Da quando l’Impero Romano e la Chiesa si sono separati il tiro alla fune in Europa è stato una caratteristica forte di eventi drammatici nella regione, e oltre. Quale fu la causa e qual è stato l’effetto sono oggetto di dibattito, ma la scissione fu molto più profonda di quella politica; l’aspetto spirituale non dev’essere trascurato.

Gli scriventi non sono esperti su questo aspetto della storia, e quindi non si dilungheranno troppo, ma è sufficiente dire che la Pasqua Cattolica può venire prima della Pasqua ebraica, anche se Gesù ha celebrato la Pasqua [ebraica] prima della Sua Crocifissione. Ma questa anomalia non si verifica nel calendario giuliano, a cui la Chiesa Ortodossa aderisce ancora oggi; e la comunità Ortodossa non esita a presentare questa contraddizione nel calendario georgiano che segue il Cattolicesimo.

Ma questo articolo non riguarda il disaccordo di oltre un millennio e mezzo tra la Chiesa occidentale e quella orientale. Riguarda l’attuale spaccatura tra Russia ed Europa occidentale.

Ma fino a che punto gran parte dell’attuale frattura trova le sue radici nella religione? Nessuna regione al mondo ha vissuto negli ultimi tempi le ripercussioni di questa antica frattura tanto quanto i Balcani, quando l’ex Federazione Jugoslava si è divisa, su linee religiose Cattolico/Ortodosse, che per ironia della sorte hanno un’enorme somiglianza con i confini degli imperi romano e bizantino. Lo sfruttamento di potenziali crepe nelle due principali sfere dell’Islam da parte del blocco del potere occidentale, insieme ai suoi utili alleati non occidentali, non è da sottovalutare. È facile applicare una visione semplicistica della divisione tra Oriente e Occidente solo su tali criteri, ma la differenza religiosa gioca sempre un ruolo importante, anche se psicologicamente. In Europa, i fattori storici includono anche quello dell’influenza dell’Impero Ottomano, la conversione di molti europei dell’est all’Islam, le divisioni all’interno della Chiesa occidentale che hanno portato a conflitti drastici e, avanti veloce fino al fenomeno molto successivo dell’era sovietica e delle implicazioni durature della sua eredità nei paesi vicini, il quadro diventa quindi più complesso.

Indipendentemente da ciò che viene detto dai paesi su cui la Russia ha avuto influenza nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, non ci sono scuse per negare il fatto che sia stata la Russia, sebbene sotto la bandiera dell’Armata Rossa, a liberare tutta l’Europa orientale, compresa l’ex Germania dell’Est e tutta Berlino dai Nazisti. Tra gli Alleati della Seconda Guerra mondiale, la Russia ha fatto i più grandi sacrifici, più sacrifici di tutti quelli degli Alleati messi insieme, perdendo decine di milioni di persone, con stime che raggiungono i quaranta milioni. Nessun’altra nazione si è avvicinata a queste disastrose perdite umane; nemmeno la Germania stessa.

Tuttavia, alla Russia viene negato tutto il riconoscimento di aver vinto la lotta contro la Germania Nazista. È stato il suo status di Unione Sovietica Comunista che l’ha trasformata nella perdente della storia scritta occidentale, o è stata la sua eredità Ortodossa giustapposta a quella di un Vaticano potente e globale e anche di un “Occidente Cristiano”, intento a sottomettere e dominare, il tutto con lo scopo di accaparrarsi risorse e bottino?

Chiaramente, l’Europa occidentale, indipendentemente dai fatti sul campo, sembra intenzionata ad esprimere, almeno in pubblico, un incurabile senso di apprensione, mitologia e propagazione della finzione quando si tratta di Russia. Aggiungete a questo un’obbedienza europea ai dettami dell’America e dei suoi gestori del potere nel tentativo di paralizzare la Russia con sanzioni, un’obbedienza ottenuta principalmente attraverso minacce di ricatti e conseguenze negative se non rispettati. Non solo questa demonizzazione ad ampio spettro è, almeno pubblicamente, espressa dai politici europei e dalle sue cosiddette “élite”, ma anche dalla maggior parte della popolazione dell’Europa occidentale.

