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Fronte di Hama

Hama il fronte dei combattimenti 8 ottobre 2016

Hama il fronte dei combattimenti 8 ottobre 2016

Ci troviamo forse di fronte, per la prima volta dall’inizio di questa guerra, ad una svolta nella provincia di Idlib: l’offensiva su Hama. Dopo le iniziali e travolgenti vittorie dei terroristi, negli ultimi giorni han segnato il passo; i rinforzi giunti al fronte per l’esercito arabo siriano, in special modo le Unità Tigre, sono riuscite nell’intento di arginare la spinta offensiva dei terroristi, causando loro anche ingenti perdite.

Gli attacchi aerei, da giorni si susseguono senza soluzione di continuità. In particolar modo i bombardieri Su-34 russi stanno effettuando moltissime missioni contro specifici obbiettivi, causando quindi molti danni in materiali e forze sul campo distrutte.

Di fronte al fallimento di questa offensiva, che partiva con obbiettivi ambiziosi, via via ridimensionati, ecco che esplodono violentissime le faide e le vendette tra le fazioni dei terroristi.

Arhar al Sham e Jund al Aqsa si stanno combattendo apertamente e in maniera sanguinosa: le atrocità si susseguono di bollettino in bollettino, ospedali da campo attaccati e tutti i feriti uccisi in maniera barbara e feroce, prigionieri torturati e poi giustiziati, notizie di scontri a fuoco e battaglie ci giungono da diversi punti della provincia occupata.

Occorre precisare che Jund al Aqsa è una fazione che è sospettata di fare da tramite con ISIS, avendo raccolto tutti i militanti dei gruppi affiliati al Califfato e rimasti isolati in seguito alla rottura tra le fazioni qaediste propriamente tali e quelle che aderirono al Califfato sottomettendosi al Califfo Al Baghdadi. In questo frangente, è davvero possibile che lo scontro scoppiato rappresenti la lotta per il predominio dell’islamismo wahabita nell’immaginario collettivo del mondo estremista sunnita e wahabita. Al Qaeda e ISIS si stanno dunque affrontando per il predominio su alcune aree de Paese. Immaginiamo quindi cosa mai sarebbe successo se le forze siriane avessero ceduto di fronte ai gruppi terroristici e abbandonato la lotta di resistenza alla ferocia sanguinaria wahabita di questi gruppi dai tanti nomi, alcuni come FSA, esistenti solo sulla facciata, ma che a ben guardare altro non sono che espressioni del peggiore wahabismo, spietato e crudele. Non si può accettare che uno stato come quello siriano, possa essere abbandonato a schiere di assassini.

In tutto questo bailamme, l’esercito siriano non resta fermo a guardare.

Hama, controffensiva siriana 8-10-2016

Hama, controffensiva siriana 8-10-2016

In queste ore una violenta controffensiva è scattata sul fronte islamista, il villaggio di Al Shatah, occupato al momento da Jund al Aqsa con un nutrito schieramento di forze anche corazzate, è stato attaccato da una brigata della 4° divisione corazzata siriana e dalle Unità Tigre. Questi corpi speciali, avvezzi ad attacchi fulminei contro villaggi occupati in forze, come in passato ci hanno abituato a vedere, di solito riescono nel loro intento, studiando bene il terreno e scegliendo il punto ed il momento migliori per portare a termine con successo l’operazione.

Attendiamo quindi notizie di attacchi che dovrebbero invertire la china di questo fronte.

Dalle prime notizie, sempre da prendere con le dovute precauzioni, l’esercito siriano dovrebbe aver conquistato Al Shatah e respinto gli attacchi di Jund al Aqsa, e ora si starebbe volgendo verso al Talisah dove in un primo momento erano ripiegate le forze terroriste in rotta.

8-10-2016

Sono state confermate tutte le notizie positive che ieri sera arrivavano dal fronte.

Le truppe siriane, guidate dalle celebri Unità Tigre, hanno sconfitto le truppe di Jund al Aqsa, che in fuga si sono perse ben dieci diversi villaggi e numerosi check points.

É la prima volta da quando iniziò questa possente offensiva terrorista, che le forze siriane non si sono limitate a contenere o a cedere terreno agli assalitori ma hanno preparato e portato a termine con successo una controffensiva davvero efficace.

Quello che davvero denota un cambiamento di rotta è che ancora non giungono notizie di rallentamento dell’azione offensiva siriana. Le Unità Tigre sono famose proprio per la rapidità che imprimono ai loro attacchi. Quando si accorgono della difficoltà del nemico, non esitano, trovano un punto debole e attaccano mettendo il nemico in fuga. E’ proprio ciò che sta capitando in queste ore, Karat, Khaseen, ash Sha’tah, Ahouaatha, la collina Shaath, Azeema, Ras al Ain, Kaxira sono tutti stati liberati nel giro di 24 ore.

