. L’attacco aveva coinciso con il bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999.

La città venne isolata e la polizia presto ritrovò l’auto, che era stata abbandonata. Solo un anno dopo la polizia arrestò finalmente un sospetto. Un certo scultore di 42 anni di nome Aleksandr Suslikov venne considerato sano di mente, ma ricevette una condanna ridotta a 6,5 anni di prigione.

Questa non era la prima volta che l’ambasciata americana a Mosca veniva attaccata con un lanciagranate. Quattro anni prima, nel 1995, una persona non identificata lanciò una granata contro l’edificio, che esplose a poca distanza da una finestra al sesto piano e danneggiò solo leggermente l’edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso in nessuna delle due occasioni.

4. Una sparatoria nel 2000

L’11 gennaio 2000, un coscritto russo ubriaco scavalcò una recinzione ed entrò nel complesso dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca. Si chiuse subito dentro un’auto parcheggiata nel complesso, avviò il motore (le chiavi erano state lasciate all’interno) e si mise a guidare all’interno delle mura dell’ambasciata.

I marine statunitensi armati aprirono il fuoco e “sottomisero [l’intruso] con la forza”. Il ventenne Evgenij Ivanov rimase ferito, ma venne ricoverato in ospedale. Successivamente fu accusato di tentato furto.

5. Una rissa di strada tra un diplomatico statunitense (o un agente della CIA?) e la polizia russa nel 2016

Il 6 giugno 2016 scoppiò uno scandalo diplomatico tra Mosca e Washington. Le due capitali si scambiarono accuse su un incidente accaduto proprio davanti alla porta dell’ambasciata americana a Mosca.

Di notte, un poliziotto russo a guardia dell’ingresso dell’ambasciata litigò con un uomo non identificato che stava cercando di oltrepassarlo ed entrare nell’ambasciata.

Washington disse che l’uomo in questione era un diplomatico americano che è stato fermato illegalmente dalla polizia russa; Mosca affermò che il poliziotto aveva agito nell’interesse dell’ambasciata, poiché stava cercando di impedire ad una persona non identificata di entrare nel complesso a tarda notte. Ben presto, la stampa identificò l’uomo misterioso come un agente della CIA sotto copertura in missione, e non voleva rivelare la sua identità ad un poliziotto russo.

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Articolo di Nikolaj Shevchenko pubblicato su Russia Beyond the Headlines il 28 dicembre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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