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Contro l’intervento in Venezuela: il caso della comunità caraibica

Come discusso nel precedente articolo [in inglese], i membri dell’Organizzazione degli Stati Americani non sono affatto uniti attorno al sostegno per l’intervento straniero ed al riconoscimento di un secondo “presidente” alternativo (Juán Guaidó). Contrari alla negazione del riconoscimento della legittimità di Maduro come leader eletto, restano non solo Cuba, Nicaragua, Bolivia, e per ora il Messico e l’Uruguay, ma anche stati dei Caraibi come la Repubblica Dominicana, Saint Vincent e

Venezuela: andiamo al sodo

La Guerra Fredda 2.0 ha colpito il Sud America con un tuono, mettendo di fronte gli Stati Uniti e i suoi prevedibili lacchè contro i quattro pilastri della marcia verso l’integrazione euroasiatica: Russia, Cina, Iran e Turchia. È il petrolio, stupido. Ma c’è molto di più di quel che colpisce gli (oleosi) occhi. Caracas ha commesso il peccato capitale agli occhi dell’Eccezionalistan: commerciare il petrolio aggirando il dollaro degli Stati

Washington ha scelto il presidente del Venezuela

Dopo aver ascoltato dal 2016 le presstitutes [neologismo che fonde le parole “press”, stampa, e “prostitute”] americane lamentarsi, senza fornire un semplice straccio di prova, delle intromissioni russe nelle elezioni americane, una persona potrebbe pensare che l’ultima cosa che Washington farebbe sarebbe immischiarsi nelle elezioni di altri paesi. Sfortunatamente, non è così. Washington si intromette regolarmente, ed ora è andata ben oltre la semplice ingerenza. Washington ha oggi (23 gennaio 2019) dichiarato

La lunga mano Yankee sul Sud America

Oggi mercoledì 23 gennaio 2019 il presidente USA Donald “thedonald” Trump ha firmato un decreto presidenziale col quale “Los Estados Unidos” riconoscono come presidente del Venezuela l’autoproclamatosi tale oggi stesso, Juan Guaido, con un tempismo quindi non solo incredibile, ma chiaramente sospetto. Juan Guaido era presidente dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento venezuelano, in cui la composizione uscita dalle urne delle ultime politiche assegna la maggioranza dei seggi alle opposizioni, alla faccia