Uno degli scriventi usa spesso canzoni popolari dell’Occidente e i loro testi per esprimere specifici atteggiamenti mentali in determinati blocchi di tempo e spazio. Nel 1980 il musicista britannico Sting scrisse una canzone intitolata Russians. Doveva essere un messaggio di pace in cui Sting si chiedeva, con evidente sarcasmo comprensivo, sullo stato della propaganda anti-russa e se alcune persone in Occidente considerassero i russi come macchine robotiche comuniste senza cervello e si chiedessero se amassero i loro figli come tutti gli altri umani. Il testo esemplifica le percezioni popolari in Occidente del popolo e della nazione russa, al punto da fare una domanda così bizzarra sull’amore verso i bambini.

E, nonostante i cambiamenti in Russia dallo smantellamento dell’Unione Sovietica, che è ciò che l’Occidente aveva pianificato, e l’emergere durante il periodo di Eltsin del “capitalismo da banditi” – come se questo non esistesse altrove – le percezioni negative sono persistite, e vi si è aggiunto un palpabile senso di gioia per il caos e il collasso che verificatisi in Russia. Alcuni dicono che in seguito Eltsin fu devastato dai sensi di colpa e si assicurò che arrivasse un leader che potesse tirare fuori il paese da questo disastro; Vladimir Putin, che in seguito mandò a monte il piano dell’Occidente con molte sorprese in serbo. A tutt’oggi, gli occhi del pubblico occidentale sono sviati da tutti i mali in cui possono essere coinvolti i propri potenti, e si rivolgono bruscamente verso questo conveniente “uomo nero”. Non c’è stata una svolta hollywoodiana per mostrare una Russia “riabilitata” mentre Putin ha cambiato rapidamente le cose dopo il periodo Eltsin, riportando la nazione e la Federazione ad una sana autostima, orgoglio, forza e determinazione di riconquistare il suo posto nel mondo, trasformando gradualmente quello che l’Occidente aveva visto come un grande “colpo di stato” contro la Russia, in una vittoria che gli si è ritorta contro.

In Occidente non riescono ad elaborare accuratamente la causa reale dell’attuale escalation con la Russia, e questo perché i fatti non si accumulano a loro favore nella scatola dell’onestà quando si tratta di conflitto di produzione. Il loro sfruttamento di qualsiasi divisione religiosa ha avuto successo in una certa misura, ma soprattutto nell’assicurare l’accerchiamento della Russia con nazioni ostili o nel ribaltare alcuni governi di alleati Ortodossi tradizionali. Non vi è alcuna spiegazione razziale all’escalation e alla storia di essa, a parte il fatto che la cultura russa è generalmente caratterizzata da inclusività e diversità, qualcosa in cui l’Occidente ha fallito, e di fatto ha abusato. La Russia, un’antica cultura con almeno mille anni di esistenza in un paradigma di interdipendenza con diverse culture ed etnie, che abbraccia una vasta sezione del continente più grande che raggiunge i mari Nero, Caspio, Baltico, di Bering, quelli a nord e ad est, e fino all’Oceano Pacifico settentrionale; come si possono paragonare l’Europa moderna e l’Occidente?

Per quanto riguarda il vecchio Occidente, l’Europa, ora per lo più riunita nell’entità nota come UE, la sua animosità non può essere spiegata da questioni irrisolte con la vecchia Unione Sovietica. Né può essere basata sulla convinzione di pericoli e minacce evidenti e presenti rappresentati dall’esistenza della Russia. I leader dell’UE sono sicuramente consapevoli del fatto che è stata la NATO a rompere l’accordo tra Gorbaciov e l’Occidente, e che la NATO ha progressivamente intimidito e minacciato la sicurezza della Russia posizionando missili nelle nazioni dell’ex Patto di Varsavia, circondando la Russia, e molto prima che la Russia facesse qualsiasi tentativo di contrastare tali misure. I leader dell’UE, per vari motivi, mettono da parte la realtà e la razionalità e il fatto noto che la pace e la stabilità in Europa possono esistere o avere qualche potenzialità solo se si basano sulla reciproca comprensione europea che la Russia deve essere inclusa. I leader dell’UE sanno chiaramente, ma non lo affermano mai, che sono gli Stati Uniti che li stanno costringendo a prendere posizione contro i propri interessi regionali ed economici e ad agire contro la Russia; non il contrario, come stabilito dai loro interessi nazionali come affermano.