L’esercito siriano si trova ora di fronte ai villaggi di Maeen e Al Kabbariya.

La grande battaglia per Aleppo est

Aleppo, situazione al 8-10-2016

Aleppo, situazione al 8-10-2016

Aleppo, i combattimenti nel fronte del centro cittadino 8-10-2016

Aleppo, i combattimenti nel fronte del centro cittadino 8-10-2016

Proseguono da giorni i combattimenti sia a nord di Aleppo, dove appaiono maggiori le difficoltà delle formazioni qaediste, sia nel centro cittadino, dove l’esercito sta portando numerosi attacchi che impegnano al fronte centinaia di terroristi impedendo loro di spostarsi e portare soccorso alle linee che stanno cedendo a nord e nel contempo utilizzano le riserve di munizioni attingendo da depositi che nessuno può più rifornire,e  che presto andranno esaurendosi.

Aleppo sud, i combattimenti al 8-10-2016

Aleppo sud, i combattimenti al 8-10-2016

Su fronte sud le forze Hezbollah conducono bene la battaglia. Sono ormai tre giorni che gli scontri sono violenti e le truppe qaediste iniziano a mostrare le prime difficoltà: cedono infatti in alcuni punti del quartiere Sheikh Saeed dove hanno perso diversi isolati, ed anche più ad est lungo la M5. Stavano per perdere diversi blocchi di palazzi: credo ormai sia questione di insistere su questa strada ancora per poco tempo e vedremo crollare le prime linee di resistenza.

Anche nel vicino quartiere Sukkari, gli scontri sono molto violenti, come anche nel As-Sabbagh; ma qui la resistenza è tenace ed ogni tentativo di sfondamento è stato prontamente rintuzzato e il perimetro è rimasto impermeabile alle penetrazioni siriane.

Resta il fatto che l’intensità degli scontri stia davvero mettendo a dura prova le riserve di munizioni e viveri dei terroristi, bloccati al fronte non possono nemmeno qui muoversi in soccorso del fronte nord che ora esamineremo.

Aleppo nord, i combattimenti e l'offensiva siriana attraverso i quartieri 8-10-2016

Aleppo nord, i combattimenti e l’offensiva siriana attraverso i quartieri 8-10-2016

Da nord sono giunte le migliori notizie.

Dopo la totale conquista del quartiere di Handarat, di Al Bikara, dell’ospedale al Kindi, del quartiere di Al Shokaief, delle vecchie cave, oggi è stata confermata ufficialmente la completa liberazione anche del quartiere di Al Avieidja, del vicino centro commerciale, della zona commerciale a fianco del quartiere e della rotonda di Dzhandul, punto strategico per l’accesso al prossimo quartiere da liberare, il vicino Hellok.

Devo comunque segnalare l’ambiguo comportamento tenuto dalle forze YPG presenti nel quartiere di Sheikh Maqsoud, che solo a cose fatte si sotto presentate sul campo di battaglia per occupare una piccola porzione di palazzi attigui al loro quartiere: come a dire che anche loro fanno la loro parte a fianco dell’esercito siriano. Ma non è così. Vediamo bene come si stiano sacrificando le milizie NDF, civili che difendono il loro paese organizzati nella Guardia Nazionale, le milizie palestinesi di Liwa al-Quds, o le truppe libanesi di Hezbollah, davvero ben addestrate e molto disciplinate sul campo di battaglia, per non dimenticare il contributo prezioso delle truppe iraniane che ha contenuto le offensive di al-Qaeda nei giorni difficili che videro l’apertura di un corridoio con Aleppo est da parte dei terroristi.

Ciò che invece stanno facendo i curdi in questo frangente rimane sempre nell’ambito dell’ambiguità, del finto impegno, e questo nonostante siano sopravvissuti in questi anni di assedio, solo grazie al cibo ed alle armi fornite loro dall’esercito siriano; e, nonostante le centinaia di vittime per i combattimenti e i bombardamenti subiti per mano dei terroristi di al Qaeda.

Al momento quindi cosa si trovano di fronte le truppe siriane? La 102 brigata della Guardia Repubblicana ora può scegliere se attaccare da due lati il quartiere Manasir e costringere alla fuga le milizie che lo occupano, portandosi molto avanti come fronte, e arrivare così al confine del quartiere Bayadin e Hellok; nel mezzo infatti come potete vedere non vi sono che pochi punti difendibili dai terroristi: sono aree non urbanizzate e quindi impossibili da tenere.

