Grazie alle sue entrature esclusive al Cremlino, il giornalista tedesco Alexander Rahr ci rende partecipi dei retroscena della storia degli anni di formazione del Presidente Russo a Leningrado, e del suo percorso verso il KGB.

Putin non ha mai nascosto il suo passato. Spiridion, suo nonno paterno, era un cuoco, anche se non ordinario. Prima preparò i pasti di Lenin e poi quelli di Stalin. Una persona che lavorava in una posizione simile e tanto vicino ai dirigenti del Cremlino non poteva non essere un membro del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), il predecessore del KGB. Spiridion servì il dittatore quotidianamente, e non c’è dubbio che fosse tenuto sotto un’osservazione più stretta di quella dedicata ad ogni membro del Politburo.

I ritratti dei membri del Politburo decoravano le pagine dei libri di testo ed i poster. Di conseguenza le loro facce erano famigliari a tutti gli studenti sovietici. Leonid Brezhnev, capo del Partito Comunista e dello Stato, era il primo della lista. Poi veniva Aleksei Kosygin, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro della Difesa Dmitriy Ustinov (ad un certo punto entrambi ebbero legami diretti con il complesso militare industriale di Leningrado) e Mikhail Suslov. Nell’ambito dell’Olimpo del Cremlino, quest’ultimo aveva la reputazione di un “cardinale grigio”, responsabile della purezza e della consistenza dell’Ideologia Comunista. Ma Vladimir Putin probabilmente ricordava meglio di tutti il viso del cinquantenne Yuri Andropov. Nel 1967 questi fu nominato capo del KGB. Cinque anni più tardi divenne membro del Politburo su insistenza di Brezhnev: questo era un chiaro segnale che l’influenza politica dell’organizzazione da lui guidata (che ad un certo punto era diventata un simbolo oscuro della dittatura di Stalin) era cresciuta. Naturalmente a quel punto Putin non poteva nemmeno immaginare che 30 anni più tardi avrebbe preso il posto di Andropov al quartier generale del KGB, alla Lubyanka, nella città di Mosca.

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Un giovane Vladimir Putin si cimenta nel Judo, un’ arte marziale in cui sarebbe poi diventato esperto.

Un bel giorno, nell’estate del 1970, il diciassettenne Vladimir bussò alle robuste porte dell’edificio posto al numero 4 di Viale Liteynyi. La maggior parte dei residenti di Leningrado cercava di avvicinarsi a questo edificio meno possibile, visto che era la sede amministrativa del KGB. Il suo futuro capo descrisse quella visita in un’intervista al giornale Komsomolskaja Pravda in questi termini: “la volontà di Putin di lavorare nel KGB apparve, se non proprio durante l’infanzia, comunque molto presto, durante la sua gioventù. Immediatamente dopo essersi diplomato alla scuola superiore, è venuto in Amministrazione ed ha annunciato appena entrato “voglio lavorare qui””.

Secondo il racconto di Putin, all’inizio sognò di diventare un pilota, ma verso l’età di 16 anni prese la decisione definitiva: avrebbe senza dubbio indossato le spalline degli ufficiali del KGB  Naturalmente il fatto che suo nonno ad un certo punto avesse lavorato nel “sistema” non era insignificante. Tuttavia i futuri colleghi di Putin erano in qualche modo sorpresi perché nessuno da un po’ di tempo, si rivolgeva a loro con simili richieste. Spiegarono immediatamente al giovane ospite che questo sarebbe stato possibile solo dopo il servizio militare o la laurea universitaria. “Qual è l’Università più adatta?” chieste Vladimir. “Giurisprudenza”, gli risposero. Così Putin fece del suo meglio per essere ammesso alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Leningrado, che si trovava nella ventiduesima strada dell’Isola Vasilevskij, nel centro città. Non che fosse facile. Dovette superare le riserve dei genitori, che speravano il figlio facesse ingegneria. Ma, alla fine, riuscì a farcela. Venne poi fuori che per frequentare giurisprudenza bisognava ricevere una lettera di presentazione dal Comitato Distrettuale del Partito o dalla Lega della Gioventù Comunista (Komsomol). Venivano fatte eccezioni per coloro che si diplomavano con il massimo dei voti. Fa onore a Putin il fatto che riuscì a superare tutti gli ostacoli e venne ammesso alla facoltà al primo tentativo.

