La storia del diritto marittimo risale a tempi antichissimi, ma anche l’avvocato e uomo di Stato olandese Hugo Grotius, considerato il progenitore dell’attuale Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare e colui che delineò questi principi nel suo trattato “Mare Liberum” (“La libertà dei mari”), non avrebbe immaginato che dopo 400 anni i posteri avrebbero continuato a discutere sull’argomento dei suoi studi.

Queste riflessioni emergono in seguito al clamore suscitato dalla decisione assolutamente legittima del Ministero della Difesa russo di chiudere tre aree del Mar Nero. Questa decisione è stata appropriatamente pubblicata negli “Avvisi ai naviganti” del Servizio Idrografico Russo del 14 aprile 2021.

Nella comunicazione si legge che, dalle ore 21.00 del 24 aprile alle ore 21:00 del 31 ottobre, alle navi straniere da guerra o di altro tipo non sarà permesso alcun passaggio attraverso le acque territoriali russe in tre aree del Mar Nero, vale a dire un tratto lungo la costa della Crimea tra Sebastopoli e Gurzuf, un’area della penisola di Kerch vicino a Capo Opuk, e una a ovest della stessa vicino a Capo Tarkhankut.

Va sottolineato che tutte queste aree si trovano all’interno delle acque territoriali russe, e la loro chiusura è in concomitanza con esercitazioni che coinvolgono sia navi della Flotta del Mar Nero che unità e formazioni del Distretto Militare Meridionale delle Forze Armate Russe.

Tuttavia, i rappresentanti ufficiali dell’Ucraina e della NATO hanno risposto a questo evento tipico e ordinario in maniera piuttosto dura. Il Ministero degli Esteri ucraino ha chiesto la revoca della decisione di chiudere gli spazi, ed ha accusato la Russia di bloccare i porti di Mariupol e Berdyansk. In risposta, il Vice Ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha rimarcato che “non sono state imposte restrizioni alla navigazione commerciale e all’uso dei porti ucraini sul Mar d’Azov. E per quanto riguarda le restrizioni in alcune zone teatro di esercitazioni, è di fatto una pratica generalmente accettata a livello internazionale”.

Inoltre, la durata delle restrizioni è stata equiparata ragionevolmente a quella delle attività in atto nelle aree chiuse. La chiusura di sei mesi delle tre sezioni del Mar Nero corrisponde abbastanza con il programma di addestramento al combattimento della flotta. In fondo poi, i politici ucraini non si sono particolarmente agitati per le esercitazioni NATO di Defender Europe 2021.

Il comando della Flotta del Mar Nero chiude regolarmente aree specifiche di mare per attività di addestramento al combattimento. In effetti, l’area chiusa anche questa volta al di fuori della Riserva Naturale di Opuksky è stata ripetutamente utilizzata come zona di addestramento balistico. Non è un grande segreto che la chiusura di certe zone coincida con l’incremento delle visite di navi NATO nel Mar Nero, e ha lo scopo di complicare le loro manovre al largo della penisola di Crimea.

Tuttavia, l’analisi degli eventi precedenti alla chiusura rende evidente che alla base dell’elevata ansia di Kiev e Bruxelles non v’è l’innocente sospensione del diritto di passaggio, ma l’incremento di esercitazioni del Ministero della Difesa. Ricordiamo l’evoluzione della situazione.

Stressato dall’attesa di una chiamata dal suo nuovo “padrone” di Washington, Zelensky e i suoi sfortunati consiglieri decisero di “sondare”, per mezzo dell’infallibile approccio interpretativo dell’Occidente, la questione della “minaccia russa”. A tal fine, dopo il fallimento del cessate il fuoco nel Donbass, il comando ucraino ha iniziato a trasferire truppe e mezzi pesanti ai confini delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Contemporaneamente è stata lanciata una campagna isterica sui media ucraini per un’incombente invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo.

Con la presenza in prima linea di battaglioni nazionalisti, quasi autonomi dal comando ucraino e ansiosi di risolvere la “questione del Donbass” con le armi, i rischi di ostilità su vasta scala sono cresciuti vertiginosamente. Inoltre, tutto questo era contemporaneo alle grandi esercitazioni NATO di Defender Europe 2021, che hanno eccitato alcuni generali ucraini a livello di renderli sicuri che “l’Occidente verrebbe in aiuto”.

Vista la situazione, il Comandante in Capo Supremo delle Forze Armate della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha deciso di effettuare a sorpresa a partire dal 5 aprile un test sulla prontezza d’intervento dell’esercito. Più di quattromila esercitazioni di diverso ordine di grandezza si sono svolte durante tutto il mese coinvolgendo tutti i distretti e le flotte militari nell’ambito di una verifica del periodo di addestramento invernale.

I preparativi più massicci si sono tenuti nei Distretti Militari Occidentali e Meridionali, con il coinvolgimento della Flotta del Mar Nero. Pertanto, nel giro di tre settimane, due eserciti e tre formazioni delle forze aviotrasportate russe sono state dispiegate ai confini occidentali. Venti navi della Flottiglia del Caspio e uno squadrone anfibio della Flotta del Nord sono arrivati nel Mar Nero. Il raggruppamento aereo della Crimea è stato rinforzato con cinquanta aerei.

Gli eventi “interdisciplinari” sono culminati in un’esercitazione trasversale del 22 aprile presso il campo di addestramento di Opuk. Ha coinvolto diecimila militari, milleduecento unità di equipaggiamento militare e quaranta navi. Durante le esercitazioni, è stata simulata un’operazione di sbarco d’assalto con l’impiego di sette grandi navi delle flotte del Mar Nero e del Nord, e di quindici imbarcazioni d’assalto della Flottiglia del Caspio. Lo stesso giorno, il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, che era presente sul campo, ha annunciato la fine della verifica e l’inizio del rientro delle truppe alle loro guarnigioni permanenti, rientro da terminare entro il 1° maggio. Il ministro ha detto che le truppe hanno soddisfatto con successo tutte le aspettative raggiungendo tutti gli obbiettivi.

Sicuramente, come ha osservato il Presidente Putin, la Russia ha definitivamente dimostrato la sua autonoma determinazione e capacità ad usare la forza se qualcuno oltrepassa le tanto discusse “linee rosse”. Gli abitanti della DPR e della LPR si sono convinti che la loro madrepatria storica non li lascerà da soli contro il nemico. Il presidente Zelensky ha compreso che i suoi tutori occidentali non avrebbero combattuto contro la Russia per l’Ucraina. Ai coraggiosi generali ucraini sono state ricordate le prestazioni caratteristiche dei missili Kalibr russi, mentre gli operatori ucraini di droni Bayraktar, eccitati dalla narrazione della guerra azero-armena, sono rimasti sorpresi dai problemi che la miracolosa arma turca ha riscontrato nell’approccio con i sistemi russi di guerra elettronica. L’ispezione è terminata. Gli obiettivi sono stati raggiunti.

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 Articolo di Vladimir Kirilov pubblicato su InfoRos il 27 aprile 2021
Traduzione in italiano di Pier Luigi S. per SakerItalia

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