Arrivati a quel punto, nei prossimi giorni sicuramente, potremo anche tirare un bilancio e vedremo che sicuramente l’esercito siriano offrirà nuovamente ai terroristi la salvezza in cambio della resa ed il loro trasferimento presso la provincia di Idlib.

A tal proposito occorre fare alcune considerazioni in merito alle offerte del segretario dell’ONU, che davvero appaiono involontariamente comiche, sottovalutando in maniera preoccupante le forze di Al Qaeda, che l’ONU identifica nella sola Al-Nusra (e già su questo l’ironia si sprecherebbe) in quanto Nusra ha cambiato nome mesi fa, era il 28 luglio, in Jabhat Fateh al Sham, dichiarando ufficialmente di non essere più affiliata ad Al Qaeda. Misteriosamente i media occidentali, invece, proprio da quel momento iniziano ad indicare apertamente Al Nusra, col vecchio nome, come appartenente ad al Qaeda, che incredibili e significative coincidenze. Da notare anche come persino la giornalista Goracci abbia dimostrato di sapere del cambio di nome, quindi se lo sa persino lei dovrebbero saperlo meglio gli organismi che rappresentano l’ONU ai massimi livelli, ed invece rimangono fedeli al solo storytelling di questa guerra anziché riconoscere la verità dei fatti.

Altra considerazione, il numero dei presunti terroristi affiliati. L’ONU indica in 800-900 i miliziani, mentre da stime precedenti sono molti di più quelli della sola Jabhat Fateh al Sham, che non dovrebbero essere meno di 2000, in un ambiente dove il 90% dei terroristi appartiene, stando alle loro dichiarazioni pubbliche, a fazioni affiliate ufficialmente ad Al Qaeda come Nurredine al Zinky o Nurredine al Oweija o la Grande alleanza qaedista che racchiude molte fazioni sotto la sigla di Jaish al Fateh. Contando tutti loro si è stimato in circa 15.000 i miliziani che combattono e occupano la parte est di Aleppo. Questo chiaramente all’inizio dei combattimenti per Aleppo: al momento non abbiamo dati sui caduti dei combattimenti o sotto i precisi colpi dell’aviazione russa, e un po’ meno precisi di quella siriana.

Resta comunque il fatto che se l’ONU si limitasse a portare via 8-900 miliziani, andrebbe anche bene, ma dopo?? Occorre che i rimanenti si impegnassero alla resa, e consegnate le armi aderissero alla riconciliazione sempre valida per i miliziani che dovessero rinunciare alle armi e abbandonare la lotta armata. Cosa che già hanno apertamente rifiutato con un comunicato di stamane.

Quindi di cosa stanno parlano nel Palazzo di Vetro a New York??

Di una pura e semplice nuova operazione di immagine per incolpare poi siriani e russi di aver ripreso le ostilità contro pacifici e moderati ribelli, gli stessi magari che si divertono a decapitare bambini dodicenni o arruolarne forzatamente altri per compensare le loro perdite in battaglia.

Tutto ciò è drammaticamente nell’evidenza dei fatti, perché se così non fosse, allora c’è da domandarsi seriamente chi invii i rapporti che poi i funzionari ONU mettono sulla scrivania del loro segretario.

Dagli altri fronti

Proseguono le battaglie nel West Goutha. Dopo la soppressione di alcune sacche, le attenzioni dell’esercito siriano, come da noi più volte auspicato in passato, si rivolgono con attenzione e costanza nella riduzione e semplificazione dei fronti interni. La presenza di molte sacche di resistenza dei terroristi, sebbene formalmente isolate, ha posto per anni grossi ed irrisolti problemi di mobilità delle truppe siriane. Ecco che finalmente i comandi sembrano aver compreso ciò che ci apparve chiaro da subito: la riduzione di queste sacche garantisce economie di scala nella gestione efficiente delle truppe, liberandone un numero sempre maggiore, sia di uomini che di mezzi che, spostati sulle sacche successive ne causano una caduta sempre più veloce e con minor spreco di risorse. E’ accaduto dapprima con la riduzione del 50% della sacca del Goutha est, poi con la sacca di Daraya, indi Al Moadamiyeh, le sacche di Homs ed ora il Goutha ovest ed Al Haiar a sud di Damasco.

Al termine di questo processo, le truppe che saranno disponibili, non saranno centinaia, ma migliaia, probabilmente decine di migliaia, brigate, e divisioni, con mezzi, carri e artiglieria, che potranno essere meglio impiegate in mobilità di fronte in fronte per garantire quella lunga marcia che porterà la Siria a vincere questa sanguinosa guerra contro il terrore, e riporterà la pace su queste terre martirizzate da interessi biechi di potenze straniere.

Restiamo collegati per portarvi gli eventuali aggiornamenti.

Stefano Orsi