Secondo la stampa mainstream non c’è dubbio su chi sia il peggior nemico dell’ Unione Europea, quello che trama nell’ombra ed influenza le elezioni dei paesi membri orchestrando lo sfaldamento della UE: il Presidente russo Vladimir Putin. Le cose stanno proprio così? Abbiamo deciso, tanto per fare una cosa diversa, di non accontentarci di quella che i giornali e le TV sostengono sia l’ opinione di Putin, ma  raccogliere qualche intervento sul tema dello stesso Presidente. Perché Putin ha parlato di Unione Europea diverse volte negli ultimi mesi. Come vedrete da questa breve rassegna, Putin distingue fra la condotta dell’Unione Europea in politica estera, condotta che considera errata e troppo subordinata alla linea statunitense, e i problemi interni dell’Unione. Su questi secondi ha sempre detto e ribadito che li considera non di pertinenza russa, respingendo ogni accusa di voler esercitare delle interferenze. Addirittura in economia il Presidente concede alla Commissione Europea un riconoscimento insperato (“sta agendo in maniera molto pragmatica e sulla strada giusta”) che lascerà sicuramente qualche dubbio nei suoi estimatori europei. Non vogliamo comunque anticipare troppo, e diamo la parola a Putin, per scoprire cosa pensa effettivamente dell’Unione Europea.

Conferenza stampa 24 giugno 2016

Unione Europea e Brexit. Ora mi piacerebbe spendere poche parole sulle affermazioni fatte prima e dopo il voto in Gran Bretagna. Naturalmente abbiamo seguito dappresso il voto, ma non abbiamo mai interferito o esercitato un’influenza su di esso. Dunque le affermazioni del Primo Ministro Britannico David Cameron sulla posizione della Russia, espresse prima del referendum, sono totalmente infondate.

Credo si sia trattato di un tentativo sconveniente di influenzare l’opinione pubblica interna. Come abbiamo visto, non ha funzionato. Secondo me parlare della supposta posizione russa dopo il voto è ancora più inappropriato. Siamo ad un livello bassissimo di dibattito politico.

Ora, per venire al cuore del problema. Naturalmente quello che è successo avrà conseguenze sia per la Gran Bretagna che per l’Europa nel suo insieme. La campagna referendaria ed i successivi risultati mettono a nudo la iattanza e la boria del Governo Britannico riguardo decisioni vitali per il suo proprio paese e per l’Europa in generale. Ci saranno effetti positivi e negativi: saranno inevitabili, gli uni e gli altri. Non serve nemmeno dirlo: tutto tornerà alla normalità nel medio termine. Il tempo ci dirà se ci sono stati più vantaggi o svantaggi.

Mi pare che gli ordinari cittadini britannici capiscano perché è successo quello che è successo. Prima di tutto nessuno vuole nutrire e sostenere economie più deboli e pagare il sostegno ad altri stati o ad intere nazioni. E’ un fatto intuitivo. A quanto pare la gente è scontenta per la sicurezza, che è stata erosa da potenti ondate migratorie. La gente vuole poi essere più indipendente.

Un dirigente dell’Unione Europea (un ex dirigente, per meglio dire) mi ha raccontato che la quantità di decisioni vincolanti adottate dal Parlamento Europeo è più elevata di quelle deliberate dal Soviet Supremo dell’URSS in relazione alle repubbliche sovietiche.

Questo significa che la concentrazione di potere al vertice è molto alta. Ad alcuni questo piace, e vogliono continuare per questa strada verso la demolizione dei confini nazionali, mentre ad altri non piace. Tutto sommato, tenendo conto dei risultati delle votazioni, alla netta maggioranza dei sudditi britannici questo non piace. Non gli va.

Comunque mi piacerebbe ripetere quello che ho detto recentemente al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: è una decisione dei sudditi britannici. Non interferiamo, non stiamo interferendo e non interferiremo in futuro in alcun modo. Secondo quanto ci si può attendere, seguiranno certi passi formali relativi alla decisione del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea.

Osserveremo e analizzeremo da vicino questo processo, cercando di minimizzare qualsiasi conseguenza negativa questa decisione dovesse avere per la nostra economia, perché considerando il colpo inferto ai mercati ed alle monete, la decisione è destinata a colpire (e sta già colpendo) gli indici azionari e quindi i prezzi dei nostri beni tradizionali, ma sono sicuro che tutto andrà a posto molto presto.

Non ci aspettiamo che per questo finisca il mondo. Naturalmente, come detto, seguiremo con attenzione le cose, adeguando la nostra politica economica, e le nostre relazioni con gli interlocutori europei.

