Le memorie tedesche spiegano che cosa ha causato la sconfitta della Wehrmacht durante la guerra.

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Ogni primavera, nel periodo preparatorio del Giorno della Vittoria, la televisione comincia a mostrare film dedicati alla Grande Guerra Patriottica. Onestamente: la maggior parte di questi film si limita semplicemente a sfruttare il grande soggetto. Hanno bisogno di vendere qualcosa di “interessante” allo spettatore seduto con una bottiglia di birra in mano a ruttare davanti alla TV, qualcosa di gradito ai suoi occhi, che sono diventati letargici a causa della sua vita tranquilla. Questo è l’ambiente in cui appaiono spettacoli come “Il combattente”, la cui trama principale ruota intorno a chi riuscirà ad andare a letto con la donna pilota – il funzionario politico “cattivo”, o il figlio “buono” di un aristocratico pre-rivoluzionario represso, che porta un piccolo libro di Goethe – in tedesco – sotto il braccio ed è interpretato dall’attore Djushev? Quelli che non combattono e non hanno nemmeno fatto il servizio militare dicono agli altri non combattenti che la guerra è affascinante ed erotica. C’è anche, così dicono, il tempo perché un soldato russo legga Goethe. Francamente, questi film mi disgustano. Sono immorali e falsi: tanto falsi quanto il film americano “Pearl Harbour”. Perché si fondano sugli stessi cliché – la guerra e le ragazze. E questi film non fanno crescere la nostra comprensione della questione: perché i nostri allora hanno vinto? Dopo tutto i tedeschi erano così organizzati, così ben armati e con un tale sistema di comando, che un “realista” non avrebbe potuto fare altro che arrendersi. Così la Cecoslovacchia si arrese (senza combattere), Polonia (quasi senza combattere), la Francia (in modo bello e facile – come una prostituta parigina che si “arrende” ad un cliente), così come il Belgio, la Danimarca, la Norvegia, la Jugoslavia, la Grecia …

Ma questo non ha funzionato a Est – tutto è andato storto ed è finito per qualche motivo non a Mosca, ma a Berlino. Dove tutto era cominciato.

Mi sembra che le memorie dell’Obersturmbannführer delle SS Otto Skorzeny, il più ampiamente pubblicato “commando” e “super-sabotatore” del mondo, possano aiutare a chiarire la questione. Quest’ultimo, liberatore di Mussolini, sequestratore di Horthy e cacciatore di Tito, era la stessa persona che, odorando di polvere da sparo, aveva partecipato alla campagna offensiva del 1941 contro la Russia. Aveva fatto parte della divisione SS “Das Reich”, che apparteneva al gruppo Panzer di Guderian.

Le purghe del 1937 RAFFORZARONO l’Armata Rossa

Otto Skorzeny era nel bel mezzo delle truppe del Fronte Sud in Ucraina, aveva avanzato via Brest e Jelnja e ammirava attraverso un binocolo le lontane cupole di Mosca. Ma non ci arrivò mai. E la domanda – come mai non hanno preso Mosca? – ha afflitto l’Obersturmbannführer in pensione per il resto della sua vita. Dopo tutto era quello che volevano. Ed erano preparati. Ed erano ragazzi così in gamba: con un sentimento di profonda soddisfazione Skorzeny racconta come aveva completato una marcia forzata di 12 chilometri in pieno equipaggiamento da battaglia ed era stato in grado di sparare quasi senza mancare un solo colpo. Ma la sua vita si è conclusa nella lontana Spagna – in esilio, in fuga dalla giustizia tedesca dopoguerra, che si accaniva su di lui con la meticolosa e tipicamente tedesca “denazificazione” nello stesso modo in cui una casalinga avvelena uno scarafaggio. Che vergogna!

Le memorie di Skorzeny non sono mai state tradotte in Ucraina. In Russia, solo degli estratti – soprattutto quegli episodi che descrivono le operazioni speciali. La versione russa delle memorie inizia al punto in cui Skorzeny finisce in ospedale a seguito delle sue avventure vicino a Mosca. Ma nell’originale ci sono 150 pagine che precedono questo punto. Parlano della strada verso Mosca e in che modo, a parere dell’autore, è giunta la vergogna.

