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Dell’Euro e di altri Demoni

Nel dibattito economico di questi ultimi anni l’attenzione si è concentrata, da un lato, sull’entità del debito pubblico (il famoso “fardello sulle spalle delle future generazioni”), dall’altro sulla questione Euro Si – Euro NO (con tutti i suoi corollari riguardanti “le regole” e “l’austerità). Questa focalizzazione non è stata casuale. Battere il tasto del “debito insostenibile” (vedasi pregiudizi assortiti sugli “italiani spendaccioni e pigri”) infatti (ne abbiamo parlato qui e qui)

Chi ha paura dello Spread?

Sopra il 3% il bilancio pubblico italiano diventa insostenibile, titola l’ Economist. Proseguendo poi con il consiglio, rivolto a chi non crede in rotture dell’ eurozona, di comprare, dando per scontato che gli altri paesi saranno costretti a intervenire. Lasciamo però perdere questa seconda affermazione, non del tutto scorretta, e concentriamoci sulla prima. E’ vero che sopra il 3% andiamo incontro al baratro finanziario, a meno che qualcuno ci salvi?

Non chiamateci PIGS. Cosa temono (davvero) i “Mercati”

Italia spendacciona. Italia che ha vissuto sopra le proprie possibilità. I mercati ci puniscono perché, se non seguiamo le raccomandazioni, il nostro debito è insostenibile. Il pensionato norvegese finanzia lo stipendio della maestra italiana. Questi alcuni assiomi del “pensiero” liberale in materia di debito pubblico, poi ripetuti come fossero mantra da chi, fino a ieri, confondeva spread con spritz o da volonterosi studenti di economia che si illudono di essere