Intervista a Bloomberg 5 settembre 2016

Unione Europea e Politica Economica.

John Micklethwait: Lei si aspetta che l’Europa non mantenga la compagine attuale, e che perderà altri stati come ha perso la Gran Bretagna?

Vladimir Putin: Vede, non voglio rispondere alla sua domanda provocatoria, anche se mi rendo benissimo conto che potrebbe essere interessante.

John Micklethwait: Andiamo! Lei ha criticato l’Europa tante volte…

Vladimir Putin: Bene, si. L’ho criticata, ma ripeto: teniamo il 40% delle nostre riserve (oro e valuta) in euro, non abbiamo nessun interesse al collasso dell’eurozona, ma non escludo che possano essere adottate alcune decisioni che consoliderebbero un gruppo di paesi di pari sviluppo economico e questo, a mio avviso, fortificherebbe l’euro. Ma possono essere anche prese decisioni provvisorie per mantenere invariato il numero di paesi dell’eurozona. Non è nostro compito, ma seguiamo sempre con attenzione le mosse dei nostri interlocutori europei e gli auguriamo buona fortuna.

Ora, a proposito delle critiche di cui Lei parlava. Ho criticato la politica estera, ma questo non significa che dobbiamo essere d’accordo su tutto. In effetti critichiamo diverse cose, pensiamo che i nostri interlocutori abbiano compiuto molto errori (magari anche noi ne abbiamo fatti, nessuno è perfetto) ma, per quanto riguarda l’economia, ripeto che, a mio parere, la Commissione Europea e le maggiori economie europee stanno agendo in maniera molto pragmatica, e sono sulla strada giusta.

John Micklethwait: Pensa che la Gran Bretagna sarà più disponibile o più incline ad un compromesso con la Russia ora che è fuori dall’Unione Europea, o comunque in procinto di uscirne?

Vladimir Putin: La Gran Bretagna sta uscendo dall’Unione Europea e, di fatto, è uscita. Comunque non ha disertato la sua relazione speciale con gli Stati Uniti, ed io credo che le relazioni della Gran Bretagna con la Russia dipendano da questa relazione speciale con gli USA più che dalla sua presenza o assenza nell’Unione Europea. Se la Gran Bretagna aspirasse ad una politica estera più indipendente, allora sarebbe possibile. Ma se sarà guidata dai suoi impegni verso gli alleati e riterrà che questi impegni rivestano per il suo interesse nazionale un’importanza superiore a quella della cooperazione con la Russia, tutto resterà come è ora.

Dopo tutto questa non è un scelta nostra, è una scelta dei nostri interlocutori britannici, una scelta di priorità. Comunque noi chiaramente capiamo che il Regno Unito, essendo alleato degli Stati Uniti con i quali ha una relazione speciale, nelle sue relazioni con la Russia deve fare assegnamento sul parere del suo alleato, gli USA.. Consideriamo questa situazione come un fatto, ma mi lasci sottolineare ancora una volta che noi siamo pronti a riprendere una cooperazione reciproca nella stessa misura in cui lo sarà la Gran Bretagna. Non dipende da noi.

Conferenza stampa, 17 settembre

Unione Europea e Comunità di Stati Indipendenti. Confronto ed iterazioni. Tutti credono, e questo è anche il mio parere, che strutture parallele siano ridondanti. Tutto quanto intralcia i progressi, tutto quanto crea e mantiene una burocrazia internazionale deve essere trasformato in altre forme che creino soluzioni ai problemi che i nostri paesi stanno fronteggiando.

Sappiamo che i paesi post sovietici hanno ricevuto una grande, positive, eredità comune. Ci sono anche problemi, ne siamo consci, ma c’è una colossale eredità positiva, inclusa un’infrastruttura comune, un’infrastruttura di energia e trasporti ferroviari e stradali. E poi anche la lingua russa, che ci unisce tutti.

Nell’Unione Europea tutti devono parlare la loro lingua ed usano 27 interpreti, mentre a noi non ne serve nessuno. E’ una grande forza unificante di cui non ci rendiamo nemmeno conto, e nella vita e nelle comunicazioni quotidiane nemmeno notiamo. Comunque è un aspetto significativo della nostra esistenza ed un fattore positivo ed importante per il nostro sviluppo comune.

Credo che questo sia il punto principale. Abbiamo sottolineato le strade e le direzioni per i successivi sviluppi dell’organizzazione, e le seguiremo facendo progressi. Come probabilmente sapete la prossima presidenza spetterebbe alla Moldavia, ma ci sono difficoltà che tutti conosciamo, e speriamo che la Moldavia le superi prima possibile.