Il sabotaggio nascosto tra i generali tedeschi era stato, secondo il veterano delle SS, una delle ragioni della sconfitta dei tedeschi: “Proprio nel cuore del vecchio sistema prussiano – nello Stato Maggiore dell’Esercito – un piccolo gruppo di generali era ancora incerto tra la tradizione e le nuove forme, alcuni purtroppo non ne accettarono i benefici… Era difficile per queste persone, per esempio, per Beck e il suo successore Halder, obbedire a una persona, che alcuni chiamavano il “caporale boemo”. Skorzeny pone molta attenzione alla cospirazione militare e ritiene che questa esistesse come forma di contrasto segreto al Führer molto prima del 1944.

L’autore delle memorie vede Stalin nel 1937 come un esempio per Hitler: “L’epurazione massiccia dei militari, effettuata dopo esecuzioni multiple tra i politici, non ha indotto in errore solo Heydrich e Schellenberg. I nostri servizi segreti politici erano convinti che avevamo ottenuto una vittoria decisiva, e la stessa opinione era condivisa da Hitler. L’Armata Rossa però, contrariamente alla credenza popolare, non era stata indebolita, ma rafforzata… giovani ufficiali – comunisti convinti – avevano assunto le cariche dei comandanti eliminati dell’esercito, dei corpi d’armata, delle divisioni, delle brigate, dei reggimenti e dei battaglioni. E la conclusione: “Dopo l’orribile epurazione all’ingrosso del 1937 è apparso un nuovo esercito russo politico, in grado di resistere alle battaglie più brutali. I generali russi obbedivano agli ordini, ma non si occupavano di congiure e tradimenti, come spesso è accaduto nei nostri ambienti più elevati”.

È impossibile non essere d’accordo con questo. A differenza di Hitler, Stalin aveva creato un sistema totalmente subordinato a lui. Per questo motivo, nell’autunno del 1941, quando i tedeschi erano vicini a Mosca, non c’era nessun complotto tra i generali dell’Armata Rossa. Ma tre anni dopo ce ne fu uno nella Wehrmacht – anche se Berlino in quel momento era più lontana dal fronte. È inconcepibile pensare che Stalin fosse fatto saltare in aria da uno dei “suoi” al Cremlino, così come il colonnello Stauffenberg aveva provato a fare per l’amato Führer nella Wolfsschanze.

Otto Skorzeny (a sinistra)

Otto Skorzeny (a sinistra)

L’Abwehr non aveva segnalato nulla di importante

“In guerra”, scrive Otto Skorzeny, “esiste un altro aspetto poco conosciuto ma spesso cruciale – quello del lavoro sotto copertura. Sto parlando di eventi che si svolgono lontano dal campo di battaglia, ma che hanno un grande impatto sul corso della guerra – hanno comportato una perdita enorme di attrezzature, la sofferenza e la morte di centinaia di migliaia di soldati europei… Più di qualsiasi altra guerra, la seconda guerra mondiale fu una guerra di macchinazioni e complotti”.

Skorzeny sospetta chiaramente l’ammiraglio Canaris, capo dell’Abwehr (l’intelligence militare tedesca), di lavorare segretamente per gli inglesi. Fu Canaris che convinse Hitler nell’estate del 1940 che lo sbarco in Gran Bretagna era impossibile: “Il 7 luglio inviò a Keitel un rapporto riservato in cui lo informava che due divisioni di difesa di prima linea e 19 divisioni di riserva avrebbero atteso le truppe tedesche allo sbarco in Inghilterra. Tuttavia gli inglesi a quel tempo avevano solo un’unità pronta alla battaglia – la 3a divisione del generale Montgomery. Il generale lo ricorda nelle sue memorie… Fin dall’inizio della guerra e nei momenti chiave, Canaris si comportò come il peggior nemico della Germania”.