Quando si parla di crisi, è la manipolazione da parte dell’America, un potere che ha mirato ed è riuscito per alcuni decenni a crearsi come una potenza globale unipolare, di vasta portata, che ha l’ultima parola su qualsiasi cosa e ha sotto il suo controllo le nazioni vinte che hanno perso durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando l’Europa si è organizzata in un’unione, è diventato molto più facile per l’America avere quasi l’intero subcontinente sotto il suo stivale. Non avrebbe potuto raggiungere questo obiettivo senza la demonizzazione della Russia e la riscrittura della storia per il consumo dell’Occidente e tutto sotto la sua tutela. Proprio come abbiamo assistito nel tempo con le “Guerre dell’Impero”, la strategia di cooptare in un formato di guerra ibrida Hollywood e tutti i media ha svolto un ruolo cruciale nella costruzione di una narrativa mondiale dell’America come “poliziotto del mondo”, “salvatrice” e “leader del mondo libero”, quando in realtà interpretava il ruolo di predone, pirata e predatore, condividendo il bottino con alcuni dei suoi più potenti “alleati” che in effetti erano nazioni con poca sovranità o capacità di fare ogni loro decisione cruciale.

Ultimo ma non meno importante, dalla posizione militare poco pragmatica, i leader dell’UE lo sanno, ma sotto costrizione ignorano il fatto che la Russia ha recentemente sviluppato armi ipersoniche all’avanguardia dalle quali il loro status di membri della NATO e l’alleanza con gli Stati Uniti non possono proteggerli. Sanno che se dovesse materializzarsi un’escalation tra NATO e Russia tali armi possono essere utilizzate e il risultato potrebbe essere devastante per la stessa UE. Le nazioni dell’UE e la NATO nel suo insieme sanno per certo che una guerra sul suolo europeo con la Russia è totalmente e assolutamente impossibile da vincere. Anche senza schierare nessuna delle tante armi che il Presidente Putin ha annunciato al mondo durante il suo famoso discorso dell’1 marzo 2018, una guerra convenzionale tra le due parti offre alla Russia il vantaggio della profondità di campo e del numero di truppe. Tale è la presa su queste nazioni che agiscono come se negassero l’ovvio. Cos’hanno da guadagnare? O si tratta di minimizzare il danno sotto il giogo dell’America? E, in particolare, cosa si aspetta di guadagnare l’Europa provocando o partecipando allo scoppio della guerra contro l’Ucraina?

Ancora una volta, nel solito stravolgimento dei fatti, i media occidentali si sono impegnati nell’era post-Trump a ritrarre la Russia come il colpevole che sta intensificando la crisi in Ucraina. Se la Russia non avrà alternative all’agire, decidendo che deve impegnarsi militarmente, non sarà né influenzata né intimidita dalle “fake news” occidentali. Agirà sulla base dei fatti sul campo, e qualunque cosa la Russia decida di fare o non fare, i media occidentali e le figure di spicco dipingeranno la Russia come il trasgressore e l’aggressore, e come abbiamo recentemente visto dallo stesso Biden, aumenteranno la retorica, chiamando ad esempio il presidente di una potenza mondiale, il Presidente Putin, “un assassino”.

Senza il beneficio di una sfera di cristallo, o la situazione peggiorerà ad un livello tale da lasciare la Russia senza altra alternativa che adottare misure simili a quelle prese in Cecenia e Georgia, o l’Ucraina si ritirerà. Il primo scenario sembra più probabile, a meno che lo stile superiore della diplomazia russa, specializzata in accordi vantaggiosi per tutti, non riesca a trovare una soluzione. Tuttavia, l’attuale minaccia ucraina è sicuramente dove la Russia traccerà la linea nella sabbia. Se le cose dovessero scadere nell’inconciliabile, anche se la Russia è certa di ottenere la vittoria militare, sarà sicuramente soggetta a più sanzioni occidentali di quelle a cui è già sottoposta. Senza dubbio, in un tale evento di sanzioni sempre più fantasiose e diaboliche imposte, attirerà la Russia sempre più vicino agli alleati che l’Occidente non approva, e i nuovi sistemi che l’Occidente ha monopolizzato saranno annullati e non saranno efficaci nel mettere la Russia in ginocchio.

