Negli ultimi giorni la Turchia è stata al centro dell’attenzione mediatica, sia per una serie di sgarbi reciproci con esponenti istituzionali europei, sia per l’arresto [in inglese] di alcuni “militari in pensione”. In teoria la Turchia dovrebbe sempre stare al centro delle cronache per le costanti violazioni dei diritti dei propri cittadini e per le guerre che conduce in giro per il mondo, ma queste sono cose che alla stampa main stream interessano poco. Degli sgarbi reciproci i media occidentali si sono occupati a fondo, spesso aizzando intenzionalmente la tensione, mentre la vicenda dei militari è stata liquidata frettolosamente e/o minimizzando intenzionalmente la portata del fatto. A differenza di quanto raccontato da molti i militari imprigionati non erano affatto dei semplici pensionati, bensì parte delle élite degli alti ufficiali congedati e collocati a dirigere gli organi vitali del Paese: gli uomini con cui Erdogan riesce ad avere il controllo sulle istituzioni e sulla società. Questi sono stati accusati di tradimento e di aver fatto un qualcosa di equiparabile ad un tentativo di colpo di Stato. Sappiamo che sono stati tra quel centinaio di alti ufficiali che hanno sottoscritto una lettera di critiche sul progetto di Erdogan di costruire un canale parallelo al Bosforo. A dispetto di quanto abbia riportato larga parta della stampa occidentale, non si tratta di una polemica sulla logistica, la gestione del territorio e l’ecologia, ma di qualcosa di più complesso: la politica estera della Turchia.

Il Bosforo (con il Mar di Marmara e i Dardanelli) collega il Mar Nero al Mediterraneo, e seppur interamente all’interno dei confini della Turchia è sottoposto ad una vincolante regolamentazione internazionale [in inglese] frutto delle sconfitte militari turche: quasi chiunque, in quasi ogni momento può passarvi. Il canale artificiale consentirà di bypassare il Bosforo e le sue regolamentazioni, cioè sarà la Turchia in piena autonomia a decidere chi potrà transitarvi. Messa in questi termini la questione non sembrerebbe tanto destabilizzante per gli assetti politici globali, dato che chiunque potrebbe sempre continuare a passare sul Bosforo. Però ad Erdogan basterebbe causare un incidente (analogo a quello recentemente avvenuto nel canale di Suez) e far affondare qualche enorme mercantile al centro del Bosforo per impedirne il passaggio, costringendo chiunque ad utilizzare il suo canale. In questo modo avrebbe il dominio sul Mar Nero. Ciò non significa solo controllare i traffici commerciali, ma anche il passaggio delle navi da guerra. In questa prospettiva il pensiero va subito alla Russia, che non potrebbe più far uscire la propria flotta verso il Mediterraneo, e già questo basterebbe a cambiare gli assetti geopolitici globali, ma ancora una volta la questione è più complessa. Per gli USA il Mar Nero è fondamentale nella strategia di accerchiamento alla Russia, non avere la certezza di potervi accedere può mettere in crisi i piani progettati e implementati negli ultimi decenni. Di solito per molto meno gli USA fanno dei colpi di Stato.

I militari arrestati sono emanazione della componente laica, filo-occidentale e pro-NATO delle forze armate turche. Questi non accettano la politica folle di Erdogan che si isola a causa delle sue manie imperialistiche.

Ormai da anni la Turchia non è più il servo fedele degli USA e della NATO, Erdogan vuole giocare alla pari con le grandi potenze e lo fa attraverso una politica estera estremamente aggressiva, sfruttando abilmente la posizione strategica del Paese e tirando i fili di una parte del peggiore integralismo islamico.

Con la UE gli sgarbi reciproci sono solo note di colore, lo scontro vero è sull’egemonia nel Mediterraneo, che passa anche attraverso conflitti locali, l’approvvigionamento energetico, questioni commerciali, migranti, integralismo islamico, ecc.

Come se non bastassero le tensioni con USA e UE, Erdogan ha aperto una serie di fronti (militari e non solo) che non può assolutamente gestire in contemporanea.

Il fronte interno è quello su cui la comunità internazionale ha sempre fatto finta di non vedere, rimanendo nel solco della dottrina tracciata con la “guerra fredda” in cui la Turchia rappresentava la prima linea nel possibile attacco all’URSS, motivo per il quale le era concesso di tutto. La Turchia ha continuato a reprimere il dissenso politico (con particolare ferocia verso i comunisti) e le minoranze etniche come curdi e armeni. In questo quadro di feroce repressione l’unico elemento innovativo introdotto di recente è l’accanimento contro alcune forze filo-occidentali.

I fronti esterni aperti dalla Turchia sono moltissimi, e in quasi tutti si trova a cozzare contro gli interessi di altre potenze. Il caso più eclatante è quello della Siria, in cui è intervenuta direttamente o supportando varie fazioni tra le quali anche dei terroristi islamici. In Libia ha inviato truppe mercenarie che sono riuscite ad instaurare una sorta di Governo (che comunque non ha il controllo di tutto il Paese). La guerra in Nagorno-Karabach è stata decisa dalla Turchia che ha dato un contributo enorme anche in termini tecnici (soprattutto con l’invio dei suoi micidiali droni). In Ucraina sostiene la junta fascista di Kiev sia politicamente che tecnicamente (c’è un programma congiunto sull’uso e lo sviluppo dei droni). La Turchia usa i Balcani (in particolar modo Bosnia, Kossovo e Albania) come testa di ponte per la penetrazione islamica in Europa e per il traffico di migranti. Con la Grecia e con Cipro la Turchia ha dei lunghi conflitti territoriali.

Erdogan, con folli deliri d’onnipotenza, combatte solo contro tutti. Visto che nessuno può gestire una situazione del genere, finirà inevitabilmente male sia per lui che per il Paese. Tentando di navigare nel canale, farà naufragare la Turchia.

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Articolo di Alberto Fazolo


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