Ieri ed oggi ho avuto un incontro molto proficuo con il Primo Ministro della Moldavia. Spero che potremo costruire un dialogo costruttivo e vedremo come andrà. Ci piacerebbe davvero trovare un accordo, ma non è più possibile farlo bilateralmente, dato che la Moldavia ha firmato un trattato con l’ Unione Europea. Ora ovviamente dobbiamo coinvolgere la Commissione Europea. Spero potremo trovare qualche soluzione positiva…

Conferenza stampa. 12 ottobre 2016

Europa, USA ed Aleppo. Ci sarebbe piaciuto sostenere l’iniziativa dell’Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Sig. De Mistura a proposito della ritirata dei miliziani da Aleppo. La parte francese aveva assunto una posizione positiva sull’argomento. Ci aspettavamo altri sforzi congiunti e costruttivi con i Francesi e con i membri del Consiglio di Sicurezza.

E poi cosa è successo? Il ministro degli esteri francese ha lasciato Mosca ed è partito per Washington, e il giorno seguente a braccetto con il sig. Kerry ha accusato la Russia di ogni malefatta possibile immaginabile; nessuno ci ha detto niente, ed ha discusso con noi di niente: hanno sganciato la loro risoluzione al Consiglio di Sicurezza, ovviamente aspettandosi il nostro veto. Perché?

Di certo non per fare adottare la risoluzione: l’hanno presentata ben conoscendo la nostra posizione e senza nemmeno discutere con noi le nostre proposte. Quindi solo per far porre il veto. Perché? Per aggravare la situazione e scatenare un’isteria anti russa nei media addomesticati, di fatto ingannando i loro popoli ed i loro cittadini. Mi riferisco ora non solo alla Francia, ma a tanti stati europei ed agli Stati Uniti. Secondo tutte le apparenze, questo ben si inserisce nel contesto di una campagna elettorale.

Non so se questo risponda agli interessi degli stati europei, ma di sicuro risponde agli interessi di politica estera e anche di politica interna dei loro alleati, in questo caso degli Stati Uniti: è questa la parte che dovrebbe essere rappresentata da politici seri e paesi seri che pretendono di essere indipendenti in politica estera e reclamano lo stato di grandi potenze? Non ne sono sicuro.

Vorremo lavorare con tutti i nostri interlocutori, inclusi i nostri interlocutori francesi ed europei, su questo problema così importante e pressante. Dopo tutto vediamo che succede: la Russia è accusata di tutti i peccati esistenti sulla faccia della terra, di tutti i crimini.

Bombardamenti di convogli umanitari. Se c’è qualcuno che vorrebbe sapere chi ha attaccato quel convoglio siamo noi. Sono state le organizzazioni terroristiche. E sappiamo che gli Americani lo sanno, ma preferiscono tenere una posizione diversa, e caricare tutte le colpe sulle spalle della Russia. Questo tipo di condotta nella platea internazionale è chiamata pressione o ricatto. Comunque con la Russia non ha mai funzionato e mai funzionerà.

Conferenza stampa, 23 novembre

Parlamento Europeo: Che posso dire. Sono tentativi continui. Cercano di insegnarci la democrazia. Ascoltiamo con attenzione i nostri insegnanti, e sentiamo che il modo peggiore di trattare la propria opposizione è vietare qualcosa. A quanto dicono va contro le norme e i principi della democrazia. La strada migliore è sempre la discussione aperta e la presentazione di argomenti corretti in difesa del proprio punto di vista nel quadro di questa discussione.

Se quanto dite è vero e se loro hanno approvato questa risoluzione [di condanna di RT e Sputnik, NdT] ciò suggerisce che si stia assistendo ad una chiara degenerazione (in senso politico) del concetto di democrazia nelle società occidentali e, in questo caso, a livello di Parlamento Europeo.

Spero chiaramente che il buon senso prevarrà, e che non assisteremo a nessuna effettiva restrizione. Per quanto riguarda i nostri giornalisti, che hanno indotto questa influente istituzione europea a prendere una simile decisione, beh, vista la situazione, possiamo solo congratularci per aver lavorato con tanto zelo e talento, per il risultato ottenuto.