Se Hitler avesse saputo della disinformazione che il suo capo dell’intelligence gli aveva rifilato, la Gran Bretagna sarebbe stata sconfitta. E nell’estate del 1941 Hitler avrebbe mosso guerra non su due fronti, ma solo su uno – il fronte orientale. Bisogna accettare che in queste circostanze le probabilità che prendesse Mosca sarebbero state molto più alte. “Ho parlato con Canaris tre o quattro volte”, ricorda Skorzeny, “e non mi colpì come una persona diplomatica o straordinariamente intelligente, come alcuni scrivono di lui. Non ha mai parlato apertamente, era subdolo e imperscrutabile e questo non è la stessa cosa”. E in ogni caso: “L’Abwehr non aveva segnalato nulla di veramente importante o significativo per l’Alto Comando ”

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“Non sapevamo”

Questa è una delle lamentele più comuni del grande sabotatore: “Non sapevamo che i russi avevano usato attrezzature obsolete, e non i loro migliori soldati, nella guerra con la Finlandia. Non c’eravamo accorti che la loro vittoria conquistata a cario prezzo sul coraggioso esercito finlandese era solo un bluff. Stiamo parlando di una forza enorme tenuta nascosta, capace di attacco e di difesa, di cui Canaris – il capo dei servizi segreti tedeschi – doveva almeno sapere qualcosa”.

Come il resto di noi, Skorzeny rimase colpito dai “magnifici T-34”. I tedeschi furono perfino costretti a buttare bottiglie piene di benzina conto i carri. Nei film un episodio del genere caratterizza le immagini dell’eroico soldato sovietico costretto a combattere praticamente a mani nude. Ma in realtà a volte era il contrario. E inoltre, era spesso così: “le armi anticarro tedesche, che potevano facilmente distruggere i carri armati della classe T-26 e BT erano impotenti contro i nuovi T-34, che apparivano improvvisamente dai campi di grano e segale invasi. I nostri soldati ebbero quindi bisogno di attaccarli con “cocktail Molotov” – bottiglie ordinarie di benzina con una miccia accesa, invece di un tappo di sughero. Se la bottiglia atterrava sulla piastra di acciaio che proteggeva il motore, il carro avrebbe preso fuoco… I “proiettili Faust” apparvero molto più tardi, ed è per questo che nelle prime campagne alcuni carri armati russi potevano essere fermati solo con il fuoco diretto della nostra artiglieria pesante”.

In altre parole, tutta l’artiglieria anticarro del Reich si dimostrò inutile contro il nuovo carro armato russo, che poteva essere tenuto solo sotto controllo da cannoni pesanti. Ma il memorialista non fu meno impressionato dalle unità dei genieri dell’Armata Rossa e dalle relative attrezzature – potevano costruire un ponte di 60 metri, rendendo possibile il trasporto di veicoli di peso fino a 60 tonnellate! La Wehrmacht non possedeva tale tecnologia.

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Mancanza di uniformità tecnica

Tutta la progettazione della dottrina offensiva tedesca era basata sulla elevata mobilità delle sue unità motorizzate. I motori tuttavia richiedono parti di ricambio e manutenzione costante. E non c’era alcuna procedura per questo nell’esercito tedesco. La diversità dei tipi di veicoli in una divisione era un problema. “Ogni azienda automobilistica tedesca stava ancora facendo modelli diversi della propria marca, come avevano fatto prima della guerra, si lamenta Skorzeny, ricordando la propria esperienza di servizio nella divisione “Reich” nel 1941. Un gran numero di modelli non è adatto alla creazione di un corrispondente magazzino di pezzi di ricambio. Nelle divisioni motorizzate c’erano circa 2.000 veicoli con a volte 50 diversi tipi e modelli, anche se da 10 a 18 sarebbero stati sufficienti. Inoltre il nostro reggimento di artiglieria aveva più di 200 camion, di 15 tipi diversi. Sotto pioggia, fango o gelo non era possibile neanche per il miglior specialista di effettuare una riparazione di alta qualità”.

E questo fu il risultato. Appena fuori Mosca: “Il 2 dicembre abbiamo continuato ad avanzare e siamo riusciti a prendere Nikolaev, che si trova a 15 chilometri da Mosca – con il sole potevo vedere le cupole delle chiese di Mosca attraverso un binocolo. Le nostre truppe sparavano alla periferia della capitale, tuttavia non avevamo più mezzi di trasporto per l’artiglieria”. Se c’erano ancora i cannoni, ma i mezzi di trasporto erano “tutti fuori uso”, significa che la “super tecnologia” tedesca doveva essere lasciata come un relitto per strada. Non ci si può trascinare le armi pesanti da soli.

