La risposta iraniana all’assassinio del suo generale di punta Qasim Soleimani a Baghdad da parte degli Stati Uniti, ha creato uno sconquasso. La situazione è incerta, instabile e confusa. La regione è percorsa da voci incontrollate e da notizie false. Le attività economiche ne hanno risentito, le borse hanno ceduto, i prezzi del petrolio sembrano crescere. Molti se ne vanno verso destinazioni più sicure.

Le recenti tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran sono allarmanti ed estremamente pericolose, sia in termini globali che dal punto di vista locale, specialmente per il Pakistan.

Le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran hanno iniziato a deteriorarsi dalla rivoluzione del 1979. Da allora è in atto una guerra per procura tra Stati Uniti e Iran, con Israele a fungere da catalizzatore. Ma recentemente le tensioni sono sfociate in situazioni seriamente pericolose.

Si teme lo scontro diretto tra gli USA e l’Iran, o l’intensificazione del confronto indiretto, con impatti negativi sull’intera regione, a livello globale e direttamente per i paesi confinanti. In particolare il Pakistan potrebbe soffrirne più di altri. Il Pakistan ha subito la situazione afghana per almeno quarant’anni, perdendo di 80.000 preziose vite, tra le quali 7.000 militari. Da un punto di vista meramente economico si tratta di una perdita stimata in 250 miliardi di dollari, che si assommano ai danni intangibili inferti in termini di estremismo, intolleranza, terrorismo, eccetera. Altri lasciti della guerra afghana sono la cultura della droga e delle armi. Un aggravamento della situazione in Iran può ulteriormente danneggiare il Pakistan.

L’impatto più immediato potrebbe essere un flusso di rifugiati. Una simile situazione si verificò nel 1979, al tempo della rivoluzione iraniana. Allora un enorme numero di rifugiati iraniani entrarono in Pakistan, che non ha dimenticato l’amara esperienza dei rifugiati afghani, con quasi 5 milioni di persone nei periodi di picco. La comunità internazionale prima offre assistenza ma poi, gradualmente, si ritira. Il Pakistan, con la sua economia sofferente, non può farsi carico da solo di ulteriori fardelli.

Il Ministro degli Esteri e il Comandante delle Forze Armate pakistane si sono consultati in merito alle rispettive visioni degli ultimi sviluppi nella regione. Il Pakistan ha già dichiarato di essere per la pace. Siamo uno stato responsabile. La leadership idealista del Pakistan, basata sull’idea di consenso, ha deciso di sostenere ogni iniziativa di pace, a prescindere dalla provenienza.

Il Pakistan crede nella Carta delle Nazioni Unite e la rispetta. Desidera risolvere le dispute con mezzi politici e diplomatici, secondo le linee guida stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite. La sua speranza è che le Nazioni Unite siano fortemente sostenute dalla comunità internazionale, e che possano essere gli artefici delle soluzioni alle dispute in tutto il pianeta. I 220 milioni di pakistani concordano nel non sostenere nessuna delle parti in cause in qualunque guerra. Il Pakistan assicura che il suo territorio non sarà usato contro altri paesi.

L’Iran è un paese a maggioranza sciita, e nel Pakistan la presenza sciita ha dimensioni di tutto rispetto. In termini numerici si tratta del 25% della popolazione, ben istruita e che occupa posizioni di rilievo nella società, specialmente in posizioni chiave nel governo. Si tratta di una parte della società ricca e ben interconnessa. Dal punto di vista economico il peso degli sciiti è di quasi del 50%.

Situazioni difficili in Iran possono causare disordini sociali anche in Pakistan. Ci sono enormi pressioni sul Pakistan sia a livello di politica interna che sul fronte internazionale. Ma la sua leadership idealista è intenzionata a schierarsi solo con la pace.

Il Pakistan già intrattiene strettissime relazioni con il mondo arabo, ma l’Iran, essendo un paese confinante, per il Pakistan è ancora più importante. Gli Stati Uniti e l’Iran non hanno relazioni diplomatiche. Il Pakistan rappresenta gli interessi iraniani negli Stati Uniti, la Svizzera quelli statunitensi in Iran. L’ambasciata pakistana a Washington e quella svizzera a Tehran ricoprono ruoli fondamentali. Il Pakistan ha ricoperto ruoli simili anche nel passato.

Gli Stati Uniti possono esercitare pressione sul Pakistan in chiave anti-iraniana, così come anche il mondo arabo potrebbe spingerlo contro l’Iran. Il Pakistan non può parteggiare per nessuno, ma deve gettare un ponte tra le parti coinvolte, così come fece negli anni ‘70, quando il suo ruolo fu fondamentale nello stabilire le relazioni diplomatiche tra la Cina gli Stati Uniti. O come quando ha riportato i Talebani al tavolo di negoziato nel processo di pace. Gli Stati Uniti riconoscono e ammirano il ruolo positivo svolto dal Pakistan. Il mese scorso il Primo Ministro Imran Khan è andato a Tehran e a Riyadh per tentare di smorzare le tensioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Pur essendo un paese relativamente piccolo, con un’economia povera, la posizione del Pakistan nella regione è strategica. Gli Stati Uniti sono stati in grado di perseguire i loro obiettivi durante la guerra fredda e durante la “guerra al terrore” anche grazie all’appoggio vitale fornito dal Pakistan. Dopo che nel 2011 gli Stati Uniti hanno dismesso il Pakistan, si sono resi conto della difficoltà nel perseguire obiettivi strategici in questa parte del mondo. I vertici statunitensi l’hanno capito bene, specialmente quelli militari.