Conferenza annuale, 23 dicembre 2016

Russia ed Europa: Ora, per quanto riguarda i punti deboli e forti dell’Europa, il loro significato e la nostra posizione in merito. Nessun dubbio: noi vogliamo avere interlocutori affidabili, forti e (aspetto non secondario) indipendenti. Se, nell’affrontare argomenti che attengono lo sviluppo delle nostre relazioni, le relazioni fra Europa e Russia, dobbiamo rivolgerci a paesi terzi o per dirla meglio, ad un terzo paese, allora non ci interessa avere a che fare con l’Europa in quanto tale.

Un politico europeo ha recentemente affermato che tutti i paesi europei sono stati piccoli, ma nessuno se ne è ancora reso conto. A proposito, io non sono d’accordo con questa affermazione perché in Europa esistono grandi potenze. Non farò la lista non volendo tralasciarne alcuna. Noi le trattiamo come tali. Il modo in cui l’Europa costruisce le relazioni al suo interno non è affar nostro.

Come sapete meglio di me ci sono due posizioni: un’Europa delle sovranità, di stati indipendenti con una piccola sovrastruttura comune, o uno stato semi-federale. Oggi il numero delle decisioni vincolanti approvate dal Parlamento Europeo che piovono sugli stati membri dell’Unione, supera il numero di quelle approvate a suo tempo dal Soviet Supremo dell’URSS, che erano vincolanti per le repubbliche sovietiche. E’ un grado di centralizzazione abbastanza elevato. Che sia o meno nell’interesse dell’Europa non lo so, non sta a me deciderlo, non sta a noi.

Il fatto che ci siano posizioni differenti, sulle migrazioni o su alcune altre cose, beh, anche questo sta agli Europei farci i conti. Naturalmente quei paesi europei che si oppongono alle attuali politiche migratorie sono preoccupati del basso livello della loro partecipazione al processo decisionale. Non gradiscono che qualcuno del vertice gli imponga soluzioni che considerano inaccettabili. Non è certo con noi che paesi come Polonia ed Ungheria dovrebbero discutere questi temi, e ovviamente non lo stanno facendo: lo stanno facendo con Bruxelles e con le altre capitali europee.

Ma non è importante come si svilupperanno le relazioni inter-europee, noi siamo interessati a sviluppare relazioni con l’Europa e ci impegneremo per farlo. Naturalmente vorremmo che l’Europa parlasse con una sola voce, in modo che ci fosse un solo soggetto con cui parlare: questo per noi è davvero importante. Ma se questo caso non dovesse verificarsi, cercheremo occasioni per parlare a livello nazionale con i singoli stati, con ciascuno dei nostri interlocutori in Europa. Del resto questo è ciò che di fatto accade ora: risolviamo alcuni problemi con la Commissione Europe, ed altri a livello nazionale con i singoli paesi. Nel complesso per noi è ok. La struttura interna dell’Unione Europea non è un nostro problema.

Europa, Ucraina e Visti. Per quanto riguarda l’abolizione dei visti per l’Europa per i cittadini ucraini, la sostengo con convinzione. Credo inoltre che i visti in Europa siano un’anacronismo da Guerra Fredda, e dovrebbero essere integralmente aboliti prima possibile. In ogni caso se l’Ucraina, i cittadini Ucraini, sono ammessi ad entrare in Europa senza visti, credo che sia un passo nella giusta direzione. Ma per quel che so io, stiamo parlando solamente di visti che non danno il diritto di lavorare. E allora la domanda è: il flusso di lavoratori ucraini crescerà comunque? Sicuramente sì. In Russia, sulla base di dati provvisori, ci sono 3 milioni di Ucraini. Se possono andare in Europa senza visto e guadagnare un po’ di più, cercheranno di farlo sicuramente: lo faranno quelli che sono in Russia, figurarsi quelli che sono in Ucraina. Questo rappresenterà un fardello certo per il mercato del lavoro in Europa.

D’altra parte, ci potrebbero essere implicazioni negative anche per l’Ucraina. Gli Ucraini che si trasferiranno in Europa senza diritto di lavorare si troveranno in una posizione molto umiliante. Significa che dovranno lavorare illegalmente, ad esempio arrivando, diciamo, per tre mesi, in base all’accordo di circolazione senza visti, quindi torneranno in Ucraina, e, appena registrato il ritorno alla frontiera, rientreranno immediatamente in Europa. Lavoreranno in nero, è chiaro. Non avranno protezione sociale, nessuna protezione. Saranno soggetti a serie vessazioni. Questo è male. Quindi se gli concedono ingressi senza visto, devono concedergli anche il diritto di lavorare.

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Traduzione di Marco Bordoni per SakerItalia

Testo originale dei discorsi: kremlin.ru (ai collegamenti ipertestuali indicati)

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