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Alcune settimane dopo, Putin celebrò il suo diciottesimo compleanno, e il giorno dopo sentì alla radio che Alexander Solzhenitsyn aveva ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Con tutta probabilità Putin aveva già letto, in quel momento, Una giornata nella vita di Ivan Denisovich. Nello stesso periodo si veniva a sapere che Gorbachev, che ricopriva il posto di Primo Segretario al Comitato Regionale del Partito di Stavropol, trattava i dissidenti con un certo grado di condiscendenza. Al contrario, il Primo Segretario del Comitato Regionale del Partito Comunista di Sverdlovsk (oggi Yekateriburg), che negli anni settanta aveva ordinato la demolizione della Casa di Ipatiev, le cui fondamenta testimoniavano l’omicidio della famiglia dello Zar nel 1918, evitava ogni contatto con i riformisti. In generale la sua condotta ed il suo stile di gestione, ricordavano quelli del Primo Segretario del Comitato Regionale del Partito di Leningrado, Grigory Romanov, in diversi modi.

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L’impresa di un ufficiale dei Servizi, uno dei film di spionaggio che Putin vide nell’età della crescita.

Cosa pensò Vladimir Putin quando venne a sapere del premio a Solzhenitsyn? E’ improbabile che abbia avuto una qualsiasi reazione, positiva o negativa. Al tempo, probabilmente, l’unica cosa che lo disturbava veramente era non poter lavorare nel KGB a causa della giovane età. In un’intervista Putin difese l’attività dei cosiddetti “informatori”, e affermò che lo stato ha diritto di usare agenti segreti per ottenere le informazioni necessarie. In ogni caso è molto improbabile che Vladimir Putin volesse lavorare nel campo poco stimolante e poco invidiabile della repressione della dissidenza.  In quello stesso, memorabile, anno, il governo di Willy Brandt incominciò a mettere in pratica la sua memorabile Ostpolitik, e le relazioni fra l’Occidente e l’URSS parvero muovere verso una distensione. Come risultato di questo processo, la Repubblica Federale Tedesca divenne il maggior interlocutore commerciale dell’Unione Sovietica. In agosto il Cancelliere Federale Brandt e Leonid Brezhnev firmarono un accordo a Mosca, tracciando la cornice per le future relazioni fra i due paesi.

E Vladimir Putin? Diventò un James Bond sovietico. E’ improbabile. Prima di tutto, non aveva l’addestramento necessario: non serviva nell’esercito. In ogni caso tutte le facoltà universitarie avevano un dipartimento militare, e così Putin, grosso modo come gli altri studenti, non aveva bisogno di indossare spalline e girare armato. Naturalmente Putin dovette sottostare ad un addestramento militare nel suo ultimo anno. Ma lui ed i suoi colleghi interpretavano questa esperienza come una specie di corso di educazione fisica particolarmente intensivo. Dopo la laurea Putin ricevette il grado di luogotenente in riserva.

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Nella metà del suo quarto anno di corso, il sogno di una vita divenne realtà. Un ufficiale del KGB lo contattò a casa e gli propose un incontro. Il giorno dopo Vladimir, bruciante di impazienza, si presentò al luogo del convegno. L’uomo però non arrivava, e Putin temette che probabilmente, dopo tutto, non sarebbe venuto. Alla fine però l’ufficiale del KGB arrivò ed offrì immediatamente a Putin un posto nell’organizzazione. Specificò comunque che non accettavano tutti gli studenti di legge, ma solo i “quadri” promettenti. A dire il vero solo tre studenti della facoltà di legge, oltre Putin stesso, ricevettero questo tipo di offerta. Lavorare per il KGB era considerato prestigioso non solo per il salario alto. Molti erano attratti dalla prospettiva di ricevere un addestramento speciale.

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Putin dovette attendere un anno intero prima di ricevere un invito ufficiale al dipartimento del personale della sezione di Leningrado dell’onnipotente KGB.

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Vladimir Putin capitano del KGB .

Vladimir Putin capitano del KGB .

Nell’ottobre del 1975 Putin compì 23 anni. La sua tesi sulla costruzione di un sistema più favorevole per il commercio internazionale ebbe il massimo dei voti. Ora aveva diritto di fregiarsi del titolo di avvocato. Anche il suo sogno più ardente si realizzò: iniziò a lavorare per il KGB.

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Lo aspettava una vita molto stressante. Naturalmente non aveva idea di quanto sarebbe stata interessante ed eccitante.

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Articolo di Alexander Rahr, tradotto in Inglese da Nina Kouprianova l’11 Febbraio 2016
Ritradotto in Italiano da Marco Bordoni per SakerItalia.it il 19 Aprile 2016

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