D’altra parte, l’India, tradizionale rivale del Pakistan, può approfittare di questa complessa situazione, avvantaggiandosi contro il Pakistan stesso. Infatti l’India ha sottoscritto l’accordo “Major Defense Partner” (MDP) con gli Stati Uniti in cambio di assistenza economica, trasferimento tecnologico, alta tecnologia, armi, sostegno politico e diplomatico, eccetera. L’India è diventata il secondo maggiore beneficiario dell’assistenza statunitense dopo Israele. Essa ha anche maturato relazioni privilegiate con Israele. Israele e l’Iran, da parte loro, sono nemici giurati. L’India ha rimpiazzato il Pakistan come “MDP” degli USA nella regione, ma ha le capacità per ricoprire il ruolo? Sarà capace di soddisfare le aspettative americane nel momento critico? Possono gli Stati Uniti ragionevolmente affidarsi all’India? Sarà il tempo a deciderlo, perciò non ci resta che aspettare per constatarlo.

Gli Stati Uniti hanno permesso all’India di importare petrolio iraniano, ponendo un’eccezione alle loro stesse sanzioni. La penetrazione indiana in Iran è stata appositamente pianificata. In Iran l’India sta costruendo il porto marittimo di Chahbahar, ferrovie e reti stradali in tutta la sua estensione. L’estesa presenza indiana in Iran potrebbe essere mirata allo svolgimento di un compito sporco, vale a dire raccogliere intelligence sul posto. Intelligence indiana è già presente ovunque all’interno dell’Iran, ed è molto ben informata su tutto quello che vi accade. Ogni azione militare richiede intelligence sul posto, per la quale l’India è già ben posizionata, il che fornirebbe all’India un vantaggio da usare anche a danno del Pakistan.

In generale qualunque conflitto in una regione ricca di petrolio ha in sé il potenziale di danneggiare l’economia globale o di cambiare l’intero scenario geopolitico. Il Medio Oriente è uno dei principali produttori di energia (petrolio e gas) e soddisfa quasi il 70% della domanda internazionale. I grandi consumatori di energia quali il Giappone, la Cina, l’Europa, ne soffrirebbero la scarsità e i prezzi in ascesa. Ci potrebbe essere una recessione economica globale se la tensione non venisse allentata.

In tutta franchezza, l’assassinio perpetrato dagli americani è un’aperta violazione della carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale, oltre a volare la stessa legge americana e a mortificare il Congresso. Proviamo ad immaginare quali sarebbero state le reazioni nel mondo se fosse stato l’Iran a compiere un simile atto, e avesse assassinato una persona di altissimo profilo negli USA o in Europa. Non ci sarebbe da aspettarsi questo giudizio da parte della Comunità Internazionale???

Milioni di persone in Iran hanno pianto il generale Qasem Soleimani. La rabbia degli iraniani è comprensibile. C’è una grande pressione sui vertici iraniani per una risposta. Tuttavia, il silenzio dell’Iran e la mancanza di un’azione reciproca, non incoraggiano gli USA a intraprendere simili azioni di nuovo, e di nuovo ancora???

La Russia e la Cina possono anche non accettare l’influenza americana nella regione. L’improvvisa visita del presidente russo Putin in Siria è un forte messaggio per gli USA, i quali non hanno nessuna forma di sostegno locale. Alcuni dei governi della regione possono mantenere buoni rapporti diplomatici e legami economici con gli USA, ma le azioni anti musulmane degli americani durante gli ultimi vent’anni hanno acceso sentimenti antiamericani nei popoli della regione. Serve ricordare che ci sono 57 Paesi e circa due miliardi di musulmani sparsi in tutto il mondo, che possiedono il 70% delle risorse naturali, specialmente riserve energetiche, ma che sono politicamente divisi e stanno soffrendo umiliazioni. Approssimativamente 12 milioni di musulmani sono stati ammazzati durante gli ultimi vent’anni, circa 70 milioni sono stati costretti a lasciare le loro case, o a rifugiarsi in altri posti  più sicuri, o a richiedere asilo nel mondo occidentale. I musulmani sono quotidianamente umiliati, discriminati e presi di mira nell’Occidente. Non bastano 2.000 miliardi di dollari per vincere una guerra. L’Afghanistan ne è il più recente esempio. Un paese di quelli che “Noi mentiamo, tradiamo, rubiamo” non può vincere una guerra contro il volere delle masse. E’ tempo di pensare con calma e intelligenza!

Il Congresso e i cittadini americani sono divisi “sulla guerra all’Iran”. Anche gli alleati non la appoggiano pienamente. L’ambiente non è favorevole agli USA, e sono possibili forti resistenze da parte della Russia e della Cina (come in Siria). La posizione geopolitica del Pakistan è quella di un perno costretto ad affrontare dure sfide. Il Pakistan ha lottato per la propria sopravvivenza nei 40 anni di instabilità in Afghanistan, ma potrebbe non essere preparato per affrontare le sfide poste dalla tensione tra gli USA e l’Iran. La comunità internazionale può agire, e deve farlo velocemente, prima che sia troppo tardi, per salvare preziose vite umane, evitare lo spargimento di sangue, e promuovere attivamente la pace globale, ed è veramente tempo che ciò accada.

Tutte le persone e le nazioni che amano la pace devono fare sentire forte la loro voce e lottare per evitare un grande disastro.

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 Articolo di Zamir Awan pubblicato su The Saker l’8 gennaio 2020
Traduzione in italiano di DS per SakerItalia

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