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Crisi – il Medio Oriente e alcuni indicatori che si spera siano utili

Il Medio Oriente sta letteralmente esplodendo: gli Huthi hanno sferrato un colpo estremamente efficace contro la produzione di petrolio saudita che (così sostengono) è ora calata del 50%; ci sono voci insistenti che i Su-35S e gli S-400 russi abbiano minacciato di abbattere gli aerei israeliani che attaccano la Siria; il Libano ha dichiarato che si difenderà dagli attacchi israeliani; Hezbollah ha minacciato di eseguire attacchi paralizzanti contro Israele e

La stupefacente ammissione del Presidente Macron

Non so se la fantomatica maledizione cinese [in inglese] venga davvero dalla Cina ma, che sia così o no, siamo sicuramente condannati a vivere in tempi davvero interessanti: l’Iran ha vinto la prima fase della “battaglia delle petroliere” contro gli anglosionisti [in inglese], Putin ha proposto di vendere i missili ipersonici a Trump [in inglese] (ultimamente Putin sta provocando molto i leader occidentali) mentre Alexander Lukashenko ha preso estreme misure

Il rapimento come strumento imperiale dell’arte di governare?

Non c’è nulla di nuovo nel fatto che gli imperi prendano ostaggi e li usino per fare pressione su qualunque gruppo ribelle abbia bisogno di ricordare “chi è il capo”. Il recente arresto in Italia di Aleksandr Korshunov [in inglese], direttore dello sviluppo aziendale presso la United Engine Corporation (UEC) russa, non è in realtà nulla di nuovo, ma solo l’ultimo di una lunga serie di rapimenti. E, come ho

Bibi nella “Terra di Bandera” ovvero le parole sono importanti

Oggi il primo ministro israeliano è andato a Kiev, dove è stato accolto con il (pseudo) “tradizionale” slogan Ukronazi “Gloria all’Ucraina! Gloria ai suoi eroi!”. Per alcuni come me, a cui non piace il sionismo e il nazismo quasi nella stessa misura, è stato grottesco vedere un primo ministro israeliano in viaggio ufficiale nell’Ucraina occupata dai nazisti per commemorare il massacro degli ebrei a Babij Jar [in inglese], essere salutato

Il Saker intervista Max van der Werff sulla cospirazione dell’MH 17

Introduzione: l’MH 17 è per la Novorussia ciò che  il massacro di Markale [in inglese] (leggi anche qui) [in italiano] è stato per la Bosnia e ciò che il massacro di Racak [in inglese] (leggi anche qui) [in inglese] è stato per il Kosovo, cioè una tipica operazione “false flag” che aveva due scopi: primo, ovviamente, giustificare un’aggressione militare e, secondo, forzare tutti a scegliere una delle due opzioni, cioè

Il nazionalismo ucraino contro Otto von Bismarck

Quando Zelenskyj è salito al potere, c’erano due opzioni fondamentali che avrebbe potuto scegliere. Queste opzioni erano, approssimativamente: Opzione uno, mettere il pragmatismo al di sopra dell’ideologia: compiere uno sforzo risoluto per affrontare i problemi più urgenti dell’Ucraina. Per lo meno, Zelenskyj avrebbe potuto ordinare alle sue forze di smettere di sparare, e di ritirarle ad una distanza di sicurezza (Zelenskyj aveva la piena autorità per farlo appena dopo insediamento,

L’ultimo impero occidentale?

“Non distinguere la foresta dagli alberi” è una metafora appropriata se diamo un’occhiata alla maggior parte dei commenti che descrivono gli ultimi venti anni circa. Questo periodo è stato notevole nel numero di cambiamenti veramente tettonici che il sistema internazionale ha subito. Tutto ebbe inizio durante quella che io considero la “Notte dei Cristalli del diritto internazionale”, tra il 30 agosto e l’1 settembre 1995, quando l’Impero attaccò i serbi

Il dilemma di Zelenskyj

Le recenti elezioni della Rada ucraina hanno prodotto due risultati interessantissimi: In primo luogo, quasi tutti i partiti nazionalisti non sono riusciti ad ottenere nemmeno un rappresentante eletto alla Rada (i partiti di Poroshenko e della Tymoshenko hanno ottenuto alcuni seggi, ma solo 25 ciascuno). In secondo luogo, per la prima volta dall’indipendenza dell’Ucraina, il presidente del paese avrà la maggioranza assoluta nella Rada. Questi sono i risultati riportati dall’agenzia

Cosa dimostra in realtà il cedimento di Tulsi Gabbard alla lobby israeliana

Sì, il nome di Tulsi Gabbard non si trova nell’elenco dei membri del Congresso che hanno votato “no” alla risoluzione che condanna la campagna di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (BDS) contro Israele. Questo è l’elenco completo riportato da The Forward [in inglese]: Earl Blumenauer (Democratico dell’Oregon), Andre Carson (Democratico dell’Indiana), Debbie Dingell (Democratica del Michigan), Jesus “Chuy” Garcia (Democratico dell’Illinois), Raul Grijalva (Democratico dell’Arizona), Pramila Jayapal (Democratica del Washington), Barbara

Il Saker intervista Stephen Karganovic

Il Saker: per favore presenta te stesso e le tue attività politiche passate e presenti. Karganovic: Mi chiamo Stephen Karganovic. Le mie origini sono serbe, russe e polacche. Da parte di padre sono stato in grado di rintracciare le radici familiari nella città di Khmelita, nel distretto di Smolensk. Nella prima metà del 19° secolo Jurij Karganovic possedeva l’allora probabilmente obsoleto incarico di стольник (stolnik) nel capoluogo regionale di Iskorosten.