Per quanto riguarda la sempre strisciante sindrome del “cucciolo cattivo” della NATO che spinge la sua presenza nell’Europa orientale un centimetro alla volta dopo lo scioglimento dell’URSS, dal fingere ragioni per i missili di stanza nell’Europa orientale per salvaguardare l’UE dai missili iraniani, all’incitare e costringere gli ex membri del Patto di Varsavia ad aderire alla NATO, allo schierare più truppe nell’UE in palese sostegno ai Nazisti ucraini, la Russia ha ricambiato in modi misurati. Sì, ha riconquistato la Crimea dall’Ucraina, ma ciò è stato fatto nell’ambito di un processo democratico basato su referendum. La Russia potrebbe dover rischiare e offrire la stessa opzione alle regioni perseguitate dell’Ucraina. Dopotutto, la posizione della Russia in Siria nel 2015 su richiesta del governo siriano ha chiaramente segnalato che lo stile unipolare del “Nuovo Ordine Mondiale” degli anni ‘90 è finito e che non si può tornare indietro.

La pazienza, la perseveranza e la fiducia della Russia in una diplomazia superiore e vincente nel tempo saranno ampiamente considerate con rispetto dal resto del mondo, e anche in silenzio dai leader dell’UE. Sono i leader dell’UE che non verranno alla festa perché sono ostaggio di molte trappole, e quindi è estremamente improbabile, se non impossibile, dato il vincolo in cui si trovano, che risponderanno alla ragione, alla diplomazia o agiranno nei loro migliori interessi. A differenza dei decenni in cui l’America in particolare ha dovuto installare o dirottare istituzioni e inventare truffe per imporre “regole” al mondo, la Russia non è ancora in una posizione finanziaria abbastanza forte per attuare alcune delle sue “regole” per proteggere i suoi interessi. Nessuna nazione dovrebbe essere in grado di farlo in un modo che influisca negativamente su altre nazioni, sia attraverso “regole”, sanzioni, truffe o monopolio e altri strumenti che uccidono senza che un proiettile venga sparato. Queste e altre strategie e tattiche provengono prevalentemente da una nazione in generale declino; una che vanta un’enorme flotta di dieci portaerei, innumerevoli basi mondiali e un budget di guerra annuale di quasi un trilione di dollari; la macchina da guerra americana è nondimeno un dinosauro tecnologico rispetto alla controparte russa brillante e avanzata.

Sul grande livello geopolitico; (1) ciò che mantiene l’America in una posizione di potere oggi è il suo potere sull’economia globale basata sul petrodollaro e tutto ciò che ne deriva, compreso il controllo delle transazioni monetarie internazionali basate sullo SWIFT, senza le quali i beni non possono essere acquistati, venduti e pagati sul mercato internazionale; (2) in senso economico realistico, tuttavia, è la Cina che si sta avvicinando alla leadership globale, se non lo ha già fatto almeno in termini di parità di potere d’acquisto (PPP), e (3) in termini di superiorità degli equipaggiamenti militari, è la Russia che guida il mondo.

Per quanto riguarda l’attuale “crisi” e una possibile resa dei conti sull’Ucraina, la Russia non può certo preoccuparsi della sua capacità militare di affrontare qualsiasi azione. Tuttavia, a meno che la Russia non sia stata in grado di salvaguardare la sua economia, mettendola in quarantena il più possibile dall’essere colpita da ulteriori sanzioni occidentali, qualsiasi escalation non dovrebbe lasciare la Russia soggetta a ripercussioni occidentali intimidatorie. Più l’Occidente spinge, più la Russia coopererà con la Cina, sia che ciò sia guidato su base volontaria o per necessità, e, in un ambiente globale in così rapido cambiamento, quella decisione della Russia è comprensibile e pragmatica, far sì che la Cina rimanga saldamente al fianco della Russia.

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Articolo di Ghassan e Intibah Kadi pubblicato l’8 aprile 2021 su The Saker.is
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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