L’esercito tedesco arrivò a Mosca assolutamente esausto: “Il 19 ottobre è iniziato a piovere a dirotto e il gruppo di armate “Centro” è stato impantanato nel fango per tre giorni… Era una scena terribile: una colonna di macchine estesa su centinaia di chilometri con migliaia di veicoli in fila in tre colonne, impantanati nel fango a volte fino alla cappa. C’era carenza di benzina e munizioni. Tre preziose settimane e grandi quantità di attrezzature sono state perse… a costo di duro lavoro e spaccandoci la schiena siamo riusciti a pavimentare 15 chilometri di strada con tronchi… sognavamo che arrivasse più rapidamente il gelo”.

Ma quando dal 6 al 7 novembre arrivò il gelo e la divisione in cui serviva Skorzeny fu rifornita di munizioni, carburante e di un po’ di cibo e sigarette, emerse che non vi era alcun carburante invernale per i veicoli e le armi – e i motori iniziarono a causare problemi. Invece di divise invernali alle truppe furono dati completi color sabbia destinati all’Afrika Korps ed equipaggiamento dipinto nello stesso colore. Nel frattempo la temperatura era scesa a -20° e persino a -30° Celsius. Con sincero stupore il focoso ufficiale delle SS descrive le uniformi invernali dei soldati sovietici – cappotti corti di pelliccia e stivali di pelliccia: “È stata una brutta sorpresa – a Borodino abbiamo combattuto con i siberiani per la prima volta. Questi erano uomini vigorosi – soldati superiori, ben armati; erano vestiti in cappotti e cappelli di pelliccia e indossavano stivali di pelliccia ai piedi”. I tedeschi impararono solo dai prigionieri di guerra russi che le calzature invernali dovrebbero essere un po’ più spaziose, se non si vuole che i piedi congelino: “Dopo un attento studio delle attrezzature dei coraggiosi siberiani, catturate presso Borodino, abbiamo appreso che, per esempio, se non ci sono stivali di feltro, non c’è bisogno di indossare stivali di pelle – la cosa più importante è che gli stivali siano spaziose e non premano sul piede. Questo era noto a tutti gli sciatori, ma non al nostro servizio di abbigliamento specializzato. Quasi tutti noi indossavano stivali di pelliccia prelevati da soldati russi morti”.

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Eccellente intelligence russa

Quasi la ragione principale per la sconfitta dell’esercito tedesco fu, secondo Skorzeny, l’eccellente intelligence russa. La rete di spie “Orchestra rossa” in Europa – per lo più composta da accaniti anti-nazisti – forniva allo Stato maggiore sovietico informazioni sulle intenzioni strategiche tedesche. Egli ricorda anche la super-spia Richard Sorge, le cui informazioni che il Giappone non sarebbe entrato in guerra portarono alla ridistribuzione a Mosca di 40 divisioni dall’Estremo Oriente.

“La strategia militare del Reich era superiore”, dice Skorzeny, “e i nostri generali avevano un’immaginazione più potente. Tuttavia, dal soldato semplice fino al comandante di compagnia, i russi erano uguali a noi – coraggiosi, intraprendenti, cospiratori dotati. Resistevano ferocemente ed erano sempre pronti a sacrificare la loro vita… Gli ufficiali russi dal comandante di divisione e al di sotto erano più giovani e più risoluti del nostri. Dal 9 ottobre al 5 dicembre la divisione “Reich”, la 10a divisione corazzata e le altre unità del 16° corpo corazzato hanno perso il 40% del loro personale totale. Sei giorni più tardi, quando le nostre posizioni sono state attaccate di nuovo dalle divisioni siberiane appena arrivate, le nostre perdite hanno superato il 75%”.

Ecco quindi la risposta alla domanda: perché i tedeschi non hanno preso Mosca? Sono stati semplicemente battuti. Skorzeny stesso non ha più combattuto su quel fronte. Non era un uomo stupido, e ha capito che c’erano minime possibilità di sopravvivere in quel tritacarne e così colse l’occasione per farsi trasferire al servizio dell’unità di commando delle SS. Il fronte non lo attraeva più – rapire dittatori era più piacevole e più sicuro che non trovarsi faccia a faccia con siberiani in stivali di feltro, che combattevano sotto la protezione dei T-34 e con il migliore servizio di intelligence del mondo.

P.S. L’autore di questo articolo – Oles’ Buzina – famoso giornalista, scrittore e storico ucraino – è stato assassinato la scorsa settimana davanti alla sua casa a Kiev. “Istoricheskaja Pravda” offre le sue condoglianze ai parenti e agli amici del defunto.

 

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