Ci ritroviamo dopo una bella pausa festiva, spero abbiate trascorso serenamente questo Natale e abbiate passato una buona fine dell’anno ed un ottimo inizio.

Rieccoci quindi a parlare di Siria e dobbiamo fare un po’ il punto sulla situazione dei diversi fronti ancora attivi, e parlare anche dell’importante accordo di cessate il fuoco firmato da molte sigle di organizzazioni belligeranti su spinta della Turchia, paese che ha preso parte assieme a Russia, Siria ed Iran a questi colloqui a 4.

Risolta la battaglia per Aleppo con la grande vittoria siriana, l’attenzione dell’esercito torna a rivolgersi alla provincia di Damasco, e alla questione sacche ancora in sospeso, ed urgente da risolvere.

Abbiamo visto come già diverse di esse siano state annichilite militarmente e costrette alla resa.

I miliziani delle organizzazioni terroristiche in esse presenti sono stati tutti trasferiti a bordo dei famosi autobus verdi, presso la provincia di Idlib.

Vediamo ora quali siano le zone calde e come stiano procedendo i combattimenti.

Sacca di Wadi Barada

Wadi Barada al 10-1-2017 offensiva siriana in corso

Giorni fa i terroristi chiusi nella sacca di Wadi Barada hanno interrotto la fornitura di acqua alla città di Damasco, causandone un razionamento, e la distribuzione solo in alcune ore della giornata.

Subito sono partite le operazioni dell’esercito siriano per porre termine a questo atto criminale davvero inaudito.

Le unità militari in zona hanno da subito aumentato la pressione sulle linee dei terroristi, che inizialmente hanno resistito, poi sono sopraggiunti i rinforzi, 42° brigata della 4° divisione meccanizzata, truppe d’élite che non hanno bisogno di presentazione, e anche alcuni reparti di truppe Hezbollah, che da sempre si distinguono per il valore e la disciplina sul campo di battaglia.

Con il loro arrivo è cambiato immediatamente il passo degli eventi.

Sono riusciti a ridurre il perimetro difensivo delle difese terroriste e a diversificare i fronti di attacco, aggiungendo un fronte a nord dove hanno sfondato e sono penetrati fino a Daxr al Musabi: stanno evidentemente, separando la zona abitata da quella desertica, costringendo le milizie di Al-Qaeda in uno stretto e difficilmente difendibile corridoio dove rimarranno intrappolati.

Anche da est SAA sta avanzando: i combattimenti più intensi sono al momento su Bassemeh, contesa ai terroristi.

Non sembra che i miliziani possano organizzare una resistenza che possa andare oltre qualche settimana di resistenza, ma non arriveranno mai a tanto: entro breve, appena terminato l’isolamento di questo tratto di valle del fiume Barada, sappiamo già che si arrenderanno per essere trasferiti nella provincia di Idlib.

Importante che anche l’aviazione russa abbia effettuato alcuni bombardamenti mirati sulle difese e comandi dei terroristi: 15 sono stati gli attacchi solo oggi.

Sacca del Goutha est

Goutha est la sera del 10-1-2017

È ripresa con vigore l’offensiva siriana in questa grande sacca a nord est di Damasco.

L’offensiva non si spinge più verso Duma, ma è ripresa dove si era interrotta un paio di mesi fa, appena a nord di Al Nashabiyah; le truppe siriane sono riuscite ad avanzare e liberare Mejdani e West Mejdani, e ora stanno cercando di prendere la zona della base di Hazrama, dove già nei giorni scorsi erano riusciti a penetrare ma la controffensiva di Al-Qaeda li ha respinti.

Nella strategia di semplificazione dei fronti interni, il Goutha Est ricopre grande importanza sia per la grandezza della sacca che per la sua vicinanza Damasco: da qui molti attacchi con artiglieria sono stati effettuati contro quartieri residenziali di Damasco, e anche il famoso attacco chimico era stato effettuato nei sobborghi della capitale dai terroristi che hanno qui la sede.

Oggi è stata diffusa la notizia secondo la quale l’esercito siriano avrebbe ucciso Hamza “Abu Al-Abbas” Al-Assli, comandante in capo dei combattenti di Faylaq al Rahman, fazione locale affiliata ad Al-Qaeda.

Sobborghi a sud di Damasco

sacche a sud di Damasco 10-1-2017

Purtroppo non sono approdati a buon fine gli accordi in via di perfezionamento per arrivare alla resa dei terroristi che ancora occupano le aree di Beit Sahm, Aqraba, Yalda e Babila; in queste aree i combattimenti sono stati interrotti da tempo, e si è dato inizio ad un lungo percorso di trattative per arrivare allo sgombero, o alla rinuncia alla lotta da parte di questi gruppi; ora si potrebbe ritornare ad un periodo di lotta prima che si decidano sul da farsi, se arrendersi definitivamente o farsi trasferire in Idlib, ma altre possibilità proprio non ne hanno. Gli accordi finora proposti dal governo siriano sono sempre stati rispettati, e sempre è stato offerto il perdono e l’amnistia a chi rinunciasse per sempre alla lotta armata.

Palmira

Palmira il 10-1-2017 dopo l’offensiva ISIS di dicembre

Nei territori ad est del Governatorato di Homs, nei giorni della liberazione di Aleppo, purtroppo abbiamo assistito ad una vittoriosa offensiva ISIS su Palmira che ha portato ad una ritirata importante delle truppe siriane fino alla base T4, aeroporto militare ben difeso che ha resistito a numerosi attacchi in forze dei miliziani del Daesh; dopo di che sono iniziate le operazioni siriane, e di giorno in giorno si susseguono gli attacchi siriani contro le postazioni ISIS.

Finora non ci sono stati guadagni di terreno ma sappiamo quanto sia importante sottoporre a costante pressione il nemico affinché esaurisca le forze e si predisponga anche psicologicamente alla ritirata.

Nei giorni scorsi qualche fonte, non del tutto affidabile, ha frettolosamente annunciato il ritiro dell’ISIS da Palmira; ora, anche ammettendo che ci siano stati spostamenti di truppe interni al Califfato, venderli come un ritiro da Palmira significa indurre in un’errata valutazione il lettore, che si attenderebbe una contemporanea avanzata dell’esercito siriano; cosa che invece per ora non c’è. Forse sarebbe stato più corretto parlare di semplici spostamenti di truppe tra fronti interni al Califfato, anziché di un ritiro da Palmira.

Nella prossima Sitrep parleremo della situazione su Aleppo e della campagna dei Curdi verso Raqqa.

Stefano Orsi